Sindacalisti dell’Arma: vorrebbero andare al G.P. di F1 a Monza (spese a carico dei contribuenti)

(AGENPARL) – Roma 15 lug 2017 – La rappresentanza militare dell’Arma dei Carabinieri si mobilita per curare il benessere del proprio personale impegnato nei servizi di ordine pubblico al Gran Premio di Formula 1 che si svolgerà dall’1 al 3 settembre prossimo sul circuito automobilistico di Monza.

Con una singolare “delibera” del 6 luglio scorso il Consiglio di Base della Legione Carabinieri Lombardia ha chiesto al proprio comandante, il generale Teo Luzi, di poter ottenere “idonei pass indispensabili per potersi muovere all’interno del circuito” adducendo una motivazione che tra gli appartenenti all’Arma ha suscitato molte critiche e qualche ironia sulla reale natura della richiesta.

“Questo Consiglio di Base, – si legge nell’atto –  nella fase di pianificazione e organizzazione del servizio svolto alla manifestazione sportiva, può offrire un contributo con il compito di incontrare il personale impiegato nei servizi correlati all’evento”.

Sulla questione una fonte interna all’Arma ha spiegato ad Agenparl che la richiesta non deve scandalizzare nessuno poiché è preciso compito degli organismi di rappresentanza verificare le condizioni di servizio del personale e simili iniziative vengono svolte regolarmente anche in occasione di altre importanti competizioni sportive quali, ad esempio, le partite che si svolgono presso lo Stadio di San Siro o altri eventi di particolare rilevanza anche mediatica.

Riguardo all’argomento trattato nella Delibera la fonte ha precisato che la questione era già stata affrontata dall’Arma quando nel febbraio del 2008, la condizione di lavoro dei carabinieri impegnati nei servizi di ordine pubblico in occasione dell’importante manifestazione sportiva era stata portata all’attenzione del Parlamento dai senatori Fosco Giannini e Lidia Brisca Menapace (Gruppo: RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA) con una interrogazione rivolta all’allora Ministro dell’interno del governo Prodi , Giuliano Amato (viceministro Marco Minniti).

Nell’atto si sindacato ispettivo i due senatori, nel chiedere all’allora Ministro degli interni Giuliano Amato di intervenire, avevano evidenziato che l’orario di lavoro effettuato dai Carabinieri era “di 16 ore e 30′ continuative senza alcun cambio previsto, in condizioni atmosferiche di caldo intenso privi di una qualche possibilità di riparo” e che “il personale, quale consumazione del primo ordinario al sacco, ha ricevuto, per l’intera giornata, un sacchetto contenente due panini, un frutto e solo una bottiglia da mezzo litro di acqua minerale”.

Nonostante l’assenza di risposta, la sola presentazione dell’atto parlamentare ebbe l’effetto sperato dai suoi presentatori e da chi l’aveva suggerito. Negli anni successivi i problemi non si verificano più proprio grazie a quell’intervento del Consiglio intermedio della Rappresentanza militare del Comando interregionale “Pastrengo”.

Se per un verso l’Arma dei carabinieri è l’istituzione più amata dagli italiani c’è già chi si domanda se sia opportuno che il nutrito drappello di 8 sindacalisti con le stellette e gli alamari vada ad incontrare il personale della Benemerita impiegato nei servizi d’ordine pubblico direttamente sul circuito automobilistico, durante lo svolgimento del Gran Premio di Formula 1, e ciò – a quanto emerge dal documento – solo per verificarne le condizioni di lavoro cosa che, invero, potrebbe essere fatta anche in un secondo momento e con una semplice telefonata.

In fin dei conti, perché è questo il punto che pesa sulle tasche dei contribuenti, i costi della Rappresentanza Militare dell’Arma nel 2014 – ultimo dato reso noto dal Ministero della Difesa – sono stati di 2.649.638 euro su una spesa complessiva 4.158.139. Quanto poi alla “fase di pianificazione e organizzazione del servizio svolto alla manifestazione sportiva” occorre ricordare che per regolamento l’impiego del personale esula completamente dai compiti dell’organo di rappresentanza.

La delibera già impazza sui social e c’è chi si domanda se la “gita fuori porta” del plotone di sindacalisti verrà autorizzata dal generale Teo Luzi, con conseguente carico delle spese di missione degli 8 delegati del Cobar sul bilancio della Difesa, quindi sulle tasche degli Italiani.

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