Testo approvato – Discarico 2015: Bilancio generale dell'Unione europea – ottavo, nono, decimo e undicesimo FES – P8_TA(2017)0145 – Giovedì 27 aprile 2017 – Bruxelles – Edizione definitiva

Parlamento europeo

(AGENPARL) - Strasburgo,  -

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l’esercizio 2015,

–  visti l’articolo 93, l’articolo 94, terzo trattino, e l’allegato IV del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0125/2017),

A.  considerando che l’obiettivo principale dell’accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall’altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(1) e modificato a Ouagadougou (Burkina Faso) il 22 giugno 2010(2) (l'”accordo di Cotonou”), che costituisce il quadro normativo che disciplina le relazioni dell’Unione con gli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, consiste nel ridurre e, infine, eliminare la povertà, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

B.  considerando che l’obiettivo principale della decisione 2013/755/UE del Consiglio(3) è di contribuire al progressivo sviluppo dei paesi e territori d’oltremare (PTOM), migliorando la competitività e rafforzando la capacità di adattamento dei PTOM, riducendo la loro vulnerabilità economica e ambientale e promuovendo la cooperazione tra loro e gli altri partner;

C.  considerando che i Fondi europei di sviluppo (FES) sono il principale strumento finanziario dell’Unione per la cooperazione allo sviluppo con i paesi ACP e i PTOM;

D.  considerando che una vasta gamma di metodi di esecuzione, che riflettono la natura intergovernativa dei FES, sono applicati in 79 paesi, con regole e procedure complesse per quanto riguarda le gare d’appalto e l’aggiudicazione dei contratti;

E.  considerando che le attività del FES sono realizzate in contesti difficili che comportano un’elevata esposizione a rischi geopolitici o istituzionali;

F.  considerando che fattori esterni alla corretta attuazione del FES possono indebolire o vanificare gli sforzi compiuti in termini di sviluppo;

G.  considerando che i FES sono finanziati dagli Stati membri e gestiti dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), e che la Commissione è esclusivamente responsabile per il discarico dei FES;

H.  considerando che l’Unione dispone del potenziale e del peso politico necessari per definire le risposte alle sfide globali e geopolitiche;

I.  considerando che, in virtù della storia dei suoi Stati membri, all’Unione incombono obblighi per quanto riguarda lo sviluppo dei paesi ACP e dei PTOM;

J.  considerando che il futuro dell’Unione e quello dei paesi ACP e dei PTOM sono legati in ragione della situazione geografica, della globalizzazione e dei cambiamenti demografici;

K.  considerando che le proiezioni demografiche mondiali per il 2100, insieme agli effetti dei nuovi flussi migratori, i conflitti armati, il riscaldamento globale e le numerose crisi economiche e sociali, richiedono un’attenzione immediata da parte dell’Unione, in particolare nel quadro degli obiettivi della sua politica di sviluppo; che l’aiuto allo sviluppo è uno strumento essenziale, i cui molteplici metodi di esecuzione devono essere ottimizzati per far fronte alle numerose sfide globali;

L.  considerando che la crisi migratoria non soltanto ha messo in discussione i principi e gli obiettivi dell’aiuto internazionale, ma ha altresì messo in evidenza che il principio di solidarietà deve essere applicato in modo più uniforme e incondizionato da tutti gli Stati membri;

M.  considerando che le attuali crisi migratorie non devono oscurare la sostenibilità delle ondate di migrazione legate a radicali cambiamenti demografici, che richiedono risposte diverse;

N.  considerando che è necessario un nuovo approccio nei confronti dei paesi ACP e dei PTOM, basato su nuovi incentivi e strumenti finanziari;

O.  considerando che occorre prestare particolare attenzione al fatto che gran parte dei paesi ACP sono piccoli Stati insulari in via di sviluppo; che le isole, in particolare le isole ACP, svolgono un nuovo ruolo sulla scena internazionale, in particolare a seguito dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici;

P.  considerando che alcuni PTOM sono situati nelle stesse regioni dei paesi ACP; che i PTOM devono far fronte a sfide globali simili ma, a differenza dei paesi ACP, fanno parte della famiglia europea e dovrebbero pertanto beneficiare di maggiore attenzione nell’erogazione dei fondi; che le dimensioni estremamente ridotte dei PTOM e il legame costituzionale tra i PTOM e l’Unione sono specificità di cui si dovrebbe tenere conto;

Q.  considerando che le direzioni generali della Cooperazione internazionale e dello sviluppo e della Politica regionale e urbana della Commissione hanno firmato un protocollo di intesa nel settembre 2013 al fine di migliorare la cooperazione tra le regioni ultraperiferiche, i PTOM e i paesi ACP;

R.  considerando che gli interventi esterni dell’Unione sono realizzati mediante organizzazioni internazionali che eseguono i fondi UE o cofinanziano progetti insieme all’Unione, il che comporta sfide in termini di controllo e di governance;

S.  considerando che il livello e la natura dell’impegno dell’Unione devono essere differenziati e subordinati a progressi misurabili in vari settori quali la democratizzazione, i diritti umani, il buon governo, uno sviluppo socioeconomico sostenibile, lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione, offrendo se necessario assistenza per favorire tali progressi;

T.  considerando che un dialogo politico regolare e approfondito è fondamentale per garantire una maggiore titolarità dei paesi ACP e dei PTOM e la capacità di adeguare gli obiettivi politici;

U.  considerando che è di fondamentale importanza garantire la coerenza tra tutte le politiche dell’Unione e gli obiettivi della sua politica di sviluppo;

V.  considerando che è fondamentale promuovere la visibilità dell’Unione e proiettare i suoi valori su tutte le forme dell’aiuto allo sviluppo;

W.  considerando che la semplificazione dei processi di attuazione è un fattore essenziale per aumentare l’efficacia dell’erogazione dell’aiuto;

X.  considerando che la sostenibilità è fondamentale per aumentare l’efficacia complessiva dell’aiuto allo sviluppo attraverso il costante rilevamento degli impatti di tutte le modalità di erogazione dell’aiuto;

Y.  considerando che il sostegno alla governance dell’Unione è un elemento chiave dell’aiuto allo sviluppo per produrre riforme efficaci in materia di governance;

Z.  considerando che il sostegno al bilancio, pur potendo essere uno strumento essenziale per il cambiamento e per rispondere alle principali sfide dello sviluppo, comporta un notevole rischio fiduciario e dovrebbe quindi essere erogato soltanto laddove vi sia sufficiente trasparenza, tracciabilità, rendicontabilità ed efficacia, nonché un comprovato impegno in materia di riforme politiche; che il sostegno al bilancio è particolarmente adatto per i territori piccoli e isolati, come le isole ACP;

AA.  considerando che la trasparenza e la rendicontabilità sono requisiti essenziali per il controllo democratico e per l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo;

AB.  considerando che la gestione dei costi amministrativi deve essere costantemente monitorata in tutti i casi e riguardo a tutte le modalità di aiuto;

AC.  considerando che i flussi finanziari illeciti nei paesi in via di sviluppo aggravano la povertà;

AD.  considerando che l’autorità di discarico ha ribadito la sua richiesta di incorporare il FES nel bilancio generale dell’Unione, al fine di rafforzare la visibilità e il controllo democratico del FES e delle politiche di sviluppo globali;

AE.  considerando che l’adesione da parte dei cittadini dell’Unione alla politica di sviluppo richiede la massima trasparenza nonché una buona gestione e risultati;

Dichiarazione di affidabilità

Esecuzione finanziaria dei fondi nel 2015

1.  osserva che nel 2015 la spesa ha riguardato quattro FES, in particolare l’ottavo FES, che ammontava a 12 480 milioni di EUR, il nono FES, che ammontava a 13 800 milioni di EUR, il decimo FES, che ammontava a 22 682 milioni di EUR e l’undicesimo FES, che ammontava a 30 506 milioni di EUR; rileva che della dotazione dell’undicesimo FES 29 089 milioni di EUR sono destinati ai paesi ACP e 364,5 milioni di EUR ai PTOM, e che i due importi comprendono, rispettivamente, 1 134 milioni di EUR e 5 milioni di EUR destinati al Fondo investimenti ACP della BEI; osserva che 1 052,5 milioni di EUR riguardano le spese della Commissione per la programmazione e l’attuazione dei FES;

2.  osserva che tali fondi sono attuati tramite progetti e sostegno al bilancio, secondo le quattro modalità seguenti: il 42 % dei pagamenti è stato eseguito nell’ambito della gestione diretta, e di questi il 24 % attraverso il sostegno al bilancio; osserva che il restante 58 % è stato eseguito nell’ambito della gestione indiretta: il 31 % attraverso organizzazioni internazionali, il 24 % attraverso paesi terzi e il 3 % attraverso organismi nazionali degli Stati membri;

3.  osserva con preoccupazione che le spese sostenute nel 2015 comprendono ancora fondi dell’ottavo FES avviato nel 1995;

4.  si compiace degli sforzi compiuti da EuropeAid nel 2015 per quanto riguarda il livello di impegni globali netti assunti nel 2015 con 5 034 milioni di EUR a seguito dell’entrata in vigore dell’undicesimo FES, che ha accresciuto di 27 839 milioni di EUR le risorse disponibili per impegni; osserva che l’undicesimo FES ha inciso sui tassi di esecuzione degli impegni non ancora liquidati, che sono diminuiti dal 98 % al 69,7 % per gli impegni globali e dal 91,2 % al 63,5 % per gli impegni specifici;

5.  si rammarica che la mancanza di stanziamenti di pagamento cui la Commissione ha dovuto far fronte nel 2015 abbia portato a una difficile situazione di bilancio nella cooperazione allo sviluppo che ha compromesso le prestazioni complessive dei fondi, in particolare lo storno di 483 milioni di EUR al 2016 e il pagamento di interessi di mora per un importo stimato di 1 milione di EUR; si compiace degli sforzi profusi dalla Commissione per garantire la continuità dell’aiuto allo sviluppo e limitare le conseguenze negative delle attuali carenze di stanziamenti di pagamento;

6.  osserva inoltre che, per l’intero ambito di sua competenza, la Commissione ha continuato a impegnarsi per ridurre i vecchi prefinanziamenti (conseguita la percentuale del 39 % a fronte di un valore-obiettivo del 25 %), i vecchi impegni pendenti o vecchio RAL (reste à liquider) (conseguita la percentuale del 46 % a fronte di un valore-obiettivo del 25 %) e il numero di contratti scaduti ancora aperti; sottolinea tuttavia che per questi ultimi i progressi sono stati meno soddisfacenti in relazione ai FES; incoraggia i servizi della Commissione a continuare a ridurre la percentuale di contratti scaduti nel quadro dei FES;

Affidabilità dei conti

7.  si compiace che la Corte dei conti (la “Corte”), nella sua relazione annuale sulle attività finanziate dall’ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo (FES) per l’esercizio finanziario 2015, constati che i conti annuali definitivi presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria dei FES al 31 dicembre 2015, i risultati delle loro operazioni, i flussi di cassa e le variazioni dell’attivo netto per l’esercizio chiuso in tale data, conformemente al regolamento finanziario dei FES e ai principi contabili per il settore pubblico riconosciuti a livello internazionale;

8.  si compiace delle misure adottate dalla Commissione per risolvere il problema del recupero degli interessi sui prefinanziamenti superiori a 750 000 EUR e degli interessi sui prefinanziamenti compresi tra 250 000 e 750 000 EUR, che hanno permesso di registrare in maniera appropriata 2,5 milioni di EUR di interessi attivi nei rendiconti finanziari relativi al 2015; invita la Commissione a esaminare altresì la situazione dei prefinanziamenti inferiori a 250 000 EUR;

9.  si rammarica che, nel contesto della gestione degli ordini di riscossione, prefinanziamenti non spesi ammontanti a 9,6 milioni di EUR siano stati erroneamente registrati come entrate d’esercizio;

10.  deplora che 29,6 milioni di EUR di ordini di riscossione nel quadro dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES siano stati annullati a causa di errori di codifica, correzioni o modifiche; invita la Commissione a riferire in merito ai 15,8 milioni di EUR oggetto di una controversia tuttora in corso;

11.  esprime forte preoccupazione per il fatto che su un ordine di riscossione di 1 milione di EUR, 623 000 EUR sono stati annullati dopo una composizione amichevole tra la Commissione e il debitore(4) ; riconosce la coerenza con il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(5) (il “regolamento finanziario”), nonché con il principio di proporzionalità per quanto concerne gli ordini di riscossione; sottolinea tuttavia che è in gioco il denaro dei contribuenti e che occorre proteggerlo con tutti i mezzi necessari;

Legittimità e regolarità delle operazioni che sono alla base dei conti

12.  si compiace del fatto che, a giudizio della Corte, le entrate alla base dei conti per l’esercizio 2015 sono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, legittime e regolari;

13.  si rammarica che il tasso di errore più probabile stimato nella relazione della Corte per le operazioni di spesa dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES sia identico a quello del 2014 (3,8 %) e superiore a quelli del 2013 (3,4 %) e del 2012 (3 %); invita la BEI e la Commissione a elaborare un piano d’azione per invertire la tendenza all’aumento degli errori rilevanti e a presentarlo all’autorità di discarico;

14.  esprime preoccupazione per la valutazione della Corte relativa alla legittimità e regolarità dei pagamenti che sono alla base dei conti, che sono inficiati da errori in misura rilevante; è preoccupato per i risultati del campionamento per quanto riguarda le operazioni di pagamento: su 140 pagamenti 35 (25 %) presentavano errori; osserva che i sistemi di controllo interni e le verifiche della loro efficacia non si applicano soltanto alla sede della Commissione e alle delegazioni dell’Unione nei paesi beneficiari, ma anche ad altri attori, come gli ordinatori nazionali designati dai paesi ACP, dove sono state frequentemente riscontrate carenze nelle verifiche; invita la Commissione a sostenere e rafforzare tali fragili capacità istituzionali e amministrative;

15.  è preoccupato per il fatto che la tipologia di errori alla base del tasso di errore del 3,8 % per il 2015 è la stessa del 2014, ossia l’assenza di documenti giustificativi (l’importo interessato da questa categoria di errore è pari a 3 692 833 EUR) e il mancato rispetto delle norme in materia di appalti (l’importo interessato da questa categoria di errore è pari a 1 176 140 EUR), che costituiscono il 70 % del livello di errore stimato (rispetto al 63 % del 2014); chiede alla BEI e alla Commissione di intensificare i propri sforzi e di migliorare effettivamente i controlli ex ante ed ex post dei progetti di finanziamento al fine di ridurre in maniera considerevole le somme interessate da errori in categorie quali “assenza di documenti giustificativi” e “mancato rispetto delle norme in materia di appalti”;

16.  esprime inoltre la sua preoccupazione di lunga data per le carenze nei controlli ex ante, nella misura in cui dei 28 pagamenti finali oggetto di verifiche ex ante 16 sono stati autorizzati nonostante gli errori quantificabili riscontrati in tali verifiche; si rammarica che, come avvenuto negli esercizi precedenti, la maggior parte degli errori riscontrati riguardavano i programmi a preventivo, le sovvenzioni e le operazioni gestite con le organizzazioni internazionali; invita pertanto la Commissione a prestare maggiore attenzione alle verifiche ex ante per garantire la legittimità e regolarità dell’esecuzione del FES; riconosce che la natura del sostegno al bilancio limita la valutazione del tasso di errore materiale delle erogazioni a titolo del sostegno al bilancio, cosicché le operazioni sono soggette a errori;

17.  sottolinea il rischio intrinseco dell’approccio nozionale, secondo cui i contributi della Commissione ai progetti finanziati da più donatori sono dichiarati privi di errori normativi quando vanno ad aggiungersi a quelli degli altri donatori e non vengono destinati a voci di spesa specifiche e identificabili, in quanto la Commissione presuppone che le norme UE in materia di ammissibilità siano rispettate fintanto che l’importo aggregato comprende spese ammissibili sufficienti a coprire il contribuito dell’UE;

18.  esprime preoccupazione per il fatto che l’approccio nozionale limita sostanzialmente il lavoro della Corte, in particolare alla luce del fatto che per l’esercizio finanziario 2015 sono stati erogati 763 milioni di EUR per il sostegno al bilancio, il che corrisponde al 24 % della spesa a titolo del FES per il 2015;

19.  esorta la Commissione a colmare rapidamente tali carenze nei controlli ex ante, rilevando nel contempo che la Commissione, attraverso i propri sistemi, disponeva di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e correggere gli errori prima di effettuare le spese, il che avrebbe avuto un effetto positivo diretto sul livello di errore stimato, che sarebbe stato di 1,7 punti percentuali più basso;

20.  prende atto che sono stati recuperati 89,9 milioni di EUR per il rimborso dei pagamenti indebitamente versati a causa di irregolarità ed errori;

Componenti del quadro di garanzia

21.  accoglie con favore il passaggio da una riserva generale all’emissione di riserve differenziate, come richiesto dal Parlamento nelle sue precedenti risoluzioni sul FES, ossia i) una riserva tematica per i due settori di sovvenzioni ad alto rischio in sospeso in gestione diretta (18 % dell’importo totale pagato nel 2015) e in gestione indiretta con organizzazioni internazionali e ii) una riserva specifica per il Fondo per la pace in Africa;

22.  prende atto delle azioni intraprese dalla Commissione per i due settori a rischio più elevato e invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla realizzazione di tali azioni;

23.  invita la Commissione a continuare a perfezionare la valutazione dei rischi del suo bilancio per attività per continuare a garantire un livello adeguato di garanzia settoriale; chiede, a tale riguardo, di valutare il livello di rischio e le vulnerabilità della gestione indiretta;

24.  esprime preoccupazione per la natura rischiosa della gestione indiretta, in particolare per via della mancanza di tracciabilità dei fondi quando sono erogati dalla direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo ad attori locali e subappaltatori;

25.  reputa positivo il miglioramento degli strumenti di monitoraggio a seguito dei risultati degli audit esterni; accoglie con favore la nuova applicazione di audit e la griglia di qualità messe a punto dalla Commissione e sostiene la raccomandazione della Corte di migliorare questi nuovi strumenti;

26.  accoglie con favore il fatto che per il quarto anno consecutivo sia stato realizzato uno studio sul tasso di errore residuo (TER), e che questo sia diventato uno strumento essenziale nell’ambito della strategia di controllo, monitoraggio e audit;

27.  sottolinea che il TER è calcolato detraendo dai tassi di errore annui delle autorità di audit le rettifiche finanziarie pluriennali imposte a livello nazionale e dell’Unione;

28.  esprime forte preoccupazione per il fatto che il TER 2015 delle operazioni contrattuali concluse, incluse nella relazione annuale di attività, era stimato al 2,2 %, vale a dire ancora al di sopra della soglia di rilevanza del 2 % e pari a circa 174 milioni di EUR, compresi 98 milioni di EUR per i FES;

29.  invita la Commissione a mantenere elevati standard metodologici nella sua valutazione del TER, nonché a monitorare attentamente le rettifiche finanziarie e a farle applicare dagli Stati membri;

30.  richiama l’attenzione sul fatto che l’equilibrio tra assorbimento, conformità e prestazioni è necessario e deve riflettersi nella gestione delle operazioni;

31.  accoglie con favore la riduzione della stima dei costi di controllo della direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo della Commissione, che passano da 371 milioni di EUR nel 2014 a 293 milioni di EUR nel 2015, e incoraggia la Commissione a migliorare ulteriormente l’efficacia in termini di costi del controllo del direttore generale garantendo nel contempo che gli errori siano ridotti al minimo;

32.  invita la Commissione a integrare, nella sua valutazione ex ante ed ex post, strumenti di valutazione della gestione e dei risultati, in linea con l’iniziativa “Un bilancio incentrato sui risultati” promossa dalla Commissione con l’obiettivo di analizzare l’impatto di altre politiche e azioni esterne dell’Unione sulla situazione dei paesi beneficiari;

Rischi connessi all’approccio orientato ai risultati per la cooperazione allo sviluppo dell’Unione

33.  riconosce che la Commissione ha integrato l’analisi dei rischi nella gestione delle sue operazioni esterne, che sono realizzate in contesti complessi e fragili in cui sono presenti diversi tipi di rischio, giacché i paesi partner presentano livelli di sviluppo e quadri di governance diversi;

34.  pone in evidenza la necessità di migliorare l’utilizzo della terminologia concernente i risultati a lungo termine (realizzazioni, effetti e impatti) e l’importanza di formulare obiettivi S.M.A.R.T. reali e sostenibili prima di adottare qualsiasi decisione in merito al finanziamento di progetti diversi; evidenzia la necessità di concentrarsi maggiormente sulla formulazione di obiettivi “raggiungibili e realistici” al fine di evitare situazioni in cui i paesi partner raggiungano gli obiettivi iniziali ma senza risultati significativi in termini di sviluppo; ricorda che gli obiettivi di sviluppo devono essere valutati tenendo conto degli aspetti sociali e ambientali, oltre che di quelli economici;

35.  ritiene che si debba evitare di concentrarsi sul risultato dell’esecuzione di bilancio quale unico obiettivo gestionale, poiché ciò può pregiudicare il principio della sana gestione finanziaria e il conseguimento dei risultati; ritiene che un approccio basato sugli incentivi, fondato su un sistema di “condizionalità positiva” che si traduca in incentivi per i beneficiari con buoni risultati e in controlli più rigorosi per i beneficiari con scarsi risultati, dovrebbe essere collegato a indicatori di prestazione precisi e rigorosi, che permettano un approccio quantificabile per valutare le carenze e gli obiettivi raggiunti;

36.  sottolinea con decisione che qualsiasi sistema fondato su una “condizionalità positiva” dovrebbe rispettare senza eccezioni il principio di precauzione;

37.  ricorda che il monitoraggio regolare e la mappatura dei fattori di rischio elevato (esterni, finanziari e operativi), nonché la loro quantificazione, dall’identificazione alle fasi di attuazione, sono un prerequisito non solo per una buona gestione finanziaria e la qualità della spesa, ma anche per garantire la credibilità, la sostenibilità e la reputazione degli interventi dell’Unione; ritiene che la creazione di profili di rischio per attività e per paese faciliti inoltre l’elaborazione di una strategia di rapida mitigazione dei rischi qualora la situazione di un paese partner dovesse aggravarsi;

38.  sottolinea la necessità di adattare regolarmente l’ambiente di controllo e le funzioni di gestione dei rischi per tenere conto di nuove forme di strumenti e strutture di assistenza, quali il finanziamento combinato, i fondi fiduciari e i partenariati finanziari con altre istituzioni internazionali, anche nel caso in cui i paesi beneficiari usufruiscano di vari tipi di erogazione degli aiuti;

39.  ritiene che lo sviluppo delle capacità, dei quadri di governance e della titolarità dei paesi partner in via di sviluppo sia determinante per mitigare i rischi sistematici, per consentire ai fondi di raggiungere la destinazione voluta e di soddisfare i requisiti delle tre “E” (economia, efficienza ed efficacia), tenendo conto altresì dell’ecologia, dell’uguaglianza e dell’etica; incoraggia la Commissione, a tale riguardo, a esaminare ulteriormente la possibilità e i rischi connessi al ricorso a società di revisione contabile locali e a contratti di servizi locali, garantendo una piena trasparenza e rendicontabilità;

40.  riconosce che il regolamento finanziario consente ai beneficiari di ricorrere a società di revisione contabile locali; è tuttavia molto preoccupato per le carenze nel sistema informativo gestionale di EuropeAid per quanto attiene ai risultati e al seguito dato agli audit esterni, come segnalato dalla Corte in relazione alla procedura di discarico del FES per l’esercizio 2014; esorta la direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo a predisporre una griglia di qualità per valutare l’affidabilità dei controlli per le revisioni contabili e le verifiche di spesa svolte dalle società di revisione locali direttamente impiegate dai beneficiari, dove si ritiene che sussista un maggiore rischio di qualità insufficiente e le relazioni sulla verifica non contengono informazioni sufficienti sull’effettivo lavoro svolto per consentire alla griglia attuale di essere impiegata efficacemente;

Migliorare l’efficacia degli aiuti del FES

41.  sottolinea che al fine di determinare la credibilità dell’assistenza allo sviluppo, in particolare per quanto concerne gli strumenti impiegati, i metodi di erogazione degli aiuti e i fondi interessati, è essenziale che il rapporto qualità/prezzo e i risultati ottenuti tramite tale sostegno finanziario siano dimostrabili, così come la coerenza tra le politiche e le azioni esterne dell’Unione e gli obiettivi degli aiuti allo sviluppo, in particolare gli obiettivi di sviluppo sociale, difesa dei diritti umani e protezione ambientale;

42.  ricorda che l’efficacia degli aiuti, la titolarità dei paesi partner per quanto riguarda i risultati in materia di sviluppo e la fiducia nei quadri di governance dei paesi partner sono principi guida che vanno regolarmente perfezionati;

43.  sottolinea che è essenziale che la modalità di attuazione dei progetti sia adeguata agli obiettivi perseguiti in ciascun caso e per ciascun progetto; ritiene che i risultati migliori in termini di efficacia possano essere conseguiti sostenendo progetti la cui portata sia adattata agli obiettivi precedentemente stabiliti, che conducano a risultati concreti e identificabili e puntino allo sviluppo sostenibile delle comunità locali;

44.  ritiene fondamentale che, in caso di progetti infrastrutturali finanziati tramite il FES, sia realizzata una valutazione ex-ante indipendente che tenga conto dell’impatto sociale e ambientale dei progetti, oltre che del loro valore aggiunto; ritiene che la decisione di finanziamento debba essere correlata a un’analisi costi-benefici adeguata, e che siano finanziati progetti la cui realizzazione non risulti controversa dal punto di vista ambientale, finanziario e sociale;

45.  ricorda che ostacolare il monitoraggio delle prestazioni e la valutazione dei risultati pregiudica gli obiettivi di responsabilità pubblica e informazione esaustiva dei responsabili politici; sottolinea che è indispensabile fornire al Parlamento un quadro chiaro del reale grado di raggiungimento dei principali obiettivi dell’Unione; sottolinea l’importanza di un approccio più equilibrato con meno riservatezza e maggiore trasparenza, in particolare in merito alle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni;

46.  ritiene essenziale valutare i rischi inerenti alla scelta di una particolare modalità di attuazione prima di impegnare le risorse finanziarie dell’Unione e in sede di esame dei risultati auspicati; ritiene che la combinazione di progetti, in termini di oggetto e di tipi di attuazione, sia fondamentale per assicurare l’efficacia del sostegno del FES;

47.  ritiene necessario un maggiore sostegno alle risorse tecniche e amministrative per migliorare l’efficacia degli aiuti del FES, in particolare per quanto riguarda la complessità delle norme, poiché il regolamento finanziario del FES non è un documento a sé stante e dev’essere usato congiuntamente ad altre risorse giuridiche, il che comporta un rischio significativo di incertezza giuridica ed errori;

48.  ritiene necessaria la semplificazione delle norme di assegnazione dei fondi per garantire un migliore utilizzo delle risorse e rafforzare l’efficacia dell’erogazione degli aiuti; incoraggia la Commissione ad avviare la semplificazione delle norme di assegnazione dei fondi e a sostenere i partner locali nella realizzazione dei progetti; sottolinea tuttavia che la semplificazione non può andare a scapito dell’attuale sistema di controlli e verifiche ex ante ed ex post, che sono essenziali per un controllo globale; sottolinea che sono già presenti carenze persistenti nelle verifiche ex ante, un ambito in cui la semplificazione deve essere ponderata attentamente in base ai rischi; ricorda alla Commissione di sottolineare il giusto equilibrio tra la riduzione degli oneri amministrativi e l’efficacia del controllo finanziario, semplificando nel contempo le norme relative all’assegnazione dei fondi di sviluppo;

49.  afferma che la semplificazione delle norme relative all’assegnazione dei fondi non dovrebbe sottrarre stanziamenti agli obiettivi e ai principi degli atti fondamentali e ritiene che le erogazioni effettuate attraverso i fondi fiduciari non debbano andare a scapito del FES e delle strategie a lungo termine dell’Unione;

Task force “Conoscenze, prestazioni e risultati”

50.  accoglie con favore la prima relazione su una selezione di risultati dei progetti nel contesto dell’avvio del quadro dei risultati dell’UE in materia di cooperazione internazionale e sviluppo, in quanto passo complementare all’impegno della Commissione di migliorare l’obbligo di rendere conto e ampliare i propri risultati presentando relazioni sulle operazioni in corso; è particolarmente interessato all’elenco di indicatori delle prestazioni organizzative, che servono per misurare e comunicare l’impatto, i risultati e le realizzazioni in termini di sviluppo conseguiti dai paesi partner e dai servizi della Commissione;

51.  ritiene che sarebbe utile includere periodicamente dette informazioni nella prossima relazione annuale di attività al fine di seguire l’evoluzione del contributo dell’Unione ai risultati nei vari settori della cooperazione allo sviluppo, quali la gestione delle finanze pubbliche, la buona governance o l’effetto leva ottenuto con le attività di finanziamento combinato;

Valutazione dei risultati raggiunti dalle delegazioni dell’Unione

52.  accoglie con favore i progressi compiuti nell’analisi dei risultati globali raggiunti dalle delegazioni dell’Unione, sulla base dei risultati forniti dagli indicatori chiave di prestazione rispetto agli obiettivi per quanto riguarda l’efficacia del sistema di controllo interno e dei sistemi di audit esistenti, nonché dell’efficace gestione delle operazioni e delle risorse per il 2015;

53.  chiede un livello di ambizione più elevato nella strategia, gestione e rendicontabilità dei fondi del FES; sottolinea che vi è un’opportunità per ottimizzare la resilienza di tutte le attività del FES tramite il rafforzamento dei criteri di efficienza economica e finanziaria e l’individuazione dei miglioramenti in termini di efficienza ed efficacia, che si riflettono nei risultati della gestione; ritiene che la preparazione delle valutazioni delle esigenze costituisca una fase preliminare utile per garantire l’efficacia finale del finanziamento dell’Unione;

54.  riconosce la grande importanza delle informazioni comunicate nelle 86 relazioni sulla gestione degli aiuti esterni per la garanzia che deve essere fornita dalla Commissione sulla gestione degli aiuti esterni, nonché le tendenze positive riguardanti le prestazioni delle delegazioni, con 20 dei 24 indicatori chiave di prestazione che danno l’obiettivo come raggiunto rispetto ai 15 del 2014;

55.  deplora tuttavia che nove delegazioni su 86 non abbiano raggiunto il parametro di riferimento del 60 % dei propri indicatori chiave di prestazione; invita i servizi della Commissione a monitorare da vicino le delegazioni che hanno recentemente raggiunto l’obiettivo del 60 % o che si trovano leggermente al di sopra dell’obiettivo del 60 % per affinare e consolidare l’analisi delle tendenze delle delegazioni;

56.  invita i servizi della Commissione ad aggiornare regolarmente la definizione degli indicatori chiave di prestazione e le relative modalità di valutazione e a sviluppare ulteriormente la valutazione dei rischi, in particolare attraverso la creazione di profili di rischio (rischi a priori o nei risultati) per i progetti nel portafoglio di ciascuna delegazione, al fine di selezionare meglio in fase iniziale solo progetti sostenibili; raccomanda vivamente una valutazione dei rischi ex ante più esaustiva in modo che siano selezionati solo i progetti più sostenibili;

57.  invita la Commissione a elaborare una tipologia delle cause dei blocchi e delle difficoltà incontrate nell’attuazione dei progetti al fine di individuare immediatamente le risposte e le misure correttive più adeguate;

58.  ritiene essenziale che i capi delegazione continuino a essere costantemente sensibilizzati riguardo al loro ruolo chiave nel potenziamento generale della garanzia e nella gestione delle operazioni, in particolare per quanto riguarda la ponderazione delle varie componenti che potrebbero dare avvio alla formulazione di una riserva;

59.  ribadisce fermamente la necessità che le delegazioni dell’Unione con personale del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) rendano conto in modo completo del loro operato; ritiene che ciò debba avvenire in aggiunta alle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni, che sono preparate e firmate dai capi delle delegazioni dell’Unione;

60.  ritiene che occorra ricordare chiaramente ai capi delle delegazioni dell’Unione quali sono i loro compiti e le loro responsabilità di gestione e di controllo e che non dovrebbero concentrarsi esclusivamente sulla componente politica delle loro funzioni;

61.  invita la Commissione a riferire immediatamente in merito alle specifiche azioni correttive adottate quando un progetto è stato classificato “rosso” per tre anni consecutivi in relazione all’indicatore chiave di prestazione 5 (ossia la percentuale di progetti con semaforo rosso in termini di progressi di attuazione) e all’indicatore chiave di prestazione 6 (ossia la percentuale di progetti con semaforo rosso in termini di raggiungimento dei risultati), al fine di riesaminare rapidamente gli obiettivi iniziali di programmazione, riassegnare i fondi disponibili a progetti e fabbisogni di aiuto più adeguati o addirittura eventualmente interrompere il progetto;

62.  riconosce le conseguenze diplomatiche dell’interruzione del finanziamento di progetti e della cessazione delle erogazioni di sostegno diretto al bilancio, ma sottolinea con decisione l’importanza di proteggere gli interessi finanziari dell’Unione;

63.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione al monitoraggio delle operazioni svolte con organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite e i suoi organismi, ai vecchi RAL, in particolare nel contesto del FES, e all’affidabilità dei dati e dei valori del sistema integrato di gestione dell’informazione per le relazioni esterne usati per l’elaborazione delle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni;

64.  sottolinea che le risorse totali dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES ammontano a 76,88 miliardi di EUR, di cui 41,98 miliardi di EUR sono indicati come pagamenti; è estremamente preoccupato per il fatto che gli impegni ancora da liquidare ammontano a 11,61 miliardi di EUR e il saldo disponibile alla fine del 2015 è di 23,27 miliardi di EUR;

Monitoraggio orientato ai risultati

65.  chiede alla Commissione di garantire l’efficacia del nesso tra valutazioni ed elaborazione delle politiche, prendendo in considerazione tutti gli insegnamenti tratti dal processo decisionale; invita la Commissione a stanziare adeguate capacità di gestione per le varie attività di valutazione e a garantire l’affidabilità del sistema di valutazione EuropeAid e dei sistemi di monitoraggio orientato ai risultati;

66.  rammenta che sarebbe opportuno ricevere commenti esterni, oggettivi e imparziali sul rendimento dei progetti e dei programmi di aiuto della Commissione, nell’ambito dell’impegno assunto dalla stessa riguardo alla garanzia della qualità; ritiene che le risultanze delle valutazioni siano elementi essenziali integrati nel processo di revisione strategica e politica, che contribuiscono ad adeguare gli obiettivi politici strategici e ad accrescere la coerenza generale delle politiche dell’Unione; ritiene opportuno garantire che sia un’analisi indipendente ex-post a stabilire la valutazione finale dei progetti finanziati;

67.  è del parere che investire nell’analisi e nell’aggregazione di risultati e prove derivanti da diversi tipi di valutazione permetta alla Commissione non soltanto di ottenere un quadro generale delle tendenze, ma anche di trarre insegnamenti che rafforzano l’efficacia reale dei processi di valutazione, fornendo nel contempo elementi più solidi ai fini del processo decisionale e di definizione delle politiche;

68.  ritiene che la condivisione di conoscenze attraverso ogni mezzo e strumento sia essenziale per lo sviluppo non solo di una cultura della valutazione ma soprattutto di un’efficace cultura del rendimento;

Attività di sostegno del bilancio

69.  osserva che 1 266 440 EUR su un totale di 5 746 000 EUR (pari al 22 %) dei pagamenti sono stati destinati nel 2015 al sostegno al bilancio;

70.  ritiene che il sostegno al bilancio rappresenti una modalità di aiuto adeguata alle specificità degli aiuti allo sviluppo, promuovendo la titolarità nazionale e l’efficacia degli aiuti, il che ha mostrato risultati concreti quanto al conseguimento degli obiettivi della politica di sviluppo; rileva tuttavia che il sostegno al bilancio comporta rischi fiduciari e può condurre a incertezza sui risultati e sulle prestazioni; invita la Commissione a garantire il buon utilizzo degli aiuti allo sviluppo attraverso il sostegno al bilancio, in particolare attraverso formazioni specifiche e assistenza tecnica ai beneficiari;

71.  accoglie con favore la relazione annuale 2016 della Commissione in materia di sostegno al bilancio, che esamina i principali indicatori di risultato nei paesi beneficiari del sostegno al bilancio dell’Unione per il 2015; incoraggia la Commissione a includere i risultati di tale relazione nella prossima relazione annuale di attività;

72.  ricorda la necessità di rispettare costantemente i quattro criteri di ammissibilità in fase di precontrattazione, l’evoluzione degli obiettivi dichiarati e i risultati attesi concordati nel controllo del sostegno al bilancio;

73.  sottolinea che il contributo del sostegno al bilancio ai risultati di sviluppo desiderati deve essere chiaramente dimostrato e che il ricorso a questa opzione deve essere subordinato al miglioramento della gestione delle finanze pubbliche, al controllo democratico e all’obbligo di rendere conto nonché alla piena trasparenza nei confronti dei parlamenti nazionali e dei cittadini dei paesi beneficiari; ritiene prioritario vincolare tale sostegno a un’effettiva lotta alla corruzione nei paesi che beneficiano del sostegno al bilancio;

74.  ritiene che i criteri di prestazione per l’esborso rappresentino un fattore centrale nella gestione delle attività di sostegno al bilancio, nonché per l’approfondimento del dialogo politico e strategico;

75.  ritiene necessario rafforzare il dialogo politico e strategico, la condizionalità degli aiuti e il quadro logico al fine di garantire la coerenza tra decisioni e prerequisiti di pagamento, vincolando chiaramente i pagamenti alla realizzazione dei risultati, agli obiettivi selezionati e agli indicatori chiave di prestazione predefiniti; invita i servizi della Commissione a consolidare ulteriormente il quadro di vigilanza di conseguenza; invita la Commissione a monitorare da vicino e riferire in modo più sistematico in merito a prestazioni e risultati;

76.  invita la Commissione a riferire regolarmente sull’attuazione dell’iniziativa Addis Tax, avviata nel 2015, in particolare in merito alle azioni avviate per combattere l’elusione fiscale, l’evasione fiscale e i flussi finanziari illeciti; ritiene altresì che l’efficienza della pubblica amministrazione, la gestione delle finanze pubbliche, la corruzione e la frode costituiscano i principali rischi da sottoporre a un esame approfondito e costante;

Sviluppare la dimensione della vigilanza dei fondi fiduciari e degli strumenti di finanziamento combinato

77.  riconosce la logica sottesa allo sviluppo di specifici fondi fiduciari in quanto strumenti di messa in comune di risorse finanziarie provenienti da diverse parti interessate al fine di aumentare la flessibilità e di accelerare la risposta dell’Unione alle questioni globali internazionali, alle principali crisi o alle situazioni di emergenza; ritiene tuttavia che possano partecipare efficacemente alla risposta dell’Unione a tali sfide anche progetti su piccola scala che hanno obiettivi, operatori e beneficiari chiaramente definiti, producono risultati concreti e rispondono a una strategia a lungo termine;

78.  ritiene che la coerenza e la complementarità di qualsiasi nuovo strumento di sviluppo con il FES debbano essere debitamente prese in considerazione, in particolare dal punto di vista dell’impatto degli aiuti, nonché dei loro costi di gestione e amministrativi rispetto all’importo complessivo dei contributi; invita la Commissione a garantire che i nuovi strumenti di sviluppo siano sempre in linea con la strategia globale dell’Unione e gli obiettivi della politica di sviluppo;

79.  esprime preoccupazione per la molteplicità dei fondi fiduciari e delle piattaforme di finanziamento combinato, che sono finanziati dagli Stati membri con ingenti importi ma non fanno parte del bilancio dell’Unione; sottolinea con decisione i possibili problemi in materia di governance, efficacia, trasparenza e rendicontabilità; mette in guardia la Commissione in merito al rischio costituito dall’esternalizzazione e diluizione degli obiettivi della politica di sviluppo; invita la Corte ad aiutare a valutare i rischi, a migliorare la trasparenza e la responsabilità globali e a confrontare l’efficacia degli investimenti mediante i fondi fiduciari con quelli della gestione diretta o indiretta del FES;

80.  osserva che i fondi fiduciari erano parte di una risposta ad hoc che dimostra che il FES, il bilancio dell’Unione e il quadro finanziario pluriennale non dispongono delle risorse e della flessibilità necessarie per consentire una risposta rapida e globale alle grandi crisi; ritiene che occorra più tempo per dimostrarne l’efficacia;

81.  prende atto dell’istituzione del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF), ma si rammarica che non vi sia stata nessuna consultazione preventiva del Parlamento, sebbene, in virtù di un impegno politico assunto dalla Commissione, spetti a quest’ultimo il controllo rafforzato della programmazione del FES; osserva che il 57 % dell’importo inizialmente messo a disposizione dagli Stati membri e altri donatori (Svizzera e Norvegia) è stato erogato a favore dell’EUTF (47,142 milioni di EUR); osserva che 1,4 miliardi di EUR della riserva del FES saranno usati per l’EUTF e che gli impegni finanziari complessivi assunti dagli Stati membri ammontano solo a 81,492 milioni di EUR (vale a dire il 4,3 % dell’importo previsto di 1,8 miliardi di EUR); prende atto del fondo fiduciario Bekou a concorrenza dell’importo promesso e versato di 34,925 milioni di EUR;

82.  invita la Commissione a mettere in atto meccanismi di controllo esaustivi al fine di assicurare il controllo politico, in particolare da parte del Parlamento, sulla governance, la gestione e l’attuazione di questi nuovi strumenti nel quadro della procedura di discarico; ritiene importante sviluppare specifiche strategie di controllo per tali strumenti, che prevedano obiettivi, finalità e riesami specifici;

83.  è fortemente preoccupato per gli obiettivi non abbastanza specifici e per la mancanza di indicatori vincolanti e obiettivi quantificabili per valutare i risultati dei fondi fiduciari; chiede che i meccanismi di monitoraggio dei risultati (matrici o quadri di risultati) riguardanti le azioni previste vengano ulteriormente rafforzati, in modo da comprendere obiettivi a medio e lungo termine pienamente in linea con gli obiettivi strategici dell’Unione;

84.  è particolarmente interessato a ricevere informazioni sui coefficienti di leva ottenuti dagli strumenti esistenti di combinazione dei finanziamenti, con un accento particolare sul valore aggiunto e sull’addizionalità rispetto al tradizionale sostegno dell’Unione;

Rafforzare i quadri di cooperazione con organizzazioni internazionali

85.  osserva che gli interventi del FES mediante gestione indiretta con le organizzazioni internazionali e le agenzie di aiuto allo sviluppo sono stati pari a 810 milioni di EUR, di cui 347 milioni di EUR tramite le Nazioni Unite;

86.  riconosce il valore aggiunto della cooperazione con le organizzazioni internazionali in alcuni contesti specifici; rileva tuttavia debolezze ricorrenti, come il livello di errori finanziari che incidono sul tasso di errore, le carenze nelle relazioni, il problema della titolarità dei risultati e, di conseguenza, la mancanza di visibilità dell’Unione quale donatore e la necessità di armonizzare le aspettative riguardo all’orientamento verso i risultati e al rapporto qualità/prezzo;

87.  incoraggia la Commissione o le istituzioni internazionali, in particolare nel caso di iniziative cofinanziate e finanziate da più donatori, a:

   i) valutare e prevedere i benefici futuri di un progetto e la misura in cui ciascun partner contribuisce ai risultati finali, nonché l’impatto più ampio, in modo da evitare interrogativi circa la titolarità dei risultati, ossia quale parte dei risultati sia attribuibile ai finanziamenti dell’UE e quale agli interventi di altri donatori;
   ii) combinare i quadri di governance con quelli utilizzati dall’Unione, segnatamente migliorando i loro metodi di gestione dei rischi; ritiene che la fungibilità dei fondi dovrebbe essere attentamente monitorata per via del suo elevato livello di rischio fiduciario;
   iii) migliorare i modelli dei quadri di cooperazione utilizzati con tutte le organizzazioni internazionali al fine di garantire in particolare un controllo più approfondito dei costi di gestione;
   iv) garantire la coerenza tra i progetti attuati in un quadro di cooperazione con le organizzazioni internazionali e le azioni e le politiche dell’Unione nel loro insieme;

Gestione del Fondo per la pace in Africa

88.  osserva che il Fondo per la pace in Africa è uno strumento finanziario dell’Unione concepito per sostenere la cooperazione con l’Africa nel campo della pace e della sicurezza, con un totale nel 2015 di 901,2, milioni di EUR impegnati, 600 milioni di EUR oggetto di contratti e un importo totale versato nell’ambito dell’undicesimo FES; constata che il 90 % circa del Fondo per la pace in Africa è gestito attraverso accordi firmati con la Commissione dell’Unione africana, che è l’organo esecutivo dell’Unione africana;

89.  osserva che la Commissione non nutre fiducia nell’attuazione del Fondo per la pace in Africa, che è operativo da anni; è sorpreso al riguardo dalla proposta della Commissione di destinare ancora più fondi per lo sviluppo a iniziative per la sicurezza in Africa; sottolinea altresì che i finanziamenti del Fondo per la pace in Africa a titolo del FES sono una soluzione provvisoria da quindici anni; evidenzia che i finanziamenti allo sviluppo hanno fornito un contributo finanziario molto importante per le politiche di sicurezza africane nel corso di questi anni, mentre le spesa dell’Unione per la sicurezza a fini di sviluppo è inesistente;

90.  deplora che il sistema di controllo per la gestione e il monitoraggio operativo dello strumento per la pace in Africa non sia stato efficace nel proteggere i FES da spese illegittime e irregolari e che l’attuazione delle misure di mitigazione non sia stata sufficiente per rimediare alle carenze istituzionali identificate; deplora altresì le carenze nei sistemi di monitoraggio e comunicazione delle attività finanziate mediante il Fondo per la pace in Africa;

91.  esprime preoccupazione per il fatto che i risultati delle valutazioni dei pilastri effettuate conformemente al regolamento finanziario non siano stati presi in considerazione, in particolare per quanto riguarda la non conformità dei processi contabili, di appalto e di sottodelega; si rammarica del fatto che le misure correttive non siano state attuate in tempi più rapidi;

92.  invita la Commissione ad adattare la governance, il coordinamento e le rispettive competenze dei soggetti interessati (ossia i servizi della Commissione, il Servizio europeo per l’azione esterna e le delegazioni dell’Unione) nel monitoraggio del finanziamento del Fondo per la pace in Africa e nella rendicontazione dei suoi progetti in corso;

93.  invita la Commissione a riferire a tempo debito al Parlamento circa le misure correttive, il livello dei recuperi e i miglioramenti nella gestione dei finanziamenti da parte del Fondo per la pace in Africa;

Cooperazione con i PTOM

94.  riconosce che i FES si concentrano principalmente sui paesi africani e ritiene che i PTOM non dovrebbero essere marginalizzati in termini di obiettivi politici; invita la Commissione a mettere in atto maggiori sinergie con le politiche interne e orizzontali dell’Unione con la concreta partecipazione dei PTOM;

95.  ritiene che occorra prestare attenzione ai risultati degli aiuti e all’impatto della politica di sviluppo ma anche delle altre politiche europee e internazionali mirate a paesi situati nella stessa area geografica dei PTOM; chiede che sia prestata particolare attenzione alla situazione specifica di Mayotte, il cui status di PTOM è stato modificato in regione ultraperiferica nel 2014;

96.  invita la Commissione a garantire che dei finanziamenti beneficino in modo giusto ed equo tutti i PTOM; invita la Commissione a sostenere ulteriormente le amministrazioni dei PTOM nell’attuazione dei progetti del FES, in particolare attraverso la formazione e l’assistenza tecnica;

97.  ricorda le caratteristiche geografiche dei PTOM; invita la Commissione a integrare meglio indicatori chiave di prestazione specifici per il finanziamento nei PTOM; invita altresì la Commissione a proporre, nel quadro dell’estensione dell’azione preparatoria BEST (programma volontario per la biodiversità e i servizi ecosistemici nei territori d’oltremare europei), un meccanismo permanente per proteggere la biodiversità, sviluppare i servizi ecosistemici e combattere gli effetti dei cambiamenti climatici nei paesi e territori d’oltremare dell’Unione;

98.  invita nuovamente la Commissione a istituire, entro il 2020, un apposito strumento di finanziamento per i PTOM, tenendo conto del loro status specifico e della loro appartenenza alla famiglia europea;

Risposta del FES alle sfide globali urgenti

Questione migratoria e aiuto allo sviluppo

99.  ricorda che l’obiettivo principale della politica di sviluppo dell’Unione è quello di ridurre e infine eliminare la povertà e che il FES ha finora conseguito progressi nei paesi ACP e nei PTOM; ritiene che il successo dell’aiuto allo sviluppo e le questioni relative alla migrazione siano interconnessi in quanto quest’ultima può derivare da una situazione di vulnerabilità sociale ed economica e la mitigazione delle cause profonde della migrazione può essere attribuita ad aiuti allo sviluppo mirati;

100.  prende atto della recente adozione della strategia globale dell’Unione per conseguire uno sviluppo sostenibile entro il 2030, che consolida ulteriormente il legame tra sviluppo e migrazione e pone la migrazione e la sicurezza nel nuovo quadro di sviluppo e cooperazione;

101.  ricorda la posizione del Parlamento nei confronti di un approccio integrato alla migrazione basato su un nuova combinazione di politiche che comprenda il rafforzamento del nesso tra migrazione e sviluppo, affrontando le cause profonde della migrazione e sostenendo al contempo un cambiamento nelle modalità di finanziamento della risposta alla crisi migratoria;

102.  riconosce che l’Unione ha aumentato il sostegno alle riforme nel settore della sicurezza; ritiene tuttavia che la Commissione dovrebbe garantire che i fondi non siano trasferiti verso la promozione della sicurezza senza rafforzare parallelamente il sostegno alle riforme democratiche;

103.  ritiene che la portata della crisi migratoria abbia fatto scaturire l’esigenza di una risposta e di un’erogazione degli aiuti più rapide ed efficaci; ritiene utile elaborare un codice di settore appropriato per la “migrazione” in seno al Comitato di assistenza allo sviluppo dell’OCSE, per integrare meglio la migrazione nell’agenda per lo sviluppo, per facilitare la registrazione e l’uso dei fondi e per tracciare e monitorare più efficacemente gli importi destinati all’azione esterna per combattere le cause profonde della migrazione;

104.  si compiace del previsto lancio di un piano di investimenti esterni in Africa, sul modello del Fondo europeo per gli investimenti strategici, per eliminare specifiche strozzature nell’ambito degli investimenti; ritiene che si tratti di uno degli strumenti più appropriati ed efficienti per conseguire la finalità a lungo termine del Parlamento di garantire alle persone condizioni di vita adeguate, e dunque per affrontare anche le cause profonde della migrazione eccessiva dall’Africa;

105.  riconosce che i fondi del FES contribuiscono ad affrontare le cause profonde dell’attuale crisi migratoria e dei rifugiati a livello mondiale; sottolinea che i fondi del FES non devono essere utilizzati per fini diversi da quelli stabiliti nelle disposizioni, come i controlli di sicurezza alle frontiere e le misure di rimpatrio efficaci; invita la Commissione a impegnarsi costruttivamente per creare sinergie tra il bilancio dell’Unione, il FES e la cooperazione bilaterale, al fine di affrontare le questioni relative alla prevenzione della crisi migratoria;

106.  chiede il perfezionamento costante della visione e del quadro strategici delle politiche esterne e delle opzioni di intervento dell’Unione in materia di migrazione insieme ai principali attori, al fine di garantire chiarezza e una mobilitazione coordinata e coerente dei meccanismi della dimensione esterna della politica di migrazione a breve, medio e lungo termine, all’interno o al di fuori del quadro di bilancio dell’Unione;

107.  ritiene assolutamente necessario conciliare la necessità di risultati migliori con la disponibilità di fondi sufficienti per assicurare un elevato livello di ambizione nella formulazione di una risposta globale e sostenibile dell’Unione alle sfide attuali e future derivanti dalla crisi migratoria; è del parere che la spesa dell’Unione in materia di migrazione esterna debba essere erogata in modo più efficace e rispettare criteri di “valore aggiunto” onde garantire alle persone condizioni di vita adeguate nei loro paesi d’origine e in altri paesi ACP;

108.  invita tutte le principali parti interessate a riflettere sull’equilibrio tra la flessibilità negli interventi, la complementarità dei fondi, il livello di questi ultimi e l’effetto leva necessario, nonché sulle potenziali sinergie e l’addizionalità generale degli interventi dell’Unione, e a rispondervi in maniera adeguata;

109.  ritiene che l’attuale frammentazione degli strumenti, dotati di obiettivi propri tra loro scollegati, ostacoli il controllo parlamentare sul modo in cui i fondi vengono attuati e l’individuazione delle responsabilità, rendendo quindi difficile valutare con chiarezza gli importi finanziari effettivamente spesi per sostenere l’azione esterna in materia di migrazione; si rammarica che ciò comporti una mancanza di efficacia, trasparenza e rendicontabilità; ritiene necessario ridefinire le possibilità di utilizzo degli strumenti politici esistenti prevedendo un’architettura chiara e rinnovata degli obiettivi, al fine di incrementarne l’efficacia e la visibilità generali;

110.  ritiene al riguardo che occorra esaminare con debita attenzione gli opportuni aiuti mirati ai diversi e mutevoli aspetti della migrazione esterna, al contempo assicurando l’adeguatezza del controllo dei fondi erogati, al fine di evitare il rischio di appropriazione indebita di fondi e di doppio finanziamento, e garantendo che gli altri paesi ACP continuino a beneficiare dell’assistenza del FES;

111.  ritiene che il cambiamento climatico e i problemi che ne derivano, la migrazione e lo sviluppo siano fattori strettamente interconnessi; chiede una migliore comprensione di questa correlazione nell’assegnazione degli aiuti allo sviluppo e negli obiettivi della politica di sviluppo; invita la Commissione e la BEI a evitare di aumentare semplicemente i fondi spesi per affrontare i problemi relativi alle migrazioni senza tenere conto dei progetti finalizzati all’adattamento ai cambiamenti climatici e di altri progetti di sviluppo;

Contributo della BEI

112.  osserva che nel 2015 sono stati stanziati 936 milioni di EUR per i paesi ACP e i PTOM in progetti attuati in 15 paesi e 6 raggruppamenti regionali;

113.  sostiene gli obiettivi generali del quadro dello strumento per gli investimenti ACP, ossia sostenere il settore privato locale e lo sviluppo dell’occupazione e di infrastrutture socioeconomiche che favoriscano lo sviluppo sostenibile a livello locale e regionale, nonché lo sviluppo del settore privato e delle infrastrutture chiave nell’ambito del Fondo fiduciario dell’UE per le infrastrutture in Africa;

114.  accoglie con favore gli sforzi della BEI volti a contribuire a una risposta dell’Unione alle questioni internazionali importanti, in particolare mediante il pacchetto sulla migrazione ACP e l’iniziativa sulla resilienza economica della BEI, sostenendo l’Unione e i paesi partner nell’affrontare le sfide socioeconomiche che contribuiscono alla migrazione, prefigurando il piano di investimenti esterni; segnala tuttavia il problema persistente di un controllo politico e democratico adeguato delle attività della BEI;

115.  invita la BEI a insistere sugli effetti a lungo termine degli investimenti e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile in tutti gli aspetti economici, sociali e ambientali e a darvi priorità;

116.  incoraggia la BEI a sostenere ulteriormente lo sviluppo del settore privato locale in quanto motore fondamentale della sostenibilità, a sostenere l’infrastruttura socioeconomica di base di interesse immediato per i beneficiari, nonché la ricerca di nuovi partner locali e regionali nel settore specifico della microfinanza; invita la BEI a incrementare l’addizionalità giustificando meglio l’uso dei fondi;

117.  invita la BEI a garantire che i progetti in corso siano monitorati regolarmente e che gli obiettivi e i criteri iniziali siano effettivamente soddisfatti nel corso della durata del progetto; ritiene che la BEI dovrebbe tener conto della possibile evoluzione del progetto e dei suoi obiettivi;

118.  accoglie con favore la seconda relazione 2015 della BEI sui risultati delle operazioni esterne e l’utilizzo, da parte della BEI, del metodo di valutazione dei tre pilastri e del quadro di misurazione dei risultati per la valutazione ex ante dei risultati attesi dai progetti di investimento;

119.  ritiene che il quadro di misurazione dei risultati e dell’esecuzione del Fondo investimenti dovrebbe misurare per ogni progetto l’impatto sullo sviluppo; sottolinea l’importanza di mirare agli stessi obiettivi e alle stesse strategie delle politiche di sviluppo dell’Unione; invita la BEI ad allineare ulteriormente le sue attività agli obiettivi delle politiche di sviluppo dell’Unione;

120.  chiede di indicare sistematicamente il Fondo investimenti ACP negli accordi di prestito e di garantire una maggiore trasparenza per quanto riguarda le decisioni del consiglio di amministrazione e i documenti direttivi;

121.  considera l’audit sul Fondo investimenti ACP una buona prassi in termini di cooperazione e controllo collaborativo tra il Parlamento e la Corte; deplora tuttavia che i progetti attuati nei PTOM e i fondi assegnati a questi ultimi non siano oggetto di audit; deplora che il Fondo investimenti non rientri nell’ambito dell’audit condotto dalla Corte ai fini della dichiarazione di affidabilità né sia soggetto alla procedura di discarico del Parlamento;

Verso l’accordo post-Cotonou

122.  riconosce i risultati raggiunti dal FES e ritiene nel contempo che dovrebbero essere prese in considerazione nuove prospettive onde tenere conto dei cambiamenti intervenuti nel panorama dei paesi ACP e dei PTOM e nello sviluppo di nuovi obiettivi sostenibili, in particolare la correlazione tra pace, aiuti umanitari, cambiamenti climatici e relativi problemi, perdita di biodiversità e migrazione;

123.  accoglie con favore la comunicazione congiunta al Parlamento e al Consiglio su un partenariato rinnovato con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, pubblicata dalla Commissione e dall’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 22 novembre 2016 (JOIN(2016)0052), e chiede ulteriori discussioni tra le istituzioni dell’Unione sul futuro delle relazioni tra l’Unione e i paesi ACP;

124.  osserva che, mentre la Commissione ha proposto semplificazioni sostanziali del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale, ogni FES è ancora disciplinato dal proprio regolamento finanziario; ritiene che un regolamento finanziario unico consentirebbe di ridurre la complessità nella gestione e nell’attuazione dei vari FES; sottolinea, inoltre, che il Parlamento ha da tempo chiesto l’integrazione dei FES nel bilancio dell’Unione;

125.  ritiene che nell’accordo post-Cotonou dovrebbe essere garantita maggiore coerenza tra gli obiettivi di sviluppo e tutte le politiche esterne dell’Unione, e che dovrebbero occupare una posizione centrale elementi quali la lotta alle ineguaglianze e le azioni a favore di uno sviluppo sostenibile;

126.  si attende di essere pienamente informato e consultato sulla revisione intermedia dell’11º FES, che dovrebbe tenere conto dell’Agenda 2030 e di un nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, nonché rispettare pienamente i principi di efficacia dello sviluppo ribaditi in occasione del Forum di alto livello del partenariato globale tenutosi a Nairobi, in particolare la responsabilità dei paesi beneficiari per quanto riguarda le priorità;

127.  raccomanda che l’accordo post-Cotonou vada al di là delle questioni economiche e promuova un dialogo politico efficace; ricorda che il dialogo politico è una delle chiavi per assicurare i risultati e l’efficacia degli aiuti;

128.  ritiene che l’accordo post-Cotonou dovrebbe promuovere l’emancipazione e la partecipazione delle comunità locali e della società civile in generale, in particolare attraverso l’istituzione di accordi di partenariato locali, al fine di garantire la corretta attuazione dei progetti a livello locale, specialmente nell’ambito della gestione indiretta;

129.  chiede che venga riconosciuto l’impatto dei cambiamenti climatici e dei problemi che ne derivano nonché della perdita di biodiversità su tutti i fattori di sviluppo; ritiene che l’accordo post-Cotonou dovrebbe essere maggiormente incentrato sullo sviluppo sostenibile dei paesi beneficiari e in particolare sulla questione dell’autosufficienza energetica;

130.  invita la Commissione a riconoscere e sviluppare ulteriormente la dimensione insulare nella politica di sviluppo e a creare uno strumento specifico per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che consenta una migliore ripartizione dei fondi, migliori risultati e un controllo adattato;

131.  suggerisce alla Commissione di fornire una valutazione a priori e di riferire in modo più sistematico in merito all’impatto della politica di sviluppo sui paesi e sulle regioni della stessa area geografica per permettere maggiori sinergie tra tutti i fondi disponibili in tali regioni;

132.  ribadisce il proprio sostegno di lunga data all’iscrizione in bilancio del FES, al fine di rafforzare il controllo democratico e la rendicontabilità e di migliorare l’efficacia, la trasparenza e la visibilità nell’utilizzo del Fondo; sottolinea che l’iscrizione in bilancio ridurrebbe i costi di transazione e semplificherebbe gli obblighi di comunicazione e contabilità grazie all’introduzione di un’unica serie di norme amministrative e strutture decisionali;

Seguito dato alle risoluzioni del Parlamento

133.  invita la Corte a inserire nella sua prossima relazione annuale un esame del seguito dato alle raccomandazioni formulate dal Parlamento nella sua risoluzione annuale sul discarico.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(2) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(3) Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all’associazione dei paesi e territori d’oltremare all’Unione europea (“Decisione sull’associazione d’oltremare”) (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
(4) Comunicazione CAB D(2016) Ares 06675546.
(5) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1 .
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