Testo approvato – Discarico 2014: bilancio generale dell'UE – Commissione e agenzie esecutive – P8_TA(2016)0147 – Giovedì 28 aprile 2016 – Bruxelles – Edizione definitiva

Parlamento europeo

(AGENPARL) - Strasburgo,  -

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2014, sezione III – Commissione,

–  viste le sue decisioni sul discarico per l’esecuzione del bilancio delle agenzie esecutive per l’esercizio 2014,

–  visti l’articolo 93 e l’allegato V del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e i pareri delle altre commissioni interessate (A8-0140/2016),

A.  considerando che la spesa dell’Unione contribuisce in misura significativa al conseguimento degli obiettivi delle politiche e rappresenta in media l’1,9 % della spesa pubblica degli Stati membri dell’Unione, sebbene in alcuni casi particolari superi ampiamente il 10 %;

B.  considerando che, quando il Parlamento concede il discarico alla Commissione, verifica, da un lato, se i fondi sono stati spesi in modo legittimo e regolare e, dall’altro lato, se gli obiettivi delle politiche sono stati conseguiti, se sono stati realizzati risultati appropriati e se i principi di sana gestione finanziaria e di una “cultura del risultato” sono stati rispettati;

C.  considerando che la procedura di discarico 2014 copre un anno in cui coincidono due periodi di programmazione e che, in molti casi, le spese contabilizzate riguardano il periodo di programmazione 2007-2013;

D.  considerando che le principali priorità concernenti il discarico alla Commissione per l’esercizio 2014 sono le seguenti:

   a) adottare un approccio rafforzato basato sull’efficacia e orientato ai risultati per contribuire a un equilibrio tra le modalità tradizionali e l’applicazione di nuovi elementi che rispecchiano i fabbisogni finanziari attuali e futuri dell’Unione;
   b) porre l’accento sul fatto che il 2014 è stato il primo anno del nuovo periodo di programmazione in cui sono stati introdotti importanti elementi orientati ai risultati;
   c) presentare alcuni miglioramenti per quanto riguarda la disponibilità dei dati per valutare i reali benefici;
   d) includere nella procedura di discarico una valutazione della qualità del quadro regolamentare per l’assegnazione della spesa di bilancio dell’Unione;
   e) considerare la procedura di discarico non esclusivamente come relativa a un determinato esercizio, ma come un processo continuo, in cui il seguito dato ha un ruolo essenziale,
   f) affrontare la procedura di discarico dalla prospettiva della stretta relazione tra il bilancio dell’Unione e il nuovo paradigma della politica macroeconomica dell’Unione(1) , tenendo presente che il vero scopo del bilancio dell’Unione è di contribuire al conseguimento degli obiettivi delle politiche settoriali;
   g) affrontare la procedura di discarico come un meccanismo importante per formulare raccomandazioni politiche da applicare ed eseguire nel quadro dei finanziamenti dell’Unione;

E.  considerando che i nuovi aspetti del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020, che sono pertinenti per il discarico alla Commissione per l’esercizio 2014, sono i seguenti:

   a) concentrazione tematica – il finanziamento dell’Unione dovrebbe sostenere solo i settori prioritari e non tutti i settori; le priorità dovrebbero essere definite con precisione e supportate da un’analisi quantitativa e da piani fattibili per il loro conseguimento, se del caso; il numero delle priorità deve essere rigorosamente limitato; le priorità dovrebbero ricevere finanziamenti consistenti al fine di conseguire risultati e benefici tangibili;
   b) un approccio e sinergie integrati e basati sul territorio – i programmi e i progetti dovrebbero non solo produrre risultati e benefici, ma questi ultimi dovrebbero integrare quelli di altri programmi e progetti grazie a sinergie, pur nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; le sinergie dovrebbero essere realizzate all’interno di un’area territoriale determinata; affinché il sistema funzioni, è importante creare una matrice gestionale per predisporre le condizioni appropriate per i progetti integrati;
   c) condizionalità e riserva di efficacia – i principi di sana gestione finanziaria sono basati sul fatto che il finanziamento dell’Unione è assegnato in circostanze di bilancio, macroeconomiche e istituzionali nazionali appropriate, che sono una precondizione per il finanziamento stesso; dall’altro lato, è stata introdotta una riserva di efficacia per ricompensare il conseguimento di buoni risultati;
   d) semplificazione – il sistema di finanziamento dell’Unione è estremamente complicato sotto vari aspetti, il che costituisce un ostacolo alla gestione efficace e alla valutazione dei risultati e dei benefici effettivi;
   e) migliori risultati quantificati – è importante misurare effettivamente i risultati che sono stati conseguiti e trarre lezioni strategiche da tali osservazioni; a tal fine, è cruciale migliorare i parametri e i sistemi di analisi dei dati e che la gestione si concentri su tali dati e su altri indicatori di miglioramento;

F.  considerando che alla Commissione spetta la responsabilità ultima per l’esecuzione del bilancio dell’Unione e che gli Stati membri hanno il dovere di leale cooperazione con la Commissione per garantire che gli stanziamenti siano utilizzati secondo i principi della sana gestione finanziaria; considerando la particolare responsabilità che incombe agli Stati membri per l’esecuzione del bilancio dell’Unione, specialmente nell’ambito di una gestione concorrente dei fondi;

G.  considerando l’assoluta importanza che, nell’ambito di una gestione concorrente dei fondi, i dati comunicati dagli Stati membri siano veritieri ed esatti; considerando altresì l’assoluta importanza che gli Stati membri siano consapevoli della propria responsabilità per la gestione dei fondi dell’Unione nell’ambito della gestione concorrente;

A. QUESTIONI GENERALI

Impegni della Commissione in relazione alle priorità di discarico

1.  ricorda che, a norma dell’articolo 319, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea: “La Commissione compie tutti i passi necessari per dar seguito alle osservazioni che accompagnano le decisioni di scarico ed alle altre osservazioni del Parlamento europeo concernenti l’esecuzione delle spese, nonché alle osservazioni annesse alle raccomandazioni di scarico adottate dal Consiglio.”;

2.  si rammarica che le risposte della Commissione riguardo a una serie di aspetti rimangano ambigue;

3.  prende atto della proposta della Commissione che modifica il regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013, per quanto riguarda la segreteria del comitato di vigilanza dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF);

4.  invita nuovamente la Commissione a presentare una comunicazione al Parlamento, in tempo utile per il riesame intermedio del QFP, contenente proposte su possibili modalità per affrontare le nuove potenziali sfide che richiedono un sostegno a titolo del bilancio dell’Unione, spiegando altresì come intende conciliare in futuro gli obiettivi politici a lungo termine (come la strategia Europa 2020) con il prossimo QFP post 2020;

5.  ricorda alla Commissione che la Corte dei conti (la “Corte”) ha chiesto che venga introdotto un piano a lungo termine per il flusso di cassa che copra vari anni; invita la Commissione a presentare un siffatto piano entro la fine del 2016;

6.  invita la Commissione a rivedere il Codice di condotta per i Commissari alla luce delle richieste avanzate nella risoluzione sul discarico alla Commissione per l’esercizio 2014, in tempo utile per la procedura di discarico 2015;

7.  esorta la Commissione a non adottare il nuovo quadro per i gruppi di esperti della Commissione fino a quando si terrà una riunione tra il Vicepresidente Timmermans, il Mediatore europeo, deputati al Parlamento europeo che svolgono funzioni chiave e rappresentanti della società civile, per discutere le questioni finali riguardanti sia i contenuti della nuova regolamentazione orizzontale sia la sua attuazione;

8.  invita la Commissione a incaricare le sue direzioni generali di pubblicare tutte le raccomandazioni specifiche per paese che hanno formulato nel contesto del semestre europeo nelle rispettive relazioni annuali di attività;

Strategia e missione: continuità e innovazione

9.  prende atto della necessità di rispettare i principi in vigore in materia di discarico come pure i nuovi aspetti e principi contenuti nell’ultimo QFP; prende atto pertanto della necessità di un approccio innovativo per valutare il primo anno del QFP e per meglio adeguare la procedura di discarico all’evoluzione dei fabbisogni e dei requisiti del bilancio dell’Unione;

10.  ritiene che l’innovazione principale nel contenuto del discarico dovrebbe consistere nel trovare un migliore equilibrio tra, da un lato, le questioni formali e procedurali dell’utilizzo del bilancio dell’Unione e, dall’altro lato, gli approcci basati sull’efficacia e orientati ai risultati, tenendo conto dell’utilizzo della capacità di assorbimento;

11.  sottolinea che in passato la procedura di discarico ha verificato principalmente la legittimità e la regolarità delle operazioni finanziarie; ritiene, nel contesto dell’iniziativa della Commissione “Un bilancio dell’UE incentrato sui risultati”, che occorrerà esaminare in futuro più approfonditamente, oltre alle suddette verifiche, se i risultati conseguiti dai progetti e dai programmi corrispondono agli obiettivi prefissati;

12.  constata che il discarico mira a definire un approccio comune a elementi specifici della politica di bilancio dell’Unione, specialmente quelli che sono stati introdotti da poco, segnatamente gli aspetti relativi all’efficacia e gli aspetti relativi alla capacità preventiva e rettificativa dei sistemi di vigilanza e controllo;

13.  ritiene che un bilancio orientato ai risultati esiga indicatori forti, solidi e adottati di comune accordo; rileva, tuttavia, che tali indicatori devono ancora essere concordati con i colegislatori, con la Commissione e attraverso ampie consultazioni con le autorità degli Stati membri e con altri soggetti interessati; accoglie con favore, a tale riguardo, l’istituzione del gruppo di lavoro interistituzionale sulla performance del bilancio orientato ai risultati, che ha iniziato le proprie attività solo di recente; incoraggia tutte le parti in causa ad accelerare le loro attività, garantendo nel contempo che sia concordato un insieme di indicatori di elevata qualità;

14.  sottolinea che l’obiettivo principale del bilancio dell’Unione è di apportare benefici ai cittadini dell’Unione e, in parallelo, di proteggere gli interessi finanziari dell’Unione, oltre a rispettare gli obblighi e gli obiettivi dei trattati; indica che i benefici consistono in un sostegno orientato allo sviluppo e alle priorità attuali, compatibili con il contesto di politica economica e la performance economica, tenendo conto altresì della necessaria flessibilità nell’eventualità di situazioni nuove e di emergenze, mentre la protezione degli interessi finanziari dell’Unione richiede il corretto utilizzo della spesa in conformità delle norme e senza errori o frodi; ritiene che l’approccio al discarico dovrebbe contribuire a trovare un equilibrio tra questi elementi;

15.  sottolinea inoltre l’obbligo della Commissione di garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione, a norma dell’articolo 17, paragrafo 1, TUE, e chiede alla Corte di elaborare una relazione speciale per verificare l’uso corretto da parte della Commissione dei propri poteri nel sostenere e controllare gli Stati membri nell’applicazione del diritto dell’Unione;

Ottenere risultati dal bilancio dell’Unione

16.  osserva che il principio chiave per il discarico alla Commissione per l’esercizio 2014 è la solidità dei flussi finanziari e dei programmi e progetti concreti sottostanti, alla luce di una valutazione dell’utilizzo ottimale dei fondi dell’Unione sotto ogni profilo;

17.  si compiace che la struttura e il contenuto della relazione annuale della Corte per il 2014 seguano le rubriche del QFP e pongano un maggiore accento sull’efficacia e sui risultati; prende atto con soddisfazione che i capitoli della relazione riguardanti la gestione concorrente includono, nel quadro di un esercizio pilota, i risultati preliminari delle valutazioni dell’efficacia dei programmi;

18.  è consapevole che l’aumento degli audit dell’efficacia non possa avvenire in un’unica tappa, in quanto gli audit possono essere effettuati solamente quando gli atti giuridici di base e il bilancio sono stati elaborati con l’intento di allineare gli obiettivi delle politiche a indicatori qualitativi o di produrre risultati misurabili;

19.  ritiene, in tale contesto, che il QFP rappresenti un importante passo in avanti con l’introduzione di condizionalità ex ante, di riserve di efficacia e di maggiori possibilità di semplificazione e di sinergie tra fondi;

20.  sottolinea che, visto che i periodi coperti dalla strategia decennale dell’Unione e dal suo quadro finanziario settennale non coincidono, la capacità della Commissione di monitorare il contributo del bilancio dell’Unione alla strategia 2020 è limitata per la prima metà del periodo della strategia, sebbene tutti i dati necessari per lo svolgimento di controlli annuali siano disponibili;

21.  sottolinea, tuttavia, la necessità che gli obiettivi e il bilancio orientato ai risultati siano coerenti con gli obiettivi dei trattati, con la strategia Europa 2020 e con le politiche settoriali e di coesione, e dispongano di sufficiente flessibilità per adeguarsi alle eventuali situazioni di emergenza, come la crisi economica e/o la crisi dei rifugiati;

22.  osserva che nel 2014 il tasso di assorbimento di alcuni programmi, fondi e strumenti del QFP 2014-2020 è stato pari a zero a causa dell’adozione tardiva dei relativi regolamenti e dei conseguenti ritardi nell’approvazione della legislazione secondaria e dei documenti di programmazione;

23.  ricorda che il QFP 2014-2020 è il primo QFP che mette a disposizione risorse inferiori rispetto ai QFP precedenti e che la pressione sui massimali di pagamento è molto più elevata rispetto ai QFP precedenti;

24.  ricorda che, nelle sue risoluzioni(2) che accompagnano le decisioni di discarico, dal 2013 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di concentrare l’applicazione dell’articolo 318 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) – relativo alle relazioni di valutazione – sull’attuazione della strategia decennale dell’Unione per la crescita e l’occupazione come pure sulla sua efficacia e sui risultati concreti; accoglie con favore il fatto che la Corte ha scelto di incentrare il capitolo 3 della sua relazione annuale 2014 sulla strategia Europa 2020 e chiede alla Corte di continuare a sviluppare il suo approccio orientato all’efficacia e ai risultati;

25.  sottolinea che l’architettura della strategia Europa 2020 è estremamente complessa (essa comprende cinque obiettivi principali, sette iniziative faro e undici obiettivi tematici per i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE)); osserva che questi diversi strumenti non sono concepiti per tradurre gli obiettivi politici della strategia in obiettivi operativi pratici mediante sinergie;

26.  si rammarica che nonostante alcuni progressi menzionati dalla Corte nella sua relazione annuale 2014(3) , la Commissione abbia finora riferito solo in misura molto limitata, in una relazione di valutazione, sul contributo del bilancio dell’Unione al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 (a norma dell’articolo 318 TFUE); sottolinea che il QFP 2007-2013 non esige una rendicontazione completa sul contributo del bilancio dell’Unione agli obiettivi della strategia Europa 2020, come era previsto prima della sua adozione;

27.  si compiace della presenza di alcuni elementi che costituiscono un sistema di monitoraggio e relazioni efficace, in particolare per quanto riguarda gli strumenti statistici creati da Eurostat, ma si rammarica che la revisione della strategia Europa 2020 da parte della Commissione sia stata rinviata fino all’inizio del 2016 e che i risultati della consultazione pubblica sulla strategia Europa 2020 non forniscano un feedback sostanziale sul ruolo dei finanziamenti dell’Unione;

28.  deplora che gli obiettivi di alto livello della strategia Europa 2020 non siano sistematicamente tradotti in obiettivi operativi in accordi di partenariato e programmi; rileva che la legislazione in vigore non esige che il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) siano strutturati attorno a obiettivi tematici;

29.  sottolinea, come riconosciuto dalla Commissione nelle sue risposte alle osservazioni della Corte(4) , che gli obiettivi dell’Unione sono definiti nei trattati e devono essere perseguiti e rispettati (ad esempio la politica agricola comune) e che, in tale contesto, il bilancio dell’Unione è assegnato alle varie attività e adattato, per quanto possibile, ai cambiamenti nelle principali priorità dell’Unione (vale a dire la strategia di Lisbona, la strategia Europa 2020);

30.  si rammarica che i potenziali benefici derivanti dal conseguimento di sinergie tra i cinque fondi SIE, raggruppandoli in un unico quadro regolamentare e di gestione e in un accordo di partenariato per Stato membro, non siano ancora stati realizzati e che continuino ad applicarsi norme diverse a livello di fondo e quindi anche di programma; sottolinea che dovrebbero essere adottati solo accordi di partenariato e programmi valutati attentamente per garantire un’efficace attuazione dei fondi SIE;

31.  si attende che la Commissione riferisca sul contributo del bilancio dell’Unione al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; concorda sulla difficoltà del compito di rendere conto in modo coerente sugli obiettivi tematici di tutti i cinque fondi SIE e quindi sul contributo da essi fornito al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; osserva che nel 2017 la Commissione dovrà presentare la prima relazione strategica sul contributo alla strategia Europa 2020;

32.  sottolinea tuttavia che i 3/4 dei progetti dei fondi strutturali hanno conseguito i loro obiettivi politici interamente o parzialmente e che solo nel 2 % dei casi non è stato conseguito nessuno degli obiettivi stabiliti nel programma operativo o nella convenzione di sovvenzione;

33.  osserva che la Corte ha incentrato l’attenzione sull’analisi della coerenza degli accordi di partenariato degli Stati membri con gli obiettivi della strategia Europa 2020 quale prerequisito per una migliore performance; chiede alla Corte di presentare informazioni, nella sua prossima relazione annuale, sulla traduzione degli obiettivi della strategia Europa 2020 nei risultati attesi nell’ambito di altri programmi e fondi gestiti direttamente dalla Commissione;

34.  sottolinea che l’introduzione di indicatori di risultato comuni per ciascun fondo sarebbe un passo importante, pur rammaricandosi di quanto segue:

   a) gli Stati membri non sono tenuti a includere indicatori comuni nei loro programmi, fatta eccezione per l’Iniziativa europea per l’occupazione giovanile e il FEASR, e la prima fase di controllo a livello di Stati membri non prevede valutazioni relative ai risultati;
   b) fatta eccezione per due fondi (il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR)) e il Fondo di coesione (FC)), non vi sono indicatori comuni tra i diversi fondi;
   c) i target intermedi esistono solo per il quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione, mentre i target finali possono essere poco ambiziosi;
   d) permane una limitata capacità da parte della Commissione europea per quanto riguarda il monitoraggio e la valutazione della performance;

35.  prende atto che, secondo la Corte, esistono lacune intrinseche al quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione del regolamento recante disposizioni comuni sui fondi SIE(5) , visto che risultati insufficienti non comportano la perdita della riserva di efficacia per gli Stati membri e che le sanzioni finanziarie disponibili per la Commissione sono limitate; ritiene tuttavia che, prima di chiedere l’applicazione di sanzioni, dovrebbe essere creato un sistema più efficace per la misurazione della performance e che le potenziali sanzioni dovrebbero essere precedute dalla prestazione di assistenza agli Stati membri al fine di migliorare la loro performance;

36.  invita la Commissione ad avvalersi maggiormente delle possibilità offerte dalla normativa vigente riguardo alla riserva di efficacia, in modo da creare incentivi finanziari per migliorare effettivamente la gestione finanziaria; chiede altresì un potenziamento della riserva di efficacia quale strumento per incrementare la parte focalizzata sui risultati nell’ambito del prossimo riesame della legislazione(6) ;

37.  prende atto che l’orientamento impartito dai servizi centrali della Commissione ha migliorato le relazioni annuali sulla performance delle direzioni generali (DG), ma ribadisce che gli obiettivi delle DG non sono adatti a fini gestionali e che permangono difficoltà in relazione agli indicatori per il monitoraggio dell’efficacia; rileva altresì che tutti gli indicatori applicati negli anni passati per misurare i progressi delle riforme della strategia Europa 2020, sia a livello di Unione che a livello nazionale, sono stati esclusi dalla relazione annuale di attività del Segretario generale della Commissione nel 2014 e sono stati invece inclusi nei piani di gestione e nelle relazioni annuali di attività delle DG operative;

38.  chiede che la Commissione prenda in considerazione la presentazione di proposte al fine di:

   a) allineare meglio il QFP alla strategia Europa 2020 e proporre, se del caso, la sua revisione per meglio uniformarsi alla strategia Europa 2020;
   b) riprendere gli obiettivi politici di alto livello della strategia Europa 2020 negli obiettivi fissati a livello di Unione;
   c) garantire che gli accordi di partenariato e i programmi traducano gli obiettivi a livello di Unione in obiettivi tematici, che possano essere collegati a obiettivi operativi al livello degli Stati membri o nei programmi direttamente gestiti dalla Commissione;

39.  chiede alla Commissione di proporre al legislatore di prevedere che:

   a) gli Stati membri includano nei loro accordi di partenariato e programmi una dichiarazione sui risultati quantificabili che il finanziamento è inteso a conseguire, se del caso;
   b) tutti gli accordi di partenariato e i programmi includano indicatori di risultato comuni, se possibile comuni a fondi diversi, intesi a monitorare i progressi a livello locale, di Stati membri e di Unione;
   c) il quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione sia basato il più possibile su questi indicatori di risultato comuni;

40.  chiede alla Commissione di includere nelle prossime relazioni di valutazione di cui all’articolo 318 TFUE un’analisi dell’efficienza, dell’efficacia e dei risultati ottenuti in termini di crescita e posti di lavoro attraverso il piano di investimento di 315 miliardi di EUR annunciato il 26 novembre 2014 dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, in occasione della seduta plenaria del Parlamento;

Seguito dato al discarico alla Commissione per l’esercizio 2013

41.  si rammarica che il tasso di errore globale sia rimasto praticamente allo stesso livello e che i pagamenti continuino a essere inficiati da errori in misura rilevante;

Capitolo

2013

2014

Operazioni

Tasso di errore(7) ,

Operazioni

/ EUR

Tasso di errore

Entrate

55

0,0%

55

0,0%

Competitività, ricerca, istruzione, trasporti, altri programmi

160

4,0%

166 / 13 miliardi

5,6%

Coesione

343

5,3%

331 / 55,7 miliardi

5,7%

Settore Politica regionale e urbana

168

6,4%

161

6,1%

Settore Occupazione e affari sociali

175

3,1%

170

3,7%

Risorse naturali

360

4,4%

359 / 57,5 miliardi

3,6%

FEAGA — Sostegno al mercato e aiuti diretti

180

3,6%

183

2,9%

Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca

180

7,0%

176

6,2%

Europa globale

182

2,1%

172 / 7,4 miliardi

2,7%

Amministrazione

135

1,1%

129 / 8,8 miliardi

0,5%

Totale

1,180

4,5%

1.157  / 142,4 miliardi

4,4%

42.  si rammarica che persistano la mancanza di attendibilità dei controlli di primo livello effettuati dagli Stati membri nell’ambito della gestione concorrente e le carenze nell’esclusione dei terreni non ammissibili dal sistema per l’identificazione delle parcelle agricole (SIPA); sottolinea che, secondo la relazione annuale della Corte per il 2014, sia i settori soggetti a gestione concorrente sia tutte le altre spese operative (che sono per la maggior parte gestite direttamente dalla Commissione) presentano un tasso di errore stimato del 4,6 %; rileva tuttavia che sono state attuate numerose azioni correttive;

43.  prende atto con preoccupazione che l’attuazione delle raccomandazioni e dei requisiti seguenti, contenuti nella relazione sul discarico alla Commissione per l’esercizio 2013, è tuttora in sospeso:

   a) l’introduzione di un sistema sanzionatorio nei confronti degli Stati membri nel caso in cui trasmettano informazioni e dichiarazioni inesatte sui programmi e degli organismi pagatori in caso di dichiarazioni false o inesatte, tra cui i tre seguenti aspetti: le statistiche sulle ispezioni, le dichiarazioni degli organismi pagatori e il lavoro svolto dagli organismi di certificazione;
   b) la pubblicazione non solo delle dichiarazioni nazionali, ove si sia deciso volontariamente di presentarle, ma anche delle sintesi annuali e delle dichiarazioni di gestione come “documenti confidenziali” se del caso, onde fornire un quadro più chiaro e ottenere un reale miglioramento della gestione finanziaria; tuttavia, non è ancora chiaro quale sarà l’efficacia di queste misure considerando le differenze tra le strutture degli Stati membri e la responsabilità politica delle diverse autorità nazionali;
   c) l’analisi e l’informazione sui risultati preliminari ottenuti attraverso il Piano di investimenti per l’Europa annunciato dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker al Parlamento nel novembre 2014;

44.  prende atto con preoccupazione che, delle 65 raccomandazioni formulate dalla Corte negli anni 2011 e 2012, solo 20 sono state integralmente attuate, 26 sono in fase di attuazione per la maggior parte degli aspetti e 19 sono in fase di attuazione per alcuni aspetti; invita la Commissione a dare un seguito alle raccomandazioni e ai requisiti del Parlamento e a continuare ad attuare le raccomandazioni della Corte;

45.  sottolinea che, dal punto di vista del Parlamento, non è soddisfacente che i procedimenti in contraddittorio terminino con la formula “la Commissione e la Corte giungono a conclusioni differenti”; invita pertanto entrambe le istituzioni ad adoperarsi per evitare detto risultato;

46.  chiede alla Commissione un piano d’azione corredato di scadenze e obiettivi al fine di migliorare la prevenzione degli errori ricorrenti;

Posizione della Corte: la dichiarazione di affidabilità della Corte

47.  si compiace che la Corte abbia formulato un parere positivo sull’affidabilità dei conti per il 2014, come ha fatto fin dal 2007, e che abbia concluso che nel 2014 le entrate erano esenti da errori rilevanti; constata altresì con soddisfazione che gli impegni su cui si basano i conti per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2014 sono, sotto tutti gli aspetti, rilevanti, legittimi e regolari;

48.  rileva che i risultati complessivi corrispondono in generale alle precedenti osservazioni della Corte

49.  deplora che, per il ventunesimo anno consecutivo, i pagamenti siano stati inficiati da errori in misura rilevante a causa dell’efficacia soltanto parziale dei sistemi di vigilanza e controllo

50.  si rammarica che i pagamenti siano inficiati da un tasso di errore più probabile del 4,4 %; ricorda che il tasso di errore più probabile per i pagamenti era stato stimato al 4,7 % nell’esercizio 2013, al 4,8 % nell’esercizio 2012 e al 3,9 % nell’esercizio 2011(8) ; rileva che i tassi di errore più elevati sono stati identificati nella spesa a titolo della coesione economica, sociale e territoriale (5,7 %) e della competitività per la crescita e l’occupazione (5,6 %), mentre la spesa amministrativa presenta il tasso di errore stimato più basso (0,5%);

51.  si chiede se il tasso di errore per determinate operazioni sia fondato su una base comparabile e dovrebbe pertanto fungere da parametro di riferimento; rileva che il tasso di errore per i regimi di rimborso (5,5 %) è basato sull’ammissibilità dei costi, mentre quello dei programmi di sostegno basati su diritti acquisiti (2,7 %) è basato solo sulla necessità di rispettare determinate condizioni;

52.  prende atto che, se le misure correttive adottate dagli Stati membri e dalla Commissione non fossero state applicate ai pagamenti sottoposti ad audit della Corte, il tasso di errore stimato sarebbe stato del 5,5 % invece del 4,4 %; esorta pertanto la Commissione, le autorità negli Stati membri e i revisori indipendenti a utilizzare tutte le informazioni di cui dispongono per evitare, individuare o correggere eventuali errori;

53.  sottolinea che per quanto riguarda le spese operative il tasso di errore stimato per la spesa nell’ambito della gestione concorrente è pari al 4,6 % (contro il 4,9 % nel 2013), rimanendo a un livello molto elevato; è preoccupato per il fatto che per gli altri tipi di spese operative in cui la Commissione svolge un ruolo principale il tasso di errore stimato ha registrato un’impennata fino al 4,6 % (contro il 3,7 % nel 2013);

54.  osserva che la Commissione riconosce che la spesa è inficiata da un tasso rilevante di errori, in quanto presenta, nella sua relazione di sintesi 2014, l’importo a rischio con una variazione che va da 3,7 a 5 miliardi di EUR, che rappresenta tra il 2,6 % e il 3,5 % dei pagamenti; rileva che la Commissione stima che nei prossimi anni individuerà e rettificherà errori per un importo totale di circa 2,7 miliardi di EUR;

55.  appoggia il parere della Corte secondo cui nonostante i miglioramenti nella sua analisi dell’impatto delle azioni correttive, la Commissione non ha eliminato il rischio che l’impatto di tali azioni correttive sia sovrastimato o di scarsa rilevanza(9) ;

56.  è del parere che per oltre tre quarti della spesa del 2014 le DG della Commissione basino le loro stime dell’importo a rischio su dati forniti dalle autorità nazionali; rileva che la Commissione afferma, nella sua relazione di sintesi, che l’attendibilità delle relazioni sui controlli fornite dagli Stati membri rimane problematica;

57.  constata che per dodici DG della Commissione la capacità rettificativa è superiore all’importo a rischio stimato, il che rispecchia il carattere pluriennale dei sistemi correttivi;

58.  invita la Commissione a rivedere il metodo utilizzato per il calcolo del potenziale correttivo in tempo utile per la procedura di discarico 2015;

59.  osserva che, qualora la Commissione disponga di prove di una ridotta capacità di assorbimento negli Stati membri, essa dovrebbe valutare tutte le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP e in primo luogo proporre misure per risolvere l’insufficiente capacità di assorbimento prima di adottare altre azioni;

60.  sottolinea che oltre due terzi delle rettifiche finanziarie registrate per la rubrica Coesione nel 2014 sono casi in cui le autorità degli Stati membri hanno soppresso le spese dichiarate e le hanno sostituite con nuove spese; si compiace che queste procedure siano limitate nel periodo di programmazione 2014-2020;

61.  chiede alla Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, di valutare, per ciascun settore e per il bilancio dell’Unione nel suo insieme, il tasso di errore rimanente dopo l’applicazione di tutte le misure rettificative, tenendo conto del carattere pluriennale dei programmi;

62.  invita la Commissione ad applicare in modo rigoroso l’articolo 32, paragrafo 5, del nuovo regolamento finanziario, qualora il livello di errore si mantenga alto e, di conseguenza, a identificare i punti deboli dei sistemi di controllo, ad analizzare i costi e i benefici di possibili misure correttive e a intraprendere o proporre interventi adeguati in termini di semplificazione, miglioramento dei sistemi di controllo e ridefinizione dei programmi o dei sistemi di consegna prima del riesame intermedio del periodo di programmazione 2014-2020;

63.  sottolinea l’osservazione della Corte secondo cui, se la Commissione, le autorità negli Stati membri o i revisori indipendenti avessero utilizzato tutte le informazioni di cui disponevano, una parte rilevante degli errori avrebbe dovuto poter essere evitata, individuata o corretta; esprime preoccupazione per il fatto che la Commissione ammette che occorrono almeno dieci anni prima che gli errori siano corretti; sottolinea che l’utilizzo di tutte le informazioni disponibili avrebbe potuto ridurre il livello di errore di 3,3 punti percentuali sia per la spesa a titolo della politica regionale e urbana (6,1 %) sia per lo sviluppo rurale, l’ambiente, l’azione per il clima e la pesca (6,2 %); sottolinea che l’utilizzo di tutte le informazioni disponibili avrebbe potuto ridurre il livello di errore di 2,8 punti percentuali per la competitività per la crescita e l’occupazione, che è direttamente gestita dalla Commissione;

64.  osserva che nel 2014 è stata posta nuova enfasi sulla programmazione di bilancio e sull’analisi orientate ai risultati, accompagnate da un cambiamento delle impostazioni metodologiche; sottolinea, in tale contesto, la necessità di una valutazione chiara e trasparente del contributo del bilancio dell’Unione 2014 ai risultati ottenuti nei collegamenti con la strategia Europa 2020 e negli obiettivi di politica settoriale;

65.  rileva altresì che la prassi delle relazioni annuali di attività è intesa a consentire l’individuazione dei risultati prodotti dagli interventi, ma si concentra tuttora più sulle realizzazioni che sui risultati;

66.  condivide le riserve espresse dal direttore generale della DG REGIO nella sua relazione annuale di attività riguardo ai sistemi di gestione e di controllo del FESR/Fondo di coesione per il periodo di programmazione 2007-2013 in 12 Stati membri (77 programmi) e nell’ambito dei programmi europei di cooperazione territoriale; ritiene che tali riserve dimostrino che le procedure di controllo poste in essere dalla Commissione e dagli Stati membri non sono in grado di fornire le necessarie garanzie riguardo alla legittimità e alla regolarità di tutte le operazioni sottostanti nei settori corrispondenti;

67.  condivide le riserve espresse dal direttore generale della DG AGRI nella sua relazione annuale di attività riguardo alle seguenti voci di spesa:

   ABB02 – spesa per le misure di mercato: laddove esistono 77,7 milioni di EUR a rischio e otto riserve; riguardanti quattro regimi di aiuto in sette Stati membri: Austria, Francia (ove due misure di aiuto sono interessate), Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Romania e Regno Unito;
   ABB 03 – Pagamenti diretti: laddove esistono 831,6 milioni di EUR a rischio riguardanti 15 organismi pagatori in 6 Stati membri: Spagna (ove 10 organismi pagatori sono interessati), Francia, Regno Unito (la Rural Payments Agency in Inghilterra), Grecia, Ungheria e Portogallo;
   ABB 04 – Spesa per lo sviluppo rurale: laddove esistono 532,5 milioni di EUR a rischio, riguardanti 28 organismi pagatori in 16 Stati membri: Bulgaria, Germania (tre organismi pagatori sono interessati), Danimarca, Spagna (sei organismi pagatori), Francia (due organismi pagatori), Regno Unito (due organismi pagatori), Ungheria, Grecia, Italia (ove quattro organismi pagatori sono interessati), Lituania, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania e Svezia;
   ABB 05 – Assistenza IPARD a favore della Turchia: laddove esistono 5,07 milioni di EUR a rischio;

ritiene che tali riserve dimostrino che le procedure di controllo poste in essere dalla Commissione e dagli Stati membri non sono in grado di fornire le necessarie garanzie riguardo alla legittimità e alla regolarità di tutte le operazioni sottostanti nei settori corrispondenti;

68.  condivide le riserve espresse dal direttore generale della DG EMPL nella sua relazione annuale di attività; rileva che la relazione annuale di attività contiene una riserva relativa ai pagamenti effettuati per il periodo di programmazione 2007-2013, per un importo a rischio di 169,4 milioni di EUR nel 2014 riguardante spese per sistemi di gestione e controllo relativi a 36 programmi operativi specifici del Fondo sociale europeo (FSE) in Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Spagna e Ungheria nel periodo di programmazione 2007-2013; ritiene che tali riserve dimostrino che le procedure di controllo poste in essere dalla Commissione e dagli Stati membri non sono in grado di fornire le necessarie garanzie riguardo alla legittimità e alla regolarità di tutte le operazioni sottostanti nei settori corrispondenti;

69.  chiede al direttore generale della DG DEVCO di fornire una garanzia più differenziata sulla base dei rischi nella sua relazione annuale di attività e successivamente di destinare una quota maggiore delle proprie risorse di controllo ai settori interessati da riserve specifiche;

70.  chiede al Consiglio di adottare una maggiore vigilanza sul discarico e si compiace della posizione critica adottata dalla Svezia e dal Regno Unito con la loro richiesta alla Commissione e alla Corte di:

   concentrarsi sulle aree e sui destinatari con un elevato rischio di errori invece di introdurre ulteriori controlli per tutti;
   concentrarsi sui controlli ex ante invece che sui controlli ex post;
   preservare i massimali di pagamento unanimemente convenuti, in particolare mantenendo la disciplina di bilancio in relazione agli impegni, disimpegnando effettivamente gli stanziamenti non utilizzati per far spazio a nuove priorità e a nuovi programmi, aumentando la trasparenza fornendo previsioni a lungo termine e assicurando l’equilibrio tra impegni e pagamenti, nonché riducendo i saldi di cassa eccessivi negli strumenti finanziari, dal momento che oltre 14 miliardi di EUR in fondi non utilizzati rimangono bloccati nell’ambito di tali strumenti mentre potrebbero essere usati per necessità e priorità più urgenti;

accoglie altresì con favore l’esortazione di Svezia e Regno Unito alle autorità degli Stati membri a fare un uso migliore delle informazioni disponibili per prevenire, individuare e correggere gli errori prima di dichiarare la spesa alla Commissione;

Sintesi

71.  conclude che il discarico:

   a) ha la priorità di giungere a un approccio equilibrato tra metodi tradizionali e una maggiore attenzione all’efficacia e ai risultati, tenendo presente in ogni caso gli obblighi derivanti dai trattati, dalle politiche settoriali e dalla flessibilità necessaria per far fronte a imprevisti;
   b) necessita di miglioramenti per quanto riguarda la disponibilità e la gestione dei dati per determinare l’efficacia e i risultati;
   c) è favorevole a un rafforzamento del legame tra il bilancio dell’Unione e le strategie e i concetti chiave delle politiche dell’Unione (come la strategia Europa 2020) e della loro correlazione con le principali politiche settoriali;
   d) rispetta i metodi di gestione e di controllo migliorati che sono conformi ai principi di sana gestione finanziaria;
   e) riserva uno spazio per ritornare sulle osservazioni formulate nelle precedenti procedure di discarico sotto forma di follow-up regolari;
   f) deplora l’aumento significativo del tasso di errore nelle spese operative gestite direttamente dalla Commissione, che hanno raggiunto per la prima volta lo stesso livello del tasso di errore riscontrato per le spese nell’ambito della gestione concorrente con gli Stati membri;
   a) la quota maggiore è a tutt’oggi rappresentata dai contributi degli Stati membri in base al rispettivo reddito nazionale lordo (RNL): nel 2014 tale contributo ammontava a 94,9 miliardi di EUR;
   b) tra le altre fonti rientrano i pagamenti basati sull’IVA riscossa nei singoli Stati membri, che ammontano complessivamente a 17,7 miliardi di EUR;
   c) i dazi doganali e i diritti agricoli rappresentano la terza fonte sostanziale, pari a 16,4 miliardi di EUR;

B. QUESTIONI SPECIFICHE

Gestione finanziaria e di bilancio

72.  sottolinea che la sana gestione finanziaria riguarda i risultati concreti degli interventi del bilancio dell’Unione, naturalmente a condizione che rispettino la legittimità e la regolarità delle spese e contribuiscano al valore aggiunto del bilancio dell’Unione dalla prospettiva dell’Unione; sottolinea che il rispetto dei principi di sana gestione finanziaria implica necessariamente la riduzione al minimo dei tassi di errore e dei casi di frode;

73.  sottolinea che il tasso di errore non è necessariamente un indicatore di frode, inefficacia o spreco, bensì una stima dei flussi finanziari che non avrebbero dovuto essere versati visto che non sono stati utilizzati in conformità delle norme e delle regolamentazioni; segnala, tuttavia, che il netto aumento degli errori gravi nell’ambito delle procedure di appalto pubblico dà adito a serie preoccupazioni, visto che gli Stati membri hanno maturato anni di esperienza con le attuali normative sugli appalti, e che se già ora si scontrano con difficoltà legate a tali normative, questo non è di buon auspicio per quando dovranno adattare la legislazione e le procedure nazionali alle nuove direttive in materia di appalti e concessioni; riconosce che il tasso di errore non è compreso appieno dai cittadini dell’Unione e al riguardo chiede alla Corte di avviare una discussione con la Commissione al fine di individuare le eventuali carenze metodologiche e concordare norme comuni nella notifica del tasso di errore;

74.  raccomanda che le norme e le regolamentazioni siano oggetto di una valutazione dell’impatto della regolamentazione (Regulatory Impact Assessment – RIA)(10) per verificare la loro compatibilità e conformità alle esigenze e agli obiettivi dell’Unione, come nel caso dei regimi di rimborso, mentre gli esempi di errore più frequente comprendono i pagamenti di costi non ammissibili (41 %) e gli errori negli appalti pubblici (27 %); osserva che questo tipo di errori non costituiscono necessariamente una frode o un atto d’inganno deliberato volto a ottenere un vantaggio;

75.  richiama l’attenzione sul fatto che l’esecuzione del bilancio 2014 dell’Unione è avvenuta nell’ambito di quadri regolamentari diversi, in quanto in tale esercizio erano in vigore due quadri, rispettivamente per i periodi 2007-2013 e 2014-2020;

76.  sottolinea pertanto che è opportuno e fondamentale distinguere tra varie tipologie di errore in funzione dei diversi tipi di spesa di bilancio dell’Unione, visto che le spese sono assegnate in base a criteri diversi e che è pertanto molto difficile raffrontarle;

77.  rileva che, nei suoi sforzi a favore di un rafforzamento della cultura del risultato, nella sua relazione annuale 2014 la Corte presta una grande attenzione agli aspetti relativi all’efficacia del bilancio dell’Unione, avendo verificato, nel quadro di un esercizio pilota, la reale complementarietà tra i finanziamenti dell’Unione e la strategia Europa 2020; osserva che la Corte ha sottolineato e identificato una scarsa e debole interconnessione tra gli accordi di partenariato/i programmi operativi e la strategia Europa 2020; segnala tuttavia che tale complementarietà dovrebbe essere considerata nel contesto generale dei compiti specifici dei fondi alla luce degli obiettivi previsti dai trattati, tra cui anche la coesione economica, sociale e territoriale;

78.  esprime preoccupazione per il tasso di assorbimento dei fondi che varia dal 50% al 92% negli Stati membri; invita la Commissione a presentare un’attenta analisi dei motivi per cui alcune regioni continuano a presentare un basso tasso di assorbimento dei fondi e a valutare azioni specifiche per risolvere i problemi strutturali alla base di tali carenze;

79.  accoglie favorevolmente il carattere innovativo della relazione annuale 2014 della Corte, che ha adottato un approccio basato sui risultati e sull’efficacia, valutando l’applicazione e l’orientamento degli interventi di bilancio dell’Unione rispetto alle priorità della strategia Europa 2020; ritiene che il concetto dell’approccio basato sui risultati e sull’efficacia dovrebbe essere applicato, nei prossimi anni, in sede di elaborazione delle raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo;

80.  sottolinea che le osservazioni della Corte sulle realizzazioni evidenziano la necessità di applicare misure per migliorare l’efficacia del bilancio e le norme di gestione concorrente;

L’efficacia del bilancio

81.  osserva che per efficacia del bilancio si intende un’adeguata concentrazione delle spese di bilancio dell’Unione sulle reali priorità dell’Unione per il periodo considerato;

82.  sottolinea che la cultura del risultato è basata su tre pilastri fondamentali: la strategia, la semplificazione e la procedura di bilancio;

83.  raccomanda il proseguimento del processo di semplificazione di entrambe le procedure e del contenuto del bilancio per giungere a una riduzione degli oneri amministrativi eccessivi e per limitare la sovraregolamentazione (“gold-plating”) in determinati Stati membri; sottolinea che il processo di semplificazione non dovrebbe comportare una deregolamentazione e non dovrebbe ignorare i meccanismi e le procedure di controllo, ovvero gli audit ex ante; sottolinea che la semplificazione non dovrebbe comportare modifiche eccessivamente frequenti del quadro regolamentare, con conseguenti oneri addizionali per le amministrazioni e i beneficiari, pregiudicando in tal modo l’evoluzione volutamente positiva della semplificazione; accoglie positivamente l’esistenza del gruppo ad alto livello creato dalla Commissione e attende i risultati delle sue attività;

84.  raccomanda di migliorare la procedura di bilancio in termini di informazioni sui risultati e di gestione, inclusi il rapporto costi-efficacia dei controlli, la dichiarazione di affidabilità e il discarico, le banche dati relative ai progetti e la comunicazione;

85.  chiede alla Commissione di migliorare la comunicazione e la cooperazione tra i soggetti che intervengono nella pianificazione, nell’esecuzione e nel discarico del bilancio, nonché con il pubblico in generale, puntando a far coincidere le aspettative, a condividere le esperienze sull’esecuzione e a riferire sul conseguimento dei risultati;

86.  chiede alla Commissione di prendere in considerazione l’uso di strumenti quali i media sociali, i sondaggi e i gruppi di riflessione per analizzare l’opinione pubblica e valutare come migliorare la sua strategia di comunicazione in futuro per quanto concerne la comunicazione dei risultati dei progetti ai cittadini;

87.  accoglie con favore il nuovo gruppo di lavoro interistituzionale sulla performance del bilancio al fine di giungere a una concezione comune dei principi del bilancio basato sulle prestazioni e orientato ai risultati;

88.  raccomanda di apportare miglioramenti corrispondenti in settori quali l’adeguamento dell’intensità dei controlli al rischio, l’elaborazione delle informazioni sui risultati e l’attendibilità dei risultati dei controlli comunicati dagli Stati membri;

89.  osserva che la Commissione ha creato un’enorme capacità di analisi, incentrata soprattutto su settori rilevanti per le singole DG, senza però trattare gli aspetti trasversali o interdisciplinari né i reali risultati delle sue politiche (co)finanziate dal bilancio dell’Unione;

90.  raccomanda di incentrare l’attenzione su un approccio basato sui risultati e sulla questione delle insufficienze o carenze del mercato, in quanto tale approccio contribuisce a concentrare i finanziamenti dell’Unione sui settori in cui possono essere meglio rispettati i criteri di economia, efficienza ed efficacia; sottolinea che occorre concepire tale approccio di modo da adattarlo a diversi tipi di insufficienze o carenze del mercato, uno collegato all’asimmetria dell’informazione e l’altro relativo alla valutazione del rendimento sotto il profilo commerciale che, in generale, non tiene conto di tutte le esternalità positive né dei benefici sociali in senso più ampio, mentre entrambi sono giustamente sostenuti dai finanziamenti dell’Unione;

91.  propone che, in sede di valutazione del valore aggiunto europeo, la Commissione adotti un criterio basato su ciò che sarebbe probabilmente successo se il progetto o l’attività in questione si fosse verificato o non avesse beneficiato di finanziamenti dall’Unione;

92.  chiede urgentemente chiarimenti riguardanti l’entità dei finanziamenti a titolo dei fondi dell’Unione versati a favore di imprese nel settore dei media in ciascuno Stato membro, quali imprese hanno ricevuto pagamenti e se il motivo è stato quello di pubblicizzare i fondi in questione o un altro motivo;

Gestione concorrente

93.  ricorda che la responsabilità per una corretta assegnazione del bilancio dell’Unione incombe in larga misura agli Stati membri, dal momento che il 76% della spesa rientra nella gestione concorrente; sottolinea che gli Stati membri hanno un’importante responsabilità per una corretta e legittima esecuzione del bilancio dell’Unione in quanto sono responsabili della gestione dei fondi dell’Unione;

94.  sottolinea che un elemento chiave per rettificare gli errori di ripartizione dei fondi consiste nel definire correttamente il fabbisogno dell’Unione, unitamente alle priorità di sviluppo degli Stati membri;

95.  sottolinea che quanto più gli Stati membri si sforzano di conseguire gli obiettivi nazionali e quantificati previsti dalla strategia Europa 2020, tanto più la spesa a titolo del bilancio dell’Unione potrà essere mirata e tanto più gli obiettivi in questione rispecchieranno le esigenze economiche, sociali, territoriali e ambientali dell’Unione e tanto più quest’ultima potrà garantire un contesto favorevole a una sana gestione finanziaria; raccomanda, a tale riguardo, la creazione di una piattaforma permanente composta dalla Commissione, dalle rappresentanze dei governi nazionali, incluse le rappresentanze permanenti presso l’Unione, nonché dai governi e dalle autorità regionali;

96.  condivide le conclusioni della Corte circa la necessità che la Commissione, le autorità nazionali e i revisori indipendenti utilizzino tutte le informazioni pertinenti disponibili per prevenire, individuare e correggere gli errori prima del rimborso; ribadisce fermamente che quando i dati sono disponibili non vi dovrebbe essere alcun motivo per cui la Commissione, le autorità nazionali e i revisori indipendenti dovrebbero omettere di adottare misure appropriate per prevenire, individuare e correggere gli errori;

97.  invita la Corte a sviluppare, d’intesa con le autorità nazionali di audit, un sistema che le consenta di valutare il seguito dato dagli Stati membri alle sue raccomandazioni;

98.  invita la Commissione a fornire orientamenti agli Stati membri affinché gli accordi di partenariato e i programmi operativi traspongano maggiormente la strategia Europa 2020 e attuino il concetto di indicatori comuni di risultato, come proposto nella relazione annuale 2014 della Corte;

99.  ritiene opportuno che il Parlamento e il Consiglio trovino assieme un modo per affrontare la questione della spesa degli Stati membri nell’ambito della gestione concorrente;

100.  sostiene l’inserimento delle raccomandazioni specifiche per paese negli accordi ai partenariato;

101.  esorta la Commissione a intensificare i negoziati con gli Stati membri sulla necessità di pubblicare le dichiarazioni nazionali e le sintesi annuali;

Rettifiche finanziarie e recuperi

102.  esprime preoccupazione per le rettifiche finanziarie attuate nel 2014 (rispetto ai pagamenti percepiti dell’Unione), per cui alcuni Stati membri si collocano a un livello tre volte superiore alla media del 2,3 % (Slovacchia 8,7 %, Repubblica ceca 8,1 %, Grecia 4,7 %);

103.  rileva che nel periodo di programmazione 2007-2013 sono state confermate rettifiche finanziarie per 209 milioni di EUR a titolo del FSE ed eseguiti 156 milioni di EUR, oltre ai 95 milioni di EUR confermati nel 2014; osserva che gli Stati membri con il livello più elevato di rettifiche sono la Spagna (56 milioni di EUR), la Romania (43 milioni di EUR), la Polonia (32 milioni di EUR) e la Francia (20 milioni di EUR);

104.  rileva che gli importi cumulativi rettificati per la politica di coesione nel periodo 2007-2013 rappresentano lo 0,9 % degli stanziamenti di bilancio; condivide l’osservazione della Commissione secondo cui le rettifiche finanziarie relative al periodo 2007-2013 dovrebbero continuare ad aumentare nel corso dei prossimi anni, via via che i suoi programmi arrivano a conclusione;

105.  rileva che per i programmi del FESR/FC, la Commissione ha imposto circa 2 miliardi di EUR di rettifiche finanziarie cumulativamente dall’inizio del periodo di programmazione 2007-2013, comprendenti 782 milioni di EUR di rettifiche finanziarie applicate dagli Stati membri prima che vengano dichiarate le spese alla Commissione o contemporaneamente ad esse; osserva con preoccupazione che i Stati membri più interessati sono la Repubblica ceca (719 milioni di EUR), l’Ungheria (298 milioni di EUR), la Grecia (257 milioni di EUR), la Spagna (237 milioni di EUR), la Slovacchia (152 milioni di EUR), la Romania (146 milioni di EUR) e l’Italia (105 milioni di EUR);

106.  rileva che, per l’FSE, gli Stati membri con gli importi più elevati di rettifiche finanziarie cumulative sono la Romania (355 milioni di EUR), la Spagna (213 milioni di EUR) e la Polonia (152 milioni di EUR);

107.  ritiene che le rettifiche e i recuperi finanziari siano strumenti efficaci per tutelare il bilancio dell’Unione; deplora tuttavia che, a causa del quadro normativo per la tutela degli interessi finanziari dell’Unione, della complessità delle relative procedure e del numero dei livelli di controllo che intervengono in numerosi settori, sia possibile rettificare gli errori soltanto diversi anni dopo essersi verificati;

Protezione degli interessi finanziari dell’Unione

108.  sottolinea che la corruzione e le frodi erodono la fiducia nelle istituzioni pubbliche e nella democrazia, oltre a compromettere il funzionamento del mercato interno dell’Unione; rileva la necessità di un approccio integrato nell’ambito del quale possano collaborare le istituzioni dell’Unione (e gli Stati membri); deplora che diverse istituzioni dell’Unione (Commissione e agenzie, Ufficio europeo per la lotta antifrode, Corte) abbiano diversi meccanismi di denuncia delle frodi;

109.  raccomanda alla Commissione di incorporare tutti i meccanismi di notifica in un unico sistema coerente a tutela degli interessi finanziari dell’Unione, migliorando in tal modo l’efficacia della lotta alle frodi e alla corruzione; ricorda l’importanza di una normativa coerente all’interno dell’Unione per contrastare efficacemente la criminalità organizzata che opera a livello transnazionale;

110.  ricorda che la trasparenza è lo strumento più efficace per contrastare gli abusi e le frodi; chiede che la Commissione migliori la normativa in questo ambito, rendendo obbligatoria la pubblicazione dei dati relativi a tutti i beneficiari dei fondi dell’Unione, compresi i dati relativi ai subappalti;

111.  esorta la Commissione ad aderire alla Convenzione penale sulla corruzione (STCE n. 173) del Consiglio d’Europa e ad accelerare i negoziati sulla partecipazione dell’Unione al gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) al fine di contribuire a un maggiore coordinamento delle politiche anticorruzione in Europa;

112.  invita la Commissione ad assumersi la piena responsabilità per il recupero degli importi a titolo del bilancio dell’Unione indebitamente erogati e a definire principi di rendicontazione uniformi in tutti gli Stati membri, onde garantire la raccolta di dati comparabili, attendibili e adeguati;

113.  accoglie con favore la dichiarazione della Commissione nella sua relazione annuale sulla protezione degli interessi finanziari (PIF) dell’Unione relativa al 2014, in cui si ricorda che sia la direttiva PIF sia il regolamento concernente l’istituzione di una Procura europea (regolamento EPPO) “consentirebbe[ro] di completare e consolidare il quadro giuridico e rafforzerebbe[ro] notevolmente la lotta contro la frode”; ribadisce la propria convinzione circa l’urgente necessità di adottare quanto prima la direttiva PIF, che includa l’IVA nel suo ambito di applicazione e definisca chiaramente le infrazioni PIF, le norme di minima per le pene detentive massime applicabili e le norme di minima in materia di prescrizione; ricorda la causa Taricco, nell’ambito della quale la Corte di giustizia dell’Unione europea richiama l’attenzione sul fatto che le frodi in materia di IVA rientrano in effetti nella definizione di frode PIF contenuta nella convenzione PIF del 1995; invita la Commissione a chiarire i rapporti tra Eurojust, Procura europea (EPPO) e Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e a esaminare la possibilità di un approccio integrato più incisivo da parte di tali agenzie ai fini di una maggiore efficacia delle indagini;

114.  plaude alla decisione della Commissione di rafforzare la trasparenza migliorando il suo sistema di gruppi di esperti – in particolare per quanto riguarda la procedura di selezione degli esperti – mediante la definizione di una nuova politica in materia di conflitti d’interesse per gli esperti nominati a titolo personale, che implichi la possibilità per il Parlamento europeo di esercitare un controllo diretto su tali nomine; prende atto dell’obbligo di iscrizione degli esperti sul registro per la trasparenza, ove pertinente; esorta tuttavia la Commissione a tenere conto delle raccomandazioni sia del Mediatore europeo in merito alla composizione dei gruppi di esperti, sia dello studio sulla composizione dei gruppi di esperti della Commissione e sullo status del registro dei gruppi di esperti, all’atto di elaborare modifiche alle attuali norme orizzontali in materia, al fine di creare un approccio più sistematico e trasparente; chiede alla Commissione di avviare un dialogo con il Parlamento prima che le norme siano adottate formalmente, soprattutto riguardo alla prossima relazione della commissione per il controllo dei bilanci e della commissione giuridica sull’argomento; incoraggia le agenzie europee a prendere in considerazione riforme in senso analogo;

115.  sottolinea che gli Stati membri non stanno dando seguito a presunti casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, trasmessi loro dall’OLAF; invita la Commissione ad adottare le misure del caso e l’OLAF a continuare ad aiutare gli Stati membri ad essere più efficienti nella prevenzione e individuazione delle frodi ai danni dei fondi europei;

116.  invita la Commissione a sviluppare un sistema di indicatori rigorosi e criteri uniformi; è preoccupato per il grado di attendibilità e qualità dei dati provenienti dagli Stati membri; invita pertanto la Commissione a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri per garantire dati completi, accurati e attendibili, senza dimenticare l’obiettivo della completa attuazione del meccanismo di audit unico;

117.  rinnova la propria richiesta alla Commissione di riferire due volte all’anno al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’attuazione delle politiche interne di lotta alla corruzione da parte delle istituzioni dell’Unione e attende con interesse la prossima relazione prevista per l’inizio del 2016; chiede alla Commissione di aggiungere un capitolo sui risultati conseguiti dalle istituzioni dell’Unione nella lotta alla corruzione ed è del parere che le future relazioni della Commissione in materia di anticorruzione dovrebbero sempre riguardare tutte le istituzioni e organi dell’Unione;

118.  esprime preoccupazione per i dati forniti da Eurodad sul riciclaggio di denaro, da cui emerge che il Lussemburgo e la Germania occupano i primi posti per il rischio di riciclaggio di denaro; ritiene indispensabile che Stati membri recepiscano integralmente la direttiva dell’Unione sul riciclaggio di denaro e introducano un registro pubblico della titolarità delle società, incluse le fiduciarie;

119.  chiede il passaggio da un registro unionale volontario a uno obbligatorio per tutti i lobbisti che svolgono la loro attività presso la Commissione;

120.  considera la prima relazione biennale della Commissione sulla lotta alla corruzione un tentativo promettente di comprendere meglio la corruzione in tutte le sue dimensioni, di sviluppare risposte efficaci per contrastarla e di gettare le basi per un migliore adempimento dell’obbligo della sfera pubblica di rendere conto ai cittadini dell’Unione; ribadisce, in tale contesto, l’importanza della politica di tolleranza zero dell’Unione nei confronti della frode, della corruzione e della collusione; deplora tuttavia che tale relazione non abbia incluso le politiche anticorruzione delle stesse istituzioni dell’Unione;

121.  esige che, al più tardi, nella sua seconda relazione sulla lotta alla corruzione, la Commissione svolga un’ulteriore analisi – a livello sia delle istituzioni dell’Unione che degli Stati membri – del contesto in cui sono attuate le politiche, al fine di individuare i fattori critici, le aree di vulnerabilità e i fattori di rischio intrinseci che favoriscono la corruzione;

122.  invita la Commissione ad adempiere senza indugio ai propri obblighi di rendicontazione ai sensi della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

Tasso di errore in generale

123.  rileva con preoccupazione che i più frequenti tipi di errore riscontrati sono le spese non ammissibili inserite nelle dichiarazioni di spesa (41 %), errori gravi negli appalti pubblici (27 %) e dichiarazioni errate delle superfici da parte degli agricoltori (20 %);

124.  osserva che la percentuale di errori gravi degli Stati membri nel settore degli appalti pubblici è diminuita nettamente dal 45 % del 2013 nel settore della politica regionale al 25 % di tutti gli errori quantificati nel 2014 nell’ambito tematico combinato della coesione economica, sociale e territoriale;

125.  ritiene inquietante che in molti casi di errori quantificabili, la Commissione, le autorità nazionali o i revisori indipendenti disponessero di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima di accettare la spesa; se tutte le informazioni di cui sopra fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il livello di errore stimato avrebbe potuto essere nettamente inferiore;

126.  osserva che, per quanto riguarda i programmi di assistenza legati a diritti acquisiti, il tasso stimato di errore è pari al 2,7 % (3 % nel 2013), quindi sensibilmente inferiore rispetto ai rimborsi spese con un livello di errore stimato del 5,5 % (5,6 % nel 2013); chiede alla Commissione di valutare il passaggio da un regime di rimborsi a un regime legato ai diritti acquisiti, se del caso, ai fini della semplificazione;

Prassi eccellente

127.  esorta gli Stati membri a prendere sul serio l’obbligo di conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, come avviene nel caso delle raccomandazioni specifiche per paese e della procedura del Semestre europeo; è del parere che ciò si tradurrebbe in un cambiamento tangibile del concetto di efficacia, cui dovrebbero far seguito processi di valutazione che abbiano incidenze effettive, come ad esempio una riserva di efficacia per i beneficiari responsabili e sanzioni e restrizioni per gli altri;

Valutazione e analisi dei principali risultati del bilancio dell’Unione 2014

128.  rileva che un importo totale di circa 142,5 miliardi di EUR nel 2014 rappresenta quasi il 2 % della spesa pubblica complessiva negli Stati membri dell’Unione, ovvero l’1 % del suo PIL;

129.  chiede che nelle procedure di discarico rientri anche la determinazione degli effetti reali dell’utilizzo del bilancio dell’Unione sugli indicatori macroeconomici della stessa;

130.  si rammarica che sia stato erogato ai destinatari finali soltanto il 47 % dei contributi agli strumenti di ingegneria finanziaria (SIF) entro la fine del 2013 nell’ambito della gestione concorrente (il valore era del 37 % alla fine del 2012) e che la liquidità di cassa detenuta nei SIF nell’ambito della gestione indiretta rimanga elevata (1,3 miliardi di EUR nel 2014);

131.  prende atto della raccomandazione della Corte alla Commissione di presentare una proposta legislativa per modificare il vigente regolamento relativo alla proroga del periodo di ammissibilità per i SIF nell’ambito del regolamento (CE) n. 1083/2006 e della relativa risposta della Commissione;

132.  chiede alla Commissione, a seguito delle raccomandazioni della Corte, di tenere conto, nella sua gestione finanziaria e di bilancio, dei vincoli di capacità presenti in alcuni Stati membri al fine di evitare il sottoutilizzo dei fondi e di aumentare i tassi di assorbimento specie nel settore dei Fondi SIE, riconoscendo altresì le azioni adottate finora, come l’istituzione della task force in materia di migliore attuazione, che ha già apportato miglioramenti;

133.  invita la Commissione ad adottare misure per ridurre gli impegni da liquidare, tra cui la tempestiva conclusione dei programmi 2007-2013 e la riduzione della liquidità di cassa detenuta dai fiduciari;

134.  ribadisce che la Commissione dovrebbe presentare annualmente una previsione di tesoreria a lungo termine che copra i massimali di bilancio, il fabbisogno di pagamenti, i vincoli di capacità e il potenziale ritiro di impegni, ai fini di una migliore corrispondenza tra fabbisogno di pagamenti e fondi disponibili(11) ;

135.  ritiene che la revisione intermedia del QFP, che la Commissione dovrà presentare entro la fine del 2016, rappresenti la prima e la migliore occasione per affrontare strutturalmente l’elevato livello di RAL; esorta la Commissione a presentare una proposta di revisione del regolamento sul QFP al fine di risolvere, tra le altre cose, il problema dei RAL;

I pagamenti in sospeso

136.  sottolinea che nel 2014 gli impegni assunti ammontavano a 109,3 miliardi di EUR, pari al 76,6 % degli stanziamenti d’impegno disponibili e che, di conseguenza, è disponibile un livello alquanto elevato di stanziamenti per impegni nel 2015 (con il riporto di 12,1 miliardi di EUR, grazie all’incremento del massimale a 16,5 miliardi di EUR);

137.  deplora che, sebbene il livello dei pagamenti continui a essere superiore al massimale del QFP, il ricorso al margine per imprevisti per il pagamento delle fatture in sospeso sia comunque cresciuto di 1,4 miliardi di EUR, toccando quota 25,8 miliardi di EUR; sottolinea l’importanza di rispettare pienamente la dichiarazione comune su un piano di pagamento 2015-2016, concordata dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione a seguito dell’impegno comune di ridurre a circa 2 miliardi di EUR l’arretrato di impegni residui per i programmi di coesione 2007-2013 entro la fine del 2016; ritiene che questa situazione contravvenga de facto all’articolo 310 TFUE, secondo cui “nel bilancio, entrate e spese devono risultare in pareggio”;

138.  sottolinea che la diminuzione del livello degli impegni da liquidare è destinata a essere temporanea in ragione della richiesta di incrementare il massimale del QFP per il 2015 e gli esercizi successivi;

139.  fa osservare in particolare che, alla fine del 2014, i pagamenti agli Stati membri per i Fondi SIE pluriennali per il periodo 2007-2013(12) avevano raggiunto i 309,5 miliardi di EUR, vale a dire il 77 % dei 403 miliardi di EUR per tutti i programmi operativi, tenendo presente che cinque Stati membri, precisamente Repubblica ceca, Spagna, Italia, Polonia e Romania, rappresentano oltre la metà degli impegni inutilizzati dei fondi SIE pluriennali;

140.  si rammarica del significativo ritardo nell’utilizzo dei fondi pluriennali, che può rappresentare un problema effettivo per alcuni Stati membri(13) ; sostiene e riconosce, in tal senso, la razionalità di prevedere opzioni di flessibilità, visto il ritardo con cui sono stati avviati tutti i programmi;

Entrate

141.  osserva che i flussi delle entrate provengono da diverse fonti:

142.  plaude al fatto che, delle tre raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, due raccomandazioni siano in corso di attuazione per la maggior parte degli aspetti e una sia in fase di attuazione per alcuni aspetti;

RNL

143.  sottolinea che, fintantoché non verrà modificato il sistema delle risorse proprie dell’Unione, il parametro basato sull’RNL è un fattore chiave alla base della questione delle entrate del bilancio dell’Unione ed evidenzia che la sua corretta e obiettiva determinazione rappresenta pertanto una questione fondamentale, l’unica questione seria riguardo al tema delle entrate nel quadro dell’attuale architettura di bilancio dell’Unione, oltre al fatto che è estremamente importante disporre di banche dati attendibili e flessibili per il calcolo dei contributi degli Stati membri;

144.  invita pertanto la Commissione a dichiarare attendibili i dati sull’RNL forniti dagli Stati membri e che i loro contributi sono pertanto corretti;

145.  ricorda che nel 2014 l’aggiornamento dei dati sull’RNL ha comportato un adeguamento di entità senza precedenti dei contributi degli Stati membri, pari a 9,813 miliardi di EUR;

146.  sottolinea che l’impatto di queste revisioni importanti dei saldi RNL avrebbe potuto essere più modesto se vi fosse stata una politica di revisione comune dell’Unione, che armonizzasse il calendario delle revisioni rilevanti;

147.  deplora che le frodi dell’IVA, e in particolare le cosiddette frodi “carosello” o le frodi “dell’operatore inadempiente”, falsino la concorrenza, privino i bilanci nazionali di risorse importanti e nuocciano al bilancio dell’Unione; fa osservare che nel 2013 il divario dell’IVA e le perdite stimate in termini di riscossione della stessa sono ammontati a 168 miliardi di EUR; esprime preoccupazione per il fatto che la Commissione non disponga di dati attendibili sulle frodi IVA e le frodi carosello; rileva che l’attuale sistema dell’IVA resta frammentato e comporta notevoli oneri amministrativi, specialmente per le PMI e le imprese online; esprime preoccupazione per il fatto che il nuovo sistema di rendicontabilità per l’IVA come risorsa propria non è riuscito a centrare l’obiettivo di semplificazione e sottolinea la responsabilità degli Stati membri di dare risposta alle carenze di Eurofisc e coordinare meglio le rispettive politiche sull’inversione degli oneri, onde agevolare lo scambio di informazioni e contribuire alla lotta contro le irregolarità e le frodi; chiede alla Commissione di proporre emendamenti legislativi intesi a consentire efficaci controlli incrociati tra dati doganali e tributari e concentrarsi sul monitoraggio degli Stati membri, onde perfezionare la tempestività delle loro risposte alle richiesta di informazioni e l’affidabilità del sistema di scambio di informazioni sull’IVA;

Misure da adottare

148.  invita la Commissione a fornire un’analisi sulle future modalità di finanziamento dell’Unione, che valuti l’adeguatezza delle risorse proprie;

149.  deplora che le proposte avanzate dalla Commissione nel 2013 relative all’introduzione di una strategia di revisione comune dell’Unione siano ancora in sospeso, senza che la Commissione abbia adottato alcuna ulteriore iniziativa, nonostante la disponibilità annunciata da 19 Stati membri ad aderire almeno in parte alla strategia di revisione dell’Unione entro il settembre 2014;

150.  plaude alla creazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie; accoglie con favore la prima relazione di valutazione presentata da tale gruppo a fine 2014 e condivide l’analisi secondo cui il sistema si è gradualmente trasformato in un sistema basato per lo più sui contributi nazionali, con una parte residua genuinamente europea e autonoma di risorse proprie; ritiene che l’attuale sistema di risorse proprie debba evolversi dal dibattito nazionale in corso su contribuenti netti e beneficiari, che è estraneo alla realtà dei cittadini dell’Unione, in un sistema chiaramente riconoscibile come favorevole all’interesse generale dell’Unione e delle sue politiche;

151.  fa osservare che le modifiche derivanti dal lavoro svolto sulle riserve sarebbero state inferiori se il ciclo di verifica della Commissione fosse stato più breve e ricorda di aver esortato la Commissione nella sua risoluzione del 29 aprile 2015 relativa al discarico per l’esercizio 2013:

   a) a ridurre la durata del ciclo di verifica dell’RNL;
   b) a ricorrere alle riserve generali soltanto in casi eccezionali;

152.  prende atto con profonda preoccupazione dell’annuncio della Commissione, secondo cui il prossimo ciclo di verifica sarà ultimato soltanto nel 2019 e che le riserve copriranno almeno nove anni, analogamente a quelle precedenti;

153.  richiama l’attenzione sulla costatazione della Corte, secondo cui la qualità dei controlli effettuati dalle autorità doganali degli Stati membri non è migliorata; si rammarica del fatto che la versione aggiornata della Guida all’audit doganale pubblicata dalla Commissione nel 2014 non tenga conto di alcune delle carenze individuate dalla Corte, in particolare per quanto riguarda le questioni relative alle modalità di trattamento delle importazioni sdoganate in altri Stati membri;

154.  chiede alla Commissione di:

   a) adottare misure per ridurre il numero di anni cui fanno riferimento le riserve alla fine del prossimo ciclo di verifica dei contributi basati sull’RNL;
   b) stabilire le disposizioni necessarie per ridurre l’incidenza delle revisioni dei metodi e delle fonti presentati dagli Stati membri per la compilazione dell’RNL;
   c) migliorare gli attuali orientamenti forniti alle autorità doganali degli Stati membri in merito ai controlli effettuati (in particolare, controlli post-sdoganamento) e
   d) assicurare che gli Stati membri dispongano dei sistemi appropriati per preparare e gestire le loro dichiarazioni dei dazi doganali e dei contributi nel settore dello zucchero;
   e) potenziare la capacità di analisi del rischio di Eurofisc, estendendola al sistema VIES (sistema transnazionale di scambio di informazioni IVA);

Prassi eccellente

155.  rileva che le entrate non sono inficiate da errori rilevanti, il che rappresenta una sorta di prassi eccellente di per sé, come pure la prassi corrente dei contributi degli Stati membri basati sull’RNL, principio rivelatosi sensato finora; è del parere, tuttavia, che per garantire il funzionamento di tale modello, occorra una valutazione permanente dei risultati economici degli Stati membri; individuare un’alternativa per incrementare le risorse proprie permane un tema di attualità per il futuro;

Competitività per la crescita e l’occupazione

Aspetti generali

156.  si compiace del fatto che la struttura della relazione annuale della Corte segue, per la prima volta, le rubriche del QFP, entrato in vigore il 1º gennaio 2014; nel 2013 il capitolo era denominato “Ricerca e altre politiche interne”; constata, tuttavia, che tale cambiamento strutturale limiti la comparabilità delle risultanze della Corte con quelle degli anni precedenti;

157.  rileva inoltre che la ricerca e l’innovazione rappresentano il 61 % (8,1 miliardi di EUR) della spesa, in ragione del Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico 2007-2013 (7º PQ) e di Orizzonte 2020 mentre il Programma quadro per la ricerca e l’innovazione 2014-2020 in materia di istruzione, formazione, gioventù e sport (1,5 miliardi di EUR), i programmi spaziali (1,4 miliardi di EUR), i trasporti (0,8 miliardi di EUR) e altre azioni e programmi (1,5 miliardi di EUR) rappresentano il restante 39 %;

158.  ricorda che la rubrica 1a ha subito tagli netti nel corso dei negoziati sul QFP (-24 % rispetto alla proposta iniziale della Commissione); è consapevole del fatto che la rubrica 1a include le spese per migliorare la ricerca e l’innovazione, potenziare i sistemi di istruzione e promuovere l’occupazione, garantire un mercato digitale unico, promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, ammodernare il settore dei trasporti e migliorare il contesto imprenditoriale, in particolare per le PMI;

159.  sottolinea che il 90 % della spesa in questo ambito è rappresentata da sovvenzioni a favore di beneficiari privati e pubblici;

160.  si compiace del fatto che, delle nove raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, tre siano state integralmente attuate e sei siano in fase di attuazione per la maggior parte degli aspetti;

Europa 2020

161.  è consapevole del fatto che il totale cumulato delle convenzioni di sovvenzione per l’intero 7º PQ ammonta a 26 078 unità (di cui 9 627 sono state concluse); contemporaneamente, la Commissione ha avviato il programma di lavoro 2014-2015 di Orizzonte 2020, che ha riscosso un grande successo con 46 097 proposte pervenute entro il 25 febbraio 2015: su 79 inviti conclusi, sono risultate ammissibili 25 903 proposte, di cui 3 765 selezionate ai fini del finanziamento, e sono state firmate 1 410 convenzioni di sovvenzione;

162.  si compiace del fatto che la Commissione sia riuscita a conseguire la maggior parte degli obiettivi degli indicatori chiave di prestazione (ICP); dubita, tuttavia, che possa essere centrato l’obiettivo di investire il 3 % del PIL dell’Unione in ricerca e sviluppo entro il 2020; invita tutti gli Stati membri a raccogliere la sfida; constata che la situazione sembra particolarmente ardua per Croazia, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia; invita la Commissione a trarre le debite conclusioni per la prossima revisione intermedia del QFP, da presentare entro la fine del 2016;

163.  accoglie con favore l’impatto della ricerca europea (reti) sulla lotta contro l’Ebola, sul miglioramento delle cure per il cancro, sulla creazione di un spazio unico europeo per la ricerca clinica, sulla lotta alle inondazioni, su una maggiore sicurezza alimentare e sul rafforzamento della sicurezza delle navi da crociera, per citare alcuni esempi;

164.  si compiace del fatto che la valutazione ex post del 7° PQ sia stata resa disponibile nel novembre 2015; si attende che le osservazioni e raccomandazioni tratte da tale valutazione possano comunque essere prese in considerazione per i programmi di lavoro nell’ambito di Orizzonte 2020;

165.  prende atto con interesse delle prime informazioni disponibili circa la relazione sullo stato dell’Unione dell’innovazione 2015(14) , che fornisce un aggiornamento sullo stato di attuazione dei 34 impegni contratti nell’ambito dell’iniziativa faro “Unione dell’innovazione” della strategia Europa 2020;

166.  ricorda che la “sfida per la società 6 (SC6)”, in particolare le scienze sociali e le discipline umanistiche, è stata una priorità introdotta dal Parlamento in sede di elaborazione del programma Orizzonte 2020; ricorda l’importanza di questa componente nei settori in cui l’Unione è confrontata a sfide particolari, segnatamente la lotta alla disoccupazione, la radicalizzazione, il terrorismo, il sostegno ai migranti, la governance economica e monetaria, nonché la lotta alle diseguaglianze; manifesta pertanto inquietudine per il fatto che, in sede di attuazione del programma, le scienze sociali e le discipline umanistiche siano state declassate in termini di priorità, a causa della perdita della loro leadership dedicata e della riduzione del 40 % degli stanziamenti d’impegno, laddove la dotazione globale di Orizzonte 2020 nel QFP 2014-2020 è aumentata;

Aspetti gestionali

167.  sottolinea che:

   a) le conclusioni e le osservazioni generali per la prassi della gestione concorrente sono valide per la competitività;
   b) benché vi siano già sinergie e un approccio integrato tra i diversi tipi di strumenti a sostegno della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione (R&S&I), è opportuno migliorarle ulteriormente;
   c) Orizzonte 2020 ha introdotto norme più semplici rispetto al 7° PQ; tuttavia, nell’ambito di Orizzonte 2020 vi sono settori finanziati potenzialmente più rischiosi, come ad esempio i progetti orientati alle imprese con la partecipazione di PMI e che utilizzando nuovi strumenti innovativi, anche finanziari;

168.  invita i beneficiari ad avvalersi pienamente dei certificati di audit, dal momento che questi ultimi abbassano i tassi di errore del 50 % rispetto alle dichiarazioni di spesa non certificate; ritiene, tuttavia, che il tasso di errore individuato dagli organismi di controllo esterni dovrebbe migliorare sostanzialmente, tenendo conto del sostegno altamente specializzato che ricevono dalla Commissione; accoglie con favore, in tale contesto, tutti gli orientamenti, i seminari, i modelli e l’elenco degli errori più comuni che la Commissione ha messo a disposizione dei beneficiari e degli organismi di controllo, ma chiede alla Commissione interventi più incisivi affinché i certificati di audit esterni rispecchino con maggiore fedeltà il tasso di errore;

169.  sostiene gli sforzi della Commissione per sviluppare ulteriormente la gestione del rischio nel settore della ricerca; si compiace del fatto che, in tale contesto, per gli audit ex-post la scelta dei partecipanti da sottoporre ad audit tenga già conto in larga misura dei rischi: la Commissione si attende che l’83 % degli audit svolti nel periodo 2012-2016 sarà scelto in base a criteri di rischio;

170.  accoglie con favore la creazione di un centro comune di supporto che fornisce assistenza a tutti i servizi di ricerca nei settori dell’assistenza legale, dell’audit, dei processi aziendali, dell’informatica, delle informazioni e dei dati;

171.  riconosce che un importante sostegno alla ricerca e all’innovazione è già incluso negli accordi di partenariato per i fondi SIE e nei programmi operativi degli Stati membri e delle regioni, creando in tal modo maggiori sinergie; rileva che il sostegno ammonta a oltre 42 miliardi di EUR per la ricerca fondamentale e l’innovazione e a 118 miliardi di EUR per la ricerca e l’innovazione in senso lato;

Legittimità e regolarità; aspetti relativi agli errori

172.  esprime estrema preoccupazione per il fatto che la Corte abbia esaminato 166 operazioni di cui 79 inficiate da errori; rileva che, sulla base di 53 errori quantificati, il tasso stimato di errore risulta pari al 5,6 %;

173.  ritiene inquietante che in 27 casi di errori quantificabili, la Commissione, le autorità nazionali o i revisori indipendenti disponessero di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima di accettare la spesa; se tutte le informazioni in oggetto fossero state usate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il capitolo in oggetto sarebbe più basso di 2,8 punti percentuali; tale situazione, invariata ormai da diversi anni, dimostra una mancanza di diligenza;

174.  considera inaccettabile che il tasso di errore nell’ambito del 7° PQ non sia migliorato rispetto al 6° PQ e che, stando alle dichiarazioni dello stesso Direttore generale della DG RTD, sarà addirittura superiore; ritiene che il tasso di errore per i programmi del 7° PQ avrebbe dovuto migliorare grazie all’esperienza acquisita nella gestione del programma; si rammarica del fatto che il drammatico aumento del tasso di errore nel 2014 nel settore “Competitività per la crescita e l’occupazione” ponga semplicemente in evidenzia una buona gestione dello stesso negli ultimi anni di gestione del programma;

175.  deplora che il settore di spesa “competitività per la crescita e l’occupazione” sia quello che ha registrato la maggiore crescita del tasso di errore tra il 2013 e il 2014 nell’Unione;

176.  si rammarica del fatto che le cause degli errori siano rimaste invariate:

   a) nel settore della ricerca (Ricerca): costi per il personale calcolati in modo errato, altri costi diretti non ammissibili, come spese non documentate di viaggio o attrezzature; costi indiretti non ammissibili basati su tassi non corretti per le spese generali o che includono categorie di costi non ammissibili non collegati al progetto;
   b) per gli altri strumenti di finanziamento (Altro): spese non documentate e non ammissibili, nonché casi di mancata conformità alle norme sugli appalti pubblici;

Incidenza dei vari tipi di errore

Ricerca

Altro

Costi per il personale calcolati in modo errato

30,5 %

2,5 %

Altri costi diretti non ammissibili

17,5 %

13,5 %

Costi indiretti non ammissibili

20 %

Inosservanza delle norme in materia di appalti pubblici

14 %

Subappalto non ammissibile

2 %

Totale

70 %

30 %

177.  resta persuaso che la Commissione debba continuare a impegnarsi per trovare un equilibrio accettabile tra l’attrattiva dei programmi per i partecipanti e le legittime necessità della responsabilità e del controllo finanziario; ricorda, a tale proposito, la dichiarazione del Direttore generale del 2012, secondo cui la procedura intesa a ottenere un tasso di errore residuo del 2 % in ogni circostanza non è un’opzione percorribile(15) ;

178.  prende atto del fatto che il Direttore generale della Direzione generale della Ricerca e dell’innovazione, come negli anni precedenti, ha emesso una riserva orizzontale per quanto riguarda il tasso di errore residuo nelle dichiarazioni di spesa per il 7° PQ, attuato direttamente dalla DG RTD, e i pagamenti all’impresa comune sui medicinali innovativi, dal momento che il rischio residuo stimato è pari al 3 % e l’impatto stimato è di 111,39 milioni di EUR;

179.  riconosce che alcune parti della spesa relativa al 7° PQ non erano garantite da una riserva laddove risultava che i rischi (e dunque i tassi di errore residuo) fossero notevolmente inferiori rispetto alla spesa totale; osserva che, all’interno della DG RTD, ciò vale per le spese delle imprese comuni “Fusion for Energy”, “Clean Sky” e “Celle a combustibile e idrogeno”, mentre, al di fuori della DG RTD, ciò vale anche per le spese dell’Agenzia esecutiva per la ricerca nel quadro del programma Marie Curie e per tutte le spese dell’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca;

180.  conclude che la riserva orizzontale, pur potendo essere giuridicamente necessaria, getta una luce negativa sulla gestione finanziaria della Commissione, in particolare visto che la Direzione generale della Ricerca e dell’innovazione può garantire pienamente il 97 % di tale spesa;

181.  constata che nel settore della ricerca la Commissione ha emesso ordini di recupero, nel 2014 e nel 2015, per un valore di 42 milioni di EUR; di questi ne sono stati recuperati 31 milioni di EUR mentre il resto permane non ancora recuperato a causa o del fallimento del debitore o in attesa del recupero forzato;

182.  deplora le recenti notizie di stampa che mettono in dubbio la capacità della DG RTD di garantire un’effettiva tutela degli interessi finanziari dell’Unione; invita la Commissione a chiarire le circostanze che sembrano ampiamente documentate sui mezzi di comunicazione e che lasciano intendere un caso evidente di cattiva amministrazione e di palese nocumento agli interessi finanziari e all’immagine dell’Unione; invita il Mediatore ad avviare un’indagine al riguardo;

183.  deplora che la semplificazione apportata grazie all’eliminazione dei controlli ex ante (ad esempio, non è ormai prevista alcuna certificazione ex ante per spese superiori a 375 000 EUR) stia provocando errori cumulativi che si traducono in tassi di errore diffusi e in continuo aumento e che, nel caso del programma Orizzonte 2020, non potranno verosimilmente essere ridotti data la proliferazione di organismi incaricati di gestire la spesa relativa al 7° PQ;

Aspetti legati all’attendibilità dei dati

184.  deplora che esista un problema con l’analisi di dati secondari necessaria per le valutazioni basate sui risultati; ritiene che ciò debba essere considerato una sfida per il futuro immediato; ricorda la necessità di migliorare la gestione delle informazioni;

Approccio basato sulle prestazioni e sui risultati

185.  rileva che gli effetti e i risultati reali della R&S&I dal punto di vista della commercializzazione e del contributo a valore aggiunto sono assolutamente sostanziali;

186.  accoglie con favore i risultati positivi stimati dal gruppo di esperti ad alto livello che effettua la valutazione ex post del 7° PQ, in particolare: che il programma ha creato direttamente oltre 1,3 milioni di anni lavoro (mediante progetti finanziati per un periodo di 10 anni) e indirettamente 4 milioni di anni lavoro su un periodo di 25 anni, che ogni euro speso a titolo del 7º PQ ha generato circa 11 EUR di effetti economici diretti e indiretti mediante le innovazioni, le nuove tecnologie e i nuovi prodotti e che il suo contributo finanziario alle PMI ha superato l’obiettivo del 15 %, raggiungendo il 17 % (5 miliardi di EUR);

187.  sottolinea che per rafforzare l’approccio basato sui risultati, la Corte ha fornito una prova preliminare sugli indicatori della strategia Europa 2020, in cui le spese per il settore R&S svolgono un ruolo importante;

188.  chiede alla Commissione di trasmettere al Parlamento il piano d’azione presentato al consiglio ITER a novembre;

189.  insiste per ottenere dalla Commissione, entro il giugno 2016, un aggiornamento sul calendario di un progetto a lungo termine e sui costi accessori per ITER in preparazione delle decisioni di bilancio per l’anno successivo; ricorda che per il 2016 sono stati accantonati per il progetto ITER stanziamenti di pagamento pari a quasi 475 milioni di EUR;

Strumenti finanziari

190.  rileva che, soprattutto per il programma Orizzonte 2020, gli strumenti finanziari innovativi altamente avanzati rappresentano uno dei settori chiave di attuazione pratica; accoglie con favore, a tale riguardo, il lancio nel 2014 di una nuova gamma di prodotti “InnovFin – Finanziamento dell’UE per l’innovazione” quale iniziativa congiunta lanciata dal Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI e FEI) in collaborazione con la Commissione;

191.  chiede alla Commissione, nell’ambito delle future procedure di discarico, di presentare informazioni relative all’attuazione del programma InnovFin riguardante la quota del bilancio dell’Unione che contribuisce a tale strumento finanziario;

192.  ricorda che alcuni settori e politiche si prestano in minore misura a essere finanziati mediante gli strumenti finanziari, ad esempio le infrastrutture ferroviarie o la ricerca teorica o fondamentale, che rischiano in tal modo di essere escluse dall’azione dell’Unione;

Prassi eccellente

193.  osserva che sono state intensificate le attività di audit in questo settore ed è stato migliorato il coordinamento da parte del Servizio comune di audit, messo a disposizione come servizio di gestione concorrente per tutte le DG, le agenzie esecutive e le imprese comuni che contribuiscono alla spesa per la ricerca e l’innovazione.

194.  ritiene che sia potenzialmente una buona prassi il fatto di subappaltare espressamente la gestione dei programmi di vasta portata in questo settore ad aziende specializzate; poiché si tratta di una prassi in vigore da poco tempo, non è possibile presentare risultati concreti, anche se sembra alquanto innovativa come metodo e modello;

Misure da adottare

195.  conclude che la Commissione dovrebbe:

   a) adottare una serie di misure volte a ridurre il tasso di errore relativamente elevato in tale ambito, migliorare la gestione dei dati e delle informazioni ai fini dell’analisi di progetti R&S&I molto avanzati e verificarne l’impatto effettivo rispetto al potenziale di Orizzonte 2020;
   b) presentare una relazione che valuti l’attuale esperienza con una nuova prassi di utilizzare aziende speciali in questo segmento(16) dal punto di vista del bilancio, nonché riferire periodicamente sulla conformità con i pertinenti indicatori della strategia Europa 2020;

196.  invita la DG RTD a migliorare la gestione delle informazioni, soprattutto in linea con una cultura della prestazione che include tutti i soggetti interessati, in particolare quelli nuovi, e a migliorare la gestione delle informazioni con i beneficiari negli Stati membri; raccomanda una maggiore inclusione di revisori indipendenti, che si concentrino non solo sugli errori ma anche sul ciclo di rendimento, compresa un’idonea valutazione dei rischi; ritiene inoltre che le disposizioni normative debbano essere oggetto di una valutazione d’impatto;

197.  invita la DG RTD a pubblicare, nelle rispettive relazioni annuali di attività, il proprio contributo alla RSI in maniera esaustiva e dettagliata, poiché tali raccomandazioni dovrebbero dimostrare il modo in cui la DG facilita i progressi degli Stati membri nel realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020;

198.  constata che la Commissione ha avviato una consultazione dei soggetti interessati sulle ulteriori semplificazioni che dovrebbero essere introdotte nel programma Orizzonte 2020; chiede informazioni sulle modalità di attuazione delle ulteriori semplificazioni;

199.  sottolinea che anche la semplificazione e la partecipazione a Orizzonte 2020 dovrebbero essere il principio guida della convenzione di sovvenzione commentata; evidenzia il fatto che, diversamente dal 7º PQ, i costi fatturati internamente devono essere ripartiti e dichiarati conformemente a diverse categorie di costi, compresi i costi del personale, nel quadro di Orizzonte 2020; invita pertanto la Commissione a rivedere i commenti e consentire che i costi fatturati internamente siano ammissibili come altri costi diretti, senza ripartizioni per categorie di costi e senza registri temporali per i servizi;

Coesione economica, sociale e territoriale

Aspetti generali

200.  si compiace del fatto che la struttura della relazione annuale della Corte segua, per la prima volta, le rubriche del QFP entrato in vigore il 1º gennaio 2014; rileva che nel 2013 la relazione annuale della Corte conteneva due capitoli distinti: uno dal titolo “Politica regionale, trasporti ed energia” e l’altro “Occupazione e affari sociali”; ritiene, tuttavia, che tale cambiamento limiti la comparabilità delle risultanze della Corte con quelle degli anni precedenti;

201.  osserva che la coesione economica, sociale e territoriale permette di ridistribuire una parte sostanziale del bilancio dell’Unione, che nel 2014 ammontava a 54,4 miliardi di EUR; l’80 % di tale importo era destinato alla politica regionale e urbana, principalmente tramite il FESR e il FC, mentre il restante 20 % è confluito per lo più nel FSE ai fini dell’occupazione e degli affari sociali;

202.  fa osservare che il FESR e il Fondo di coesione (FC) nel periodo in questione ha sostenuto principalmente settori quali progetti infrastrutturali, creazione o mantenimento di posti di lavoro, iniziative di sviluppo economico regionale e attività a favore delle PMI (FESR), nonché investimenti infrastrutturali nei settori dell’ambiente e dei trasporti (FC);

203.  sottolinea che il FSE sostiene gli investimenti nel capitale umano e nelle azioni intese a migliorare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese ai cambiamenti nei modelli lavorativi, a incrementare l’accesso al lavoro, a rafforzare l’integrazione sociale delle persone svantaggiate e a potenziare la capacità e l’efficienza delle amministrazioni e dei servizi pubblici; è del parere che, nonostante l’esistenza di indicatori di prestazioni, i risultati degli investimenti a valere sul Fondo sociale europeo (FSE) risultano più difficili da quantificare;

204.  si compiace del fatto che, delle 16 raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, otto sono state pienamente attuate, sette sono in corso di attuazione per la maggior parte degli aspetti e una è in fase di attuazione per alcuni aspetti;

Europa 2020

205.  osserva che nel settore della politica regionale e urbana, i quattro principali ICP includono: numero di posti di lavoro creati, numero di imprese che cooperano con istituti di ricerca beneficiari di sostegno, numero di imprese beneficiarie di sostegno e capacità aggiuntiva di produzione di energia da fonti rinnovabili; sebbene i risultati comunicati nelle relazioni di attuazione degli Stati membri abbiano registrato in media progressi del 29 % rispetto all’anno precedente, la Commissione ritiene che, a causa della crisi economica, non saranno raggiunti tutti gli obiettivi; invita la Commissione a trarre le debite conclusioni per la prossima revisione intermedia del QFP, da presentare entro la fine del 2016;

206.  plaude agli sforzi compiuti dalla Commissione per migliorare ulteriormente il contributo della politica di coesione alla governance economica dell’Unione, controllando tutti gli accordi di partenariato e i programmi operativi per il periodo 2014-2020, in modo da garantire che le pertinenti RSP adottate entro la fine del giugno 2014 si riflettano adeguatamente nelle strategie di sviluppo e di competitività degli Stati membri;

207.  constata che alla fine del 2015 era stato utilizzato in media l’89 % dei fondi per il periodo di programmazione 2007-2013 (tenuto conto del tasso di assorbimento), ad eccezione dell’Italia (79 %), della Romania (70 %) e della Croazia (59 %), che accusavano ritardi;

208.  sottolinea che due dei più importanti indicatori di prestazioni nel settore dell’occupazione e degli affari sociali sono il tasso di disoccupazione e il numero di posti di lavoro creati e/o mantenuti; si compiace del fatto che dai risultati preliminari della valutazione ex post del periodo di programmazione 2007-2013 risulti che 8,8 milioni di partecipanti all’FSE hanno ottenuto (o mantenuto) un posto di lavoro grazie all’intervento dell’FSE nel periodo in questione entro la fine del 2013; si compiace altresì del fatto che oltre 300 000 beneficiari dei finanziamenti a titolo dell’FSE sono diventati lavoratori autonomi e che sono state finanziate oltre 50 000 start-up;

209.  annette particolare importanza alla Garanzia per i giovani; rileva pertanto con soddisfazione che 110 300 giovani disoccupati hanno partecipato ad azioni finanziate a titolo dell’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (IOG) nel 2014; osserva che è già stato stanziato un importo di 1,3 miliardi di EUR per progetti sul terreno; apprezza, in tale contesto, gli orientamenti contenuti nella relazione speciale n. 3/2015 della Corte e la risposta costruttiva della Commissione alle sue conclusioni; sottolinea tuttavia che alcuni Stati membri incontrano a tutt’oggi difficoltà ad attuare la Garanzia per i giovani e ad assicurare un portafoglio di progetti sufficiente per l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (IOG);

210.  prende atto delle risultanze della relazione della Commissione sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), secondo cui per il biennio 2014-2015 avevano trovato un nuovo posto di lavoro complessivamente 7 636 lavoratori (il 44,9 % dei beneficiari) al termine del periodo di attuazione del FEG;

211.  condivide il parere della Commissione secondo cui i tassi di disoccupazione (in particolare della disoccupazione di lunga durata) e la percentuale di giovani che non lavorano né partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET) sono indice di uno squilibrio nel mercato del lavoro; osserva che i cinque paesi dell’Unione con i livelli più elevati di disoccupazione di lunga durata (in percentuale sulla popolazione attiva) sono Grecia (19,5 %), Spagna (12,9 %), Croazia (10,1 %), Slovacchia (9,3 %) e Portogallo (8,4 %), contro una media dell’Unione del 5,1 %; rileva che i paesi con il più alto tasso di NEET sono Cipro (33,7 %), Bulgaria (30,9 %), Ungheria (30,3 %), Grecia (30,0 %) e Romania (26,9 %), rispetto a una media dell’Unione del 16,37 %;

212.  accoglie con soddisfazione i risultati ottenuti grazie all’attuazione dei programmi finanziati a titolo del FESR/FC 2007-2013, illustrati da alcuni indicatori chiave comunicati annualmente dagli Stati membri e dai risultati della valutazione preliminare dei dati disponibili più recenti, secondo cui sono stati creati circa 950 000 posti di lavoro, 36 000 imprese hanno collaborato con istituti di ricerca, oltre 270 000 imprese hanno beneficiato di aiuti e la capacità supplementare di produzione di energia da fonti rinnovabili è stata superiore a 4 000 megawatt;

213.  si compiace che la Corte, per la prima volta, abbia anche cercato di valutare l’efficacia dei programmi nel quadro di un progetto pilota e che l’audit giunga alla conclusione che 89 dei 186 progetti (48 %) hanno raggiunto (o superato) tutti gli obiettivi che erano stati indicati per misurare il rendimento del progetto; rileva che, per 56 progetti (30 %), la Corte ha riscontrato che uno o più indicatori specificati per il progetto non hanno raggiunto il valore obiettivo e che in 17 casi (9 %) il termine per il conseguimento degli obiettivi è stato raggiunto per alcuni, ma non tutti, gli obiettivi previsti al momento dell’audit; incoraggia la Corte a continuare a perfezionare questo esercizio in particolare per i programmi nell’ambito del nuovo periodo di finanziamento 2014-2020;

Aspetti gestionali

214.  sottolinea che le spese a titolo della rubrica 1b del QFP rientrano nell’ambito della gestione concorrente; in questo settore, agli Stati membri spetta la responsabilità primaria di attuare il programma operativo (PO) e prevenire, individuare e rettificare le spese irregolari;

215.  evidenzia con forza che, in particolare per la coesione, la portata della gestione concorrente è sostanziale e specifica per due motivi: in primo luogo, i programmi sono attuati negli Stati membri e nelle rispettive regioni secondo norme comuni dell’Unione, ma nel rispetto delle loro esigenze specifiche; in secondo luogo, in molti casi vi è anche condivisione dei costi quando i progetti sono cofinanziati dagli Stati membri e dai beneficiari;

216.  considera inaccettabile che in 21 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari, le autorità nazionali disponessero di informazioni sufficienti per prevenire, individuare e rettificare gli errori prima che fosse presentata la dichiarazione di spesa alla Commissione; che se tutte queste informazioni fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il livello di errore stimato per il presente capitolo sarebbe stato inferiore di 1,6 punti percentuali; inoltre, la Corte ha rilevato che, in 13 casi, l’errore da essa individuato era stato commesso dalle autorità nazionali; questi errori hanno contribuito nella misura di 1,7 punti percentuali al livello di errore più probabile stimato; tale situazione, invariata ormai da diversi anni, dimostra una mancanza di diligenza;

217.  sottolinea che, nell’ambito dell’FSE, le tipologie più comuni di problemi individuati in materia di ammissibilità sono le seguenti: spese effettuate al di fuori del periodo di ammissibilità (Repubblica ceca, Germania), retribuzioni eccessive (Germania, Finlandia, Polonia, Portogallo), costi non connessi al progetto (Paesi Bassi, Polonia, Portogallo), inosservanza delle norme nazionali in materia di ammissibilità (Polonia) e mancata deduzione di entrate (Austria); evidenzia che gli esempi più comuni di inosservanza delle norme in materia di appalti pubblici sono i seguenti: aggiudicazione diretta non giustificata (Germania, Italia), aggiudicazione diretta di appalti di lavori/servizi supplementari non giustificata, esclusione illecita di alcuni offerenti, conflitto d’interessi e criteri di selezione discriminatori (Finlandia);

218.  osserva che la Corte ha esaminato 161 operazioni nel settore della politica regionale e urbana (101 relative al FESR, 55 all’FC e 5 a strumenti finanziari) e 170 operazioni dell’FSE; rileva che 135 delle 331 operazioni erano inficiate da errori; constata che la Corte stima il tasso di errore al 5,7 % (il tasso di errore del FESR e dell’FC è stimato al 6,1 %, quello dell’FSE al 3,7 %);

219.  invita la Commissione a creare uno strumento efficace per contribuire al miglioramento dell’affidabilità delle attività di controllo e di audit eseguite dalle autorità nazionali; rammenta l’importanza di estendere la trasparenza riguardo ai dati sugli appalti pubblici al fine di migliorare l’accessibilità e i controlli, rendendo pubblici i dati sui beneficiari degli appalti e sui subappaltatori;

220.  constata che, secondo i risultati di tutti gli audit disponibili a fine novembre 2015, il 90 % delle verifiche di gestione dei programmi FESR/FC funzionava correttamente o necessitava di piccoli miglioramenti; ricorda che la causa principale degli errori commessi dagli Stati membri risiede nella complessità delle strutture di gestione e nella perdita di competenze a seguito dell’elevato tasso di avvicendamento del personale o nell’insufficiente dotazione di personale in ragione dei vincoli di bilancio;

221.  invita la Commissione a offrire agli Stati membri maggiori incentivi per favorire il ricorso a strumenti finanziari innovativi nelle rispettive politiche regionali, tenendo conto nel contempo degli insegnamenti tratti dal periodo 2007-2013 onde evitare il blocco dei fondi degli strumenti finanziari;

222.  richiama l’attenzione sulle raccomandazioni formulate nella relazione speciale della Corte n. 10/2015 intitolata: “Occorre intensificare gli sforzi per risolvere i problemi degli appalti pubblici nell’ambito della spesa dell’UE nel settore della coesione” e accoglie con favore la reazione positiva della Commissione alle conclusioni della Corte;

223.  si compiace del fatto che, nell’ottobre 2015, la Commissione abbia pubblicato un documento dal titolo: “Appalti pubblici – Orientamenti per i funzionari responsabili degli appalti sugli errori più comuni da evitare nei progetti finanziati dai Fondi strutturali e d’investimento europei”; rileva tuttavia con rammarico che la principale fonte di errore in termini di spesa per la rubrica “Coesione economica, sociale e territoriale” continua ad essere la violazione delle norme in materia di appalti pubblici, che rappresenta quasi la metà del livello di errore stimato; ricorda che tra le gravi inosservanze delle norme sugli appalti pubblici rientrano, ad esempio, le aggiudicazioni dirette non giustificate di contratti, lavori o servizi aggiuntivi, l’esclusione illecita di offerenti, nonché i casi di conflitti d’interesse e criteri di selezione discriminatori; ritiene indispensabile una politica di piena trasparenza dei dati relativi agli appaltatori e subappaltatori al fine di contrastare errori ed abusi;

224.  accoglie con favore il fatto che, nel novembre 2014, la Commissione abbia creato una task force in materia di migliore attuazione per Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Ungheria, Italia (Sud), Romania, Slovacchia e Slovenia, onde evitare il disimpegno di fondi;

225.  ricorda che il quadro giuridico per i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) 2014-2020 ha anche introdotto delle condizionalità ex ante ai fini di un utilizzo efficace ed efficiente dei fondi dell’Unione, che coprono, tra l’altro, i sistemi di aggiudicazione degli appalti pubblici degli Stati membri; che, in tale contesto, sono stati adottati piani d’azione per 12 paesi (Bulgaria, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Croazia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia) che saranno valutati entro il 2016; ricorda che l’adempimento delle condizionalità ex ante è un presupposto inderogabile per il finanziamento; chiede la necessaria trasparenza piena riguardo al finanziamento dei progetti infrastrutturali, inclusa la pubblicazione delle analisi ex-ante ed ex-post relative alla sostenibilità economica, ambientale e sociale dei progetti;

226.  invita la Commissione a pubblicare tutta la documentazione relativa al progetto della linea ferroviaria ad alta velocità Lione-Torino e alle sue modalità di finanziamento;

227.  accoglie con favore il fatto che la DG REGIO abbia effettuato 265 missioni di controllo dal 2009 e che abbia concluso che il lavoro di 42 autorità di audit preposte al controllo di circa il 91 % delle dotazioni del FESR/FC per il periodo 2007-2013 può essere considerato generalmente affidabile; per quanto riguarda la DG EMPL, alla fine del 2014 sono state sottoposte a valutazione 87 autorità di audit su un totale di 92 (94,6 %); esse coprono 113 dei 118 PO, che rappresentano il 99,1 % della programmazione finanziaria del periodo di programmazione 2007-2013;

228.  rileva che le interruzioni e le procedure di pre-sospensione hanno riguardato 121 programmi FESR/FC e quasi 7,9 miliardi di EUR di richieste di pagamento presentate dagli Stati membri; osserva altresì che per l’FSE, la Commissione ha inviato 11 lettere di avvertimento e 18 lettere di pre-sospensione, che essa ha avviato 31 interruzioni dei pagamenti e ha sospeso 11 programmi operativi e che, in totale, sono state interrotte richieste di pagamento per 1,3 miliardi di EUR;

229.  prende atto che nel 2014, a seguito della rigorosa politica di supervisione e interruzione della DG REGIO e della DG EMPL e del numero crescente di piani d’azione, sono state confermate rettifiche finanziarie per 840 milioni di EUR e sono stati eseguiti 854 milioni di EUR per il FESR/FC in relazione a tutti i periodi di programmazione (decisi nel 2014 e negli anni precedenti); e che, per il periodo 2007-2013, sono state accettate/decise rettifiche finanziarie per 209 milioni di EUR e sono stati eseguiti 155,9 milioni di EUR per l’FSE (decisi nel 2014 e negli anni precedenti);

230.  osserva con soddisfazione che nel 2014, grazie al ruolo di supervisione della Commissione, le autorità di certificazione hanno applicato rettifiche finanziarie per 782 milioni di EUR prima di presentare alla Commissione la dichiarazione di spesa relativa al FESR/FC, il che ha evitato l’iscrizione nel bilancio dell’UE di spese errate;

231.  è preoccupato per il fatto che, secondo la Corte, negli accordi di partenariato e nei programmi, la strategia Europa 2020 non è sistematicamente tradotta, attraverso obiettivi tematici, in obiettivi operativi; osserva, tuttavia, che essa è tradotta in obiettivi operativi a livello di programma dei fondi SIE, attraverso obiettivi specifici in linea con gli 11 obiettivi tematici; ritiene che i risultati possano essere valutati in modo significativo soltanto se gli obiettivi tematici e i programmi operativi sono allineati e gli indicatori e i parametri di riferimento delle prestazioni permettono di misurare i progressi compiuti;

232.  osserva che se, da un lato, gli accordi di partenariato e la regolamentazione generale creano norme comuni che dovrebbero incoraggiare un approccio integrato, dall’altro, ciascun fondo è gestito da un regolamento e da procedure specifici;

233.  prende atto con interesse che la Corte presenterà, nel prossimo futuro, una revisione speciale degli accordi di partenariato e del quadro incentrato sulla performance nella politica di coesione;

234.  si rammarica del fatto che il numero dei PO soggetti a riserve è aumentato da 73 a 77 per i PO del FESR/FC nel 2014 ed è rimasto invariato a 36 PO per l’FSE; che l’impatto finanziario stimato di tali riserve è diminuito da 423 milioni di EUR nel 2013 a 224 milioni di EUR nel 2014 per il FESR/FC ed è aumentato da 123,2 milioni di EUR nel 2013 a 169,4 milioni di EUR nel 2014 per l’FSE;

235.  concorda con la descrizione della strategia di audit comune per il periodo 2014-2020, durante il quale la priorità per gli audit tematici sarà dedicata a due temi: l’affidabilità dei sistemi di comunicazione di dati sulle prestazioni (un nuovo elemento legato all’orientamento ai risultati della politica) e gli strumenti finanziari;

236.  si rammarica che gli Stati membri non abbiano ancora completamente recepito le opzioni semplificate in materia di costi (SCO) nell’ambito del FSE; accoglie con favore la relazione “Opzioni semplificate in materia di costi nel Fondo sociale europeo”, nella quale la DG EMPL si attende che, nel periodo di programmazione 2014-2020, in media, il 35 % della spesa sarà sostenuto nell’ambito dell’opzione semplificata in materia di costi, e tale percentuale sarà notevolmente superiore in alcuni Stati membri (Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) e nettamente inferiore in altri (Bulgaria, Ungheria, Lettonia e Slovacchia); sostiene gli sforzi della DG EMPL volti a promuovere l’uso delle opzioni semplificate in materia di costi da parte degli Stati membri ed esorta questi ultimi a sfruttare appieno il potenziale di tali opzioni;

237.  apprezza, a tale proposito, che la Commissione abbia istituito un gruppo ad alto livello sulla semplificazione per i beneficiari dei fondi SIE; chiede di ricevere copia delle relazioni che il gruppo pubblicherà a partire da febbraio 2016;

238.  accoglie con favore gli sforzi della Commissione volti a incoraggiare gli Stati membri ad adottare lo strumento informatico ARACHNE per l’estrazione di dati al fine di prevenire attività fraudolente; ricorda agli Stati membri che detto strumento informatico è fornito a titolo gratuito;

239.  accoglie con favore il fatto che nel 2014 la Commissione ha lanciato una prima serie di quattro studi per valutare l’integrazione di elementi della politica di coesione riformata nell’esercizio di programmazione per il periodo 2014-2020; ricorda che gli argomenti dei quattro studi sono i seguenti: condizionalità ex ante, il principio di partenariato, il quadro di riferimento dei risultati e le “nuove disposizioni” (che comprendono una serie di nuovi elementi di programmazione, quali la valutazione dell’onere amministrativo per i beneficiari e le azioni pianificate per ridurlo, i principi orizzontali, gli approcci territoriali ecc.); chiede che, una volta completati gli studi, gliene sia trasmessa copia;

Legittimità e regolarità; aspetti relativi agli errori

240.  è allarmato per il fatto che la Corte ha esaminato 161 operazioni nel settore della politica regionale e urbana e 170 operazioni nel settore della politica dell’occupazione e degli affari sociali, di cui 135 erano inficiate da errori (75 per la politica regionale e urbana e 60 per il settore dell’occupazione e degli affari sociali); rileva che, in base ai 25 errori quantificati, il tasso stimato di errore è pari al 6,1 % per il settore della politica regionale e urbana, e in base ai 28 errori quantificati, il tasso stimato di errore è pari al 3,7 % per il settore occupazione e affari sociali, con un tasso di errore più probabile del 5,7 % per la coesione nel suo insieme;

241.  ritiene frustrante che in 21 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari, le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per prevenire, individuare e rettificare gli errori prima che venisse presentata la dichiarazione di spesa alla Commissione; e che se tutte queste informazioni fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il livello di errore stimato per il presente capitolo sarebbe stato inferiore di 1,6 punti percentuali; osserva inoltre che la Corte ha rilevato che, in 13 casi, l’errore da essa individuato era stato commesso dalle autorità nazionali; questi errori hanno contribuito nella misura di 1,7 punti percentuali all’errore più probabile stimato; ritiene che tale situazione, rimasta invariata ormai da diversi anni, sia indice di una mancanza di diligenza;

242.  critica il fatto che, come per gli esercizi precedenti, il livello di errore, anche in alcune delle domande di pagamento finale che erano state oggetto di audit e di verifiche esterni, denoti debolezze nei controlli ex ante per quanto riguarda il FES; sottolinea che gli errori relativi all’inosservanza delle norme sugli appalti pubblici e all’assenza di documenti giustificativi della spesa hanno costituito quasi due terzi del livello di errore stimato;

243.  sottolinea che, se i controlli effettuati presso gli Stati membri fossero stati completamente affidabili per entrambi i settori, il livello di errore stimato avrebbe potuto essere ridotto di 3,3 punti percentuali per la politica regionale e urbana e di 3,2 punti percentuali per il settore occupazione e affari sociali;

244.  esorta la Commissione a illustrare entro il 1º luglio i propri piani per ovviare alla situazione ai fini di un sostanziale miglioramento della gestione finanziaria a livello di Stati membri; è fermamente convinto della necessità che la concessione del discarico sia subordinata alla realizzazione dei necessari progressi in tale ambito;

245.  si rammarica del fatto che le cause degli errori siano rimaste invariate:

   a) nel settore Politica regionale e urbana (Regionale): inosservanza delle norme sugli appalti pubblici, richieste di rimborso di costi non ammissibili e violazione delle norme sugli aiuti di Stato;
   b) nel settore dell’occupazione e degli affari sociali (Occupazione): richiesta di rimborso di spese non ammissibili, progetti o beneficiari non ammissibili, nonché casi di mancata conformità alle norme sugli appalti pubblici; sottolinea che le tipologie più comuni di problemi individuati relativi all’ammissibilità sono i seguenti: spese effettuate al di fuori del periodo di ammissibilità (Repubblica ceca, Germania), retribuzioni eccessive (Germania, Finlandia, Polonia, Portogallo), costi non connessi al progetto (Paesi Bassi, Polonia, Portogallo), inosservanza delle norme nazionali in materia di ammissibilità (Polonia) e mancata deduzione di entrate (Austria); evidenzia che gli esempi più comuni di inosservanza delle norme in materia di appalti pubblici sono i seguenti: aggiudicazione diretta non giustificata (Germania, Italia), aggiudicazione diretta di appalti di lavori/servizi supplementari non giustificata, esclusione illecita di alcuni offerenti, conflitto di interessi e criteri di selezione discriminatori (Finlandia);

Incidenza dei vari tipi di errore

Regionale

Occupazione

Mancata conformità alle norme in materia di appalti pubblici

44,9 %

2,9 %

Costi non ammissibili

21,5 %

5,6 %

Aiuti di Stato

21,2 %

Progetto o beneficiario non ammissibile

3,9 %

Totale

87,6 %

12,4 %

246.  deplora che, anno dopo anno, si constatino gli stessi tipi di errore, spesso negli stessi Stati membri; riconosce che le sospensioni e le interruzioni dei pagamenti da parte della Commissione garantiscono che siano attuate azioni correttive nei casi in cui siano constatate delle carenze; invita la Commissione, sulla base di tale constatazione, a intensificare il monitoraggio dei sistemi di gestione e di controllo nazionali e regionali e a ridurlo nei paesi in cui tali sistemi si sono dimostrati affidabili;

247.  esprime preoccupazione per le violazioni delle norme in materia di appalti pubblici nel corso della procedura di gara per i sistemi di monitoraggio informatico durante i periodi di finanziamento 2007-2013 e 2014-2020, che hanno dato anch’esse adito a un sospetto di frode; osserva che tali errori sono stati individuati dalle autorità di audit ceche; appoggia fermamente la posizione della Commissione, secondo cui non deve essere effettuato alcun pagamento fino a quando non saranno attuate le rispettive misure correttive e non saranno completate le indagini di polizia;

248.  constata con preoccupazione i problemi riscontrati nelle procedure di gara per i sistemi di monitoraggio della spesa a titolo dei fondi strutturali 2007-2013 e 2014-2020, e chiede chiarimenti sul motivo per cui tali problemi sorgono puntualmente ad ogni periodo di finanziamento, nonché sullo stato di avanzamento delle indagini antifrode e il recupero dei fondi indebitamente percepiti;

249.  sottolinea che, secondo i dati forniti nella relazione annuale di attività 2014 della DG Politica regionale e urbana, il rischio di errore come media ponderata della stima per ciascun programma operativo sostenuto dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo di coesione è inferiore all’1 % in 9 Stati membri (in 6 Stati membri nel 2013) e che solo in 2 Stati membri tale percentuale è pari al 4 % o più (in 5 Stati membri nel 2013);

250.  sottolinea che, secondo i dati forniti nella relazione annuale di attività 2014 della DG Occupazione, affari sociali e integrazione, il rischio di errore come media ponderata della stima per ciascun programma operativo sostenuto dal FSE è inferiore all’1 % in 9 Stati membri, come nel 2013, e che tale percentuale è pari al 4 % o più in 6 Stati membri (valore più elevato: 7,9 %), mentre nel 2013 la percentuale era superiore al 4 % in 5 Stati membri (valori più elevati: 8,8 % e 9,3 %);

251.  sottolinea che la Corte non ha riscontrato alcun errore quantificabile collegato al ricorso alle opzioni semplificate in materia di costi negli ultimi tre anni, il che dimostra che i progetti che utilizzano le opzioni semplificate in materia di costi hanno meno probabilità di essere inficiati da errore rispetto a quelli che utilizzano i costi effettivi;

252.  è d’avviso che sarebbe utile che la Commissione fornisse un’analisi mirata delle norme di ammissibilità nazionali (per i periodi 2007-2013 e 2014-2020) e, su tale base, preparasse orientamenti per gli Stati membri sulla semplificazione e l’eliminazione di norme inutilmente complesse e complicate (gold-plating);

253.  osserva che il rispetto delle norme sugli aiuti di Stato sembra essere un tema importante al fine di ridurre al minimo gli errori nel settore della coesione;

254.  sottolinea l’importanza di concentrarsi sul problema della scarsa comunicazione degli errori e di un’eccessiva comunicazione delle rettifiche finanziarie da parte delle autorità nazionali negli Stati membri;

255.  esprime preoccupazione per i controlli relativi ai fondi per i rifugiati, spesso attribuiti dagli Stati membri in situazioni di emergenza senza rispettare le norme esistenti; ritiene fondamentale che la Commissione introduca controlli più rigorosi, anche in funzione del rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei richiedenti asilo;

Aspetti legati all’attendibilità dei dati

256.  rileva con soddisfazione che l’esattezza dei dati comunicati nelle relazioni annuali di controllo (RAC) degli Stati membri per il FESR/FC e il FSE è migliorata; si rammarica tuttavia del fatto che, in taluni casi, la rettifica della Commissione abbia superato l’1,5 % e che i dati siano stati considerati inattendibili;

Approccio basato sulle prestazioni e sui risultati

257.  accoglie con favore il fatto che, per quanto concerne la dimostrazione dei risultati concreti delle politiche e delle prestazioni ottenute, la Corte abbia per la prima volta utilizzato un approccio orientato al risultato per garantire la complementarità del bilancio dell’Unione con la strategia Europa 2020; ritiene che i risultati conseguiti grazie all’attuazione di tale strategia nel quadro dei fondi strutturali siano molto importanti per l’indicatore economico principale del “PIL pro capite” a livello di Unione, nonché per altri indicatori;

258.  ritiene importante valutare se e in quale misura i progetti di FESR, FC e FSE siano stati completati (entro la fine del 2014) e i relativi obiettivi conseguiti;

259.  deplora il fatto che i meccanismi di finanziamento basati sui risultati rappresentino tuttora l’eccezione anziché la regola; osserva che, nella maggior parte dei casi, l’incapacità di raggiungere gli obiettivi dei progetti concordati nelle convenzioni di sovvenzione non ha inciso sul livello dei finanziamenti unionali ricevuti;

260.  ricorda che occorre accelerare l’attuazione di 51 progetti prioritari in Grecia; che, inoltre, 14 progetti – riguardanti, tra l’altro, il catasto e il registro nazionale – sono stati identificati come “strozzature” e sono a rischio di disimpegno; si attende che la Commissione aggiorni il Parlamento in merito alla situazione nella relazione sul seguito dato al discarico alla Commissione per il 2014;

261.  ricorda che la relazione della Corte dei conti ceca OPTP/2014/SM/01 sulla procedura di appalto per il sistema di controllo per il periodo 2014-2020, presentata alla Commissione nell’aprile 2015, fa riferimento a spese ingiustificate per oltre 9 milioni di EUR; si compiace del fatto che la Commissione abbia inviato una lettera di monito relativa a una possibile interruzione dei pagamenti, invitando le autorità ceche ad applicare le rettifiche finanziarie del caso; desidera sapere in che modo l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha valutato la situazione;

Strumenti di ingegneria finanziaria

262.  prende atto che le autorità di gestione degli Stati membri hanno comunicato un totale di 1.025 strumenti di ingegneria finanziaria (SIF) (compresi 73 fondi di partecipazione e 952 fondi specifici) operanti alla fine del 2014, di cui il 90 % è destinato alle imprese, il 6 % ai progetti di sviluppo urbano e il 4 % ai fondi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili; che detti SIF sono stati istituiti in 25 Stati membri e hanno beneficiato di un sostegno finanziario a titolo di 183 programmi operativi; che l’importo complessivo dei contributi dei programmi operativi erogati ai SIF era pari a 16 miliardi di EUR, di cui 10,9 miliardi di EUR forniti dal FESR e dal FSE; e che, alla fine del 2014, i pagamenti ai destinatari finali hanno raggiunto i 9,19 miliardi di EUR, di cui 5,8 miliardi provenienti dai Fondi strutturali, il che ha consentito di raggiungere un tasso di assorbimento di circa il 57 % degli importi dei PO;

263.  osserva che, in base al recente studio di ampio respiro che fornisce un’accurata valutazione della prassi relativa ai SIF nella politica di coesione nel periodo 2007-2013, i SIF presentano numerosi vantaggi, ma anche alcune carenze che devono tuttora essere superate; l’analisi dimostra tuttavia che il loro uso differisce radicalmente tra gli Stati membri; invita la Commissione ad analizzare i principali motivi alla base di queste forti differenze tra Stati membri e a individuare un efficace incentivo per renderli più attivi, utilizzando i SIF in quei settori nei quali hanno riscontrato successo;

264.  osserva che vi è un’evidente discrepanza tra il volume delle risorse finanziarie immesse nei SIF e l’importo ridistribuito ai destinatari finali; è d’avviso che ciò potrebbe significare che alcune somme considerevoli erano solo “parcheggiate” nei SIF onde evitare il rischio di disimpegno; invita la Commissione a contribuire all’eliminazione di questo aspetto negativo dell’utilizzo degli strumenti di ingegneria finanziaria e ritiene che le nuove disposizioni per il periodo 2014-202 che prevedono il pagamento in tranche dei SIF costituisca un passo positivo in questa direzione;

265.  osserva che la forte espansione dell’utilizzo dei SIF comporterà necessariamente un approccio completamente nuovo all’impiego del denaro pubblico da parte delle autorità della pubblica amministrazione e degli organismi di audit e di controllo, il che richiede, in una certa misura, una “nuova cultura” nell’ambiente degli strumenti finanziari innovativi; invita la Commissione a verificare l’adeguatezza della preparazione di tale ambiente;

266.  rileva che gli strumenti di ingegneria finanziaria potrebbero contribuire in modo sostanziale all’efficienza, all’efficacia e all’economia nell’utilizzo dei fondi SIE se utilizzati saggiamente, in quanto sono naturalmente orientati ai risultati e al rendimento; invita inoltre la Commissione a tenere conto di questo tipo di vantaggio nella politica di spesa di bilancio dell’Unione;

267.  prende atto dell’informazione secondo cui, alla fine del 2014, un totale di 53 strumenti finanziari, principalmente limitati al sostegno alle PMI, erano stati attuati in 7 Stati membri, finanziati a titolo del FSE, e che sono state raggiunte complessivamente 16.716 PMI (di cui 11.286 microimprese) per un bilancio totale del FSE pari a 472 milioni di EUR;

268.  rammenta che l’attuazione degli strumenti di ingegneria finanziaria durante il periodo di programmazione 2007-2013 è stata piuttosto lenta per i seguenti motivi:

   a) la complessità delle norme;
   b) in alcuni casi, l’assegnazione di risorse eccessive rispetto alle reali esigenze;
   c) l’attuazione durante un periodo di crisi finanziaria;

269.  si compiace del fatto che, per il periodo di programmazione 2014-2020, il quadro normativo preveda che l’utilizzo degli strumenti di ingegneria finanziaria si basi su una “valutazione ex ante” obbligatoria, al fine di individuare il fabbisogno di investimenti ed evitare la sovrassegnazione dei fondi dell’Unione;

270.  accoglie altresì con favore la creazione, insieme alla Banca europea per gli investimenti, di una piattaforma comune di consulenza tecnica sugli strumenti finanziari (Fi-Compass) per sostenere l’attuazione degli strumenti di ingegneria finanziaria nel periodo 2014-2020;

Prassi eccellenti

271.  accoglie con favore la tendenza alla semplificazione, alla riduzione della sovraregolamentazione (gold-plating) e al miglioramento della gestione concorrente, contestualmente ai nuovi elementi della politica di coesione per il periodo di programmazione 2014-2020, che sembra essere una prassi eccellente metodologica e che si rispecchia in numerose iniziative concrete, come la ricerca di complementarità con il piano di investimenti per l’Europa attraverso una coesistenza pratica dei fondi SIE e del FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), il raddoppiamento del campo di applicazione degli strumenti di ingegneria finanziaria, il lancio di iniziative mirate, ad esempio per le PMI, la creazione di task force per una migliore attuazione, l’introduzione di un approccio tematico alla crescita intelligente e l’attuazione di strategie innovative e di ricerca conformi alle strategie di specializzazione intelligente, o il contributo della politica di coesione alle politiche dell’Unione, tra l’altro, in materia di economia digitale, energia, affari sociali;

272.  plaude all’azione della Commissione finalizzata all’istituzione di un gruppo ad alto livello sulla semplificazione per i beneficiari, chiamato a contribuire all’identificazione degli ostacoli e delle barriere alla semplificazione e a trovare soluzioni per superarli; invita la Commissione a esaminare le procedure di semplificazione riconosciute dalla Corte, ad esempio nell’ambito di Orizzonte 2020 e la semplificazione dei costi indiretti con rimborsi forfettari, al fine di generalizzare questo approccio estendendolo agli altri settori politici;

273.  invita la Commissione ad analizzare o rivedere la possibilità di estendere ad altri programmi il sistema di pagamento basato sui diritti, che dà luogo a molti meno errori rispetto al sistema del rimborso dei costi, che è la causa della maggior parte degli errori;

274.  invita la Commissione a seguire le modalità con cui gli Stati membri stanno migliorando le regole sugli audit e i controlli, al fine di creare una base comune per la condivisione delle migliori prassi, in particolare in materia di appalti pubblici e lotta contro la frode e la corruzione;

Misure da adottare

275.  conclude che la Commissione dovrebbe:

   a) aver individuato gli elementi comprovanti l’impatto degli interventi FESR, FES e FC del periodo 2007-2013 al fine di raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020;
   b) garantire che le nuove priorità dell’Unione siano molto più strettamente collegate alla politica di coesione;
   c) portare avanti il processo di semplificazione già avviato, compresa la promozione di opzioni semplificate in materia di costi;
   d) sostenere ulteriormente le sinergie all’interno della stessa politica di coesione, come pure tra quest’ultima e altri interventi di bilancio dell’Unione;

276.  sottoscrive le riserve della Commissione in materia di coesione economica, sociale e territoriale e chiede di essere informato circa lo sviluppo dei programmi in questione nella relazione di seguito della Commissione alla decisione di discarico del Parlamento;

277.  esorta la Commissione a continuare ad affrontare con rigore le debolezze dei “controlli di primo livello” negli Stati membri, poiché alcuni degli errori più importanti sono generati a questo livello;

278.  invita la Commissione a riferire sull’adozione delle opzioni semplificate in materia di costi da parte degli Stati membri nella relazione di seguito alla decisione del Parlamento sul discarico alla Commissione per l’esercizio 2014;

279.  concorda con la Corte che la Commissione dovrebbe estendere a tutti gli Stati membri la valutazione dell’affidabilità delle rettifiche finanziarie comunicate dalle autorità di certificazione e del loro impatto sul calcolo da parte della Commissione del “tasso di errore residuo”; invita la Commissione a riferire sui risultati al momento di dar seguito alla decisione di discarico del Parlamento;

280.  condivide il parere della Corte secondo cui la Commissione dovrebbe rafforzare ulteriormente il sistema di controllo per le autorità di audit e riferire sui risultati al momento di dar seguito alla decisione di discarico del Parlamento;

281.  invita la DG REGIO e la DG EMPL a pubblicare, nelle rispettive relazioni annuali di attività, il proprio contributo all’elaborazione delle raccomandazioni specifiche per paese della Commissione e il modo in cui sostengono gli Stati membri nella loro attuazione, dal momento che tali raccomandazioni dovrebbero dimostrare il modo in cui le DG facilitano i progressi degli Stati membri nel realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020;

Risorse naturali

Aspetti generali

282.  osserva che il settore di spesa relativo alle risorse naturali riguarda prevalentemente diversi tipi di attività nell’ambito della politica agricola comune (PAC) volte a incrementare la produttività agricola, sostenere il tenore di vita della comunità rurale, stabilizzare i mercati nonché garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a prezzi ragionevoli; è cosciente del fatto che, a tal fine, esistono due fondi: il FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia), che ridistribuisce gli aiuti diretti/stanziamenti dell’Unione e prevede le misure di mercato, e il FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale), che cofinanzia i programmi di sviluppo rurale sulla base di progetti;

283.  chiede alla Commissione di garantire che non siano messi a disposizione fondi dell’UE per sostenere direttamente o indirettamente la tauromachia; ritiene che né gli stanziamenti a titolo della PAC, né altri stanziamenti del bilancio dell’UE debbano essere utilizzati per finanziare attività che prevedono la tortura di animali;

284.  osserva che gli altri settori includono attività nell’ambito della politica comune della pesca (FEP, il Fondo europeo per la pesca) e attività a sostegno dell’ambiente (protezione e miglioramento, utilizzo razionale delle risorse naturali), prevalentemente nel quadro del programma LIFE (un programma per l’ambiente);

285.  constata con rammarico che, delle 21 raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, cinque raccomandazioni sono state pienamente attuate, quattro sono in corso di attuazione per la maggior parte degli aspetti e dodici sono in fase di attuazione per alcuni aspetti;

Aspetti gestionali

286.  osserva che la spesa della PAC è finanziata in gestione concorrente (cofinanziamento con gli Stati membri; anche i pagamenti diretti sono distribuiti mediante organismi pagatori e vi è la responsabilità per l’ammissibilità e i pagamenti per i beneficiari); constata che anche il FEP è gestito secondo il principio della gestione concorrente e che il programma LIFE viene gestito a livello centrale dalla Commissione;

287.  sottolinea che il problema dell’allocazione efficace consiste anche in una limitata affidabilità e nel fatto che la banca dati SIPA non sia sempre aggiornata; osserva con soddisfazione che le carenze della banca dati SIPA sono state affrontate in tutti gli Stati membri sottoposti ad audit ma deplora il fatto che in alcuni di essi persistano carenze significative; chiede alla Commissione di utilizzare gli strumenti rafforzati nel quadro della nuova normativa sulla PAC(17) laddove emergano lacune significative e persistenti nei sistemi nazionali;

288.  sottolinea che tra le lacune individuate vi sono anche imperfezioni nei piani d’azione degli Stati membri in materia di sviluppo rurale;

289.  raccomanda alla Commissione di fornire assistenza gli Stati membri affinché possano far fronte a questi problemi e di aiutarli a prendere decisioni soddisfacenti;

290.  si compiace del fatto che la Corte abbia effettuato un audit di follow-up per valutare se sia stato posto rimedio alle carenze della banca dati SIPA osservate negli Stati membri dal 2007 al 2013;

291.  osserva con soddisfazione che le carenze della banca dati SIPA sono state affrontate in tutti gli Stati membri sottoposti ad audit; ma deplora il fatto che in Grecia, Spagna e Italia persistano carenze significative; chiede alla Commissione di utilizzare gli strumenti rafforzati nel quadro della nuova normativa sulla PAC laddove emergano lacune significative e persistenti nei sistemi nazionali;

292.  osserva con preoccupazione che il tasso di errore segnalato da un organismo di certificazione per l’esercizio nel quadro di una “procedura di rafforzamento della garanzia”(18) può essere sottostimato; sottolinea che, nel complesso, per i sei Stati membri che hanno optato per l’applicazione volontaria della procedura, la Corte ha riscontrato che le carenze nella sua attuazione rendono in gran parte inattendibili i tassi di errore dichiarati e che la Commissione deve applicare maggiorazioni ai tassi di errore dichiarati;

293.  deplora profondamente il fatto che l’organismo di certificazione della Grecia abbia considerevolmente sottostimato il tasso di errore dichiarato per l’esercizio 2014 nel quadro della “procedura di rafforzamento della garanzia” e sottolinea che, nel complesso, per i sei Stati membri che hanno optato per l’applicazione volontaria della procedura (Grecia, Bulgaria, Romania, Italia, Lussemburgo e Regno Unito), la Corte ha riscontrato che, ad eccezione del Lussemburgo, le carenze nell’attuazione da parte degli Stati membri rendono inattendibili i tassi di errore dichiarati;

294.  si rammarica che la Corte riscontri carenze nei sistemi di controllo legati alle operazioni nell’ambito dello sviluppo rurale dei cinque organismi pagatori che ha visitato nel 2014 in Irlanda, Italia (Campania), Portogallo, Romania e Svezia, in particolare nelle verifiche relative alle condizioni di ammissibilità per le condizioni ambientali, alle dimensioni massime delle aziende e alla procedura d’appalto;

295.  deplora il fatto che, nell’ambito dello sviluppo rurale, gran parte dei tipi di errori e delle carenze sistemiche riscontrati dalla Corte non siano stati affrontati nei piani d’azione esaminati dalla Corte stessa;

296.  si compiace del fatto che, secondo le conclusioni della Corte, la Commissione abbia gestito in modo soddisfacente la procedura di liquidazione finanziaria del 2014;

297.  constata con preoccupazione che le procedure di conformità hanno ancora avuto una durata eccessiva nel 2014; sottolinea che la riduzione del 15 % delle pendenze rispetto alla fine del 2013 non è stata sufficiente, e che alla fine del 2014 vi era un significativo arretrato di 180 pratiche pendenti;

298.  sottolinea che l’audit della Corte riguardante la gestione delle misure di trasferimento delle conoscenze e di consulenza ha rilevato che numerosi servizi analoghi sono finanziati a titolo di diversi fondi dell’Unione (ad esempio, il FSE, ma anche il FEASR) e ciò comporta il rischio di doppio finanziamento, oltre a richiedere la duplicazione di costose strutture di gestione;

299.  si rammarica del fatto che la Corte ritenga che il sostegno unionale alle infrastrutture rurali abbia ottenuti risultati solo modesti in termini di rapporto costo-benefici; deplora che la necessità dei finanziamenti unionali per lo sviluppo rurale non sia sempre stata chiaramente giustificata, che il coordinamento con gli altri fondi sia stato scarso e che le procedure di selezione non abbiano sempre indirizzato sistematicamente i finanziamenti verso i progetti più efficaci in termini di rapporto costo-benefici; invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati pertinenti e affidabili sull’efficacia e l’efficienza delle misure finanziate, al fine di gestire la spesa in base ai risultati;

Legittimità e regolarità; aspetti relativi agli errori

300.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la Corte ha analizzato 183 operazioni del FEAGA del settore “Sostegno al mercato e aiuti diretti” e 176 operazioni del settore “Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca”, e 177 di queste erano inficiate da errori (93 del settore agricolo “Sostegno al mercato e aiuti diretti” e 84 del settore “Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca”); rileva che, in base agli 88 errori quantificati, il tasso di errore stimato è pari al 2,9 % per il settore “Sostegno al mercato e aiuti diretti” del FEAGA, e in base ai 41 errori quantificati, il tasso di errore stimato è pari al 6,2 % per il settore “Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca”, con un tasso di errore più probabile per il settore complessivo “Risorse naturali” del 3,6 %; osserva con soddisfazione che la situazione è migliorata, dal momento che, escludendo la condizionalità, il tasso di errore più probabile per il settore complessivo “Risorse naturali” sarebbe del 3 %;

301.  ritiene inaccettabile che in 26 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari nel settore “Sostegno al mercato e aiuti diretti” del FEAGA, le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per prevenire, individuare e rettificare gli errori prima che venisse presentata la dichiarazione di spesa alla Commissione; osserva che, se tutte queste informazioni fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il presente sottocapitolo sarebbe stato inferiore di 0,6 punti percentuali; osserva inoltre che la Corte ha rilevato che, per 34 casi, l’errore da essa individuato era stato commesso dalle autorità nazionali e che detti errori hanno pesato per 0,7 punti percentuali sul tasso di errore stimato; constata che in 15 casi di errori quantificabili commessi dai beneficiari nel settore “Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca”, le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per prevenire, individuare e rettificare gli errori prima che venisse presentata la dichiarazione di spesa alla Commissione; osserva che se tutte queste informazioni fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il tasso di errore stimato per il presente sottocapitolo sarebbe stato inferiore di 3,3 punti percentuali; constata inoltre che la Corte ha rilevato che per tre casi l’errore da essa individuato era stato commesso dalle autorità nazionali, e che detti errori hanno pesato per 0,6 punti percentuali sul tasso di errore stimato; ritiene che tale situazione, rimasta invariata ormai da diversi anni, sia indice di una mancanza di diligenza;

302.  si rammarica del fatto che le cause degli errori siano rimaste le stesse:

   a) nel settore “Sostegno al mercato e aiuti diretti” del FEAGA (per l’agricoltura): domande dei beneficiari imprecise o non ammissibili (come la sovradichiarazione delle superfici agricole o le parcelle di terreno inammissibili), beneficiari, attività, progetti o spese non ammissibili, inosservanza dei criteri di condizionalità ed errori amministrativi;
   b) nel settore “Sviluppo rurale, ambiente, azione per il clima e pesca” (spese rurali): domande dei beneficiari imprecise o non ammissibili (sovradichiarazione delle superfici agricole o le parcelle di terreno inammissibili), beneficiari, attività, progetti o spese non ammissibili, inosservanza dei criteri di condizionalità, degli impegni agroambientali e delle norme in materia di appalti pubblici;

Incidenza dei vari tipi di errore

Agricoltura

Rurale

Ettari ammissibili sovradichiarati

28 %

6 %

Beneficiari, attività, progetti o spese non ammissibili

6 %

16 %

Inosservanza dei criteri di condizionalità

15 %

1 %

Errori amministrativi

15 %

Inosservanza degli impegni agroambientali

10 %

Mancata conformità alle norme in materia di appalti pubblici

3 %

Totale

63 %

37 %

303.  è particolarmente preoccupato per i casi di sospetto aggiramento intenzionale dei criteri di ammissibilità; osserva che tali casi sono stati trasmessi all’OLAF e chiede a quest’ultimo di includere i risultati delle sue indagini nella relazione di follow-up della Commissione;

Aspetti legati all’attendibilità dei dati

304.  sottolinea che è estremamente importante disporre di una banca dati SIPA affidabile e aggiornata, che dovrebbe ridurre gli errori;

305.  osserva che, poiché i tassi di errore comunicati dagli Stati membri per ciascun organismo pagatore non sono sempre affidabili, la DG AGRI opera un aggiustamento dei tassi di errore principalmente sulla base degli audit realizzati dalla Commissione e dalla Corte negli ultimi tre anni;

306.  sottolinea che, anche se nel 2014 gli organismi di certificazione hanno espresso un giudizio positivo su tutte le statistiche di controllo FEAGA-SIGC comunicate dagli Stati membri, la Commissione ha dovuto comunque rivedere al rialzo i tassi di errore comunicati da 17 organismi pagatori su 69, con un tasso di errore residuo superiore al 2 %, e superiore al 5 %(19) per cinque di essi, segnatamente in Spagna (Andalusia, Cantabria, Estremadura e La Rioja) e in Ungheria; osserva che, nel complesso, il tasso di errore comunicato per i pagamenti diretti della PAC è aumentato dallo 0,55 % al 2,54 % a seguito degli aggiustamenti operati dalla DG AGRI;

307.  sottolinea che, anche se nel 2014 gli organismi di certificazione hanno espresso un giudizio positivo sull’88 % delle statistiche di controllo del FEASR comunicate dagli Stati membri, la Commissione ha dovuto comunque rivedere al rialzo i tassi di errore comunicati da 43 organismi pagatori su 72, con un tasso di errore adeguato superiore al 2 % (superiore al 5 % per 14 organismi), in Bulgaria, Danimarca, Spagna (Andalusia e Valencia), Francia (ODARC e ASP), Regno Unito (Inghilterra), Grecia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo e Romania; osserva che, nel complesso, il tasso di errore comunicato per i pagamenti per lo sviluppo rurale è aumentato dall’1,52 % al 5,09 % a seguito degli aggiustamenti operati dalla DG AGRI;

308.  sottolinea che la Commissione rischia di sottostimare il tasso di errore adeguato a livello di singolo organismo pagatore, dal momento che gli aggiustamenti sono effettuati solo quando è disponibile l’audit della Commissione o della Corte;

309.  osserva tuttavia che la Corte considera il metodo seguito dalla Commissione come un approccio valido, in grado di fornire una base sufficiente per formulare riserve a livello di singolo organismo pagatore;

310.  osserva che la struttura di attuazione della politica di sviluppo rurale è molto frammentata(20) e limita la copertura degli audit di conformità della Commissione per la spesa a titolo del FEASR;

311.  osserva che, dal momento che le rettifiche finanziarie medie operate negli ultimi tre anni per il FEAGA corrispondono all’1,2 % della spesa interessata, mentre per il FEASR sono pari all’1 %, la Commissione ha apportato rettifiche finanziarie che coprono poco meno della metà del livello del tasso di errore adeguato per il FEAGA (2,6 % nel 2014) e un quinto di tale livello per il FEASR (5,1 % nel 2014); osserva altresì che negli ultimi tre anni i recuperi sono ammontati allo 0,3 % delle spese per il FEASR e allo 0,9 % per il FEAGA;

312.  sottolinea che sulla base dei dati comunicati dalla Commissione relativi alle rettifiche e ai recuperi finanziari da un lato (1,9 % delle spese) e al tasso di errore aggregato aggiustato dall’altro (5,1 %), le cifre relative al FEASR per il 2014 mostrano che il potenziale correttivo è insufficiente a ridurre la spesa a rischio al di sotto della soglia di rilevanza entro la fine del periodo di programmazione(21) ;

313.  osserva che la dichiarazione di affidabilità del direttore generale della DG AGRI include tre riserve riguardo alle spese del 2014 nell’ambito della gestione concorrente dei fondi con gli Stati membri e una riserva riguardo alla gestione indiretta concernente un importo totale di 1 446,9 milioni di EUR (1 451,9 milioni di EUR nel 2013); osserva che il livello di rischio più elevato nel 2014 compare nella sezione 3 del bilancio per attività (Pagamenti diretti); esprime apprezzamento per l’intenso lavoro svolto dalla direzione generale ai fini della verifica e rettifica dei dati forniti dalle autorità degli Stati membri a norma dell’articolo 66 del regolamento finanziario; sottolinea che le carenze e le rettifiche dei sistemi nazionali così evidenziate rappresentano una quota consistente dei dati su cui si basa la dichiarazione di affidabilità; invita la Commissione a migliorare ulteriormente i dati alla base della dichiarazione di affidabilità;

Approccio basato sulle prestazioni e sui risultati

314.  osserva che è stata rilevata un’enfasi relativamente forte ma piuttosto formale sui criteri di prestazione (secondo la Corte, addirittura nel 93 % dei progetti esaminati), mentre invece la verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi non sembra essere stata così rigorosa;

315.  osserva che, secondo la relazione annuale di attività del Direttore generale della DG AGRI, nel 2014 il fattore del reddito agricolo è rimasto stabile (ICP 1); sottolinea che, secondo la Commissione(22) , il reddito agricolo per lavoratore è positivamente influenzato dal calo della manodopera agricola; chiede alla Commissione di includere sistematicamente tale aspetto nella sua relazione annuale di attività;

316.  constata con stupore che, secondo la relazione annuale di attività del Direttore generale della DG AGRI, il tasso di occupazione nel settore rurale (ICP 4) era stabile all’inizio del 2014 a fronte di un calo costante del numero di agricoltori nell’Unione;

317.  considera insostenibile che, secondo la relazione annuale di attività della DG AGRI(23) , il 44,7 % di tutte le aziende agricole dell’Unione sono aziende agricole di semi-sussistenza, ovvero hanno un reddito inferiore ai 4 000 EUR l’anno; osserva inoltre che, secondo la relazione sulla distribuzione degli aiuti diretti ai produttori agricoli per l’esercizio 2014, adottata dalla Commissione il 15 dicembre 2015:

   a) in media, l’80 % dei beneficiari del sostegno diretto della PAC ricevono il 20 % circa dei pagamenti, e
   b) il 79 % dei beneficiari del sostegno diretto della PAC ricevono un importo pari o inferiore a 5 000 EUR l’anno;

318.  invita la DG AGRI a riferire, nella sua relazione annuale di attività per il 2015, su un’ampia combinazione di indicatori economici e ambientali, fornendo un quadro generale equilibrato della situazione dell’agricoltura unionale e del suo più ampio contesto, al fine di consentire ai colegislatori di meglio valutare i risultati della PAC e di riflettere con cognizione di causa sul suo futuro orientamento;

319.  chiede alla DG AGRI di riferire, nella sua relazione annuale, in merito all’andamento della distribuzione del sostegno al reddito agricolo, con particolare riferimento agli effetti delle nuove modalità di aiuto introdotte dalla riforma della PAC del 2013, quali ad esempio il pagamento ridistributivo;

320.  si compiace del fatto che la Corte si sia concentrata, nell’ambito di un esercizio pilota sulle prestazioni, su 71 progetti di sviluppo rurale che comprendevano investimenti in immobilizzazioni materiali;

321.  accoglie favorevolmente i risultati raggiunti nell’attuazione della politica di sviluppo rurale 2007-2013 secondo i dati preliminari (fine 2014) riferiti alle microimprese (73 300) e ai giovani agricoltori (164 000) sostenuti, nonché al sostegno all’innovazione per l’introduzione di nuovi prodotti o tecnologie in 136 000 aziende agricole;

322.  si rammarica che la Corte abbia rilevato carenze nella focalizzazione delle misure e nella selezione dei progetti, nonché l’assenza di elementi comprovanti la ragionevolezza dei costi;

323.  si rammarica che la Corte abbia riscontrato carenze nei sistemi di controllo legati alle operazioni nell’ambito dello sviluppo rurale dei cinque organismi pagatori che ha visitato nel 2014 in Irlanda, Italia (Campania), Portogallo, Romania e Svezia, in particolare nelle verifiche relative alle condizioni di ammissibilità per le condizioni ambientali, alle dimensioni massime delle aziende e alle procedure d’appalto;

Strumenti di ingegneria finanziaria

324.  osserva che l’utilizzo degli strumenti di ingegneria finanziaria in tale settore è assolutamente trascurabile e piuttosto eccezionale;

325.  si rammarica che la Corte abbia rilevato gravi carenze in merito all’effetto di leva e all’effetto di rotazione degli strumenti di finanziamento nel settore dello sviluppo rurale, e abbia concluso che gli strumenti di ingegneria finanziaria non sono stati efficaci nel periodo 2007-2013(24) ; chiede che la Commissione metta in atto misurazioni volte a fornire incentivi sufficienti ai beneficiari che consentano un valore aggiunto sostanziale;

326.  osserva che la Commissione ha avviato una procedura di verifica della conformità per ottenere informazioni precise e dettagliate sul rischio di conflitto di interessi comportato dal fondo statale d’intervento agricolo della Repubblica ceca; sottolinea che, se non saranno prese le misure necessarie per prevenire un conflitto di interessi, si potrebbe giungere a una situazione in cui occorre esigere dall’autorità competente ceca che ritiri l’accreditamento dell’organismo pagatore e/o la Commissione debba applicare correzioni finanziarie; invita la Commissione a procedere rapidamente e a riferire al riguardo al Parlamento entro giugno 2016; invita l’OLAF a riferire senza indugio al Parlamento in merito alla sua decisione di aprire o meno un fascicolo;

327.  osserva che, dopo la fine del periodo di ammissibilità per i SIF, i proventi degli investimenti restituiti ai fondi possono essere utilizzati dagli Stati membri e, nell’attuale quadro giuridico, divengono risorse nazionali; deplora il fatto che, in tal modo, finanziamenti originariamente associati a specifici strumenti finanziari possano essere eventualmente trasferiti a diversi settori e singole imprese; invita la Commissione a rafforzare gli incentivi affinché gli Stati membri spendano tali risorse all’interno dello stesso settore;

Prassi eccellenti

328.  prende nota dell’analisi dettagliata della Corte destinata a stabilire se il sostegno dell’Unione sia mirato ad obiettivi chiaramente definiti, rispondenti a precise esigenze strutturali e territoriali e a svantaggi strutturali; nota che essa ha testato il criterio della performance nell’ambito dell’orientamento e della selezione; ritiene che il quadro comune di monitoraggio e valutazione elaborato dalla DG AGRI per quanto riguarda l’approccio basato sulla performance contenga una serie di indicatori specifici che consentiranno alla Commissione di misurare i progressi e riferire in proposito;

Misure da adottare

329.  conclude che la Commissione dovrebbe:

   a) adottare misure appropriate per rafforzare i piani d’azione negli Stati membri al fine di identificare le più frequenti cause di errore; e rivedere la strategia di audit di conformità per lo sviluppo rurale;
   b) analizzare l’impatto della riforma della PAC in termini di performance del settore e delle sue priorità per quanto concerne il sostegno di bilancio dell’Unione;
   c) facilitare le sinergie nel settore delle risorse naturali al fine di eliminare l’attuale carattere eterogeneo delle azioni di sostegno;
   d) riferire in dettaglio al Parlamento, con dati disaggregati per Stato membro, sull’attuazione del livellamento nei pagamenti diretti PAC;

330.  chiede che:

   a) la Commissione valuti la possibilità di fornire informazioni, nella relazione annuale di attività della DG AGRI, in merito all’andamento della distribuzione del sostegno al reddito agricolo;
   b) gli Stati membri compiano ulteriori sforzi per includere informazioni attendibili e aggiornate nelle loro banche dati SIPA al fine di evitare pagamenti per terreni non ammissibili;
   c) la Commissione elabori proposte intese a sanzionare gli organismi pagatori in caso di dichiarazioni false o inesatte, tra cui i tre seguenti aspetti: le statistiche sulle ispezioni, le dichiarazioni degli organismi pagatori e il lavoro svolto dagli organismi di certificazione;
   d) la Commissione adotti misure appropriate intese a richiedere che i piani d’azione degli Stati membri in materia di sviluppo rurale includano azioni correttive volte a risolvere le cause frequenti di errore;
   e) la Commissione riveda la propria strategia di audit di conformità per lo sviluppo rurale al fine di stabilire se le carenze dei sistemi rilevate in una regione specifica, per gli Stati membri che prevedono programmi regionali, siano presenti anche in altre regioni, specie in vista di misure di investimento;
   f) la Commissione si assicuri che la nuova procedura di garanzia sulla legittimità e la regolarità delle operazioni, che diventerà obbligatoria a partire dall’esercizio 2015, sia correttamente applicata da parte degli organismi di certificazione e produca informazioni attendibili in relazione al livello di errore;
   g) per le attività di trasferimento delle conoscenze e di consulenza, gli Stati membri valutino l’esigenza di sostenere le attività prontamente disponibili sul mercato a un prezzo ragionevole e, quando tale necessità sia giustificata, assicurino che i costi delle attività sostenute non superino i costi di analoghe attività offerte dal mercato;
   h) la Commissione garantisca la complementarità tra i fondi dell’Unione, al fine di ridurre il rischio di doppio finanziamento e di duplicazione degli oneri amministrativi nell’ambito delle misure di trasferimento delle conoscenze e di consulenza;
   i) la Commissione incoraggi gli Stati membri a stabilire un unico strumento finanziario in grado di fornire sia prestiti sia garanzie, aumentandone così l’attività e la massa critica;
   j) la Commissione stabilisca standard e obiettivi opportuni per gli effetti leva e gli effetti moltiplicatori, al fine di rafforzare l’efficacia degli strumenti finanziari per il periodo di programmazione 2014-2020;
   k) l’Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare riduca, per quanto possibile, i riporti di stanziamenti impegnati, che nel 2014 erano pari a 0,9 milioni di EUR (50 %); sottolinea che nel 2013 la Corte aveva formulato osservazioni simili e che le informazioni sulle misure correttive restano non disponibili;

Europa globale

Aspetti generali

331.  osserva che tale sezione copre le spese correlate ad attività di politica estera, sostegno ai paesi candidati e precandidati all’Unione nonché assistenza allo sviluppo ed aiuti umanitari ai paesi in via di sviluppo e ai paesi vicini, che non rientrano tra le attività dei Fondi europei di sviluppo (FES);

332.  nota che la rubrica 4 della sezione Europa globale dispone di un importo totale di 7,4 miliardi di EUR, e che le spese avvengono sulla base di strumenti di cooperazione e metodi di prestazione di aiuti;

333.  osserva che attualmente vi sono senza dubbio tre ambiti rilevanti per l’agenda di allargamento e di vicinato: partenariato, allargamento e sinergie con il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE);

334.  accoglie con favore il fatto che, delle otto raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, quattro raccomandazioni sono state pienamente attuate, due sono in corso di attuazione per la maggior parte degli aspetti e due sono in fase di attuazione per alcuni aspetti;

Aspetti gestionali

335.  nota che tale sezione è caratterizzata da una gestione diretta, quando la spesa è gestita dalla Commissione e dalle sue DG; essa è assicurata attraverso i servizi centrali a Bruxelles o le delegazioni dell’Unione in determinati paesi oppure è svolta in cooperazione con organizzazioni internazionali;

336.  osserva con sorpresa che le delegazioni con i più elevati importi a rischio, come misurato dagli indicatori chiave di prestazione n. 5 (attuazione tempestiva) e n. 6 (raggiungimento dell’obiettivo), non sono tra quelle che registrano le peggiori prestazioni; ritiene che ciò sollevi questioni riguardo alla qualità e alla serietà delle relazioni di alcune delegazioni;

337.  osserva con grande preoccupazione che, secondo la relazione sulla gestione degli aiuti esterni, su 2 598 progetti gestiti dalle delegazioni dell’UE:

   805 progetti, per un importo di 13,7 miliardi di EUR (45,53 % dell’importo totale) sono in ritardo;
   610 progetti, per un importo di 9,9 miliardi di EUR (32,96 %) non raggiungeranno gli obiettivi prefissati;
   500 progetti, per un importo di 8,6 miliardi di EUR (29 %) sono in ritardo e non raggiungeranno gli obiettivi prefissati;
   915 progetti, per un importo di 15 miliardi di EUR (50 %) o sono in ritardo o non raggiungeranno gli obiettivi prefissati;
   le azioni di sostegno al bilancio rappresentano quasi un quinto dei progetti che presentano i maggiori problemi;

338.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia istituito un sistema di monitoraggio dei progetti in corso e che le relazioni sulla gestione degli aiuti esterni (EAMR) forniscano, alla fine dell’anno, un’istantanea dei progetti che incontrano alcuni ritardi nell’attuazione o per i quali vi è il rischio che non conseguano uno o più degli obiettivi inizialmente stabiliti;

339.  invita la Commissione a continuare a monitorare tali progetti e ad adottare misure adeguate onde far sì che essi conseguano gli obiettivi stabiliti entro il termine prefissato; chiede alla Commissione di presentare una relazione aggiornata sulla situazione di tali progetti, includendovi i programmi di aiuto nell’ambito della politica di vicinato;

340.  deplora che i progetti aventi problemi di esecuzione siano visitati dal personale delle delegazioni meno spesso dei progetti che non registrano problemi;

341.  nota che, sulla base dei dati contenuti nella relazione EAMR del 2014, il 77 % dei progetti contrassegnati in rosso per l’ICP-5 è stato visitato a fronte del 23 % che non lo è stato, per i progetti contrassegnati in giallo per l’ICP-5, il 74 % è stato visitato a fronte del 26 % che non lo è stato, e per i progetti contrassegnati in verde per l’ICP-5, il 71 % è stato visitato a fronte del 29 % che non lo è stato;

342.  ricorda che il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare le misure adottate al fine di migliorare i risultati delle delegazioni dell’Unione per quanto riguarda la pianificazione finanziaria e la ripartizione delle risorse, la gestione finanziaria e la revisione contabile, e a comunicargli, insieme alle relazioni sulla gestione degli aiuti esterni (EAMR), le conclusioni che ha tratto dalle medesime;

343.  osserva che il 5 novembre 2015 sono stati ufficialmente trasmessi al Parlamento europeo i piani d’azione per 22 delegazioni che hanno rispettato i valori di riferimento per meno del 60 % dei loro ICP nel 2014; nota altresì che la DG DEVCO ha presentato le sue conclusioni tratte dalla relazione EAMR nella sua relazione annuale di attività per l’esercizio 2014;

344.  insiste che la Commissione non dovrebbe in nessun caso ricorrere alla procedura in contraddittorio di cui all’articolo 163 del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale dell’Unione per ritardare o bloccare l’adozione di una relazione speciale della Corte;

345.  ribadisce con forza che il processo di consolidamento della garanzia di affidabilità richiede misure atte a rafforzare la responsabilità delle delegazioni dell’Unione attraverso le EAMR, preparate e firmate dai capi delle delegazioni dell’Unione;

346.  ritiene che le EAMR, rilasciate dai capi delle delegazioni dell’Unione, siano un utile strumento di gestione in grado di consentire alla Commissione di identificare in anticipo i problemi concernenti i progetti e di risolverli anche in corso di attuazione; si rammarica che tali relazioni non siano allegate alle relazioni annuali di attività delle DG DEVCO e NEAR come previsto dall’articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario; deplora che tali relazioni siano sistematicamente considerate riservate mentre, a norma dell’articolo 67, paragrafo 3, del regolamento finanziario, esse “sono messe a disposizione del Parlamento europeo e del Consiglio, tenendo conto, se del caso, del loro carattere riservato”;

347.  deplora il fatto che le prestazioni globali delle delegazioni dell’Unione per quanto riguarda l’attuazione dei programmi di assistenza esterna, quali misurate dall’ICP utilizzato nelle EAMR del 2014 siano peggiorate rispetto al 2013; nota tuttavia che tali relazioni presentano una valutazione dei progetti in corso e che le prestazioni sono influenzate da fattori al di fuori del controllo delle delegazioni dell’Unione, inclusa la qualità della governance nei paesi beneficiari, la situazione della sicurezza, le crisi politiche, l’impegno dei partner esecutivi ecc.;

348.  prende atto che le valutazioni basate sulle relazioni EAMR forniscono solo un’istantanea della situazione di ciascun progetto a fine anno e che l’impatto effettivo delle difficoltà identificate può essere valutato soltanto al termine del progetto;

349.  insiste sul fatto che la Commissione utilizzi le EAMR per affrontare le carenze identificate, affinché i progetti in corso possano conseguire gli obiettivi fissati inizialmente; si attende che la Commissione si assicuri che i progetti di assistenza esterna siano pianificati secondo un calendario realistico, al fine di ridurre la quota di progetti rinviati; auspica che la Commissione riferisca al Parlamento in merito ad eventuali azioni correttive intese a porre rimedio alla situazione nelle delegazioni con gravi problemi di attuazione;

350.  nota che la valutazione ha individuato problemi gravi tali da giustificare un “avviso di allarme” soltanto per un numero molto limitato di progetti in corso; accoglie con favore le misure correttive previste, che potrebbero ancora produrre un risultato positivo entro la fine del periodo di attuazione;

351.  ritiene che, durante l’assunzione e prima dell’inizio dell’incarico, occorra ricordare chiaramente ai capi delle delegazioni dell’Unione quali siano i loro compiti in termini di gestione, le loro responsabilità per quanto riguarda la garanzia di gestione legata all’insieme delle operazioni della loro delegazione (processi di gestione fondamentali, gestione dei controlli, adeguata comprensione e valutazione degli indicatori chiave di prestazione), la presentazione di relazioni qualitative e complete nel contesto dell’elaborazione della relazione annuale di attività e che sarebbe opportuno invitarli a non concentrarsi esclusivamente sulla componente politica delle loro funzioni;

352.  è preoccupato per la gestione dell’assistenza esterna nei paesi terzi da parte dell’Unione; evidenzia che un euro su due è versato in ritardo (al momento dell’ultima relazione ne erano interessati 805 progetti), che un euro su tre (610 progetti) non consegue la finalità prevista e che entrambe le carenze riguardano un euro su quattro (500 progetti); è preoccupato per il fatto che, per quanto riguarda il sostegno al bilancio, quasi un quinto (18,5 %) degli interventi è in ritardo e non raggiunge gli obiettivi previsti e che si riscontrano gli stessi problemi di attuazione per quasi la metà dei progetti a titolo del FES; è inoltre preoccupato per il fatto che i progetti afflitti da problemi sono caratterizzati da una minore partecipazione rispetto a quelli senza problemi; invita la Commissione a presentare una relazione aggiornata sulla situazione di tali progetti, includendovi i programmi di aiuto nell’ambito della politica di vicinato;

353.  riconosce che l’impatto effettivo delle difficoltà individuate può essere valutato soltanto al termine del progetto; ritiene che le ripercussioni finanziarie delle difficoltà e dei ritardi riscontrati durante l’attuazione dei progetti dovrebbero essere misurate con cautela e che possano rappresentare solo una parte molto limitata della spesa del progetto;

354.  ritiene che i capi delle delegazioni dell’Unione dovrebbero disporre di orientamenti chiari per quanto riguarda le linee guida generali sulla definizione di riserve e le loro componenti;

355.  ritiene importante individuare e consolidare le tendenze per delegazione sulla base delle informazioni di gestione e degli indicatori chiave di prestazione, al fine di valutare il ciclo di programmazione a vantaggio delle prestazioni complessive o settoriali degli aiuti allo sviluppo dell’Unione;

356.  plaude al fatto che la Commissione abbia rafforzato il monitoraggio dei progetti finanziati dall’Unione nei campi profughi di Tindouf, con un totale di 24 missioni di monitoraggio eseguite nel 2015, e fino a 2 settimane al mese trascorse dal personale umanitario della commissione nei campi; accoglie con favore tutti gli sforzi profusi dalla Commissione al fine di garantire l’uso più efficiente possibile dei fondi dell’Unione nei campi e prende atto che non vi sono dazi doganali sulle importazioni umanitarie nel caso di Tindouf;

Legittimità e regolarità; aspetti relativi agli errori

357.  osserva che la Corte ha esaminato 172 operazioni di cui 43 inficiate da errori; rileva che, sulla base di 28 errori quantificati, il tasso stimato di errore risulta pari al 2,7 %;

358.  plaude al fatto che la Corte abbia emesso un tasso di errore specifico in relazione alle spese direttamente gestite dalla Commissione, escluse le operazioni di più donatori e di sostegno al bilancio, e si rammarica che il tasso di errore per tali transazioni specifiche sia stato quantificato al 3,7 %; ritiene frustrante che in sette casi di errori quantificabili, la Commissione disponesse di informazioni sufficienti per prevenire o individuare e rettificare gli errori prima di accettare la spesa; osserva che se tutte queste informazioni fossero state utilizzate per rettificare gli errori, il livello di errore stimato per il presente capitolo sarebbe stato inferiore di 0,2 punti percentuali;

359.  nota che gli errori principali comprendono spese non ammissibili dichiarate dai beneficiari finanziari (concernenti il periodo, le imposte, la non conformità con la regola dell’origine o documentazione insufficiente) e una liquidazione e accettazione insufficienti dei pagamenti da parte della Commissione;

Incidenza dei vari tipi di errore

Europa globale

Spese non ammissibili

57 %

Servizi/lavori/forniture non forniti

24 %

Assenza di documenti che giustifichino le spese

8 %

Mancata conformità alle norme in materia di appalti pubblici

6 %

Calcolo errato delle spese dichiarate

4 %

Totale

100 %

360.  plaude al fatto che la Corte abbia emesso un tasso di errore specifico in relazione alle spese direttamente gestite dalla Commissione, escluse le operazioni di più donatori e di sostegno al bilancio; si rammarica che il tasso di errore per tali operazioni specifiche sia stato quantificato al 3,7 %;

361.  sottolinea che le operazioni di sostegno al bilancio esaminate dalla Corte erano prive di errori di legittimità e regolarità; ritiene opportuno tuttavia che la Commissione preveda un sistema di monitoraggio costante dei fondi erogati come sostegno al bilancio, includendo meccanismi di controllo continui che verifichino il rispetto delle condizioni previste per accedere a tale forma di sostegno;

362.  si rammarica che la Corte abbia nuovamente rilevato nell’esercizio 2014 l’errore sistemico, già rilevato nell’esercizio 2013, che consiste nell’accettare spese basate su stime proprie piuttosto che su costi sostenuti, pagati e accettati; nota tuttavia con soddisfazione che la DG ELARG aveva corretto le liquidazioni eseguite erroneamente dai conti relativi al 2013 e al 2014 nel maggio 2014 e aveva altresì riveduto le istruzioni definite nel manuale ELARG sulla contabilità;

363.  ricorda che nella sua dichiarazione di affidabilità(25) , il direttore generale di Europe Aid ha dichiarato che le procedure di controllo in vigore offrono le garanzie necessarie riguardo alla legittimità e regolarità delle operazioni soggiacenti, pur esprimendo una riserva globale sul fatto che il tasso di errore sia superiore al 2 %, il che dimostra che le procedure di controllo non hanno prevenuto, rilevato e corretto gli errori rilevanti;

364.  ritiene fondamentale la possibilità di sospendere l’erogazione dei fondi di preadesione non solo nel caso di comprovato abuso degli stessi, ma anche nel caso in cui un paese in fase di preadesione violi in qualche modo i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;

Aspetti legati all’attendibilità dei dati

365.  nota che, a causa della natura delle spese e della loro destinazione geografica, la gestione dei dati in tale settore differisce in modo evidente da qualsiasi altra area del bilancio dell’Unione;

Approccio basato sulle prestazioni e sui risultati

366.  osserva che, a causa della natura del sostegno, anche una gestione migliorata dei rischi e sistemi di controllo rafforzati contribuiscono in modo sostanziale a porre l’accento sulle prestazioni;

Strumenti di ingegneria finanziaria

367.  nota che in tale settore gli strumenti di ingegneria finanziaria (SIF) non costituiscono una questione centrale. Se vi è spazio per questo tipo di sostegno, esso è utilizzato piuttosto attraverso azioni del FES;

Misure da adottare

368.  conclude che la Commissione dovrebbe:

   a) seguire la raccomandazione della Corte di istituire e attuare procedure di controllo interne per garantire che i prefinanziamenti siano basati sulle spese effettive e rafforzare i controlli ex ante per i contratti di sovvenzione, incluso il ricorso alla pianificazione basata sui rischi e alle visite sistematiche di follow-up;
   b) tenere conto delle attuali priorità in forte cambiamento al fine di fornire un sostegno finanziario dell’Unione efficiente, che copra non solo gli aspetti territoriali (tra cui Ucraina, Turchia, Balcani occidentali, paesi del partenariato orientale) ma contemporaneamente anche gli aspetti tematici;

369.  chiede alla Commissione di istituire e attuare procedure di controllo interne per garantire che i prefinanziamenti siano liquidati sulla base delle spese effettivamente sostenute senza includere gli impegni giuridici;

370.  approva pienamente le istruzioni fornite dalla Commissione nella sua relazione di sintesi(26) , in cui chiede alla DG DEVCO “di cercare modi per tenere maggiormente conto dei risultati dei controlli per fornire una garanzia più differenziata sulla base dei rischi e successivamente dirigere una quota maggiore delle proprie risorse di controllo sui settori interessati da riserve specifiche, alla luce del rapporto costo-efficacia dei vari controlli”;

371.  chiede alla Commissione di:

   a) trasmettere ogni anno al Parlamento una valutazione globale delle EAMR, nonché
   b) indicare nelle relazioni annuali di attività della DG DEVCO e della DG NEAR le misure adottate per porre rimedio alla situazione nelle delegazioni che presentano problemi di attuazione, al fine di abbreviare i termini per il sostegno finanziario e semplificare i programmi;

Amministrazione

372.  nota che tali settori molto specifici si riferiscono alle spese delle istituzioni e altri organi dell’Unione, e che la Commissione svolge in molti casi il ruolo di prestatore di servizi per altri;

373.  sottolinea che il 60 % circa dell’importo totale rappresenta costi del personale; gli altri elementi includono, tra le altre cose, edifici, attrezzature, comunicazione e IT;

374.  chiede che tutte le istituzioni e le agenzie dell’Unione applichino l’articolo 16 dello statuto dei funzionari dell’UE pubblicando ogni anno informazioni sui funzionari d’inquadramento superiore che hanno lasciato l’amministrazione dell’Unione, nonché un elenco dei conflitti di interesse; chiede che la suddetta struttura indipendente valuti la compatibilità delle occupazioni successive al servizio presso le istituzioni dell’Unione o le situazioni in cui dipendenti pubblici ed ex deputati al Parlamento passano dal settore pubblico a quello privato (la questione delle “porte girevoli”) e la possibilità di conflitti d’interesse, e definisca specifici periodi di incompatibilità, che dovrebbero coprire almeno il periodo per il quale sono concesse le indennità transitorie;

375.  sottolinea che cinque ex funzionari sono stati assunti come consiglieri speciali nel 2014 ed hanno ricevuto una retribuzione, in un caso per 43 settimane e in due altri casi per 30 settimane; chiede alla Commissione di fornire ulteriori informazioni sul perché i contratti originari non siano stati prorogati invece di pagare gli ex funzionari di cui sopra su base giornaliera, se tali contratti siano stati presi in considerazione e, in caso affermativo, se e in che modo siano state versate contemporaneamente le pensioni;

376.  sottolinea che grazie al prolungamento dell’orario di lavoro da 37,5 a 40 ore settimanali nel quadro della revisione dello Statuto, si è ottenuto l’equivalente di circa 2 900 posti, il che compensa praticamente per diversi anni la riduzione del 5 % dell’organico stabilita nell’ambito della riforma dello Statuto; invita la Commissione a presentare una relazione trasparente con dati annuali sulla prevista riduzione di posti, includendovi anche il prolungamento dell’orario di lavoro;

377.  sottolinea che, per ogni membro della Commissione, la procedura di discarico ha la precedenza rispetto alle altre riunioni poiché la commissione responsabile del Parlamento ritiene che ogni commissario sia responsabile dinanzi al Parlamento;

378.  sottolinea l’importanza del ruolo degli informatori; invita la Commissione a garantire che ogni istituzione dell’Unione applichi le norme in materia di protezione degli informatori; invita la Commissione a promuovere una legislazione sulla protezione degli informatori nell’Unione;

379.  chiede che tutte le istituzioni e agenzie dell’Unione che non lo hanno ancora fatto adottino con urgenza norme interne in merito alle segnalazioni di illeciti e applichino un approccio comune ai loro obblighi, incentrato sulla protezione di chi segnala illeciti; chiede che sia prestata particolare attenzione alla protezione degli informatori nel contesto della direttiva sulla protezione dei segreti commerciali; invita la Commissione a promuovere una legislazione sul livello minimo di protezione degli autori di segnalazioni nell’Unione; invita le istituzioni e le agenzie a modificare lo statuto dei funzionari per garantire che esso non solo obblighi formalmente i funzionari a segnalare irregolarità di ogni tipo, ma preveda altresì una protezione adeguata degli autori di segnalazioni; invita le istituzioni e le agenzie ad applicare senza indugio l’articolo 22 ter dello statuto dei funzionari;

380.  esprime preoccupazione per il numero di suicidi verificatisi in seno all’amministrazione; ritiene opportune una seria analisi da parte della Commissione sul benessere del personale per evitare il ripetersi di tali eventi;

381.  constata con rammarico che, delle otto raccomandazioni formulate dalla Corte nel periodo 2011-2012, nessuna raccomandazione è stata pienamente attuata, cinque sono in corso di attuazione per la maggior parte degli aspetti e tre sono in fase di attuazione per alcuni aspetti;

382.  constata che il livello di assenze per malattia alla Commissione permane stabile; accoglie positivamente la creazione di un gruppo di sostegno psicosociale, grazie al quale i giorni di assenza si sono ridotti da 2 200 nel 2010 a 772 nel 2014; esprime, tuttavia, preoccupazione per la necessità di interventi in 868 casi, pur con un grado di soddisfazione del 95 %;

383.  prende atto che oltre 250 membri del personale, che non sono stati integrati nei nuovi Gabinetti, sono stati reintegrati o ospitati nelle DG e che circa 550 membri del personale dei nuovi Gabinetti sono stati accolti nella nuova Commissione Juncker;

384.  ritiene che l’immunità dai procedimenti penali negli Stati membri per il personale dell’Unione, in vigore da 64 anni, costituisca un privilegio ormai superato; chiede che questo privilegio a norma del protocollo al trattato sia limitato al solo personale dell’Unione in servizio nei paesi terzi;

Legittimità e regolarità; aspetti relativi agli errori

385.  osserva che la Corte ha esaminato 129 operazioni di cui 20 inficiate da errori; rileva che, sulla base di 12 errori quantificati, il tasso stimato di errore risulta pari allo 0,5 %;

386.  nota che la maggior parte degli errori comprendono indennità per il personale e relativi benefici non ammissibili o erroneamente calcolati, pagamenti eseguiti per servizi non coperti dal contratto in vigore e altre spese prive di una giustificazione adeguata;

Incidenza dei vari tipi di errore

Amministrazione

Indennità per il personale e relativi benefici non ammissibili o erroneamente calcolati

70 %

Pagamenti eseguiti per servizi non coperti dal contratto in vigore

22 %

Altre spese prive di una giustificazione adeguata

8 %

Totale

100 %

Codice di condotta e conflitto di interesse

387.  nota la forte attenzione del pubblico e dei media per le questioni di integrità, che implica che codici di condotta correttamente funzionanti richiedono un’attenzione continua; sottolinea che un codice di condotta rappresenta un’efficace misura preventiva solo se adeguatamente applicato e se la sua conformità è riveduta in modo sistematico, non solo in caso di incidenti; rileva che una revisione del codice di condotta è necessaria entro la fine del 2017;

388.  incoraggia le istituzioni e le agenzie dell’Unione a svolgere attività di sensibilizzazione presso i funzionari, parallelamente a quelle già in corso, in merito alla politica relativa ai conflitti d’interesse e a includere la questione dell’integrità e della trasparenza come elemento obbligatorio da discutere durante le procedure di assunzione e i colloqui di valutazione del rendimento; ritiene che le norme in materia di conflitti d’interesse dovrebbero distinguere tra rappresentanti eletti e funzionari; è del parere che normative di questo tipo siano necessarie anche negli Stati membri per quanto riguarda funzionari e impiegati pubblici che prendono parte alla gestione e al controllo dei finanziamenti dell’Unione; invita la Commissione a presentare un progetto di base giuridica a tal fine;

389.  ritiene che la Commissione debba divulgare proattivamente i documenti concernenti le raccomandazioni della commissione etica ad hoc sugli incarichi successivi al mandato degli ex Commissari, adeguando le informazioni commerciali o personali ai sensi del regolamento (CE) n. 1049/2001;

390.  invita la Commissione a rivedere il codice di condotta dei Commissari entro la fine del 2017, definendo tra l’altro la nozione di “conflitto di interesse” nonché introducendo dei criteri per valutare la compatibilità dell’assunzione dopo la cessazione del mandato ed estendendo a tre anni il periodo di incompatibilità per i Commissari; invita la Commissione a chiedere agli Stati membri di indicare qualsiasi potenziale conflitto di interesse del proprio membro candidato della Commissione e a spiegare come sono definiti i conflitti di interesse nel proprio diritto nazionale; ritiene che, in caso di interpretazioni divergenti dei conflitti di interesse tra il diritto nazionale e le norme che la Commissione stessa applica al riguardo, gli Stati membri debbano seguire quest’ultima interpretazione;

391.  chiede alla Commissione a tale riguardo di prestare particolare attenzione alla prevenzione dei conflitti di interesse nonché alle pratiche corruttive nel caso delle agenzie decentrate, che sono particolarmente vulnerabili in considerazione del fatto che sono relativamente sconosciute al grande pubblico e sono disseminate in tutta l’Unione;

392.  sottolinea che un passo importante per quanto riguarda i conflitti di interesse consiste nell’accrescere la trasparenza del Presidente della Commissione, della commissione etica ad hoc della Commissione e del Segretariato generale, nell’esaminare le situazioni di conflitto potenziale; invita la Commissione a pubblicare in modo proattivo i pareri della commissione etica, in conformità del regolamento (CE) n. 1049/2001 al fine di consentire ai cittadini di ritenere la Commissione responsabile delle proprie decisioni; ribadisce la raccomandazione del Parlamento secondo cui la commissione etica andrebbe riformata al fine di ampliarne i poteri e includervi esperti indipendenti;

393.  è del parere che il codice di condotta dei Commissari debba includere una descrizione più chiara dei compiti della commissione etica ad hoc così come l’obbligo dei membri della commissione di essere esperti indipendenti;

394.  invita la Commissione a pubblicare le dichiarazioni di interesse in un formato aperto e leggibile elettronicamente;

395.  ritiene che i dipendenti dei governi assunti presso il gabinetto di un commissario europeo non dovrebbero preferibilmente svolgere mansioni che prevedano contatti con il proprio Stato membro di origine, se non previo adeguato esame per prevenire ogni possibile conflitto con gli interessi legittimi della Commissione;

Conflitti d’interesse nell’ambito della gestione concorrente e nei paesi terzi in relazione alla gestione dei fondi dell’UE

396.  fa osservare che alcuni Stati membri sono sprovvisti di disposizioni legislative che escludono la possibilità che i titolari di cariche siano proprietari o comproprietari di imprese;

397.  ritiene che la possibilità per questi titolari di cariche di chiedere finanziamenti dell’Unione o di beneficiare di tali fondi in quanto subappaltatori configuri un grave conflitto d’interessi, dal momento che gli stessi proprietari e titolari di cariche sono responsabili a un tempo del corretto impiego dei finanziamenti e dei relativi controlli;

398.  chiede alla Commissione di prevedere una clausola in tutte le future leggi dell’Unione volta a escludere la possibilità che gli operatori economici titolari di cariche negli Stati membri e nei paesi terzi chiedano e ottengano finanziamenti dell’Unione;

Trasparenza

399.  ritiene che tutti i dati sull’attuazione del bilancio nell’ambito dell’Unione europea debbano essere resi trasparenti e giustificabili mediante la pubblicazione, incluse le spese degli Stati membri relative alla gestione concorrente;

400.  sottolinea il principio secondo cui la Commissione a tutti i livelli dovrebbe porre fine ai contatti con i lobbisti non registrati;

401.  invita la Commissione a estendere la registrazione dei dati relativi alle riunioni con i lobbisti a tutte le persone coinvolte nel processo decisionale delle politiche dell’Unione, richiedendo alle loro DG relazioni regolari sulle riunioni che si svolgono con i rispettivi servizi e pubblicando tali informazioni in un formato facilmente accessibile sul sito web della Commissione;

402.  ritiene che la Commissione debba essere tenuta a registrare e divulgare tutti i contributi ricevuti dai lobbisti/rappresentanti di interessi per quanto riguarda le bozze di strategie e leggi in quanto “impronta legislativa”; suggerisce che tale impronta legislativa debba contenere informazioni dettagliate relative ai lobbisti le cui opinioni hanno avuto un impatto sostanziale sulle proposte della Commissione;

403.  accoglie con favore la pubblicazione di un elenco dei funzionari di inquadramento superiore che hanno lasciato la Commissione e chiede a quest’ultima di includere tutti i membri del Gabinetto nella definizione di funzionari di inquadramento superiore;

Gruppi di esperti

404.  invita la Commissione a dare un seguito alle raccomandazioni del Mediatore contro i conflitti di interesse nei gruppi di esperti e a rinviare l’adozione delle nuove norme orizzontali finché il Parlamento non abbia formulato il suo parere sulla base dei lavori in corso su una relazione di iniziativa congiunta CONT-JURI;

Altri temi

Migrazione e rifugiati

405.  accoglie con favore le informazioni relative ai fondi, che potrebbero essere utilizzate per mitigare le situazioni di crisi causate da un flusso elevato di rifugiati(27) ;

406.  è del parere che i fondi dell’Unione che riguardano la politica di migrazione dovrebbero essere soggetti a controlli e audit sulla base di indicatori di prestazione;

407.  pone l’accento sulla crisi migratoria in corso e sottolinea la necessità di affrontarla con una soluzione coerente da parte dell’Unione; prende atto dei fondi destinati alla gestione delle migrazioni e delle frontiere esterne nel 2014; chiede alla Corte di elaborare in tempi rapidi una relazione speciale sull’efficacia di tali fondi, che tragga conclusioni applicabili al processo in corso volto a migliorare la politica dell’Unione in materia di migrazioni e controlli delle frontiere;

408.  fa riferimento ai paragrafi 234 e 235 della risoluzione sul discarico del 2013; chiede un aggiornamento in merito alla cooperazione in corso con il gruppo internazionale di gestione (IMG) e informazioni alla Commissione in particolare sui contratti nuovi e in corso e i pagamenti;

409.  chiede chiarimenti circa i progetti dell’Unione non ancora ultimati in Grecia che non potranno più essere finanziati dopo il 31 dicembre 2015; chiede altresì chiarimenti riguardo al futuro di ciascuno dei progetti in questione;

OLAF

410.  considera l’OLAF un organo centrale nella lotta contro la corruzione e ritiene della massima importanza che esso funzioni in modo efficace e indipendente; raccomanda, conformemente al regolamento OLAF, che il comitato di vigilanza dell’OLAF abbia accesso alle informazioni necessarie per l’efficace esecuzione del suo mandato riguardante il controllo delle attività dell’OLAF e sia dotato di indipendenza finanziaria;

411.  sottolinea che gli Stati membri non stanno dando seguito a presunti casi di frode, trasmessi loro dall’OLAF, che ledono gli interessi finanziari dell’Unione; invita la Commissione ad adottare le misure del caso e l’OLAF a proseguire e intensificare le sue analisi sui motivi per cui gli Stati membri non tengono sotto controllo i casi presunti, a fornire al Parlamento le risultanze in materia e a continuare ad aiutare gli Stati membri a essere più efficienti nella prevenzione e individuazione delle frodi ai danni dei fondi europei;

412.  prende atto degli sforzi dell’OLAF intesi ad attuare la maggior parte delle raccomandazioni del suo comitato di vigilanza(28) ; desidera tuttavia essere informato riguardo all’attuazione o meno delle rispettive raccomandazioni e alle differenze fondamentali in merito; auspica che, in futuro, l’OLAF dichiari chiaramente dove e in quale misura si sia discostato dalle raccomandazioni originarie formulate dal comitato di vigilanza; nota che il 2014 è stato il primo anno nel quale il comitato di vigilanza ha deciso di dare seguito alle raccomandazioni che aveva formulato in precedenza; invita l’OLAF e il comitato di vigilanza a ripetere tale esercizio su base annua;

413.  sollecita l’OLAF ad attuare le raccomandazioni sulla partecipazione diretta del direttore generale alle indagini, dato che l’articolo 7, paragrafi 1 e 2, del regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013, stabilisce chiaramente che le indagini sono condotte da personale designato dal direttore generale e non dal direttore generale stesso, in quanto ciò potrebbe dare luogo a indagini le cui finalità sono in conflitto tra loro;

414.  si aspetta che l’OLAF attui la raccomandazione del comitato di vigilanza di includere la verifica di un eventuale conflitto di interesse tra le funzioni di un esperto nazionale e la sua partecipazione alle attività di indagine nel rispettivo fascicolo;

415.  è fermamente convinto che il comitato di vigilanza debba essere informato in merito a tutti i casi archiviati in cui le informazioni siano state trasmesse alle autorità giudiziarie nazionali, ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013, al fine di tutelare le garanzie procedurali delle persone interessate dalle accuse; chiede all’OLAF di attuare la raccomandazione del comitato di vigilanza quanto prima;

416.  nota che nel 2014 l’OLAF ha concluso un totale di 307 indagini e attività coordinate; che in 147 di tali indagini l’OLAF ha formulato una raccomandazione che dà un tasso di seguito dato del 47 %; osserva che negli anni precedenti al 2011 il tasso era regolarmente superiore al 50 %; si aspetta che l’OLAF adotti misure atte a ripristinare la sua efficacia in modo permanente migliorando la sua procedura di selezione; è del parere che l’OLAF debba riconsiderare la raccomandazione n. 31 del comitato di vigilanza per accrescere la sua efficacia;

417.  nota gli sforzi congiunti dell’OLAF e del comitato di vigilanza per conseguire un accordo su nuove disposizioni lavorative; ribadisce il suo invito relativo al bilancio 2013 per una celere risoluzione delle questioni in sospeso tra l’OLAF e il suo comitato di vigilanza, al fine di consentire loro di adempiere in modo efficace ai loro compiti giuridici in base alle condizioni della loro attuale cooperazione limitata; invita la Commissione a svolgere appieno il suo ruolo e a lavorare attivamente a una soluzione a lungo termine da mettere in atto senza indugio;

418.  si compiace della decisione del collegio di revocare l’immunità del Direttore generale dell’OLAF al fine di consentire alle autorità giudiziarie belghe di indagare sulla registrazione eventualmente illegittima di una conversazione telefonica (preparata dall’OLAF) tra un testimone (indotto dall’OLAF a fare la telefonata) e una persona nei locali dell’OLAF e sotto l’assistenza dei controllori dell’OLAF;

419.  sottolinea che il comitato di vigilanza dovrebbe, per una questione di coerenza con il suo mandato, disporre di personale autonomo, distaccato dall’amministrazione dell’OLAF e dotato di un’autonomia finanziaria; plaude agli sforzi in corso della Commissione verso tale obiettivo;

420.  sollecita l’OLAF a garantire al comitato di vigilanza accesso ai documenti che il comitato ritiene necessari all’espletamento dei suoi compiti in linea con le sue competenze nel quadro del suo mandato legislativo;

421.  nota che, nel 2014, l’OLAF ha adottato misure significative per migliorare la protezione degli interessi finanziari dell’Unione da parte della Commissione e degli Stati membri, completando le azioni prioritarie della strategia pluriennale antifrode, incentrate sia sullo sviluppo di strategie antifrode a livello di agenzie e di servizi della Commissione sia sul sostegno a favore degli Stati membri nello sviluppo di proprie strategie antifrode;

422.  sottolinea che nel 2014 l’OLAF ha raccomandato un numero record di recuperi finanziari per il bilancio dell’Unione, per un totale di 901 milioni di EUR, ossia più del doppio rispetto al 2013; rileva che nel 2014 l’importo totale recuperato dalle pertinenti autorità è anch’esso aumentato in seguito alle raccomandazioni dell’OLAF di recuperare 206,5 milioni di EUR (rispetto ai 117 milioni di EUR nel 2013);

423.  invita l’OLAF a elaborare norme interne sugli informatori in linea con il nuovo statuto dei funzionari del 2014;

424.  ricorda che la Commissione ha ricevuto una richiesta di revoca dell’immunità del suo personale da parte dei tribunali belgi; insiste sul fatto che la Commissione dovrebbe cooperare appieno con le autorità giudiziarie del Belgio;

425.  afferma che nella relazione annuale dell’OLAF relativa al 2014 sono specificate le attività investigative e i risultati per settore; chiede all’OLAF di fornire nella prossima relazione annuale informazioni dettagliate sul tipo di indagini e i risultati in tutti i settori;

Accordi sul tabacco

426.  ricorda che nel maggio 2015 la Commissione ha promesso di presentare la sua valutazione dell’accordo con Philip Morris International (PMI) il più rapidamente possibile; sottolinea che la Commissione ha rinviato più volte la pubblicazione della valutazione e che questa è stata infine pubblicata il 24 febbraio 2016, alla vigilia di una discussione in Aula sulla questione; è fermamente convinto che tale ritardo nella pubblicazione rappresenti una grave mancanza da parte della Commissione nell’adempiere ai suoi obblighi in materia di trasparenza nei confronti del Parlamento e dei cittadini dell’UE, e che il Parlamento non abbia potuto esprimere la sua opinione in maniera tempestiva su questa complessa e delicata questione;

427.  sottolinea che l’accordo con PMI, al momento della sua conclusione nel 2004, era uno strumento innovativo di lotta contro il commercio illecito del tabacco, ma sottolinea che da allora il mercato e il contesto normativo sono profondamente cambiati; sottolinea che gli accordi conclusi con le “big four”, le quattro maggiori aziende produttrici di tabacco(29) , non prende in considerazione caratteristiche importanti dell’attuale commercio illecito del tabacco, in particolare l’elevata percentuale di scambi costituita attualmente da “cheap white”; invita la Commissione a presentare un quadro d’azione che definisca nuove misure intese ad affrontare urgentemente tale problema;

428.  è del parere che tutti gli elementi contemplati dagli accordi sul tabacco saranno coperti dal nuovo quadro giuridico costituito dalla direttiva sui prodotti del tabacco(30) e dalla convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la lotta al tabagismo (FCTC);

429.  ricorda che il Parlamento, il 9 marzo 2016(31) , ha espresso il parere che l’accordo con PMI non dovrebbe essere rinnovato, prorogato o rinegoziato;

430.  esorta la Commissione ad attuare, a livello di Unione e prima della data di scadenza dell’accordo con PMI, tutte le misure necessarie per tracciare e rintracciare i prodotti del tabacco PMI e a intraprendere azioni legali in caso di confisca illegale dei prodotti di tale fabbricante, fintanto che tutte le disposizioni della direttiva sui prodotti del tabacco non saranno pienamente applicabili, di modo che non vi sia alcun vuoto normativo tra la scadenza dell’accordo con PMI e l’entrata in vigore della direttiva sui prodotti del tabacco e della FCTC;

431.  invita PMI a continuare ad applicare le disposizioni in materia di tracciabilità e rintracciabilità e dovuta diligenza (“conosci il tuo cliente”) contenute nell’attuale accordo, indipendentemente da una sua eventuale proroga;

432.  invita la Commissione a proporre un nuovo regolamento che istituisca un sistema indipendente di tracciabilità e rintracciabilità e applichi le disposizioni in materia di dovuta diligenza (“conosci il tuo cliente”) al tabacco grezzo tagliato, ai filtri e alle cartine utilizzati dall’industria del tabacco, quale strumento supplementare per combattere il fenomeno dei prodotti contraffatti o di contrabbando;

433.  si rammarica del ritardo della valutazione della Commissione degli accordi sul tabacco; invita la Commissione a fornire tale valutazione quanto prima, sottolineando i risultati degli investimenti eseguiti utilizzando il denaro versato dalle imprese del settore del tabacco nel quadro di tali accordi;

434.  esprime preoccupazione per quanto rilevato dal Mediatore europeo(32) , il quale ha dichiarato che, ad eccezione della DG Salute, la Commissione non stava pienamente applicando le norme e le linee guida dell’OMS dell’ONU in materia di trasparenza e lobby del tabacco; è del parere, pertanto, che siano state compromesse la credibilità e l’integrità della Commissione;

435.  esorta tutte le istituzioni competenti dell’Unione ad attuare l’articolo 5, paragrafo 3, della FCTC dell’OMS in conformità delle raccomandazioni contenute nelle relative linee guida; esorta la Commissione a pubblicare immediatamente gli accordi di valutazione con le industrie del tabacco e una valutazione d’impatto sull’attuazione della FCTC dell’OMS;

Scuole europee

436.  sottolinea che le scuole europee hanno ricevuto 164,2 milioni di EUR dal bilancio UE, il che costituisce il 59 % del bilancio operativo delle scuole;

437.  è estremamente preoccupato per le conclusioni della relazione della Corte sui conti annuali delle scuole europee per l’esercizio 2014, secondo cui “a causa delle perduranti debolezze in materia di contabilità e controllo, la Corte non è in grado di confermare che i conti consolidati per il 2014 sono privi di inesattezze rilevanti”;

438.  nota che il Direttore generale delle Risorse umane e sicurezza (DG HR) ha mantenuto la sua “riserva per motivi di reputazione” nella relazione di sintesi della Commissione in merito alle scuole europee e che il rappresentante della Commissione europea ha votato contro la concessione del discarico per i conti delle scuole europee del 2012 e 2013; si rammarica che i rappresentanti degli Stati membri non prendano tali problemi altrettanto seriamente;

439.  ricorda che il Parlamento nella sua procedura di discarico 2010 della Commissione aveva già messo in questione “le strutture decisionali e di finanziamento della convenzione sulle scuole europee” e aveva invitato la Commissione “a esaminare insieme agli Stati membri l’eventuale revisione di tale convenzione e a riferire entro il 31 dicembre 2012 sui progressi compiuti”; nota che il Parlamento non ha ricevuto alcuna relazione sullo stato di avanzamento;

440.  approva pienamente le 11 raccomandazioni della Corte emesse nella sua relazione dell’11 novembre 2015 sui conti annuali delle scuole europee per il 2014 in materia di contabilità, personale, procedure di appalto, norme di controllo e questioni relative ai pagamenti;

441.  invita la Commissione a riferire in merito ai progressi conseguiti dalle scuole europee nell’attuare le raccomandazioni della Corte e il piano d’azione della Commissione entro il 1° luglio 2016;

442.  invita l’autorità di bilancio a iscrivere in riserva parte del contributo del bilancio dell’Unione a favore delle scuole europee, in particolare a favore del gabinetto del Segretario generale, durante la procedura di bilancio 2017, a meno che non siano conseguiti progressi sufficienti nell’attuazione delle raccomandazioni della Corte;

Euronews

443.  nota che Euronews ha ricevuto 18 milioni di euro dal bilancio dell’Unione nel 2014; benché la Commissione non sia azionista di Euronews, è preoccupato che l’attuale struttura di governance di Euronews non consenta una piena indipendenza e autonomia dai suoi azionisti internazionali; invita la Commissione, nella sua funzione di principale contribuente finanziario, ad assicurarsi che Euronews rispetti i principi di sana gestione finanziaria e tutti gli accordi legali con la Commissione, inclusa la carta vincolante sull’indipendenza editoriale;

Sintesi

444.  conclude in sintesi che:

   a) i principi di sana gestione finanziaria rappresentano il requisito chiave per la gestione del bilancio dell’Unione;
   b) le valutazioni di impatto e di rischio sono da considerarsi come parte integrante di tale processo;
   c) l’attuale strategia di semplificazione è importante per una gestione sana ed efficiente, che deve essere accompagnata da norme elevate di disciplina di bilancio;
   d) le prassi di gestione condivisa presentano ancora un margine di miglioramento in termini di maggiore compatibilità tra le politiche dell’Unione e degli Stati membri;
   e) è cruciale un maggiore sforzo volto a sostenere la tutela degli interessi finanziari;
   f) il tasso complessivo di errore rimane quasi stabile al 4,4 %, anche se la tipologia di errori è molto eterogenea;
   g) sul lato delle entrate non sono stati riscontrati problemi seri; il principio dell’RNL continua a svolgere un ruolo chiave ai fini di tale successo; l’adeguatezza delle entrate è tuttavia un problema;
   h) un errore superiore alla media è stato identificato nelle spese destinate alla competitività nella crescita e nell’occupazione, sebbene in parallelo un monitoraggio temporaneo di tale settore abbia mostrato chiari segni di un approccio basato sulla prestazione;
   i) il sostegno a favore della coesione ha mostrato un tasso di errore visibilmente più elevato per la politica regionale e urbana rispetto alla politica per gli affari sociali; un approccio basato sulla prestazione è inoltre sostenuto dai SIF, in particolare in alcuni Stati membri;
   j) un migliore trattamento e gestione dei dati contribuirebbero senza dubbio a un approccio più avanzato basato sulla prestazione;
   k) il settore delle risorse naturali ha il potenziale per sviluppare un sostegno basato sui progetti intesi a migliorare l’efficienza delle fonti dell’Unione; vi è inoltre ampio margine di miglioramento nell’ambito del sostegno gestionale e istituzionale, specie a livello di Stati membri;

Risultati generali e raccomandazioni strategiche

445.  ritiene che il discarico 2014:

   a) crei un nuovo paradigma per capire gli effetti e i benefici di bilancio dell’Unione in modo maggiormente esaustivo al fine di coprire tutti gli aspetti, inclusi errori, legittimità, assorbimento, prestazioni e risultati del sistema; invita la Commissione e gli altri soggetti interessati a continuare a sviluppare una metodologia e un quadro appropriati per perseguire ulteriormente l’approccio basato sulla performance con maggiore rigore;
   b) mostra che il test di performance utilizzato nell’ambito della strategia 2020 è un passo positivo nella giusta direzione, benché la sua compatibilità con il quadro politico ed economico dell’Unione richieda un ulteriore sviluppo, inclusa la RSI con i pertinenti indicatori macroeconomici e priorità di politica economica e sociale dell’Unione regolarmente aggiornate;
   c) identifica un margine di miglioramento della gestione di bilancio e plaude agli sforzi intesi a semplificarla, inclusa la sua valutazione di impatto; mostra che una procedura regolare di follow-up è altamente vantaggiosa;
   d) invita le pertinenti istituzioni dell’Unione ad adeguare i loro sistemi gestionali e procedurali per attuare con successo i nuovi elementi provenienti dalle esigenze attuali e future dell’Unione in materia di bilancio, al fine di consentire al bilancio dell’Unione di realizzare il suo potenziale in modo ottimale.
   2 616 755 356 EUR in stanziamenti d’impegno e 937 182 847 EUR in stanziamenti di pagamento erano destinati alle politiche dei trasporti, compresi il meccanismo per collegare l’Europa (MCE), la sicurezza dei trasporti e i diritti dei passeggeri, e alle agenzie competenti per i trasporti,
   239 313 549 EUR in stanziamenti d’impegno e 71 213 206 EUR in stanziamenti di pagamento erano destinati alla ricerca e all’innovazione nel settore dei trasporti, compresi il programma SESAR e l’impresa comune Shift2Rail,
   75 078 470 EUR in stanziamenti d’impegno e 80 731 327 EUR in stanziamenti di pagamento erano destinati alle spese amministrative;

C. Pareri delle commissioni

Affari esteri

446.  esprime preoccupazione per l’aumento del tasso di errori rilevanti riscontrato nella rubrica 4 per l’esercizio 2014; sostiene tutte le raccomandazioni contenute nella relazione annuale della Corte ed esorta la Commissione a dar seguito, in maniera tempestiva, alle raccomandazioni degli anni scorsi non ancora completamente attuate;

447.  accoglie con favore il fatto che la DG NEAR abbia risolto l’errore sistemico riscontrato nelle sue spese nel 2013 e abbia apportato le modifiche sostanziali al proprio sistema richieste dalla Corte; apprezza altresì che, sulla base del lavoro di audit svolto dalla Corte, la relazione annuale di attività della DG ECHO sia risultata corretta;

448.  osserva con preoccupazione gli errori riscontrati nel contesto della verifica delle spese per i contratti di sovvenzione, che costituiscono più del 50 % degli errori individuati dalla Corte nella rubrica 4; osserva che il tipo di errore più significativo riguarda le spese non ammissibili; sottolinea l’importanza di prevenire o individuare gli errori e di correggerli prima di accettare le spese, mediante una migliore attuazione dei controlli ex-ante; osserva con particolare preoccupazione il mancato rilevamento degli errori da parte di Europe Aid; esorta la Commissione ad adoperarsi affinché si intensifichino gli sforzi compiuti finora per risolvere questi problemi nell’ambito della verifica delle spese, come pure a dare un seguito esaustivo alla raccomandazione sulla supervisione delle sovvenzioni formulata dalla Corte nella sua relazione annuale 2011;

449.  sottolinea la necessità di una seria valutazione ex-ante allorché la Commissione decide di finanziare, anche tramite la Banca europea per gli investimenti, grandi progetti infrastrutturali ad alto impatto ambientale, al fine di verificarne la sostenibilità dal punto di vista finanziario, ambientale e sociale e chiede che i finanziamenti dell’Unione nei paesi terzi si concentrino esclusivamente su progetti che garantiscono la sostenibilità finanziaria e ambientale nonché l’utilità economico-sociale;

450.  riconosce i continui progressi conseguiti dalla Commissione nell’accreditamento di tutte le missioni della politica estera e di sicurezza comune fondato sulla valutazione dei “sei pilastri”; si compiace in particolare del fatto che le tre missioni principali siano state rese conformi; sottolinea la necessità che la Commissione accrediti tutte le missioni in linea con la raccomandazione della Corte;

451.  accoglie con favore l’istituzione della piattaforma di sostegno alle missioni e invita nuovamente la Commissione ad agire affinché sia istituito un effettivo Centro servizi condivisi, unitamente a un sistema integrato di gestione delle risorse, con l’obiettivo di accelerare l’invio delle missioni e migliorarne l’efficienza sotto il profilo dei costi; propone un potenziamento del deposito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), prevedendone l’utilizzo anche per le missioni PSDC in corso e affidandone la gestione al futuro CSC;

452.  deplora i forti ritardi registrati nella fornitura di attrezzature e servizi essenziali per le missioni nel quadro della PSDC, nonché le conseguenti ripercussioni negative sul funzionamento delle missioni stesse; ricorda che la Corte, nella sua relazione speciale del 2012 sull’assistenza dell’Unione al Kosovo connessa allo Stato di diritto, ha messo in evidenza tale inefficienza concludendo che le regole in materia di appalti stabilite dal regolamento finanziario “non sono pensate per le missioni di PSDC […] che a volte richiedono risposte rapide e flessibili”; deplora che la recente revisione del regolamento finanziario non abbia introdotto le necessarie modifiche delle regole finanziarie; ribadisce il proprio parere secondo cui la gestione delle pertinenti linee di bilancio debba essere delegata al comandante delle operazioni civili, analogamente a quanto avvenuto per i capi delle delegazioni dell’Unione;

453.  ribadisce che l’efficienza delle missioni di formazione e consulenza della PSDC è altamente pregiudicata dalle difficoltà istituzionali dell’Unione di accompagnare tali azioni con un sostegno anche solo di base in termini di attrezzature; plaude in tale contesto agli sforzi profusi dalla Commissione per attuare la comunicazione congiunta “Potenziare le capacità per promuovere sicurezza e sviluppo”; invita la Commissione a presentare le opportune proposte legislative per l’istituzione di un fondo apposito quanto prima possibile, affinché possa essere incluso nel bilancio dell’Unione nel corso della revisione intermedia del QFP;

454.  accoglie con favore le relazioni speciali della Corte del 2015 su EUPOL Afghanistan e sul sostegno dell’UE alla lotta contro la tortura e all’abolizione della pena di morte; esorta la Commissione ad attuare tutte le raccomandazioni espresse dalla Corte nell’ambito di tali relazioni;

455.  sottolinea l’importanza di tener conto dei criteri legati al contesto nella valutazione dell’efficacia dei progetti dell’Unione nei paesi terzi in quanto le attività di aiuto esterno dell’Unione si svolgono frequentemente in regioni in crisi e in ambienti politicamente difficili;

Sviluppo e cooperazione

456.  ricorda che le spese dell’Unione per gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari avvengono spesso in contesti molto difficili che rendono particolarmente difficili l’attuazione dei progetti, le valutazioni e il controllo della spesa; osserva che, pertanto, gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari sono più soggetti a errori rispetto ad altri settori strategici dell’Unione;

457.  osserva che, secondo la Corte, il 57 % degli errori sono connessi a spese non ammissibili; appoggia la raccomandazione della Corte destinata a EuropeAid in cui chiede di rafforzare i controlli ex ante e di utilizzare in modo migliore le visite in loco al fine di rilevare gli errori;

458.  si compiace del fatto che, secondo la Corte, le procedure di controllo predisposte dalla DG ECHO per quanto riguarda le operazioni finanziarie funzionino correttamente e che il suo sistema di rendicontazione sia affidabile; si congratula pertanto con la DG ECHO;

459.  riconosce che le spese relative alla sicurezza sono importanti per lo sviluppo e hanno particolare rilevanza nel quadro degli sforzi attuali per trattare in modo completo il nesso sicurezza-sviluppo e conseguire l’obiettivo n. 16 dell’Agenda per lo sviluppo, ma sottolinea che i relativi finanziamenti non costituiscono aiuti internazionali allo sviluppo e attualmente non possono provenire dallo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), istituito dal regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, né dal Fondo europeo di sviluppo (FES);

460.  osserva che nel 2014 due progetti legati alla gestione delle frontiere in Libia del valore di 12,9 milioni di EUR sono stati finanziati mediante gli strumenti di cooperazione allo sviluppo (DCI); ricorda che l’obiettivo principale del DCI è di ridurre la povertà; ribadisce la sua profonda preoccupazione per il fatto che i programmi di sviluppo possano essere utilizzati per fini non direttamente legati allo sviluppo; ricorda che tale approccio non aiuterà l’Unione a conseguire l’obiettivo dello 0,7 % dell’RNL da destinare agli aiuti pubblici allo sviluppo;

461.  prende atto del potenziale valore del quadro dei risultati della DG DEVCO della Commissione, lanciato nel 2015, ma anche dei rischi associati individuati dalla Corte nella sua relazione speciale n. 21/2015; considera necessario evitare anche il rischio, più politico, che si ponga troppo l’accento sul perseguimento del limitato numero di risultati quantificabili inclusi nel quadro dalla DG DEVCO a scapito del perseguimento di altri risultati in relazione agli obiettivi della politica di cooperazione allo sviluppo dell’Unione, nonché di risultati qualitativi; sottolinea che è importante che il quadro sia visto come un complemento ad altre modalità di controllo e di rendicontazione;

462.  si compiace della relazione speciale n. 18/2014 della Corte sui sistemi di valutazione e monitoraggio orientato ai risultati di EuropeAid; invita la DG DEVCO a rimediare urgentemente alle varie lacune presenti nei suoi sistemi di valutazione e monitoraggio indicate nella relazione speciale della Corte, in particolare quelle legate alle gravi carenze del sistema di valutazione della DG DEVCO; sottolinea che il cattivo funzionamento del sistema di valutazione aumenta il rischio di selezionare progetti di bassa qualità o che non conseguono i propri obiettivi; osserva ed esprime preoccupazione per le opinioni divergenti della Commissione e della Corte per quanto riguarda l’affidabilità delle informazioni sull’efficacia delle attività di sostegno al bilancio; ritiene che vi sia un collegamento tra la carenza di personale nelle delegazioni dell’Unione e nell’unità di valutazione della DG DEVCO e i problemi evidenziati dalla Corte; è del parere che ciò dimostri chiaramente come le riduzioni di personale possano avere conseguenze dannose sul funzionamento efficiente dei programmi dell’Unione;

463.  confida nel fatto che la DG DEVCO cercherà di rimediare alle varie carenze dei suoi sistemi di valutazione e monitoraggio indicate nella relazione speciale n. 18/2014 della Corte;

464.  chiede l’introduzione di poteri di controllo formali in relazione al FES, eventualmente mediante un accordo interistituzionale a carattere vincolante a norma dell’articolo 295 del TFUE;

465.  esprime profonda preoccupazione per le conclusioni della relazione speciale n. 11/2015 della Corte sulla gestione da parte della Commissione degli accordi di partenariato nel settore della pesca (APP); osserva che la Corte esprime dubbi sulla sostenibilità degli APP, a causa della difficile applicazione del concetto di eccedenza di pesca; constata altresì che la Corte mette seriamente in discussione la qualità del monitoraggio dell’attuazione degli APP da parte della Commissione; si rammarica inoltre che, secondo la Corte, le valutazioni ex post degli APP non siano sufficientemente utilizzate nell’elaborazione degli accordi di follow-up; esorta la Commissione ad attuare quanto prima le numerose raccomandazioni formulate dalla Corte;

466.  ricorda che nel 2014 un’acuta, pressoché costante, mancanza di fondi per i pagamenti ha esacerbato le difficoltà della DG ECHO a rispondere adeguatamente a crisi umanitarie sempre più gravi nel vicinato dell’Unione e al di là di esso; si rallegra del fatto che stanziamenti più adeguati nei bilanci 2015 e 2016 dell’Unione hanno in gran parte risolto il problema dei pagamenti della DG ECHO;

467.  si rammarica che, a causa della carenza di stanziamenti di pagamento nel 2014, i pagamenti a sostegno del bilancio del Marocco e della Giordania, per un importo complessivo di 43 milioni di EUR, non abbiano potuto essere effettuati nel 2014, contrariamente agli obblighi assunti; ritiene che ciò comprometta seriamente la credibilità dell’Unione europea.

Occupazione e affari sociali

468.  osserva con preoccupazione che il livello di errore stimato nel settore della politica dell’occupazione e degli affari sociali è del 3,7 % nel 2014, vale a dire leggermente superiore a quello dell’esercizio precedente (3,1 %); sottolinea che ciò rappresenta un passo indietro nel raggiungimento di un tasso di errore inferiore all’obiettivo del 2 %;

469.  si compiace che la relazione della Corte analizzi l’esecuzione del bilancio dell’Unione alla luce della strategia Europa 2020; prende atto dell’osservazione secondo la quale il contributo del bilancio dell’Unione non è identificato in maniera distinta nel contesto della realizzazione degli obiettivi principali, come quelli relativi all’occupazione e alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale;

470.  accoglie altresì con favore le raccomandazioni della Corte secondo cui la strategia Europa 2020 e il QFP devono essere meglio allineati e gli obiettivi politici di alto livello tradotti in obiettivi operativi utili, e sottolinea l’importanza di incentrare l’attenzione sulle prestazioni e i risultati, nonché sul valore aggiunto, in particolare nel caso degli obiettivi principali in materia di occupazione e affari sociali, per i quali la Commissione non ha la competenza ai fini della creazione di un quadro giuridicamente vincolante; invita la Commissione a sviluppare ulteriormente indicatori di risultato e sistemi di controllo al fine di confrontare i risultati con gli obiettivi concordati, di essere meglio informati al momento di definire gli obiettivi futuri e di aumentare l’efficienza della spesa dell’Unione;

471.  prende atto delle osservazioni della Corte circa l’aumento del rischio di irregolarità nel caso delle piccole e medie imprese (PMI) che partecipano a Orizzonte 2020; concorda con la risposta della Commissione secondo la quale la partecipazione delle PMI al programma è fondamentale ai fini della creazione di crescita e occupazione e prende atto della semplificazione delle disposizioni amministrative per le PMI e sottolinea che un’ulteriore semplificazione determinerebbe una maggiore partecipazione delle PMI; sottolinea l’importanza della creazione di posti di lavoro sostenibili attraverso le PMI;

472.  osserva che le PMI sono le principali creatrici di posti di lavoro dell’Europa e ritiene che si possa fare di più per aumentarne la partecipazione ai programmi di finanziamento dell’Unione; invita la Commissione a introdurre ulteriori misure che incoraggino la partecipazione attiva delle PMI, ivi compresa l’applicazione del principio “pensare anzitutto in piccolo”;

473.  osserva che la natura intangibile degli investimenti nel capitale umano, la diversità delle attività e il coinvolgimento di più partner, spesso di piccole dimensioni, nella realizzazione dei progetti continuano a costituire i principali rischi per la regolarità delle spese dell’FSE; invita la Commissione a portare avanti le azioni specifiche di mitigazione, comprese misure sia preventive che correttive;

474.  prende atto delle conclusioni della relazione speciale n. 17/2015 della Corte relativa al riorientamento dei fondi FSE durante il periodo 2012-2014; osserva con preoccupazione le carenze riscontrate nella comunicazione sull’impatto di detti fondi da parte della Commissione e ritiene che ulteriori passi in avanti verso una strategia basata sui risultati siano fondamentali per garantire una solida responsabilità finanziaria e un utilizzo efficiente dei fondi dell’UE;

475.  è preoccupato che tassi di errore più elevati seguiti da sospensioni e interruzioni possano influenzare la conclusione positiva dei programmi 2007-2013;

476.  è dell’avviso che la promozione di un più ampio ricorso alle opzioni semplificate in materia di costi (OSC) possa portare alla riduzione degli oneri amministrativi, a un minor numero di errori e a una maggiore attenzione alle prestazioni e ai risultati; evidenzia, tuttavia, che le OSC dovrebbero essere applicate in un contesto di certezza giuridica e fiducia, accompagnate da una valutazione dei benefici e con la piena partecipazione delle parti interessate a tutti i livelli; sottolinea che le OSC dovrebbero rimanere un’opzione a disposizione degli Stati membri;

477.  insiste affinché gli Stati membri evitino ulteriori complicazioni delle norme e dei requisiti legati all’attuazione dell’FSE che impongono oneri aggiuntivi a carico dei beneficiari e aumentano il rischio di errori;

478.  esprime preoccupazione per il fatto che, su 178 operazioni esaminate dalla Corte nel settore dell’occupazione e degli affari sociali, 62 (il 34,8 %) siano risultate inficiate da errori, di cui 12 sono stati errori quantificabili superiori al 20 % (6,7 %); esorta la Commissione ad attuare misure correttive e applicare procedure rigorose per ridurre il rischio di irregolarità in questo settore, nonché a seguire i casi di spese non ammissibili riscontrati dalla Corte;

479.  si rammarica del fatto che il numero di programmi dell’FSE con un tasso di errore superiore al 5 % sia aumentato dal 18,8 % del 2013 al 22,9 % del 2014 e che il volume dei pagamenti interessati da detti tassi sia aumentato in modo vertiginoso dall’11,2 % al 25,2 %;

480.  richiama l’attenzione sulla reiterata osservazione della Corte secondo la quale la percentuale di errore sarebbe stata inferiore se le autorità nazionali avessero fatto miglior uso delle informazioni disponibili prima di inviare le domande di pagamento alla Commissione; a tale riguardo, insiste affinché gli Stati membri e le autorità nazionali effettuino controlli più approfonditi ed evitino di chiedere il rimborso di spese irregolari;

481.  incoraggia gli Stati membri a utilizzare lo strumento di valutazione del rischio Arachne e la Commissione a continuare a fornire agli Stati membri i pertinenti orientamenti e l’assistenza tecnica per la corretta attuazione dei requisiti di gestione e di controllo nel periodo 2014-2020; insiste affinché la Commissione rafforzi lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri;

482.  invita la Commissione a seguire le raccomandazioni della Corte, al fine di garantire che l’esecuzione del bilancio dell’Unione contribuisca maggiormente alla realizzazione degli obiettivi principali della strategia Europa 2020 in materia di occupazione e affari sociali; auspica, a tale riguardo, che la Commissione e gli Stati membri utilizzino migliori indicatori di risultato e migliorino la comunicazione dei risultati raggiunti nel periodo 2014-2020;

Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare

483.  desidera ribadire che, conformemente al TFUE, il Parlamento concede il discarico alla Commissione per l’esecuzione del bilancio dopo aver esaminato i conti, il bilancio finanziario, la relazione di valutazione di cui all’articolo 318 TFUE, la relazione annuale della Corte corredata delle risposte delle istituzioni controllate, la dichiarazione di affidabilità e le pertinenti relazioni speciali della Corte;

484.  ricorda che il 2014 corrisponde al primo anno di attuazione del nuovo QFP – inteso a determinare le dimensioni e la ripartizione della spesa dell’Unione per il periodo 2014-2020 – e che, di conseguenza, il livello di esecuzione è stato inferiore a quello degli anni precedenti;

485.  prende atto della presentazione dei settori dell’ambiente e della salute nella relazione annuale della Corte per l’esercizio finanziario 2014; esprime preoccupazione per il fatto che il settore dell’ambiente e del cambiamento climatico sia stato nuovamente inserito nel capitolo dedicato anche allo sviluppo rurale e alla pesca; ribadisce la sua critica per la composizione illogica dei settori nel capitolo in questione; è del parere che la Corte non debba prendere la decisione politica di raggruppare i settori; esorta la Corte a rivedere il suo approccio nella prossima relazione annuale;

486.  reputa degno di nota, nel presente contesto, che il capitolo riguardante lo sviluppo rurale, l’ambiente, la pesca e la salute sia quello che, secondo la relazione della Corte per il 2014, presenta il più alto tasso di errore, con una percentuale del 6,2% a fronte di una media del 4,4%; rileva inoltre che molte delle principali carenze rilevate dalla Corte sono simili a quelle già segnalate nei tre esercizi precedenti;

487.  rileva che esistono punti di vista divergenti tra la Corte e la Commissione quanto alle modalità di calcolo degli errori; nota che la Commissione ritiene che il tasso di errore rappresentativo annuo della Corte debba essere visto nel contesto del carattere pluriennale delle rettifiche finanziarie nette e dei recuperi;

488.  osserva che la Corte non ha espresso alcuna osservazione sulla gestione dei settori “salute pubblica”, “sicurezza alimentare” e “ambiente e azione per il clima”;

489.  osserva che, per quanto riguarda l’esecuzione generale delle linee di bilancio per l’ambiente, l’azione per il clima, la salute pubblica e la sicurezza alimentare nel 2014, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare si reputa soddisfatta; ricorda ancora una volta che meno dello 0,5 % del bilancio dell’Unione è dedicato agli strumenti delle politiche in questione, e che non bisogna ignorare il chiaro valore aggiunto dell’Unione negli ambiti citati, nonché il sostegno dei cittadini europei per le politiche ambientali e climatiche dell’Unione, oltre che per la salute pubblica e la sicurezza alimentare;

490.  esprime soddisfazione per il lavoro svolto dalle cinque agenzie decentrate che rientrano tra le competenze della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e che svolgono compiti di natura tecnica, scientifica o manageriale intesi a supportare le istituzioni dell’Unione nell’elaborazione e attuazione delle politiche in materia di ambiente, clima, salute pubblica e sicurezza alimentare, nonché nell’esecuzione dei relativi bilanci;

Ambiente e azione per il clima

491.  sottolinea che sono stati messi a disposizione della DG ENV, sotto forma di stanziamenti d’impegno, 352 041 708 EUR, che sono stati utilizzati per il 99,7 %; ritiene soddisfacente, per quanto riguarda gli stanziamenti di pagamento, che sia stato utilizzato il 95,03 % dei 290 769 321 EUR disponibili; nota inoltre che la spesa amministrativa per il programma LIFE+ è eseguita su due esercizi di bilancio (mediante riporti automatici) e che, se non si tiene conto di essa, il tasso di esecuzione dei pagamenti raggiunge il 99,89%;

492.  prende atto che la DG CLIMA ha alzato il suo tasso di esecuzione, portandolo al 99,7 % dei 102 694 032 EUR di stanziamenti d’impegno e al 93,1 % dei 32 837 296 EUR di stanziamenti di pagamento, e che, se non si tiene conto della spesa amministrativa, il tasso di esecuzione dei pagamenti raggiunge il 98,5 %;

493.  esprime soddisfazione per l’esecuzione globale del bilancio operativo di LIFE+, che nel 2014 è stata pari al 99,9% per gli stanziamenti di impegno e al 97,4% per gli stanziamenti di pagamento; rileva che, nel 2014, 283 121 194 EUR sono stati stanziati per inviti a presentare proposte per progetti negli Stati membri, 40 000 000 EUR sono stati utilizzati per finanziare operazioni nel quadro degli strumenti finanziari Strumento di finanziamento del capitale naturale (NCFF) e Finanziamento privato per l’efficacia energetica (PF4EE), 8 952 827 EUR hanno sostenuto le attività operative di ONG impegnate nella protezione e nella promozione dell’ambiente a livello dell’Unione nonché coinvolte nello sviluppo e nell’attuazione della politica e della normativa unionale, e 49 502 621 EUR sono stati utilizzati per misure destinate a sostenere la Commissione nel suo ruolo di iniziativa e di monitoraggio dello sviluppo di politiche e normative; nota che un importo pari a 20 914 622 EUR è stato utilizzato per il sostegno amministrativo a LIFE e per un sostegno operativo all’EASME, l’Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese;

494.  è consapevole del fatto che il tasso di pagamento delle azioni LIFE+ è sempre leggermente inferiore agli stanziamenti di impegno, pur con un tasso di esecuzione elevato;

495.  riconosce che un importo di 4 350 000 EUR è stato assegnato a titolo di contributi per convenzioni, protocolli e accordi internazionali di cui l’Unione è parte o in relazione ai quali è coinvolta in lavori preparatori;

496.  considera soddisfacenti i progressi realizzati nell’attuazione di dodici progetti pilota e sei azioni preparatorie, per un importo complessivo di 2 950 000 EUR; è consapevole che l’esecuzione di tali azioni può essere onerosa per la Commissione a causa della modestia degli importi disponibili rispetto alle procedure necessarie per l’esecuzione (quali piani di azione e inviti a presentare proposte); incoraggia l’autorità di bilancio a concentrarsi in futuro sui progetti pilota e sulle azioni preparatorie che presentano un reale valore aggiunto per l’Unione;

Salute pubblica

497.  ricorda che il 2014 è il primo anno di attuazione dei nuovi programmi: il programma in materia di salute è stato adottato l’11 marzo 2014 (Regolamento (UE) n. 282/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(33) ), mentre il quadro finanziario comune in materia di alimenti e mangimi è stato adottato il 27 giugno 2014 (regolamento (UE) n. 652/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(34) );

498.  rileva che la DG SANTE era responsabile, nel 2014, dell’esecuzione di 244 221 762 EUR sulle linee di bilancio relative alla salute pubblica, di cui il 96,6 % è stato impegnato in modo soddisfacente; è consapevole del fatto che il 75 % circa di tale bilancio è trasferito direttamente a tre agenzie decentrate (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Autorità europea per la sicurezza alimentare e Agenzia europea per i medicinali); nota altresì che il livello di esecuzione degli stanziamenti di impegno è superiore al 98,9 % per tutte le linee tranne che per l’Agenzia europea per i medicinali, per la quale il sottoutilizzo degli stanziamenti di impegno corrisponde al risultato del 2013 che è stato riutilizzato nell’esercizio 2015;

499.  rileva inoltre che il livello di esecuzione degli stanziamenti di pagamento è pari al 98,8 %, che corrisponde a un ottimo tasso di esecuzione;

500.  nota che il livello di esecuzione del programma per la salute 2008-2014 è anch’esso molto buono (99,7 % sia per gli stanziamenti di impegno che per gli stanziamenti di pagamento) e che gli stanziamenti restanti non utilizzati riguardano soprattutto entrate con destinazione specifica che possono ancora essere utilizzate nel 2015;

501.  esprime soddisfazione per il fatto che l’attuazione di tutti e dieci i progetti pilota e delle cinque azioni preparatorie sotto la responsabilità della DG SANTE nel settore della salute pubblica si trova in fase avanzata, e che tutti gli stanziamenti d’impegno corrispondenti (6 780 000 EUR) sono stati utilizzati;

Sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali e salute delle piante

502.  riconosce che il tasso di esecuzione per la sicurezza alimentare, la salute e il benessere degli animali e la salute delle piante si attesta al 96,8 %; rileva tuttavia che, se si tiene conto del riporto non automatico di 6 800 000 EUR, il tasso di esecuzione raggiunge il 100 % degli stanziamenti disponibili;

503.  osserva che, così come nell’esercizio precedente, i programmi di controllo ed eradicazione della tubercolosi hanno ricevuto il contributo più importante da parte dell’Unione, mentre il contributo dell’Unione ai programmi sulla febbre catarrale degli ovini è rimasto basso;

504.  riconosce che i principali fattori alla base del sottoutilizzo di 8 100 000 EUR al capitolo “Sicurezza degli alimenti e dei mangimi, salute e benessere degli animali e salute delle piante” possono sostanzialmente essere così riassunti: 500 000 EUR si riferiscono a entrate con destinazione specifica per i vari programmi che possono essere utilizzate nel 2015 (ossia nessun sottoutilizzo), 800 000 EUR si riferiscono a entrate con destinazione specifica che tecnicamente non possono essere riutilizzati nel 2015 (relative a stanziamenti C5 di programmi precedenti) e 6 800 000 EUR sono relativi al fondo di emergenza; prende atto del fatto che l’ultimo importo citato è stato riportato al 2015 (per misure di contrasto contro la peste suina africana in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia nel 2014);

505.  prende atto del fatto che, per quanto riguarda gli stanziamenti di impegno per il 2014, il tasso di esecuzione relativo al capitolo di bilancio “Sicurezza degli alimenti e dei mangimi, salute e benessere degli animali e salute delle piante” è pari al 99,0 %, il che rappresenta un leggero calo rispetto al 2013 (99,9 %); è consapevole che, nel contesto dello storno globale, sono stati richiesti stanziamenti di pagamento supplementari che però non sono stati ottenuti e che, a fine esercizio, soltanto un pagamento non ha potuto essere interamente eseguito, ma che con l’accordo degli Stati membri il saldo dovuto è stato versato all’inizio di gennaio 2015;

506.  esprime soddisfazione per il fatto che l’attuazione di tutti e tre i progetti pilota e dell’azione preparatoria sotto la responsabilità della DG SANTE nel settore della sicurezza alimentare si trova in fase avanzata, e che tutti gli stanziamenti d’impegno corrispondenti (1 250 000 EUR) sono stati utilizzati;

507.  ritiene che, sulla base dei dati disponibili e della relazione di esecuzione, si possa concedere il discarico alla Commissione per le spese effettuate nei settori della politica ambientale e climatica, della salute pubblica e della sicurezza alimentare per l’esercizio finanziario 2014;

Trasporti e turismo

508.  constata che il bilancio 2014, quale adottato in via definitiva e modificato in corso di esercizio, prevedeva specificamente per le politiche dei trasporti un totale di 2 931 147 377 EUR in stanziamenti d’impegno e di 1 089 127 380 EUR in stanziamenti di pagamento; osserva inoltre che nell’ambito di tali importi:

509.  si compiace dell’elevato tasso di esecuzione, nel 2014, degli stanziamenti d’impegno per le politiche della mobilità e dei trasporti, pari al 98,2 %, e del tasso di esecuzione notevolmente elevato degli stanziamenti di pagamento, pari al 95,2 %; osserva che nel 2014 l’importo degli impegni da liquidare è aumentato di 1 653 372 424 EUR a fronte di un totale di 5 647 143 046 EUR, e che l’incremento degli importi da liquidare è generalmente più elevato all’inizio del nuovo QFP in quanto i pagamenti per i nuovi progetti si effettuano in seguito; invita, tuttavia, la Commissione e gli Stati membri a garantire che i progetti nel settore dei trasporti vengano debitamente eseguiti;

510.  si rammarica del fatto che nel settore “Competitività per la crescita e l’occupazione”, cui appartengono i trasporti e nell’ambito del quale la dotazione è la più bassa (0,8 miliardi di EUR) rispetto all’importo totale sottoposto all’audit della Corte (13 miliardi di EUR), il livello di errore stimato nel 2014 fosse pari al 5,6 % (superiore alle risultanze corrispondenti nel 2013 (4,0 %)), principalmente a causa del rimborso di costi non ammissibili di progetti di ricerca, ma anche dell’inosservanza delle norme sugli appalti pubblici; invita la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie per porre rimedio a tale situazione (anche mediante l’esecuzione di controlli ex ante più accurati al fine di individuare e correggere gli errori prima del rimborso);

511.  richiama l’attenzione sul fatto che nel 2014 non sono stati finanziati progetti nell’ambito dell’MCE, dal momento che il primo invito a presentare proposte è stato chiuso nel marzo 2015 e che lo strumento di debito MCE, che sarà gestito dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), è stato approvato solo alla fine del 2014; rileva che nel 2014 la Corte ha esaminato sei operazioni nel settore dei trasporti (DG Mobilità e trasporti), concludendo che due di esse erano inficiate da errori quantificabili; esprime pertanto soddisfazione per la diminuzione della percentuale di operazioni affette da errori nel 2014 (33 %) rispetto al 2013 (62 %) e al 2012 (49 %); invita la Commissione e gli altri soggetti pertinenti a garantire il rispetto delle norme sugli appalti pubblici e l’ammissibilità dei costi dei futuri progetti nel settore dei trasporti;

512.  rileva che, secondo la strategia di controllo pluriennale utilizzata dalla Commissione, che tiene conto dei recuperi, delle rettifiche e degli effetti dei controlli e degli audit nel periodo di attuazione del programma, il tasso di errore residuo per il programma TEN-T risultava dello 0,84 %;

513.  richiama l’attenzione sul vasto numero di progetti di elevata qualità che non è stato possibile adottare in occasione dei bandi MCE-Trasporti del 2014 a causa della mancanza di fondi disponibili; ritiene necessario garantire risorse sufficienti per i progetti MCE-T; si rammarica che il bilancio dell’MCE sia stato ridotto dai finanziamenti assegnati al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS); ricorda, tuttavia, che il punto 17 dell’accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(35) dispone una flessibilità del 10 % per incrementare la dotazione dell’MCE nel quadro della procedura annuale di bilancio e che tale flessibilità sussiste indipendentemente dai finanziamenti destinati al FEIS; insiste sul fatto che l’attuazione dei progetti concordati tra il Parlamento e il Consiglio di cui all’allegato I del regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(36) giustificherebbe tale incremento della dotazione dell’MCE;

514.  incoraggia la Commissione a continuare a monitorare attentamente l’attuazione degli strumenti finanziari innovativi per mobilitare gli investimenti dell’Unione e attirare nuove fonti di finanziamento per i progetti infrastrutturali TEN-T, quali il Fondo Marguerite, lo strumento di garanzia dei prestiti (LGTT) e l’iniziativa sui prestiti obbligazionari per il finanziamenti di progetti (project bond ), nonché a garantire che il contributo del bilancio dell’Unione a tali strumenti sia gestito e impiegato in modo adeguato;

515.  osserva che in varie banche dati, quali il Sistema di trasparenza finanziaria, la banca dati INEA per i progetti TEN-T, i progetti cofinanziati dal Fondo di coesione e dai fondi regionali, nonché CORDIS per i progetti Orizzonte 2020, sono disponibili informazioni sui progetti nel settore dei trasporti e del turismo; chiede l’integrazione delle informazioni sui progetti ottenute da tali strumenti al fine di conseguire una visione globale, a monte e a valle, del processo di assegnazione dei fondi dell’Unione; ribadisce l’importanza della pubblicazione di un elenco annuale facilmente accessibile dei progetti nel settore dei trasporti e del turismo e di banche dati consultabili online dei progetti cofinanziati dall’Unione in cui figuri l’importo esatto del finanziamento, al fine di aumentare la trasparenza;

516.  fa notare che nel periodo 2014-2020 i progetti nel settore dei trasporti saranno finanziati da più fonti, tra cui l’MCE, il Fondo di coesione, il Fondo europeo per lo sviluppo regionale e il FEIS; invita quindi la Commissione a sviluppare sinergie che consentano a queste diverse fonti di finanziamento di allocare in maniera più efficiente i fondi a disposizione;

517.  riconosce che, per quanto riguarda i fondi dell’Unione, il principio “use it or lose it ” (obbligo di utilizzare fondi, pena la loro perdita definitiva) può indurre gli Stati membri a proporre la selezione di progetti a scarso impatto; esprime preoccupazione per il fatto che, in passato, le carenze nella selezione dei progetti hanno fatto sì che alcuni degli investimenti nei trasporti finanziati dall’Unione avessero un basso rapporto costi/benefici; si compiace del nuovo quadro giuridico per il periodo 2014-2020, che rafforza la valutazione del rapporto costi-benefici e il processo di revisione dei progetti;

518.  si compiace dell’istituzione dell’impresa comune Shift2Rail, nel giugno 2014, al fine di accrescere la competitività dell’industria ferroviaria europea; osserva che Shift2Rail sarà oggetto di procedure di discarico ad hoc una volta che, negli anni a venire, sarà divenuta finanziariamente autonoma; si rammarica tuttavia dei ritardi nell’attuazione di questa impresa comune e delle grandi difficoltà delle piccole e medie imprese (PMI) ad accedervi;

519.  ritiene che la Commissione debba garantire una trasparenza totale nella gestione dei fondi, assicurando la tutela dell’interesse pubblico e facendolo sempre e comunque prevalere su quello privato;

520.  constata che il bilancio 2014, quale adottato in via definitiva e modificato in corso di esercizio, prevedeva specificamente per il turismo un totale di 11 226 160 EUR in stanziamenti d’impegno e di 6 827 266 EUR in stanziamenti di pagamento; invita la Commissione a condurre una valutazione d’impatto dei progetti finanziati per meglio definire le priorità di spesa future, che dovrebbero essere in linea con la posizione dell’Unione in quanto prima destinazione turistica mondiale e atte a fare del settore turistico un settore chiave di crescita potenziale per l’economia dell’Unione; invita la Commissione a includere i risultati dei progetti pilota e delle azioni preparatorie nella pianificazione del bilancio del prossimo esercizio e a pubblicare un elenco annuale facilmente accessibile dei progetti in tale settore;

521.  propone che, in relazione ai settori di competenza della commissione per i trasporti e il turismo, il Parlamento conceda alla Commissione il discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2014;

Sviluppo regionale

522.  osserva che la relazione annuale della Corte, del 10 novembre 2015, sull’esecuzione del bilancio 2014 dell’Unione europea ha valutato al 5,7 % il tasso di errore stimato più probabile nella politica di coesione, il che rappresenta un aumento rispetto al 5,3 % del 2013; esprime preoccupazione per questo aumento, che è particolarmente significativo per quanto riguarda gli errori aventi implicazioni finanziarie e gravi ripercussioni sul bilancio; sottolinea che il tasso di errore stimato per la politica di coesione è dovuto per metà alla complessità delle norme in materia di appalti pubblici e aiuti di Stato, nonché a violazioni commesse in relazione a tali procedure, quali l’ingiustificata aggiudicazione diretta di contratti, casi di conflitto d’interessi e l’applicazione di criteri di selezione discriminatori;

523.  prende atto della risposta della Commissione alla relazione della Corte, secondo cui la riduzione media del tasso di errore rispetto al periodo di programmazione 2000-2006 è dovuta a un miglioramento dei sistemi di gestione e di controllo; invita la Commissione a fornire alle autorità informazioni tempestive e misure di formazione in merito alle norme in materia di appalti pubblici e aiuti di Stato; accoglie con favore, a tale riguardo, l’istituzione del piano d’azione in materia di appalti pubblici; prende atto dell’applicazione dell’iniziativa dei patti d’integrità ed esorta la Commissione a effettuare un’adeguata valutazione ex ante del loro potenziale in termini di effettivo miglioramento della trasparenza ed efficienza negli appalti pubblici relativamente ai fondi SIE; invita gli Stati membri ad adempiere alla condizionalità ex ante per quanto riguarda gli appalti pubblici entro la fine del 2016 e a recepire le direttive del 2014 sugli appalti pubblici nei rispettivi ordinamenti giuridici entro aprile 2016, al fine di evitare irregolarità e di garantire una realizzazione efficiente ed efficace dei progetti e il raggiungimento dei risultati previsti, e quindi anche degli obiettivi della politica di coesione; invita la Commissione a sorvegliare rigorosamente questo processo fornendo l’orientamento e l’assistenza tecnica pertinenti agli Stati membri, nel contesto del corretto recepimento di tali direttive nel diritto nazionale;

524.  ricorda che non tutte le irregolarità sono frodi e che occorre distinguere tra irregolarità fraudolente e non fraudolente; ritiene che le irregolarità non fraudolente derivino spesso da sistemi di gestione e controllo finanziario deboli e dalla mancanza di capacità amministrativa, sia per quanto riguarda la conoscenza delle norme sia il possesso delle competenze tecniche riguardanti i lavori o i servizi specifici; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che siano creati sistemi di gestione e di controllo finanziario adeguati, efficienti ed efficaci, in conformità delle pertinenti disposizioni del quadro regolamentare, tenendo conto della realtà normativa nazionale;

525.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali ad assicurare che i beneficiari ricevano informazioni coerenti sulle condizioni di finanziamento, in particolare per quanto riguarda l’ammissibilità delle spese e i massimali applicabili ai rimborsi;

526.  osserva che l’attuazione della politica di coesione negli Stati membri implica, in funzione del loro sistema istituzionale, procedure e norme nazionali e regionali di notevole portata, che rappresentano un livello supplementare e possono causare irregolarità e, di conseguenza, la perdita di fondi SIE e l’ampliamento delle disparità tra gli Stati membri; invita la Commissione a contribuire alla semplificazione dell’attuazione a livello nazionale e regionale, nel rispetto delle specificità istituzionali degli Stati membri e fornendo loro i chiarimenti necessari per applicare la normativa; ricorda alla Commissione e agli Stati membri la risoluzione del Parlamento sul tema “Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati” e la necessità di adottare le misure necessarie per limitare al minimo indispensabile gli oneri amministrativi e regolamentari, consentendo in tal modo un migliore assorbimento dei fondi SIE ed evitando che i beneficiari finali, in particolare le PMI, commettano errori; si rammarica che la Commissione abbia escluso i rappresentanti degli Stati membri dal gruppo di esperti ad alto livello sul monitoraggio della semplificazione per i beneficiari dei fondi SIE, non tenendo conto del loro parere per migliorare il sistema;

527.  ritiene che la capacità amministrativa sia essenziale per un uso corretto ed efficiente dei fondi SIE e invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare lo scambio di conoscenze e di buone prassi in merito a questioni specifiche relative all’esecuzione (ad esempio appalti pubblici, aiuti di Stato, criteri di ammissibilità o pista di controllo), in particolare per i potenziali beneficiari che dispongono di minori capacità amministrative e finanziarie; propone, a tale riguardo, l’organizzazione di attività specifiche ma globali per formare sia i dipendenti pubblici e le autorità che lavorano su progetti beneficiari di fondi SIE sia i beneficiari (ad esempio, corsi di formazione e di aggiornamento, seminari, prestazione di assistenza tecnica e amministrativa);

528.  accoglie con favore la creazione da parte della Commissione dello strumento “Taiex Regio Peer 2 Peer” per agevolare lo scambio inter pares tra le autorità di gestione, certificazione e audit degli Stati membri allo scopo di migliorare la loro capacità amministrativa; sottolinea l’importanza di intensificare gli sforzi per la designazione delle autorità, che è una condizione preliminare indispensabile per la presentazione di richieste di pagamento, al fine di garantire una corretta attuazione dei programmi e l’afflusso di risorse; ritiene inoltre che la Commissione dovrebbe applicare in maniera efficiente ed efficace tutti gli strumenti disponibili per individuare precocemente e prevenire i rischi nella politica di coesione e, più in particolare, gli strumenti di estrapolazione di dati, quali ARACHNE, per individuare precocemente e prevenire i rischi negli appalti pubblici; invita la Commissione, in considerazione del fatto che l’ambito d’azione della task force per una migliore attuazione include anche attività che potrebbero migliorare l’efficienza, l’efficacia e il valore aggiunto dei progetti della politica di coesione che sono già stati realizzati, a valutare tali aspetti mediante indicatori qualitativi;

Agricoltura e sviluppo rurale

529.  ritiene che la PAC, in quanto una delle politiche europee originarie, sia un importante strumento dell’Unione con un ampio impatto, non solo nel settore della produzione alimentare e dei servizi ecosistemici e in termini di miglioramenti ambientali, socioeconomici e di genere, effettivi e potenziali, ma anche ai fini della lotta contro lo spopolamento delle zone rurali, tenendo conto della necessità di sviluppare il concetto di economia circolare; ritiene che la PAC contribuisca quindi all’equilibrio tra le regioni dell’Unione, in quanto fornisce sostegno finanziario e importanti strumenti che aiutano i giovani agricoltori ad avviare l’attività agricola e a garantire la continuità generazionale;

530.  rileva che, nel 2014, la DG AGRI ha lavorato intensamente con le autorità degli Stati membri affinché questi ultimi fossero sempre più in grado di prevenire gli errori nella spesa agricola e di attuare i loro programmi di sviluppo rurale; riconosce l’impatto positivo della DG AGRI, evidenziato nella relazione annuale della Corte per il 2014, e ritiene che, unitamente agli Stati membri, le sue azioni dovrebbero costituire una buona base per ulteriori miglioramenti durante gli esercizi cruciali del periodo di spesa 2014-2020;

531.  chiede che, in casi estremi, gli organismi pagatori con risultati costantemente inferiori alle aspettative si vedano privati del loro accreditamento;

532.  è d’avviso che la coerenza dell’esecuzione e dei risultati sia fondamentale nell’ambito della PAC, che garantisce una produzione alimentare sicura e stabile, è applicata in tutti i paesi dell’UE con effetti positivi a livello sociale, ambientale ed economico, e copre la produzione di colture e prodotti alimentari di tutti i tipi;

533.  osserva che il reddito dei fattori in agricoltura per lavoratore negli Stati membri che hanno aderito all’UE nel 2004 o successivamente (UE-N13) è appena un quarto del reddito dei fattori in agricoltura generato nell’UE-15(37) ;

534.  accoglie con favore i miglioramenti rispetto alle cifre della relazione annuale 2013 e prende atto della conclusione della Corte, secondo cui, per la politica agricola, la percentuale di operazioni verificate denota una riduzione del tasso di errore rispetto al 2013; osserva che nel 2014 il tasso di errore è stato del 2,9 % (contro il 3,6 % nel 2013) per il FEAGA, oggetto di audit in 17 Stati membri, e del 6,2 % (in discesa rispetto al 7 % del 2013) per lo sviluppo rurale, l’ambiente e la pesca, oggetto di audit in 18 Stati membri, mentre il tasso medio per l’intero capitolo “Risorse naturali” è stato del 3,6%;

535.  sottolinea la necessità di elaborare una metodologia comune per il calcolo del tasso di errore, al fine di garantirne la precisione ed evitare l’emergere di differenze significative tra il tasso di errore indicato dalla Commissione e quello rilevato dalla Corte;

536.  richiama l’attenzione su quanto affermato dalla Commissione(38) , secondo la quale gli errori relativi alla condizionalità (ad esempio sulle notifiche tempestive dei movimenti di bestiame, le date delle riunioni o le scadenze) non pregiudicano l’ammissibilità dei pagamenti (già confermata dalla Corte), mentre il tasso di errore relativo alla condizionalità dovrebbe essere detratto dal tasso di errore complessivo a fini di maggior chiarezza;

537.  evidenzia che le differenze nelle modalità di applicazione della normativa sui pagamenti accoppiati da parte degli Stati membri determinano distorsioni della concorrenza, ad esempio nel settore lattiero-caseario;

538.  accoglie con favore il fatto che la Commissione ha introdotto nuovi orientamenti per la determinazione delle rettifiche finanziarie nell’ambito della gestione concorrente in caso di inosservanza delle norme sugli appalti pubblici(39) ;

539.  rileva che il 2014 è stato un anno di transizione, che ha comportato ingenti pagamenti per l’ultima parte del periodo di finanziamento 2007-2013 e durante il quale gli elementi finali (atti di esecuzione e delegati) sono stati adottati a metà anno per il periodo di finanziamento della PAC 2014-2020; rileva altresì che il 2015 e il 2016 dovrebbero essere parimente considerati come anni di transizione, durante i quali sia gli agricoltori che gli Stati membri dovranno attuare in pieno e per la prima volta l’ecologizzazione e altre significative modifiche politiche, il che comporterà norme nuove e complesse e un numero elevato di nuovi richiedenti di pagamenti diretti, dato che molte delle misure pluriennali dei piani di sviluppo rurale (PSR) degli Stati membri cominceranno a essere attuate soltanto nel 2016 e richiederanno che si presti un’attenzione speciale ai nuovi strumenti introdotti nel quadro della riforma;

540.  si compiace della riduzione dei tassi di errore rispetto al 2013 e riconosce gli importanti sforzi profusi e le ingenti risorse devolute per raggiungere questo obiettivo, in particolare mediante l’informazione e l’assistenza tecnica della Commissione alle autorità degli Stati membri in materia di attuazione; ritiene, tuttavia, che una semplice misurazione dell’errore non costituisca, di per sé, una misurazione dell’esecuzione o dei risultati;

541.  ricorda alla Commissione che, in ultima istanza, il rischio di errori involontari dovuti alla complessità della regolamentazione è sostenuto dal beneficiario; chiede che tale approccio sia sostenuto da una politica ragionevole, proporzionata ed efficace in materia di sanzioni che eviti ad esempio doppie sanzioni per lo stesso errore nell’ambito del regime di pagamento e della condizionalità; esorta la Commissione a garantire una migliore proporzionalità delle sanzioni in relazione al tipo di errore; chiede strumenti per un approccio maggiormente incentrato sugli incentivi e basato sui risultati, che potrebbe consentire una riduzione dei tassi di errore e delle ispezioni e permettere di meglio distinguere tra errore e frode, assicurando nel contempo che gli agricoltori continuino a essere in grado di garantire la produzione alimentare essenziale, che è al centro della politica; ritiene che continuare nell’opera di semplificazione e razionalizzazione della PAC sia uno degli elementi chiave per attrarre nuovi operatori nel settore agricolo e trattenerli con le loro competenze, al fine di garantire in futuro un settore agricolo fiorente nell’UE;

542.  si compiace del fatto che la Corte stia esaminando come misurare le prestazioni nella sua relazione annuale, e soprattutto del fatto che la Commissione intende concentrare la propria spesa sui risultati; sottolinea tuttavia la difficoltà di giudicare i risultati dei programmi pluriennali di finanziamento, che rappresentano ormai il metodo preferito per la realizzazione delle misure ambientali del secondo pilastro, mediante uno strumento che esamina un unico esercizio, e invita la Corte a illustrare il suo orientamento ai risultati, in particolare per quanto riguarda la spesa agricola; esorta nondimeno la Corte a tener conto dei molteplici obiettivi della politica di sviluppo rurale in fase di valutazione dei risultati, in modo da evitare l’utilizzo di indicatori semplicistici che sfocino in interpretazioni errate;

543.  prende atto dell’opinione della Corte, quale emerge dai suoi audit, secondo cui il sistema integrato di gestione e controllo (SIGC) contribuisce in modo significativo a prevenire e ridurre i livelli di errore nei regimi ai quali si applica(40) e prende atto dell’osservazione secondo la quale le carenze nel sistema per l’identificazione delle parcelle agricole (SIPA) sono state oggetto di provvedimenti correttivi in tutti gli Stati membri sottoposti ad audit (41) ;

544.  plaude alla proposta della Commissione di semplificare il SIGC attraverso controlli preventivi preliminari che consentiranno alle amministrazioni nazionali di individuare i problemi inerenti alle domande degli agricoltori e di effettuare correzioni e che dovrebbero tradursi in un minore tasso di sanzioni;

545.  condivide le principali raccomandazioni della Corte, ossia che gli Stati membri devono garantire informazioni e immagini affidabili e aggiornate sul SIPA per ridurre il rischio di errori associato ai terreni ammissibili la cui superficie sia stata sovradichiarata, mentre è opportuno che la Commissione richieda che i piani d’azione degli Stati membri includano misure correttive per affrontare le cause più frequenti di errore, riveda la propria strategia di audit di conformità per lo sviluppo rurale e assicuri la corretta applicazione della procedura di garanzia sulla legittimità e la regolarità delle operazioni, che sarà obbligatoria a partire dal 2015;

546.  rileva che la Commissione e la Corte concordano sul fatto che la spesa per lo sviluppo rurale è disciplinata da normative e requisiti di ammissibilità complessi, dovuti in parte alla natura di questa politica e all’eterogeneità delle regioni europee; chiede un potenziamento delle misure in materia di semplificazione e prevenzione incluse nelle norme relative al periodo 2014-2020 e chiede inoltre che, nei nuovi programmi di sviluppo rurale, tale semplificazione avvenga in via prioritaria a livello di Stato membro, quale importante strumento per ridurre i tassi di errore e migliorare l’efficienza e la flessibilità, incrementando così la capacità di assorbimento, soprattutto qualora programmi su piccola scala possano aver suscitato meno interesse e/o evidenziato tassi di errore costantemente elevati dovuti alla loro mancanza di flessibilità in passato;

547.  invita la Commissione a presentare a tempo debito un piano dettagliato per ridurre gli oneri burocratici nel contesto della PAC;

548.  esorta sia la Commissione che le autorità degli Stati membri a continuare ad occuparsi delle complessità relative ai pagamenti diretti e a ridurle per quanto possibile, nonché ad attribuire un’elevata priorità alla semplificazione delle misure di ecologizzazione, soprattutto qualora nell’amministrazione del FEAGA e dei fondi per lo sviluppo rurale all’interno degli Stati membri siano coinvolti molti livelli diversi, adottando ove necessario approcci diversi per i due pilastri; sottolinea che le notevoli disparità tra Stati membri in termini di pagamenti diretti hanno allargato il divario di competitività tra gli agricoltori che operano nel mercato unico;

549.  auspica che la Commissione sfrutti pienamente e con urgenza il processo di semplificazione della PAC, in particolare per quanto concerne le regolamentazioni onerose e complesse che disciplinano la condizionalità e l’ecologizzazione che, in ultima analisi, si ripercuotono sugli agricoltori di tutta Europa; sottolinea che il processo di semplificazione dovrebbe incentrarsi sulla riduzione degli oneri amministrativi e non dovrebbe mettere a rischio i principi e le regole concordati nel quadro dell’ultima riforma della PAC, che dovrebbero rimanere immutati; ritiene che tale semplificazione non dovrebbe comportare una revisione della spesa della PAC per il periodo 2013-2020;

550.  evidenzia che l’acquisto di terreni agricoli da parte degli investitori determina un aumento della pressione sulle piccole aziende agricole familiari e che una parte dei pagamenti diretti viene erogata a gruppi operanti a livello internazionale;

551.  sottolinea l’importanza di disporre di indicatori di performance e dati comparabili per lo stesso tipo di programmi in luoghi diversi e si attende miglioramenti in proposito nel periodo 2014-2020, al fine di garantire una migliore gestione finanziaria della PAC basata sulle necessità di ciascuno Stato membro;

552.  evidenzia che la PAC svolge un ruolo importante nel promuovere l’inclusione sociale – in particolare, ma non soltanto, mediante sforzi di cooperazione -, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali attraverso la creazione di occupazione, il programma LEADER e la creazione di servizi e infrastrutture nuovi o migliorati; chiede un’analisi dell’incidenza complessiva dei due pilastri della PAC nelle zone rurali, della destinazione dei fondi e delle modalità della loro assegnazione, ponendo l’accento sugli effettivi beneficiari finali;

553.  fa presente che le spese dovrebbero generare benefici sia per le zone rurali che per i consumatori in generale e ricorda che i beneficiari finali spendono per acquistare beni o servizi nelle rispettive comunità locali, o per impiegare personale nelle loro aziende, contribuendo così a far sì che le persone continuino a dedicarsi alla terra in regioni in cui l’agricoltura e la silvicoltura sono spesso i principali motori economici delle zone rurali o isolate;

554.  rileva che l’impatto dell’embargo russo sull’importazione di prodotti agricoli imposto a metà 2014 rappresenta una grande sfida; raccomanda una migliore gestione nella fase iniziale di eventuali misure di emergenza, al fine di garantire una corretta destinazione dei fondi o, se necessario, di recuperare prontamente gli importi indebitamente richiesti; si compiace in tale contesto degli sforzi costanti della Commissione, volti a individuare sbocchi di mercato alternativi per i prodotti agricoli in eccedenza e per sostenere i settori colpiti dall’embargo; accoglie con favore gli sforzi della Commissione per individuare sbocchi di mercato alternativi per i prodotti agricoli in eccedenza e invita gli Stati membri a impegnarsi congiuntamente al fine di eliminare gli ostacoli all’espansione degli sbocchi di mercato; sottolinea l’importanza dell’accordo TTIP, che potrebbe compensare la chiusura dei mercati tradizionali di scambio;

555.  accoglie con favore la decisione della Commissione di istituire regimi di aiuto eccezionali a favore dei paesi che hanno registrato perdite nel settore lattiero-caseario e invita la Commissione a prendere in considerazione ulteriori misure di aiuto a favore dei settori che incontrano problemi analoghi;

556.  esprime preoccupazione per il fatto che, nelle zone rurali di molti Stati membri, le donne hanno solo un accesso limitato al mercato del lavoro e invita la Commissione, quale priorità delle sue future iniziative in materia di sviluppo, a farsi carico del compito di migliorare e incrementare l’accesso delle donne al mercato occupazionale nelle zone rurali e a stanziare risorse adeguate a favore di una “Garanzia europea per le donne del mondo rurale”, sul modello del programma Garanzia per i giovani”, stabilendo obiettivi distinti per le donne delle zone rurali;

557.  esorta la Commissione a chiarire le norme in materia di riconoscimento delle organizzazioni di produttori, in particolare nel settore ortofrutticolo, e ad abbreviare ulteriormente i tempi di realizzazione degli audit della Commissione, al fine di garantire ai beneficiari la certezza del diritto ed evitare errori inutili;

558.  ritiene, alla luce dell’obiettivo del trattato(42) di assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori, che l’imposizione di un’IVA eccessiva sui prodotti alimentari comprometta la possibilità di un accesso equo per tutti i consumatori e renda più probabili le frodi in materia di IVA;

559.  ritiene che gli obiettivi del periodo di programmazione 2007-2013 siano tuttora traguardi importanti e che nell’attuale periodo l’Unione dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento della redditività delle aziende e del settore agricolo, sulla promozione di un migliore equilibrio nella filiera alimentare, al fine di consolidare e rafforzare le organizzazioni dei produttori e sostenere i regimi di qualità, le filiere corte, le cooperative sociali, i mercati locali, i servizi ecosistemici e un equilibrato sviluppo territoriale, rigorosamente nelle zone rurali coperte dai nuovi PSR, evitando aspettative o spese irragionevoli in campo ambientale;

560.  ricorda che, di tutti gli audit effettuati dalla Corte sulla spesa del 2014, solo tre casi sono stati deferiti all’OLAF per l’avvio di indagini(43) sulla base del sospetto che fossero state create “artificialmente le condizioni per ottenere aiuti” (nuove entità create da imprese consolidate o gruppi di persone) e uno era stato precedentemente identificato come rischioso dalle autorità nazionali prima dell’audit della Corte;

561.  rileva che l’attuazione della politica potrebbe essere migliorata ulteriormente; insiste, pertanto, sulla necessità di essere informato in merito ad eventuali miglioramenti in termini di definizione e conseguimento degli obiettivi e della conformità;

562.  invita la Commissione a valutare l’efficacia dei pagamenti per promuovere le vendite nei paesi terzi e a garantire che tali misure non scaccino dal mercato i produttori agricoli locali;

563.  rileva che, al momento in cui la DG AGRI ha elaborato la relazione annuale di attività 2014, le informazioni relative a un certo numero di elementi IPARD non erano disponibili e devono ora essere aggiornate (numero di aziende beneficiarie, aumento del valore lordo, numero di aziende agricole che hanno introdotto le norme dell’Unione), e ritiene nel contempo che, nel nuovo periodo di finanziamento, occorrerà un’analisi costante;

564.  osserva che la relazione annuale 2014 della Corte evidenzia risultati soddisfacenti, ma invita nondimeno la Corte a informare il Parlamento in merito alle misure che intende adottare a favore di una metodologia di esame a carattere più pluriennale, mano a mano che svilupperà il previsto approccio più orientato alle prestazioni;

Pesca

565.  prende atto della comunicazione della Commissione al Parlamento, al Consiglio e alla Corte sui conti annuali dell’Unione per l’esercizio 2014; prende altresì atto della relazione annuale della Corte per l’esercizio 2014; prende nota della relazione annuale di attività 2014 della DG MARE; tiene conto della relazione speciale n. 11/2015 della Corte sugli accordi di partenariato nel settore della pesca;

566.  prende atto dei pareri della Corte sulla legalità e regolarità delle operazioni alla base dei conti; rileva il giudizio negativo della Corte sugli stanziamenti di pagamento, per i quali il tasso di errore complessivo è stato del 4,4%, senza tuttavia alcun tasso di errore specifico per quanto riguarda la pesca; chiede che la pesca costituisca l’oggetto di un esame a se stante e non sia più considerata unitamente all’agricoltura, al fine di garantire una maggiore trasparenza nel settore della pesca;

567.  prende atto delle riserve della DG MARE per quanto riguarda il sistema di gestione e di controllo dei programmi del Fondo europeo per la pesca (FEP) in alcuni Stati membri;

568.  è rassicurato dal fatto che il sistema di controllo interno attuato dalla DG MARE fornisca sufficienti garanzie per gestire adeguatamente i rischi connessi alla legittimità e regolarità delle operazioni;

Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP)

569.  rileva che l’adozione, dopo il 1° gennaio 2014, di programmi in regime di gestione concorrente per il FEAMP e altri fondi SIE ha portato a una revisione tecnica del QFP al fine di trasferire gli stanziamenti non utilizzati dal 2014 agli esercizi successivi;

570.  esprime profondo rammarico per il fatto che la stragrande maggioranza degli Stati membri abbia trasmesso il proprio programma operativo relativo al FEAMP molto tardi, il che ha comportato considerevoli ritardi nella mobilitazione del fondo; ricorda che gli Stati membri sono i principali responsabili dell’esecuzione degli stanziamenti nell’ambito della gestione concorrente;

571.  è del parere che gli Stati membri debbano migliorare gli strumenti e i canali da essi utilizzati per trasmettere informazioni alla Commissione; raccomanda inoltre che quest’ultima eserciti maggiori pressioni sugli Stati membri affinché forniscano dati affidabili;

572.  esorta la Commissione a fornire agli Stati membri tutto il sostegno possibile per garantire un utilizzo corretto e completo delle risorse del FEAMP, con elevati tassi di esecuzione, in linea con le loro rispettive priorità ed esigenze, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile del settore della pesca;

EASME – Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese

573.  accoglie con favore l’affidamento all’Agenzia della competenza sul FEAMP a partire dal 1° gennaio 2014; prende atto del protocollo d’intesa firmato tra la DG MARE e l’Agenzia il 23 settembre 2014; sottolinea la necessità di promuovere un sostegno di elevata qualità da parte dell’Agenzia a tutti i suoi beneficiari relativamente alle 19 azioni del FEAMP;

Relazione speciale n. 11/2015 (discarico 2014) della Corte dei conti europea: Gli accordi di partenariato nel settore della pesca (APP) sono gestiti dalla Commissione in maniera adeguata?

574.  invita la Commissione a tener conto delle raccomandazioni della Corte;

575.  si rammarica del costo finanziario generato dal sottoutilizzo dei quantitativi di riferimento adottati in alcuni protocolli recenti; propone di collegare più strettamente i pagamenti per i diritti di accesso alle catture effettive; invita la Commissione a provvedere affinché le erogazioni relative al sostegno settoriale siano in linea con gli altri pagamenti a titolo di sostegno al bilancio e chiede un miglioramento dei risultati conseguiti dai paesi partner nell’attuazione della matrice delle azioni decise di comune accordo;

576.  sottolinea, come evidenziato dalla Corte, che vi sono margini per migliorare la complementarietà e la coerenza tra gli APP negoziati all’interno di una stessa regione, al fine di massimizzarne la capacità a livello regionale;

577.  evidenzia che le informazioni fornite dalle valutazioni indipendenti ex post non sono sempre sufficientemente complete, coerenti o comparabili, il che riduce la loro utilità nel processo decisionale e nei negoziati; osserva altresì che dette valutazioni non appurano sufficientemente in quale misura gli APP raggiungano tutti i loro obiettivi, ad esempio, non viene fatto alcun riferimento all’occupazione nelle regioni dell’Unione dipendenti dalla pesca, né sono fornite informazioni sull’approvvigionamento di prodotti ittici sul mercato dell’Unione;

578.  esprime preoccupazione per l’assenza di informazioni attendibili, verificabili e accessibili sugli stock ittici e sullo sforzo di pesca delle flotte pescherecce nazionali o di altre flotte straniere cui è stato ugualmente concesso l’accesso, dal momento che uno degli obiettivi principali degli APP è di limitare la pesca soltanto agli stock ittici eccedentari, il che si è rivelato molto difficile da applicare nella pratica;

579.  esorta la Commissione a monitorare più da vicino l’attuazione del sostegno settoriale al fine di garantirne l’efficacia;

580.  insiste sulla necessità di seguire in maniera efficace le azioni finanziate dall’Unione per il sostegno settoriale degli accordi internazionali, avvalendosi di tabelle matriciali quanto più possibile dettagliate, nonché sulla necessità di invocare un incremento della quota destinata al sostegno settoriale; ritiene fermamente che la parte commerciale degli accordi dovrebbe, in definitiva, essere subordinata a un appoggio settoriale efficace, adeguatamente controllato e significativo;

581.  rileva con preoccupazione che i protocolli attualmente in vigore non prevedono ancora la possibilità di pagamenti solo parziali qualora i risultati vengano raggiunti solo in parte; riconosce che, se i risultati conseguiti sono scarsi o nulli, il pagamento del sostegno settoriale per l’esercizio successivo deve essere sospeso fino a quando gli obiettivi non saranno raggiunti; invita comunque la Commissione a prevedere, ove possibile, nei nuovi protocolli la possibilità di erogazioni parziali del sostegno settoriale;

Discarico

582.  propone, sulla base dei dati disponibili, di concedere il discarico alla Commissione per quanto riguarda la spesa nel settore degli affari marittimi e della pesca per l’esercizio 2014;

Cultura e istruzione

583.  prende atto con soddisfazione del fatto che, nel suo primo anno di applicazione, il programma Erasmus + ha continuato a riservare un’attenzione prioritaria alla promozione delle competenze e dell’occupabilità, ha realizzato l’obiettivo previsto di creare vincoli più stretti tra i programmi dell’Unione e l’evoluzione delle politiche in materia di istruzione, formazione, sport e gioventù, ha promosso l’azione dell’Unione in modo da rispondere meglio all’obiettivo dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e ha contribuito a ridurre le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali, raggiungendo molti cittadini dell’Unione; segnala, tuttavia, alcune criticità nella sezione Gioventù di Erasmus+, rispetto al precedente programma “Gioventù in Azione”, relative all’accesso ai finanziamenti; deplora il fatto che la Commissione non abbia assegnato fondi sufficienti, nell’ambito del programma Erasmus +, per comunicare meglio i cambiamenti globali nelle nuove linee del programma al fine di poter includere un numero maggiore di progetti scolastici;

584.  ritiene che, sebbene l’accresciuta decentralizzazione dell’erogazione dei finanziamenti per Erasmus+ permetta di rispondere meglio ad alcune esigenze nazionali e locali del programma, a seconda delle Azioni Chiave, occorre valutare tale decentralizzazione onde evitare che possa costituire un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi strategici di Erasmus+, in particolare per quanto riguarda la sua sezione Gioventù;

585.  rileva che il programma Erasmus + contribuisce a integrare i giovani europei nel mercato del lavoro, a promuovere l’occupabilità e a sviluppare nuove competenze, che rafforza le iniziative nei settori della cittadinanza, del volontariato e dell’internazionalizzazione dei giovani e dello sport, che aiuta a migliorare la qualità dell’istruzione, della formazione formale e informale e dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e che rinsalda il sentimento di cittadinanza europea basato sulla comprensione e il rispetto dei diritti umani;

586.  esprime profonda preoccupazione per la sospensione di fatto dell’erogazione dei fondi della sezione Gioventù di Erasmus+ in Grecia, come evidenziato dal rapporto 2015 del Forum Europeo dei Giovani sull’attuazione del programma;

587.  prende atto delle difficoltà segnalate dalla DG EAC della Commissione e dall’Agenzia esecutiva per l’istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA) nella fase iniziale di attuazione dei programmi Erasmus+, Europa Creativa ed Europa dei Cittadini, in particolare riguardo ad alcuni ritardi nell’apertura degli inviti a presentare proposte e nell’erogazione dei finanziamenti; auspica che si tratti di una situazione eccezionale e attende, quindi, con interesse i prossimi anni, quando detti programmi entreranno in una fase di maggiore stabilità rispetto a questo primo anno di attuazione; raccomanda che il programma Erasmus + includa un maggior numero di progetti su scala minore, che sono al centro di esperienze innovative in tutti e tre i settori: istruzione, gioventù e sport;

588.  accoglie con favore i progressi verso modelli di finanziamento basati su importi forfettari e costi unitari, che semplificano la gestione finanziaria sia per i beneficiari dei finanziamenti dell’Unione che per la stessa Unione; rileva tuttavia che, in particolare nella sezione “Gioventù” di Erasmus+, questi importi forfettari e costi unitari non sono peraltro sufficienti a finanziare le principali spese di funzionamento delle associazioni e ONG di giovani; sostiene che gli investimenti dell’Unione a favore del programma dovrebbero essere ulteriormente aumentati;

589.  ricorda che i ritardi nei pagamenti finali da parte dell’EACEA hanno un impatto diretto sui diritti dei beneficiari, mettendo così a repentaglio le associazioni culturali e i progetti, la creatività e la diversità culturale della società civile; incoraggia l’EACEA a migliorare ulteriormente i suoi sistemi di controllo e di pagamento;

590.  si dichiara preoccupato per il fatto che le Scuole europee non abbiano affrontato le questioni ribadite dalla Corte e pone l’accento sulla raccomandazione rivolta al Consiglio superiore delle Scuole europee affinché applichi un sistema di rotazione per i posti sensibili e ponga rimedio ad altre lacune che possono mettere a rischio i principi fondamentali della trasparenza e di una sana gestione finanziaria; prende atto dell’adozione, nel 2014, del nuovo regolamento finanziario per le Scuole europee come uno dei mezzi – se ben attuato – per rispondere alle criticità individuate dalla Corte; invita il Consiglio superiore delle Scuole europee a valutare la possibilità di centralizzare alcuni posti attualmente decentralizzati, ad esempio la funzione di contabile, e di favorire la separazione tra i ruoli di autorizzazione, esecuzione e controllo delle transazioni finanziarie, così da minimizzare il rischio di errori e frodi; ritiene opportuna una revisione globale della governance, della gestione e dell’organizzazione del sistema delle Scuole europee, stanti le preoccupazioni sollevate e il fatto che il 60% del bilancio delle Scuole europee, pari a 177 milioni di EUR, proviene dal bilancio dell’Unione;

591.  rileva che il disallineamento tra la programmazione settennale del QFP e la programmazione decennale delle priorità politiche e strategiche dell’Unione può inficiare una valutazione coerente dei risultati ottenuti attraverso i programmi dell’Unione; osserva che la prossima revisione del QFP costituisce un punto chiave nella gestione della spesa dell’Unione, in quanto garantirà che i programmi di investimento dell’Unione rimangano efficienti; insiste a favore di una semplificazione radicale dei moduli di domanda e dei criteri, in particolare per i progetti su piccola scala, nel quadro sia del programma Erasmus + che del programma Europa creativa;

592.  esprime preoccupazione per l’arretrato nei pagamenti della Commissione, che nel 2014 ammontava a 26 miliardi di EUR – metà del quale era considerato “anormale”, ossia non determinato da fatturate generate alla fine dell’esercizio, come evidenziato dal servizio di ricerca del Parlamento europeo – e a 202 milioni di EUR per il solo Erasmus+; rileva che questo arretrato è causato in parte dall’eccessiva rigidità del QFP, che non permette riallocazioni e dispone di margini ristretti, e in parte dal mancato rispetto degli impegni sugli stanziamenti di pagamento da parte degli Stati membri;

593.  sottolinea che il programma Europa per i cittadini funge da collegamento unico e diretto tra l’Unione e i suoi cittadini al fine di sostenere azioni, petizioni e diritti civili; considera l’attuale livello di finanziamento di gran lunga troppo basso e auspica che il programma sia attuato rispettandone i contenuti, arricchendolo di iniziative che rafforzino i valori della cittadinanza europea; si oppone risolutamente a eventuali ulteriori tagli di bilancio o a qualsiasi ritardo nei pagamenti destinati al programma Europa per i cittadini 2014-2020;

Libertà civili, giustizia e affari interni

594.  prende atto della conclusione della Corte, secondo cui i conti consolidati dell’Unione presentano un’immagine fedele, sotto tutti gli aspetti rilevanti, della situazione finanziaria dell’Unione al 31 dicembre 2014; esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che, per il ventunesimo anno consecutivo, i sistemi di supervisione e controllo finanziari esaminati siano risultati soltanto parzialmente efficaci nel garantire la legittimità e la regolarità dei pagamenti alla base dei conti;

595.  è comunque preoccupato dal fatto che i pagamenti alla base dei conti presentino tassi di errore al di sopra della soglia di rilevanza; ricorda pertanto la necessità di un’attenta gestione di bilancio e chiede ulteriori sforzi per ridurre il tasso di errore;

596.  prende atto della nuova presentazione della relazione annuale della Corte sulle spese nell’ambito della rubrica 3 (Sicurezza e cittadinanza) del QFP; ne chiede l’inclusione il prossimo anno, tenuto conto dell’incremento di bilancio; concorda sul fatto che è necessario un nuovo approccio affinché il bilancio dell’UE sia investito anziché speso;

597.  si rammarica del fatto che, in taluni Stati membri, la legislazione in materia di conflitti di interesse dei membri del Parlamento, del governo e delle amministrazioni locali sia vaga e insufficiente; invita la Commissione ad esaminare la situazione formulando, se del caso, proposte al riguardo; è d’avviso che tali eventuali proposte debbano valere anche per i Commissari attuali e per quelli designati;

598.  sottolinea la necessità di garantire un utilizzo ottimale dei fondi e di trarre insegnamento da precedenti progetti in cui le lacune nella gestione della Commissione hanno comportato ritardi e sovraccosti, come è avvenuto per lo sviluppo del sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), che è stato ultimato con sei anni di ritardo rispetto al previsto, a un costo otto volte superiore alla dotazione finanziaria iniziale;

599.  osserva che, sebbene il Fondo per le frontiere esterne abbia contribuito alla gestione delle frontiere esterne, il suo valore aggiunto è stato limitato, e che non si è potuto misurare il risultato complessivo a causa di debolezze nel monitoraggio da parte delle autorità responsabili e di gravi carenze nelle valutazioni della Commissione e degli Stati membri;

Questioni di genere

600.  ricorda che, come enunciato all’articolo 8 TFUE, la parità tra donne e uomini è uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea e che l’Unione stessa promuove; ritiene che la parità di genere debba essere integrata in tutte le politiche ed essere quindi presa in considerazione nelle procedure di bilancio;

601.  ricorda alla Commissione che alcune linee di bilancio potrebbero favorire indirettamente la disuguaglianza di genere in quanto potrebbero produrre conseguenze negative per le donne in sede di attuazione; invita pertanto la Commissione ad analizzare le linee di bilancio nuove ed esistenti secondo una prospettiva di genere e, ove possibile, ad apportare le modifiche necessarie a livello delle politiche per garantire che non si verifichino indirettamente disuguaglianze di genere;

602.  ricorda alla Commissione l’impegno da essa di recente assunto per un bilancio basato sui risultati e reitera la richiesta del Parlamento di includere nell’insieme comune di indicatori di risultato per l’esecuzione del bilancio dell’Unione anche indicatori specifici di genere, che consentirebbero di valutare meglio l’esecuzione del bilancio nell’ottica della prospettiva di genere;

603.  invita la Commissione a valutare quale impatto abbiano avuto i finanziamenti dell’Unione sulla promozione dell’uguaglianza di genere;

604.  invita l’Unione ad aumentare la quota del FSE dedicata allo sviluppo di servizi pubblici di alta qualità a prezzi accessibili per l’assistenza all’infanzia, agli anziani e agli adulti non autosufficienti (di cui sono ancora le donne a farsi carico nella maggior parte dei casi), tenendo anche conto dei dati forniti dall’indice sull’uguaglianza di genere recentemente messo a punto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE);

605.  invita la Commissione e gli Stati membri a far sì che i funzionari pubblici coinvolti nelle decisioni di spesa siano pienamente formati per garantire essi comprendano fino in fondo gli effetti che le loro decisioni hanno sulla parità di genere;

606.  invita tutte le istituzioni dell’Unione a verificare che esista un’effettiva parità nella distribuzione dei posti di lavoro in seno alle istituzioni e agli organi dell’Unione europea, fornendo durante la procedura di discarico dati ripartiti per genere relativamente al numero di funzionari e al loro grado.

(1) Strategia Europa 2020, Semestre europeo, Six-Pack, Two-Pack, Raccomandazioni specifiche per paese (RSP), tra l’altro; potrebbe essere opportuno utilizzare il rigoroso rispetto delle RSP come un parametro di riferimento per determinare l’efficace assegnazione della spesa di bilancio dell’UE.
(2) Risoluzione del Parlamento europeo del 17 aprile 2013 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante delle decisioni sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2011, sezione III – Commissione e agenzie esecutive (GU L 308 del 16.11.2013, pag. 27), paragrafo 328; risoluzione del Parlamento europeo del 3 aprile 2014 relativa al discarico per l’esercizio 2012 (GU L 266 del 5.9.2014, pag. 32), paragrafi 314 e 315; risoluzione del Parlamento europeo del 29 aprile 2015 relativa al discarico per l’esercizio 2013 (GU L 255 del 30.9.2015, pag. 27), paragrafo 305.
(3) Relazione annuale 2014 della Corte, punto 3.10.
(4) Relazione annuale 2014 della Corte, punto 3.5.
(5) Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).
(6) Relazione annuale 2014 della Corte, punto 3.65.
(7) I dati relativi al 2013 sono stati ricalcolati per rispettare la struttura della relazione annuale sull’esercizio 2014 e consentire quindi il confronto fra i due esercizi.
(8) Secondo la relazione annuale 2014 della Corte, il tasso di errore stimato comparabile per il 2013 e il 2012 è inferiore di 0,2 e 0,3 punti percentuali perché la Corte ha aggiornato il metodo con cui quantifica le gravi violazioni delle norme in materia di appalti pubblici.
(9) Relazione annuale della Corte, punti 1.54 e 1.65.
(10) La RIA rappresenta infatti uno strumento molto efficace ai fini di una gestione finanziaria veramente sana.
(11) Il piano di pagamenti adottato dalla Commissione nel marzo 2015, che illustra le misure a breve termine per ridurre il livello delle fatture non pagate, non è lo strumento giusto; l’elevato livello degli impegni da liquidare richiede una prospettiva più a lungo termine.
(12) Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo di coesione (FC), Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Fonte: relazione annuale della Corte, 2014;
(13) Il tasso di utilizzo negli Stati membri oscilla tra il 50 % e il 92 %.
(14) Risposte all’interrogazione con richiesta di risposta scritta supplementare al Commissario Moedas, interrogazione 3.
(15) Relazione annuale di attività 2012 della Direzione generale della Ricerca e dell’Innovazione, pag. 45 e segg.
(16) Come l’INEA.
(17) Riduzione e sospensione dei pagamenti mensili e dei pagamenti intermedi: cfr. articolo 41, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 352/78, (CE) n. 165/94, (CE) n. 2799/98, (CE) n. 814/2000, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 485/2008 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 549).
(18) Cfr. la relazione annuale 2014 della Corte, punti da 7.44 a 7.50.
(19) Cfr. tabella: allegato 10-3.2.8 della relazione annuale di attività 2014 della DG AGRI.
(20) La politica di sviluppo rurale viene attuata mediante 46 misure, le quali sono applicate mediante programmi di sviluppo rurale a livello nazionale o regionale.
(21) Relazione annuale 2014 della Corte, punto 7.71.
(22) Cfr. risposta del Commissario Hogan all’interrogazione con richiesta di risposta scritta .7 b., audizione della commissione CONT del 14 gennaio 2016.
(23) Relazione annuale di attività del Direttore generale della DG AGRI, pag. 17.
(24) Relazione speciale n. 5/2015 della Corte: Gli strumenti finanziari sono uno strumento valido e promettente nel settore dello sviluppo rurale?
(25) Si veda la relazione annuale di attività 2014 di Europe Aid, pag. 115.
(26) Sintesi delle realizzazioni della Commissione in materia di gestione per il 2014 (COM(2015)0279, pag. 23).
(27) Risposte alle interrogazioni scritte al Commissario Thyssen, interrogazioni 48 e 49.
(28) Si veda il seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale 2014 del comitato di vigilanza dell’OLAF, approvato dalla Commissione il 23 settembre 2015.
(29) Philip Morris International, British American Tobacco, Japan Tobacco International e Imperial Tobacco Limited.
(30) Direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE (GU L 127 del 29.4.2014, pag. 1).
(31) Risoluzione del Parlamento europeo del 9 marzo 2016 sull’accordo sul tabacco (accordo con PMI) (Testi approvati, P8_TA(2016)0082).
(32) http://www.ombudsman.europa.eu/en/press/release.faces/en/61027/html.bookmark.
(33) Regolamento (UE) n. 282/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, sull’istituzione del terzo programma d’azione dell’Unione in materia di salute (2014-2020) e che abroga la decisione n. 1350/2007/CE (GU L 86 del 21.3.2014, pag. 1).
(34) Regolamento (UE) n. 652/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che fissa le disposizioni per la gestione delle spese relative alla filiera alimentare, alla salute e al benessere degli animali, alla sanità delle piante e al materiale riproduttivo vegetale, che modifica le direttive 98/56/CE, 2000/29/CE e 2008/90/CE del Consiglio, i regolamenti (CE) n. 178/2002, (CE) n. 882/2004 e (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, nonché il regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, e che abroga le decisioni 66/399/CEE, 76/894/CEE e 2009/470/CE del Consiglio (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 1).
(35) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(36) Regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa e che modifica il regolamento (UE) n. 913/2010 e che abroga i regolamenti (CE) n. 680/2007 e (CE) n. 67/2010 (GU L 348 del 20.12.2013, pag. 129).
(37) DG AGRI – Relazione annuale 2014 – pag. 12.
(38) Relazione annuale 2014 della Corte – risposta al paragrafo 7.15.
(39) Relazione annuale 2014 della Corte – risposta al paragrafo 7.32.
(40) Relazione annuale 2014 della Corte – paragrafo 7.35.
(41) Relazione annuale 2014 della Corte- paragrafo 7.40.
(42) Articolo 39, paragrafo 1, lettera e), TFUE.
(43) Relazione annuale 2014 della Corte – paragrafo 7.30.
Authors
Top