Relazione – Relazione sull'attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile – A8-0368/2017 – Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

(AGENPARL) - Bruxelles,  -

MOTIVAZIONE ‒ SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI

Procedura

In conformità della risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2015 sull’abuso sessuale dei minori online, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha richiesto l’autorizzazione a elaborare una relazione sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile e l’autorizzazione è stata accordata nel maggio 2015.

In conformità dell’articolo 28 della direttiva 2011/93/UE, entro il 18 dicembre 2015 la Commissione era tenuta a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione che valutasse in quale misura gli Stati membri avevano adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva stessa e una relazione sull’applicazione delle misure di cui all’articolo 25.

A causa dei ritardi nel recepimento della direttiva da parte di taluni Stati membri, la Commissione ha rimandato la pubblicazione di dette relazioni di un anno e le ha presentate al Parlamento soltanto il 16 dicembre 2016.

Direttiva 2011/93/UE – contesto, ambito di applicazione e recepimento

L’abuso sessuale dei minori online e offline è una tragedia di proporzioni crescenti che ha tra le sue vittime persino bambini di soli due anni. Si tratta di un reato transfrontaliero che richiede una collaborazione transnazionale per essere contrastato. Le reti criminali di abuso sessuale dei minori online sono sofisticate e le nostre autorità di contrasto si trovano ad operare con legislazioni che non sempre sono adeguate alle esigenze del futuro. La direttiva 2011/93/UE (la direttiva) è uno strumento giuridico completo contenente disposizioni di diritto sostanziale o processuale penale, provvedimenti amministrativi e misure politiche. Essa fornisce agli Stati membri norme minime chiare in merito alle sanzioni e ai provvedimenti da adottare per prevenire gli abusi, combattere l’impunità e proteggere le vittime.

I progressi più importanti introdotti dalla direttiva includono una definizione più dettagliata della pornografia minorile, sanzioni penali più severe, la qualificazione come reato del possesso e dell’acquisizione di materiale pedopornografico online, l’introduzione del nuovo reato di “adescamento” e disposizioni per eliminare e/o bloccare siti web contenenti materiale pedopornografico. Gli Stati membri avevano due anni di tempo per il recepimento della direttiva, scaduti il 18 dicembre 2013.

Le relazioni della Commissione sull’attuazione hanno valutato in che misura gli Stati membri hanno recepito la direttiva nella legislazione nazionale, senza tuttavia poter valutare in questa fase il grado di attuazione delle disposizioni nella realtà pratica. Le conclusioni generali della Commissione sono che, nonostante gli importanti sforzi compiuti dagli Stati membri per il recepimento di questo complesso strumento giuridico e i progressi compiuti in relazione alla protezione dei minori nei confronti dell’abuso sessuale, molto deve essere ancora fatto per realizzare pienamente il potenziale della direttiva.

La relatrice individua le aree in cui gli Stati membri dovrebbero compiere ulteriori sforzi e chiarisce determinate disposizioni della direttiva, al fine di facilitarne la corretta e piena attuazione da parte degli Stati membri: indagini e azione penale, prevenzione, assistenza e protezione delle vittime, blocco e rimozione del materiale pedopornografico online.

La relatrice raccomanda inoltre agli Stati membri di andare oltre il semplice obbligo di recepimento della direttiva e li esorta a sviluppare nuove capacità e a condividere le migliori pratiche. La relatrice menziona la situazione dei minori migranti, in particolare quelli non accompagnati, che sono particolarmente vulnerabili ad abusi, tratta e sfruttamento sessuale, e invita gli Stati membri a intraprendere azioni concrete per proteggere i bambini scomparsi. Nel progetto di relazione, la relatrice include inoltre nuove forme di reato, quali il cosiddetto “revenge porn” (pubblicazione di immagini intime per vendetta) e l’estorsione sessuale, che si stanno diffondendo in Internet e colpiscono molti giovani, in particolare ragazze e bambine, causando loro gravi danni e talvolta inducendo le vittime a commettere suicidio.

Indagini e azione penale

La direttiva 2011/93/UE impone agli Stati membri l’obbligo di mettere a disposizione dei responsabili delle indagini e dell’azione penale strumenti efficaci per condurre indagini sui reati di abuso sessuale nei confronti di minori e individuare tempestivamente le giovani vittime. La direttiva estende altresì la giurisdizione per i reati di abuso sessuale dei minori e prevede l’abolizione del principio di doppia incriminazione.

Le indagini e l’azione penale per i reati di abuso sessuale dei minori continuano a presentare difficoltà alle autorità di contrasto. Gli esperti che hanno presentato prove alla commissione LIBE hanno individuato diversi fattori che riducono l’efficacia delle tecniche investigative online: la cifratura delle comunicazioni online, le discrepanze tra le norme in materia di conservazione dei dati tra gli Stati membri, il crescente utilizzo di strumenti di anonimizzazione e l’uso dell’archiviazione remota (sul cloud). In queste situazioni è spesso difficile capire quale paese abbia la giurisdizione e quale legislazione debba essere applicata per la raccolta delle prove. Una maggiore cooperazione internazionale e a livello dell’Unione è in tal senso essenziale.

La relatrice invita pertanto gli Stati membri a rafforzare la cooperazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie e a utilizzare appieno gli attuali strumenti di cooperazione europea forniti da Europol ed Eurojust, al fine di assicurare un’efficace azione di indagine e di perseguimento degli autori di reati. A tal fine, sottolinea che Europol ed Eurojust dovrebbero ricevere risorse appropriate per svolgere il proprio compito in questo campo.

Esorta altresì gli Stati membri a condividere le migliori pratiche per quanto riguarda le tecniche investigative e i metodi per l’azione penale.

Prevenzione

La direttiva contiene disposizioni specifiche sulle misure di prevenzione, dalle campagne di informazione e sensibilizzazione all’istruzione e alla formazione, fino alle misure di interdizione in caso di condanna e ai programmi di intervento preventivo per le persone condannate al fine di contrastare il rischio di recidiva.

Sia la relazione di recepimento della Commissione che lo studio del Servizio Ricerca del Parlamento europeo hanno evidenziato che le disposizioni sulle misure preventive sono le più problematiche per gli Stati membri.

Lo scambio di informazioni sulle condanne per reati di abuso sessuale di minori tra gli Stati membri si è rivelato difficoltoso da attuare poiché la direttiva non impone a questi ultimi l’obbligo di trasmettere informazioni allo Stato membro che ne ha fatto richiesta, e poiché in taluni Stati la legislazione nazionale prevede ulteriori condizioni per la trasmissione delle informazioni. La relatrice ritiene che siano necessari ulteriori progressi in questo ambito e invita pertanto gli Stati membri ad aggiornare l’elenco degli autori di reati e a condividere le informazioni sulle condanne penali e le misure interdittive con gli altri Stati membri, in modo tale da impedire ai responsabili di reati di spostarsi inosservati da uno Stato membro all’altro per lavorare o svolgere attività di volontariato con i minori o con istituzioni che si occupano di minori.

Identificazione delle vittime

L’abuso sessuale di minori è un reato particolarmente difficile da segnalare e denunciare. La denuncia da parte degli interessati è limitata poiché i minori sono troppo giovani, troppo traumatizzati o dipendenti dal responsabile dei reati e tali fattori li rendono riluttanti a segnalare l’accaduto. In questo senso, le linee di assistenza per minori svolgono un ruolo importante fornendo un’assistenza adatta alle esigenze dei minori e aiutandoli a denunciare il reato. È altresì importante che gli Stati membri istituiscano linee telefoniche di pronto intervento efficaci per il ritrovamento dei minori scomparsi e rafforzino la cooperazione nei casi transfrontalieri. L’identificazione dei minori vittime di abuso sessuale online dipende fortemente dalle capacità investigative delle autorità di contrasto in termini di utilizzo delle nuove tecnologie e di personale addestrato. Gli Stati membri dovrebbero investire più risorse nello sviluppo e utilizzo di nuovi strumenti forensi in modo da svolgere un’azione efficace e salvare le vittime.

Assistenza e protezione delle vittime

La direttiva 2011/93/UE impone inoltre agli Stati membri di introdurre nel codice di procedura penale misure volte a garantire la protezione delle vittime lungo l’intero procedimento penale e ad assicurare che ricevano assistenza e sostegno. La relatrice ritiene che gli Stati membri dovrebbero attuare pienamente la direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime di reato ed elaborare misure specifiche per proteggere più efficacemente le vittime di abuso sessuale dei minori, rafforzando il ruolo delle linee di assistenza e condividere le migliori pratiche.

Rimozione e/o blocco

L’articolo 25 della direttiva è volto ad assicurare la prevenzione dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori e a ridurre la vittimizzazione secondaria, limitando l’accesso a materiale pedopornografico online. Esso impone agli Stati membri di rimuovere tempestivamente il materiale sui siti web ospitati nel loro territorio e ad adoperarsi per garantire la rimozione del materiale sui siti web ospitati altrove. Gli Stati membri hanno recepito tale disposizione con misure fondate sulla direttiva sul commercio elettronico (procedura di notifica e rimozione) o con misure di diritto penale per il materiale ospitato nel loro territorio. Gli Stati membri hanno recepito la direttiva per quanto concerne il materiale ospitato al di fuori del loro territorio o con misure che prevedono l’istituzione di una linea telefonica di pronto intervento autorizzata a valutare il materiale e contattare il paese in cui è ospitato, mediante la rete di linee di intervento INHOPE, o attraverso Europol o Interpol.

L’articolo 25, paragrafo 2, offre agli Stati membri la possibilità di impedire l’accesso al materiale pedopornografico mediante misure di blocco. Soltanto la metà degli Stati membri ha deciso di recepire questa disposizione. Per attuare il blocco sono spesso utilizzate “liste nere” di siti web con materiale pedopornografico. Sono state adottate numerose tutele per garantire la libertà di parola.

Le prove raccolte per la preparazione della presente relazione dimostrano che il blocco è più efficiente nella pratica, dato che è molto più rapido rispetto alla rimozione. Laddove vi sono sufficienti garanzie per le libertà fondamentali, dovrebbe essere utilizzato più diffusamente dagli Stati membri.

La cooperazione con i fornitori di servizi della società dell’informazione è essenziale per porre fine alla disponibilità di materiale pedopornografico online. Senza la loro attiva partecipazione, spesso volontaria, il processo di rimozione e blocco non sarebbe possibile. La relatrice ritiene che gli operatori economici e i portatori di interessi operanti in Internet dovrebbero assumersi la responsabilità condivisa ed elaborare una soluzione innovativa per combattere l’abuso sessuale dei minori online.

Fonti

Oltre alle relazioni di attuazione della Commissione, la relatrice ha raccolto informazioni, fra l’altro, dalle seguenti fonti:

–  un’audizione tenuta dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni il 25 aprile 2017;

–  una valutazione d’impatto ex post del Servizio Ricerca del Parlamento europeo, pubblicata ad aprile 2017;

–  un’audizione organizzata dal gruppo politico PPE sulla lotta contro l’abuso sessuale dei minori in Internet, 29 giugno 2016;

–  uno studio del dipartimento tematico C Diritti dei cittadini e affari costituzionali elaborato per la commissione LIBE sulla lotta all’abuso sessuale dei minori online pubblicato nell’ottobre 2015;

–  un incontro con il Prof. Benyam Dawit Mezmur, Presidente del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti del fanciullo.

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile

(2015/2129(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3 e 6 del trattato sull’Unione europea (TUE), nonché l’articolo 82, paragrafo 2, e l’articolo 83, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 7, 8, 24, 47, 48 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,

–  visti la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, del 20 novembre 1989, e i relativi protocolli,

–  vista la convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, del 25 ottobre 2007,

–  vista la convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, del 23 novembre 2001,

–  vista l’adozione da parte del Consiglio d’Europa della sua strategia per i diritti dei minori (2016-2021),

–  vista la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio(1),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(2),

–  vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia(3),

–  vista la sua risoluzione dell’11 marzo 2015 sull’abuso sessuale dei minori online(4),

–  viste la comunicazione della Commissione del 2 maggio 2012 su una strategia europea per un’internet migliore per i ragazzi (COM(2012)0196) e la relazione della Commissione del 6 giugno 2016 dal titolo “Valutazione finale del programma pluriennale dell’UE per la protezione dei bambini che usano internet e altre tecnologie di comunicazione (programma Safer Internet)” (COM(2016) 0364),

–  viste la relazione della Commissione del 16 dicembre 2016 che valuta in che misura gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie al fine di conformarsi alla direttiva 2011/93/UE (COM(2016)0871) e la relazione della Commissione del 16 dicembre 2016 di valutazione dell’attuazione delle misure di cui all’articolo 25 della direttiva 2011/93/UE (COM(2016)0872),

–  vista la relazione di Europol del 2016 sulla valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata in Internet (iOACTA),

–  vista la relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali del 27 febbraio 2017 dal titolo “‘Child-friendly justice: Perspectives and experiences of children involved in judicial proceedings as victims, witnesses or parties in nine EU Member States” (Giustizia a misura di minore: prospettive ed esperienze di minori coinvolti in procedimenti giudiziari in qualità di vittime, testimoni o parti in causa in nove Stati membri dell’UE),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 12 aprile 2017, dal titolo “La protezione dei minori migranti” (COM(2017)0211),

–  visti l’articolo 52 del suo regolamento nonché l’articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l’allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell’autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per la cultura e l’istruzione e della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (A8-0368/2017),

A.  considerando che l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori costituiscono gravi violazioni dei diritti fondamentali, in particolare del diritto dei minori alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere, come sancito nella convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;

B.  considerando che l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente nell’applicare qualsiasi misura per combattere tali reati, conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

C.  considerando che la direttiva 2011/93/UE è uno strumento giuridico completo contenente disposizioni di diritto penale sostanziale e di diritto processuale penale, misure per l’assistenza e la protezione delle vittime e di prevenzione, inclusi provvedimenti amministrativi, e che la sua attuazione richiede il coinvolgimento di attori di diversi settori, quali le autorità di contrasto, le autorità giudiziarie, associazioni familiari e dei genitori attive nell’ambito della tutela dei minori, organizzazioni non governative, fornitori di servizi Internet e altri;

D.  considerando che la relazione di attuazione della Commissione non fornisce statistiche circa la rimozione e il blocco di siti web che contengono o diffondono immagini di abuso sessuale di minori, in particolare statistiche riguardanti la velocità di rimozione dei contenuti, la frequenza con cui le autorità di contrasto danno seguito alle segnalazioni, i ritardi nella rimozione dovuti alla necessità di evitare interferenze con le indagini in corso o la frequenza con cui tali dati archiviati sono di fatto utilizzati dalle autorità giudiziarie o di contrasto;

E.  considerando che una delle sfide principali per l’indagine dell’abuso sessuale di minori e il perseguimento degli autori di reati consiste nella mancanza di segnalazioni da parte delle vittime; considerando che i minori di sesso maschile sono più restii a segnalare abusi;

F.  considerando che i minori che sono vittime di abuso o sfruttamento sessuale sono affetti da traumi fisici e/o psicologici diversi e duraturi che possono accompagnarli anche nell’età adulta;

G.  considerando che l’abuso e lo sfruttamento sessuale di minori online è un fenomeno in evoluzione e che in Internet sono nate nuove forme di reato, come la “pubblicazione di immagini intime per vendetta” e l’estorsione sessuale, che devono essere contrastate con misure concrete da parte degli Stati membri;

H.  considerando che le autorità di contrasto devono affrontare le sfide poste da reti peer-to-peer e private utilizzate per lo scambio di materiale pedopornografico; che è necessario sensibilizzare tempestivamente tutti i minori di entrambi i sessi sui rischi e sull’importanza del rispetto della dignità e della vita privata altrui nell’era digitale;

I.  considerando che i bambini migranti soprattutto le ragazze e le bambine, ma anche una percentuale significativa di ragazzi e di bambini(5) , sono particolarmente esposti all’abuso e allo sfruttamento sessuale a opera di trafficanti, passatori, spacciatori, reti di prostituzione, così come altri soggetti o organizzazioni che ne sfruttano la vulnerabilità, lungo il tragitto e una volta giunti in Europa;

J.  considerando che l’industria del turismo sessuale coinvolge un numero significativo di minori, in particolare ragazze, ma anche una percentuale significativa di ragazzi;

K.  considerando che, per essere conformi alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, le misure adottate ai sensi del considerando 47 della direttiva 2011/93/UE relative al blocco e alla rimozione dei siti web on-line devono rispettare le garanzie di cui all’articolo 25 della direttiva;

L.  considerando che la revisione sistematica e la meta-analisi hanno rilevato che, rispetto ai loro coetanei non disabili, i minori con disabilità hanno una probabilità all’incirca tre volte superiore di subire violenze di tipo fisico o sessuale;

M.  considerando che l’uso del termine “pornografia minorile” non è appropriato a definire i reati di cui agli articoli 5 e 2, lettera c), della direttiva 2011/93/UE e può essere dannoso per i minori vittime;

Principali conclusioni e raccomandazioni

1.  condanna in modo inequivocabile le forme di abuso o sfruttamento sessuale di minori, così come la vittimizzazione violenta e abusiva dei minori a tutti i livelli; accoglie con favore l’adozione da parte del Consiglio d’Europa della sua strategia per i diritti dei minori (2016-2021); chiede a tutte le istituzioni e agli Stati membri dell’UE di adottare misure appropriate per prevenire tutte le forme di violenza fisica e psicologica, incluso l’abuso fisico e sessuale e lo sfruttamento sessuale, e per proteggere i minori; chiede a tutte le istituzioni e agli Stati membri dell’UE di intraprendere un’azione unita ed efficace per eliminare l’abuso e lo sfruttamento sessuale e, più in generale, tutti i reati sessuali contro i minori; chiede alle istituzioni e agli Stati membri dell’UE di considerare esplicitamente la protezione dei minori come una priorità nella programmazione e nell’attuazione di politiche che potrebbero avere un impatto negativo su di loro;

2.  ritiene che la direttiva 2011/93/UE costituisca un quadro giuridico solido e completo per la lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori; si rammarica dei significativi problemi registrati dagli Stati membri nel recepimento e nell’attuazione della direttiva, in particolare per quanto riguarda le disposizioni sulla prevenzione, le indagini e l’azione penale, nonché la protezione e l’assistenza delle vittime e del fatto che il pieno potenziale della direttiva non sia ancora stato sfruttato; esorta gli Stati membri ad intensificare i loro sforzi, ai fini di una piena e corretta trasposizione della direttiva; invita gli Stati membri ad assicurare che il recepimento giuridico si traduca in un’effettiva attuazione, in modo da garantire la protezione e l’assistenza delle vittime e tolleranza zero per l’abuso sessuale dei minori;

3.  deplora che la Commissione non sia riuscita a presentare le relazioni di attuazione entro il termine di cui all’articolo 28 della direttiva 2011/93/UE e che le due relazioni di valutazione presentate dalla Commissione documentassero semplicemente la trasposizione nel diritto nazionale da parte degli Stati membri e non valutassero pienamente la loro osservanza della direttiva; chiede agli Stati membri di cooperare e trasmettere alla Commissione tutte le informazioni pertinenti sull’attuazione della direttiva, comprese le statistiche;

4.  sottolinea che il termine “materiale contenente abusi sessuali su minori” sia più appropriato rispetto al termine “pornografia minorile” per tali reati nei confronti dei minori; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare il termine “materiale contenente abusi sessuali su minori” invece del termine “pornografia minorile”; sottolinea tuttavia che la nuova terminologia non deve in alcun modo limitare i reati di “pornografia minorile” così come definiti nell’articolo 5, della direttiva 2011/93/UE in relazione all’articolo 2, lettera c);

5.  considera deplorevole il fatto che la relazione di attuazione della Commissione non faccia riferimento all’eventuale valutazione dell’efficacia del sistema INHOPE nel trasferimento delle segnalazioni alle controparti in paesi terzi;

6.  considera deplorevole il fatto che la Commissione non abbia raccolto dati sui tipi di blocco che sono stati utilizzati; considera deplorevole il fatto che non siano stati pubblicati dati sul numero di siti web inclusi negli elenchi di siti bloccati in ogni paese; considera deplorevole la mancanza di una valutazione sull’uso di metodi di sicurezza, quali la crittografia, per garantire che gli elenchi di siti bloccati non presentino delle falle e non si rivelino quindi gravemente controproducenti; accoglie con favore il fatto che, avendo promosso il blocco obbligatorio nel 2011, la Commissione abbia esplicitamente abbandonato questa posizione;

Diritto penale sostanziale (articoli 3, 4 e 5 della direttiva)

7.  prende atto del fatto che le disposizioni di diritto penale sostanziale della direttiva 2011/93/UE sono state recepite dagli Stati membri; osserva tuttavia con preoccupazione che taluni Stati membri non hanno pienamente recepito le disposizioni relative ai reati riguardanti lo sfruttamento sessuale (articolo 4) e ai reati di abuso sessuale quando l’abuso è perpetrato da una posizione riconosciuta di fiducia, autorità o influenza sul minore (articolo 3, paragrafo 5, lettera i)) o è compiuto in una situazione di particolare vulnerabilità del minore (articolo 3, paragrafo 5, lettera ii)), né le disposizioni relative alla responsabilità delle persone giuridiche (articolo 12);

8.  ritiene, in particolare, che gli Stati membri dovrebbero compiere ogni possibile sforzo per combattere l’impunità degli autori di abusi sessuali su minori, così come delle persone fisiche o giuridiche che partecipino nell’aiutare, nell’assistere o nel concorrere in relazione a qualsiasi forma di reato di sfruttamento o di abuso sessuale di minori; è del parere che sia della massima importanza che gli Stati membri assicurino la responsabilità delle persone sia fisiche che giuridiche, qualora la mancata sorveglianza o il mancato controllo da parte di un soggetto che ne è membro abbia permesso o facilitato la commissione dei reati;

9.  è particolarmente preoccupato quanto alle minacce e ai rischi che la dimensione online comporta per i minori, segnatamente per quanto riguarda il loro reclutamento, nonché l’adescamento e altre forme di incitamento; ritiene pertanto necessario individuare soluzioni per identificare, segnalare e indagare tali pratiche pericolose; sottolinea la necessità di rafforzare il livello di protezione dei minori online e contemporaneamente avviare programmi di sensibilizzazione e di istruzione relativi ai pericoli esistenti online;

10.  è preoccupato dell’aumento del numero di trasmissioni online in diretta in cui vengono sfruttati sessualmente dei bambini e dal fatto che i colpevoli mostrano di essere molto abili e innovativi nell’utilizzo dei progressi tecnologici; ritiene, pertanto, che tutti gli Stati membri debbano adoperarsi per attuare soluzioni tecniche innovative per individuare e bloccare l’accesso a tali trasmissioni, imponendo, allo stesso tempo, restrizioni al pagamento di tali servizi;

11.  ribadisce l’esigenza di far fronte a nuove forme di reati online, come la pubblicazione di immagini intime per vendetta e l’estorsione sessuale, che coinvolgono molti giovanissimi, in particolare le adolescenti; chiede alle autorità di contrasto e alla magistratura degli Stati membri di adottare misure concrete per combattere questa nuova forma di reato e al settore di Internet, agli sportelli telefonici, alle ONG e a tutti gli organi pertinenti di assumersi la propria parte di responsabilità nel cercare di offrire soluzioni per contrastare tali reati, anche facendo un miglior uso delle tecnologie disponibili e sviluppando nuove tecnologie che consentano l’esatta identificazione delle persone che commettono reati online;

12.  ribadisce il diritto di ciascun individuo di decidere in merito al destino dei suoi dati personali, in particolare il diritto esclusivo di controllare l’uso e la divulgazione delle informazioni personali e il diritto all’oblio, definito come la possibilità di ottenere la rimozione immediata di un contenuto che potrebbe pregiudicare la sua dignità;

13.  insiste sulla necessità che gli Stati membri che non l’hanno ancora fatto di rendere incriminabile, oltre al “grooming online”, anche il pedinamento cibernetico o l’adescamento di minori su Internet; ricorda che il pedinamento cibernetico consiste nella comunicazione online da parte di un adulto con un minore o con una persona che ritiene essere minore allo scopo di commettere successivamente un reato o un illecito nei suoi confronti;

14.  considera deplorevole che non siano state presentate statistiche relative all’uso di procedure penali finalizzate alla confisca di dispositivi ove opportuno;

Indagini e azione penale

15.  osserva che diversi Stati membri non hanno attuato l’obbligo di perseguire i reati per un congruo periodo di tempo dopo che la vittima ha raggiunto la maggiore età; incoraggia pertanto gli Stati membri ad assicurare che i limiti legali entro i quali tali reati possono essere denunciati e perseguiti siano sufficientemente lunghi e che, perlomeno, decorrano dal raggiungimento della maggiore età della vittima, in modo da garantire la possibilità di perseguire il reato;

16.  sottolinea l’importanza di attuare l’articolo 17 onde assicurare che gli Stati membri abbiano giurisdizione sui reati commessi a mezzo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione a cui l’autore ha avuto accesso dal loro territorio, a prescindere dal fatto che la tecnologia in questione sia basata o no su tale territorio; pone l’accento sulla necessità di sviluppare basi concrete per un approccio comune dell’UE in materia di giurisdizione nel ciberspazio, come sottolineato in occasione della riunione informale dei ministri della Giustizia e degli affari interni del 26 gennaio 2016;

17.  deplora il fatto che non tutti i reati elencati nella direttiva 2011/92/UE sono stati recepiti nel diritto nazionale degli Stati membri quando si tratta di competenza extraterritoriale; considera deplorevole il fatto che alcuni Stati membri garantiscano che i reati di abuso sessuale commessi all’estero verranno perseguiti senza una denuncia da parte della vittima; chiede agli Stati membri di affrontare queste lacune in modo efficace;

18.  chiede a tutti gli Stati membri di assegnare risorse umane e finanziarie adeguate alle autorità di contrasto e giudiziarie per combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale di minori, includendo una formazione specifica per la polizia e gli investigatori; chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare le risorse dedicate all’identificazione delle vittime ed esorta i nove Stati membri che non hanno ancora recepito l’articolo 15, paragrafo 4, della direttiva 2011/93/UE sull’identificazione delle vittime a farlo al più presto e ad attuarlo istituendo squadre investigative speciali dotate di strumenti e di risorse appropriati;

19.  considera deplorevole il fatto che manchino ancora statistiche precise e dati sul numero di reati commessi in materia di abuso e sfruttamento sessuale di minori in particolare, a causa dell’elevata percentuale di casi non segnalati, della novità dei reati e delle differenze nelle definizioni e metodologie utilizzate nei vari Stati membri;

20.  sottolinea che alcune delle principali sfide affrontate dalle autorità di contrasto e giudiziarie nelle indagini e nel perseguimento dei reati di abuso sessuale di minori online derivano, in particolare, dalla dimensione transfrontaliera delle indagini e dalla dipendenza da prove elettroniche; rileva, in particolare, la necessità di potenziare le tecniche investigative digitali per tenere il passo con la rapida evoluzione tecnologica;

21.  invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione tra le loro autorità di contrasto, anche attraverso il maggiore utilizzo di squadre investigative comuni; esorta le autorità a riconoscere che una eccessiva dipendenza dalle linee di pronto intervento e dal settore può essere controproducente e significa limitarsi a esternalizzare la lotta contro il materiale contenente abusi sessuali su minori;

22.  invita gli Stati membri ad applicare le disposizioni della direttiva 2011/93/UE in maniera lungimirante; esorta il settore e i fornitori di servizi internet ad applicare tecnologie aggiornate e a investire in soluzioni innovative per aumentare le possibilità di individuare e perseguire gli autori di reati, di smantellare le reti criminali online e di proteggere le vittime;

23.  manifesta preoccupazione per l’utilizzo delle tecnologie di traduzione degli indirizzi di rete (NAT CGN) da parte dei fornitori di accesso a Internet che consentono di condividere contemporaneamente un unico indirizzo IP tra utenti diversi, compromettendo in questo modo la sicurezza online e la possibilità di accertare la responsabilità; invita gli Stati membri a incoraggiare i fornitori di servizi Internet e gli operatori di rete ad adottare le misure necessarie per limitare il numero di utenti per indirizzo IP, eliminare progressivamente l’utilizzo delle tecnologie CGN ed effettuare gli investimenti necessari per adottare con urgenza la prossima generazione di indirizzi di protocollo Internet versione 6 (IPv6);

24.  invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie e a utilizzare appieno gli attuali strumenti di cooperazione dell’UE forniti da Europol – in particolare nell’ambito dell’Analysis Project (AP) Twins e del Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica – ed Eurojust, al fine di assicurare un’efficace azione di indagine e di perseguimento degli autori di reati e degli eventuali complici; sottolinea l’esigenza di mettere a disposizione di Europol ed Eurojust risorse appropriate per lo svolgimento dei loro compiti in tale ambito ed esorta gli Stati membri a condividere le migliori pratiche;

25.  invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione di polizia e giudiziaria per combattere la tratta e il traffico di minori migranti, che sono particolarmente vulnerabili agli abusi, al traffico e allo sfruttamento sessuale, principalmente ragazze, ma anche ragazzi; chiede una maggiore cooperazione e un rapido scambio di informazioni tra le autorità per rintracciare i minori scomparsi e ai fini dell’interoperabilità delle banche dati; chiede agli Stati membri di adottare un approccio olistico che coinvolga tutti gli attori interessati e di aumentare la cooperazione con le autorità di contrasto, i servizi sociali e la società civile; riconosce il ruolo importante della società civile nell’identificare i minori vulnerabili, data la mancanza di fiducia dimostrata da parte dei minori migranti nei confronti delle autorità di contrasto;

26.  esorta gli Stati membri a rafforzare gli sforzi volti a combattere il turismo sessuale che coinvolge l’infanzia e a perseguire i responsabili e i loro complici, prendendo in considerazione la responsabilità di tutti gli attori coinvolti;

27.  ritiene che sia opportuno incoraggiare gli Stati membri a creare una rete internazionale specializzata nella lotta contro il turismo sessuale, affiancata da politiche pubbliche come l’introduzione di programmi di finanziamento per aiutare le famiglie e i minori nelle zone a rischio;

Prevenzione (articoli 22, 23 e 24 della direttiva)

28.  invita gli Stati membri a predisporre efficaci programmi di prevenzione e intervento, inclusi programmi periodici di formazione, per tutti i funzionari, gli educatori e i soggetti interessati che sono in contatto con i minori, al fine di meglio valutare i rischi di reato;

29.  esorta tutti gli Stati membri ad attuare misure appropriate, ad esempio aumento della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, campagne di prevenzione, programmi di formazione e di istruzione specifici per le autorità, i genitori, gli insegnanti, i bambini e i minori – anche in collaborazione con le associazioni di genitori che svolgono un ruolo attivo nella protezione dei bambini e dei minori e con le pertinenti organizzazioni della società civile – al fine di promuovere l’importanza dei valori della famiglia (ad esempio la responsabilità, il rispetto e la cura reciproci), la dignità umana, l’autostima, la non violenza e, più in generale, il diritto dei bambini di essere protetti contro tutte le forme di abuso sessuale e di sfruttamento sessuale;

30.  chiede alle istituzioni e agli Stati membri dell’UE di creare un sistema in più fasi per la protezione dei minori basato sull’interesse superiore del minore e sul pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali, al fine di trasmettere un messaggio chiaro che tutte le forme di abuso fisico, sessuale ed emotivo nei confronti dei minori sono inaccettabili e perseguibili penalmente; 

31.  incoraggia gli Stati membri a condividere le migliori pratiche in merito ai materiali educativi e ai programmi di formazione per tutti gli attori coinvolti, quali insegnanti, genitori, educatori e autorità di contrasto, per sensibilizzare sulle pratiche di adescamento e altre forme di rischio per la sicurezza dei minori online; incoraggia gli Stati membri a creare ambiziosi programmi educativi rivolti sia ai genitori che ai giovani, al fine di responsabilizzarli, sensibilizzandoli in merito ai pericoli di Internet e incoraggiandoli a segnalare episodi di cui dovessero essere testimoni o vittime, in particolare attraverso linee telefoniche dedicate ai minori; ritiene molto importante fornire ai genitori gli orientamenti necessari per valutare i rischi cui potrebbero essere esposti i loro figli e per rilevare i primi segnali di un potenziale abuso sessuale online; invita i fornitori di servizi ad adoperarsi al fine di intensificare le attività di sensibilizzazione in merito ai rischi online, segnatamente per quanto concerne i minori, sviluppando strumenti interattivi e materiale informativo;

32.  esorta gli Stati membri a introdurre nella loro legislazione il controllo obbligatorio dei precedenti per le persone che si candidano a svolgere attività di volontariato o occupazioni che prevedono contatti con minori o l’esercizio di un’autorità sui minori e a scambiarsi sistematicamente informazioni sugli individui che presentano un rischio per i minori;

33.  invita gli Stati membri a scambiarsi informazioni sugli autori di reati sessuali nei confronti di minori, in modo tale da impedire loro di spostarsi inosservati da uno Stato membro all’altro per lavoro o per svolgere attività di volontariato con minori o con istituzioni che si occupano di minori; esorta gli Stati membri a intensificare la condivisione di informazioni relative alle condanne penali e alle misure interdittive, e ad assicurare la raccolta sistematica e coerente dei dati nei registri nazionali degli autori dei reati; sollecita gli Stati membri a ottemperare ai loro obblighi di cui all’articolo 22 della direttiva 2011/93/UE e a fornire programmi e misure di intervento efficaci, esaminati a livello accademico, per le persone che temono di poter commettere reati di abuso sessuale di minori e altri reati di cui agli articoli 3 e 7 della direttiva;

34.  osserva che alcuni Stati membri hanno sviluppato sistemi operativi e capacità di polizia scientifica specifici per l’indagine degli abusi sessuali di minori; rileva, tuttavia, che la maggior parte degli Stati membri non dispone di servizi di investigazione specializzati né dei mezzi finanziari necessari per acquisire materiali di polizia scientifica, ad esempio software specifici per consentire le indagini online; raccomanda pertanto che l’UE sostenga questi servizi assegnando i rispettivi fondi, ove necessario;

35.  osserva che la maggior parte dei casi di abuso sessuale e sfruttamento sessuale dei minori non vengono segnalati alle autorità di contrasto; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per migliorare e potenziare la segnalazione di abusi da parte dei minori, nonché a prendere in considerazione la creazione di meccanismi sistematici di segnalazione diretta;

36.  invita gli Stati membri a sviluppare o a rafforzare le linee di assistenza per minori che forniscono aiuto e sostegno ai minori vittime di abuso o di sfruttamento sessuale e che garantiscono il diritto fondamentale dei minori di essere ascoltati; chiede agli Stati membri di garantire la disponibilità ventiquattro ore su ventiquattro di queste linee di assistenza, la loro accessibilità da diversi mezzi di comunicazione, la loro riservatezza, il fatto che siano a titolo gratuito per i minori, ma anche per le linee di assistenza, la loro posizione chiara nell’ambito dei sistemi nazionali di protezione dei minori e chiede garanzie sul finanziamento strutturale e duraturo di tali linee di assistenza;

Assistenza e protezione delle vittime (articoli 18, 19 e 20 della direttiva)

37.  invita gli Stati membri a dare piena attuazione alla direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime di reato, ad adottare provvedimenti specifici per proteggere i minori vittime di reato e a condividere le migliori pratiche, al fine di assicurare che i minori ricevano un’assistenza e un sostegno adeguati lungo l’intero procedimento penale e successivamente ad esso;

38.  plaude alle migliori pratiche adottate in taluni Stati membri per la protezione dei minori, come la “Barnhuset” in Svezia, tra le altre; invita gli Stati membri ad adoperarsi onde far sì che i minori ricevano assistenza legale e sostegno psicologico, e a evitare la vittimizzazione secondaria dei minori; incoraggia gli Stati membri a lanciare campagne di sensibilizzazione sia a livello regionale che nazionale al fine di promuovere il sostegno per i minori vittime di reato e favorire un cambiamento culturale nell’opinione pubblica per evitare qualsiasi atteggiamento di colpevolizzazione delle vittime, che può comportare un ulteriore trauma per i minori vittime di abuso; 

Rimozione e blocco (articolo 25)

39.  accoglie con favore il fatto che gli Stati membri abbiano adottato misure legislative e amministrative per rimuovere le pagine web che presentano materiale contenente abusi sessuali su minori ospitate nel loro territorio; invita gli Stati membri a dare piena attuazione all’articolo 25 della direttiva 2011/93/UE e a dare priorità alla rapida rimozione alla fonte del materiale contenente abusi sessuali su minori, fornendo le idonee garanzie; si rammarica del fatto che soltanto la metà degli Stati membri abbia incluso nella propria legislazione disposizioni volte a bloccare l’accesso a tali pagine web per gli utenti Internet nel proprio territorio; ricorda che nella lotta contro la diffusione di materiale contenente abusi sessuali su minori, le misure di rimozione sono più efficaci del blocco, poiché quest’ultimo non elimina il contenuto;

40.  si rammarica ed esprime preoccupazione per il fatto che, sebbene la Commissione abbia osservato che alcuni Stati membri non dispongono di procedure operative di “notifica e rimozione” a distanza di 16 anni dall’entrata in vigore della direttiva 2000/31/CE (direttiva sul commercio elettronico), non abbia indicato nessuna azione che verrà attuata per chiedere a quegli Stati membri di conformarsi al diritto dell’UE;

41.  invita la Commissione a compiere ulteriori sforzi per acquisire le informazioni necessarie per verificare le procedure in atto negli Stati membri che non dispongono di una notifica funzionale, di procedure di notifica e rimozione e di sanzioni penali e ad avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri, qualora non rispettino gli obblighi di cui alla direttiva 2000/31/CE in questo ambito;

42.  si rammarica del fatto che la Commissione non abbia valutato la sicurezza degli elenchi di siti bloccati, le tecnologie utilizzate per il blocco nei paesi che hanno attuato le misure e l’attuazione di misure di sicurezza, quali la crittografia, per la conservazione e la comunicazione degli elenchi di siti bloccati né abbia svolto alcuna analisi significativa dell’efficacia di questa misura;

43.  osserva che la direttiva 2011/92/UE non richiede il blocco obbligatorio; riconosce che il blocco non è una tecnologia unica né una tecnologia affidabile; raccomanda l’eliminazione alla fonte di materiale contenente abusi di minori, sfruttamento di minori e abusi sessuali di minori nell’ambito di azioni giudiziarie e di contrasto efficaci;

44.  esorta gli Stati membri a velocizzare, in collaborazione con il settore di Internet, le procedure di notifica e rimozione, che sono ancora troppo lunghe, e a instaurare partenariati con l’industria online, Europol ed Eurojust in modo da impedire che reti e sistemi siano oggetto di pirateria e uso improprio per la distribuzione di materiale contenente abusi sessuali su minori;

45.  invita gli Stati membri, nei casi in cui i contenuti siano resi disponibili da paesi terzi, a intensificare la collaborazione con i paesi terzi interessati e con Interpol per garantire la rimozione rapida dei contenuti in questione;

46.  raccomanda alle autorità nazionali competenti di aggiornare periodicamente le liste nere dei siti web che presentano materiale contenente abusi sessuali su minori e di trasmetterle ai fornitori di servizi Internet al fine di evitare, ad esempio, blocchi eccessivi e assicurare la proporzionalità; raccomanda la condivisione di tali liste nere di siti web tra gli Stati membri, con Europol e il suo Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica, e con Interpol; ritiene, a tale proposito, che si potrebbe applicare la tecnologia di indirizzamento calcolato di nuova concezione, che comprende il rilevamento e il riconoscimento automatico delle immagini; sottolinea che qualsiasi tecnologia utilizzata dovrebbe essere rigorosamente testata per eliminare, o almeno ridurre al minimo, la possibilità di pirateria informatica, abusi o effetti controproducenti;

47.  incoraggia la rete INHOPE a lavorare con i suoi membri per creare un meccanismo di segnalazione anonimo e sicuro sulle reti Deep Web, ad esempio le reti Dark Net che si trovano nella rete TOR, che garantisca lo stesso standard elevato di anonimato offerto dagli organi di stampa agli informatori, per offrire la possibilità a coloro che utilizzano tali reti di fornire informazioni o segnalazioni sul materiale contenente abusi sessuali su minori;

48.  esorta gli Stati membri a fare in modo che i fornitori di servizi Internet (ISP) siano tenuti a segnalare in modo proattivo alle autorità di contrasto e alle linee di pronto intervento nazionali il materiale contenente abusi sessuali su minori individuato nella propria infrastruttura; invita la Commissione a proseguire il suo finanziamento nel quadro del meccanismo per collegare l’Europa (MCE), al fine di fornire alle linee di pronto intervento le risorse adeguate per adempiere al loro compito di affrontare il problema dei contenuti illeciti online;

49.  riconosce il ruolo attivo e di sostegno alla lotta contro la diffusione di materiale contenente abusi sessuali su minori in Internet svolto dalle organizzazioni della società civile, quali la rete di linee di pronto intervento INHOPE, compresa la Internet Watch Foundation nel Regno Unito; esorta la Commissione, in collaborazione con INHOPE, a individuare e attuare le migliori pratiche, in particolare per quanto riguarda la comunicazione di dati statistici e l’interazione efficace con le attività di contrasto; esorta gli Stati membri che non lo abbiano ancora fatto a istituire linee di pronto intervento di questo tipo e ritiene che queste dovrebbero essere autorizzate a ricercare proattivamente materiale contenente abusi sessuali su minori online;

50.  esorta gli Stati membri che non lo abbiano ancora fatto a istituire senza indugio meccanismi di segnalazione e consulenza sicuri e rispettosi dei minori, come le linee di pronto intervento via telefono e via computer attraverso indirizzi e-mail o applicazioni per tablet o smartphone a cui gli utenti di Internet possono segnalare – anche anonimamente – eventuale materiale contenente abusi sessuali su minori trovato online e che siano in grado di valutare rapidamente questi contenuti segnalati al fine di attuare procedure tempestive di notifica e rimozione e di eliminare i contenuti ospitati fuori dal loro territorio; chiede l’esplicito riconoscimento e il rafforzamento di tali linee di pronto intervento e incoraggia gli Stati membri a dotarle di risorse adeguate, compresi bilanci appropriati e professionisti qualificati e con esperienza; ritiene che a tali linee di pronto intervento dovrebbe essere consentito di effettuare ricerche di materiale contenente abusi sessuali di minori in modo proattivo online, oltre che ricevere denunce da parte del pubblico;

51.  sottolinea la necessità di promuovere e sostenere, a livello dell’Unione, programmi informativi per consentire ai cittadini di segnalare alle autorità competenti contenuti online illegali o nocivi per i minori;

52.  invita la Commissione a tenere il Parlamento regolarmente informato sugli sviluppi relativi all’osservanza della direttiva da parte degli Stati membri fornendo dati disaggregati e comparabili sulle prestazioni degli Stati membri nella prevenzione e nella lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale di minori sia online che offline; invita la Commissione a presentare una relazione più completa sull’attuazione della direttiva, che dovrebbe comprendere ulteriori informazioni e dati statistici sulla rimozione e sul blocco dei siti web che presentano materiale contenente abusi sessuali su minori, dati statistici sulla velocità di rimozione dei contenuti illegali dopo 72 ore e sul seguito dato dalle autorità di contrasto alle segnalazioni di reato, informazioni sui ritardi nella rimozione dovuti alla necessità di evitare interferenze con le indagini in corso, informazioni sull’utilizzo dei dati archiviati da parte delle autorità giudiziarie e di contrasto e sulle azioni intraprese dalle linee di pronto intervento dopo aver informato le autorità di contrasto per contattare i fornitori di servizi di hosting; incarica la commissione competente a tenere un’audizione sullo stato di attuazione e a considerare, eventualmente, l’approvazione di un’ulteriore relazione sul seguito dato all’attuazione della direttiva;

°

°  °

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1)

GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.

(2)

GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

(3)

GU C 289 del 9.8.2016, pag. 57.

(4)

GU C 316 del 30.8.2016, pag. 109.

(5)

Alcuni studi dimostrano che i ragazzi e i bambini possono essere particolarmente imbarazzati nel rivelare un abuso sessuale, anche a causa degli stereotipi sociali nei confronti dei maschi. Si veda, ad esempio, lo valutazione di impatto ex-post del Servizio di ricerca del Parlamento europeo, PE 598.614, p. 16, e Schaefer, G.A., Mundt, I.A,,Ahlers, C.J., and Bahls, C, ‘Child sexual abuse and psychological impairment in victims: results of an online study initiated by victims’, Journal of Child Sex Abuse, Vol. 21, N. 3, 2012, pagg. 343-360.

PARERE della commissione per la cultura e l’istruzione (4.7.2017)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile

(2015/2129(INI))

Relatore per parere: Sabine Verheyen

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l’istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ricorda che la lotta contro l’abuso sessuale di bambini e minori e la pedopornografia dovrebbe rappresentare una priorità per gli Stati membri e, in quanto tale, necessita di un approccio globale e multidisciplinare a tolleranza zero; insiste, per questo motivo, affinché misure quali la sensibilizzazione pubblica, le campagne preventive, la formazione e l’istruzione per le autorità, i genitori, gli insegnanti, i bambini e i minori, in collaborazione soprattutto con le associazioni dei genitori attive nell’ambito della protezione di bambini e minori, unitamente a tutte le pertinenti organizzazioni della società civile, siano tanto essenziali nella lotta contro questi crimini quanto l’assistenza alle vittime e alle loro famiglie, le indagini in relazione ai crimini, la rimozione dei materiali pedopornografici e il perseguimento dei colpevoli;

2.  osserva le relazioni della Commissione sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile(1), e concorda sul fatto che, malgrado i recenti sviluppi, esiste ancora un margine di miglioramento affinché la direttiva possa raggiungere le sue piene potenzialità in tutti gli Stati membri; ribadisce che l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente nell’attuazione della direttiva; esorta la Commissione ad assistere gli Stati membri per garantire che la direttiva sia recepita e applicata in modo corretto e completo in tutta l’UE, affinché i minori traggano vantaggio dal pieno valore aggiunto della stessa;

3.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare la giusta priorità alla prevenzione dell’abuso e sfruttamento sessuale dei minori e a rafforzare la loro cooperazione con le istituzioni preposte alla formazione e all’istruzione, helpdesk sull’abuso sessuale, organizzazioni internazionali e non governative, organizzazioni della società civile e industrie private, al fine di definire politiche di prevenzione efficaci e innovative, tra cui la realizzazione di materiali educativi e formativi sull’argomento;

4.  rileva con preoccupazione che le principali sfide per gli Stati membri nell’attuazione della direttiva 2011/93 sono legate alle disposizioni relative alle misure preventive e di intervento e all’assistenza, al supporto e alla protezione delle vittime minorenni; incoraggia la Commissione a fornire informazioni, nella sua relazione di attuazione, sulle migliori prassi che prevedano misure effettive adottate nei diversi Stati membri e sul loro impatto nella lotta contro l’abuso sessuale e lo sfruttamento sessuale dei minori, e le immagini di abusi sui minori;

5.  segnala che l’abuso sessuale e lo sfruttamento sessuale dei minori offline e online, unitamente ai materiali contenenti abusi sui minori, continuano ad essere una fonte principale di preoccupazione e un crimine, nonché una violazione seria dei diritti fondamentali delle vittime; sottolinea che tali crimini causano danni fisici, psicologici e sociali sia a breve che a lungo termine ai minori unitamente a un rischio continuo di ricadere nella situazione di vittime e di stigmatizzazione delle stesse nell’ambiente online;

6.  sottolinea l’urgente necessità di una risposta politica globale contro le nuove forme di abuso e sfruttamento sessuale dei minori su Internet, come i cyberpredatori, l’estorsione sessuale, il web streaming commerciale, la “revenge pornography” (pubblicazione di immagini intime per vendetta), il voyeurismo e l’adescamento, che includa il potenziamento degli sforzi e delle risorse dedicate all’identificazione delle vittime e ai servizi incentrati sulle vittime; raccomanda, a tale proposito, che la Commissione valuti ulteriormente se gli obiettivi della direttiva 2011/93 sono stati raggiunti in maniera efficace e se la direttiva fornisce una risposta pertinente alle nuove sfide e alle minacce tecnologiche e digitali;

7.  esorta gli Stati membri, che ancora non abbiano attuato pienamente gli articoli 22, 23, 24 e gli articoli 18,19 e 20 della direttiva ad agire in tal senso senza ulteriore indugio e in particolare ad adottare misure preventive in materia di formazione sistematica di funzionari in grado di entrare in contatto con i bambini e i minori;

8.  invita gli Stati membri ad attuare disposizioni relative alle misure di assistenza, sostegno e protezione per bambini e minori che sono vittime di reati sessuali (articoli 18, 19 e 20), a potenziare gli sforzi volti ad individuare rapidamente le vittime e a garantire loro supporto psicologico; invita gli Stati membri, tenendo conto dell’interesse superiore del minore, a garantire che le vittime minorenni di reati sessuali siano considerate vittime particolarmente vulnerabili ai sensi della direttiva sui diritti delle vittime(2) tramite l’adozione di speciali misure di protezione e assistenza, quali ad esempio la possibilità di testimoniare senza che sia loro richiesto di deporre in udienza pubblica e la possibilità di essere assistiti esclusivamente da persone specificatamente formate a tale scopo;

9.  invita gli Stati membri, conformemente all’articolo 23, a fornire un’adeguata formazione e sviluppare competenze per affrontare le nuove minacce nell’ambiente online e la diffusione dell’utilizzo e dell’accesso alle tecnologie mobili e a Internet, in particolare alle forze giudiziarie e di polizia, per assisterli nella corretta conduzione di indagini e processi contro gli autori di reati e nell’offerta di assistenza alle vittime;

10.  ribadisce la necessità di finanziamenti, risorse umane, poteri di indagine e strumenti sufficienti, incluso lo sviluppo di nuove capacità ad alta tecnologia, per prevenire i contenuti illeciti online, per fornire un’identificazione migliore e più rapida delle vittime e dei colpevoli e rispondere ai nuovi fenomeni e alle tendenze diffuse online, tra cui i nuovi modelli di diffusione e compravendita di materiali contenenti abusi su minori;

11.  invita la Commissione a promuovere e a sostenere lo scambio di buone prassi ed esperienze negli Stati membri; sottolinea che le iniziative volontarie da parte dei soggetti interessati possono fornire un valido supporto per la lotta contro tali reati, ma non possono sostituire disposizioni legislative efficaci;

12.  concorda sul fatto che i materiali, i canali e le campagne di sensibilizzazione per minori e adulti, soprattutto per i genitori e coloro che sono a contatto con i minori devono essere promossi dalla base, al fine di aiutarli a capire e prevenire i rischi online, fornire un ambiente online sicuro e promuovere l’esperienza positiva online per i minori;

13.  sottolinea che le misure di prevenzione dovrebbero riguardare gli aspetti legati alla tecnologia, in particolare al fine di garantire una rete Internet più sicura e l’alfabetizzazione digitale; incoraggia pertanto gli Stati membri a prendere in esame l’eventualità di integrare iniziative di formazione e di istruzione nei loro programmi e percorsi educativi, in modo consono all’età, al fine di promuovere l’alfabetizzazione mediatica e la sicurezza online e di insegnare ai bambini e ai minori la prevenzione degli abusi sessuali, sin dalla più giovane età, nonché come identificare i pericoli che il materiale online può rappresentare e come proteggersi da essi, come riconoscere i segni indicativi dei comportamenti inadeguati e come segnalarli; invita inoltre gli Stati membri ad adottare disposizioni per applicare misure tecniche rigorose, quali impostazioni di riservatezza adeguate all’età, sistemi di cifratura e controllo dei genitori predefiniti, per garantire la massima protezione per i bambini e i minori;

14.  evidenzia che, in considerazione della rapida evoluzione della criminalità informatica e del ritmo a cui la tecnologia evolve, vi è necessità di un approccio costantemente adattivo volto alla ricerca e allo sviluppo di meccanismi e tecniche avanzati, tra cui lo sviluppo di software che consentirebbero l’individuazione precoce, il blocco e la rimozione di contenuti illegali quali ad esempio contenuti pedopornografici online; invita pertanto gli Stati membri a rafforzare le proprie azioni e ad adattare costantemente i loro programmi e politiche di prevenzione dell’abuso sessuale sui minori per contrastare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia online, e invita la Commissione a sostenere questi sforzi;

15.  invita la Commissione a continuare a monitorare attentamente le misure di recepimento adottate dagli Stati membri e ad avviare rapidamente una procedura di infrazione se tali misure non sono conformi alla direttiva;

16.  sottolinea il ruolo dei genitori nella prevenzione dello sfruttamento sessuale dei bambini e dei minori, stabilendo degli orientamenti, monitorando l’uso di Internet e dei social media da parte dei bambini e dei minori, e informando i propri bambini e minori in merito ai pericoli della pedopornografia;

17.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a favorire l’accesso al finanziamento pubblico, affinché le ONG possano svolgere attività di prevenzione ed educazione relativamente allo sfruttamento sessuale dei bambini e dei minori online e alla pornografia minorile, e fornire maggiore attenzione pubblica all’argomento;

18.  ricorda che lo sfruttamento sessuale in rete dei bambini e dei minori è un fenomeno in costante evoluzione, impressionante, con conseguenze ricorrenti a lungo termine per le vittime, che va di pari passo con gli sviluppi tecnologici e che, secondo l’associazione internazionale delle linee dirette per le denunce su Internet (INHOPE), l’età media delle vittime della pedopornografia è in costante diminuzione; sottolinea che le reti peer-to-peer e Deep Web e Darknet forniscono un elevato livello di anonimato per gli autori di reati e sono quindi utilizzate per lo scambio di materiale pedopornografico;

19.  incoraggia i media e i settori della pubblicità a tutelare la dignità e l’innocenza di bambini e minori nelle loro produzioni, tramite meccanismi di co-regolamentazione, codici di condotta e altre azioni volontarie;

20.  raccomanda che le liste nere dei siti web che contengono materiale pedopornografico preparate dalle autorità nazionali preposte e trasmesse ai fornitori di servizi Internet attraverso canali sicuri al fine di rimuovere i contenuti illeciti siano basate su criteri chiari e trasparenti che garantiscano un adeguato livello di certezza giuridica, e rispettino la presente direttiva e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; (CDFUE) sottolinea, tenuto conto che si tratta di un problema globale che supera i confini nazionali, la necessità di condividere tali liste nere di siti web tra gli Stati membri attraverso una cooperazione rafforzata con l’Interpol e il suo Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica, e con i paesi terzi; raccomanda che tali liste siano mirate e aggiornate regolarmente;

21.  invita gli Stati membri, in conformità dell’articolo 24, paragrafo 4, a garantire che le persone che sono state condannate siano sottoposte ad una valutazione del pericolo e del rischio di reiterazione che rappresentano; sostiene lo scambio regolare di tali valutazioni e informazioni relative ai casellari giudiziari degli autori di reati sessuali contro i minori tra le autorità di contrasto in modo tale da impedire loro di muoversi inosservati da uno Stato membro all’altro in particolare se lavorano o per svolgere attività di volontariato con i bambini o i minori o con istituzioni che si occupano di minori; invita gli Stati membri ad aumentare la condivisione di informazioni relative alle condanne penali e alle misure interdittive e a migliorare la raccolta dei dati nei registri nazionali degli autori dei reati;

22.  sottolinea che la raccolta regolare dei dati e la diffusione di informazioni oggettive sui livelli attuali e sui metodi di abuso sessuale e sfruttamento sessuale dei minori, così come fornire ai minori, genitori e individui che lavorano con i minori, le conoscenze e gli strumenti adeguati è essenziale al fine di ridurre e prevenire tale minaccia;

23.  invita la Commissione a prendere in considerazione le decisioni del Consiglio d’Europa, con particolare riferimento alla raccomandazione dell’Assemblea parlamentare (PACE) 2092 (2016) sulla lotta contro l’ipersessualizzazione dei bambini;

24.  esorta gli Stati membri, in collaborazione con le linee dirette nazionali, a fare in modo che i fornitori di servizi Internet (FSI) siano tenuti a segnalare e a rimuovere materiale pedopornografico individuato nella propria infrastruttura alle autorità di contrasto, nonché alle linee dirette nazionali, e chiede ai fornitori di servizi Internet di salvaguardare le prove sulla base della regolare procedura legale e conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo; sottolinea l’importante ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e dei FSI nel garantire un’eliminazione celere ed efficiente dei contenuti illeciti online, su richiesta delle competenti autorità di contrasto incaricate dell’applicazione della legge;

25.  sollecita gli Stati membri che ancora non lo abbiano fatto ad istituire, al più presto, meccanismi di segnalazione e consulenza sicuri e rispettosi dei minori, come linee dirette, telefoniche o via Internet, con indirizzi di posta elettronica, o applicazioni per tablet e smartphone, a cui gli utenti di Internet possano segnalare – anche in forma anonima – materiale pedopornografico trovato online e che siano in grado di valutare rapidamente questi contenuti segnalati al fine di attuare procedure rapide di notifica e rimozione e di rimuovere il contenuto ospitato al di fuori del loro territorio; ritiene che a tali linee telefoniche di pronto intervento dovrebbe essere consentito di effettuare ricerche di materiale pedopornografico in modo proattivo, come accade per l’Internet Watch Foundation (IWF) nel Regno Unito; invita gli Stati membri a realizzare una migliore cooperazione tra le linee telefoniche di emergenza e dirette per garantire la protezione dei bambini e dei minori vittime di sfruttamento e abuso sessuale;

26.  esorta gli Stati membri ad introdurre nella propria legislazione il controllo obbligatorio dei precedenti per le persone che si candidano ad effettuare, o che svolgono nell’ambito del volontariato, attività e occupazioni legate ai minori o occupazioni direttamente collegate a contrastare il materiale pedopornografico relative ai minori e a scambiare sistematicamente informazioni sugli individui che presentano un rischio per i minori;

27.  accoglie con favore il fatto che circa la metà degli Stati membri abbia scelto di applicare – oltre alle misure finalizzate alla pronta rimozione di pagine web contenenti materiale pedopornografico ai sensi dell’articolo 25, paragrafo 1, – misure facoltative ai sensi dell’articolo 25, paragrafo 2, della direttiva per bloccare l’accesso a siti web che contengono o diffondono materiale pedopornografico; incoraggia gli Stati membri che non abbiano ancora introdotto tali misure ad agire in tal senso; invita la Commissione, nel contesto di una possibile revisione futura, a considerare l’introduzione di misure più rigorose nell’articolo 25, paragrafo 2, e incoraggia il ricorso a finanziamenti UE, anche nell’ambito della ricerca, per individuare nuove soluzioni ad alto potenziale tecnologico in questo settore; rileva che l’eliminazione dei contenuti illeciti costituisca un modo valido per lottare contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, dei minori e la pornografia minorile;

28.  rileva con preoccupazione i risultati della relazione annuale dell’IWF comunicati a inizio aprile 2017, in base ai quali i domini Internet basati in Europa ospitano ora il 60 % delle pagine web che presentano immagini di abusi sessuali sui minori, con un incremento di 19 punti percentuali rispetto al 2015 e che è stato registrato un forte aumento di URL contenenti abusi sessuali in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a rafforzare la loro cooperazione, gli scambi di informazioni e condividere le buone prassi, al fine di ridurre la disponibilità di materiale pedopornografico online;

29.  sottolinea che quando gli Stati membri impongono misure che limitano i diritti fondamentali su Internet in relazione all’articolo 25, i principi di trasparenza, necessità e proporzionalità devono essere salvaguardati in linea con il diritto dell’UE e degli Stati membri e devono fornire i motivi all’origine delle restrizioni, nonché la possibilità di ricorso;

30.  sottolinea la necessità di sensibilizzare in merito ai pericoli e ai rischi dell’esposizione dei minori ai social media;

31.  sottolinea che i dati personali dei minori online devono essere adeguatamente protetti e che i minori e i genitori devono essere informati sui rischi e sulle conseguenze dell’utilizzo dei dati personali dei minori online;

32.  concorda sul fatto che l’impegno e la cooperazione multipartecipativi tra i settori privato ​​e pubblico, tra cui la società civile, le agenzie di contrasto, le agenzie che lavorano con i bambini, i servizi sociali e i soggetti dell’industria privata, come l’industria tecnologica, siano essenziali per un’individuazione e una lotta efficaci contro il materiale illegale e la diffusione di materiale pedopornografico online;

33.  evidenzia inoltre la necessità di cooperazione internazionale e di indagini transnazionali con i partner strategici dell’UE e le autorità di contrasto per la lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale di minori online;

34.  ribadisce che statistiche e dati precisi sul numero di reati commessi in materia di abusi sessuali sui minori in particolare sono ancora mancanti, a causa dell’elevata percentuale di casi non segnalati, della novità dei reati e delle differenze di definizioni e metodologie utilizzate nei vari Stati membri;

35.  invita gli Stati membri ad accelerare, in collaborazione con i fornitori di contenuti e servizi – sulla base della regolare procedura legale e conformemente Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo – le procedure di notifica e rimozione di contenuto relativo all’abuso e allo sfruttamento sessuale dei minori, compresa la pedopornografia, allo scopo di fornire garanzie adeguate, in particolare di garantire che l’interferenza sia limitata a quanto necessario e proporzionato, e a prevedere la possibilità di ricorso giudiziario. invita la Commissione ad agevolare e potenziare lo scambio delle migliori prassi in questo campo e invita inoltre gli Stati membri a rafforzare la loro cooperazione per affrontare efficacemente queste problematiche.

36.  sottolinea che esiste una crescente minaccia per i minori colpiti dalla crisi dei rifugiati che li espone a un maggiore rischio di sfruttamento e abuso sessuale, in particolare per i minori non accompagnati, poiché molti sono dichiarati scomparsi dopo il loro arrivo; esorta la Commissione e gli Stati membri ad affrontare questo fenomeno e ad adottare misure efficaci per migliorare la situazione e rafforzare la protezione dei minori.

37.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e dei minori e la pedopornografia, promuovendo e partecipando pienamente a iniziative e campagne di informazione, come la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa;

38.  incoraggia gli Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso, a creare dei servizi di assistenza, tra cui i servizi online, a fornire sostegno, informazione e formazione su come riconoscere i segni di abuso e sfruttamento sessuale e come rispondere quando viene riscontrato un comportamento preoccupante che non è ancora abusivo.

39.  invita gli Stati membri a garantire che il contenuto illegale non soltanto sia rimosso rapidamente, ma che rimanga tale;

40.  sostiene un approccio fondato sui diritti per la protezione dei minori che tenga in considerazione l’ordinamento giuridico internazionale; rammenta, in questo contesto, che il programma UE per i diritti dei minori del 2011 considera “la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo come base comune per tutte le azioni dell’UE che riguardano i minori”.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

29.6.2017

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Silvia Costa, Angel Dzhambazki, María Teresa Giménez Barbat, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Svetoslav Hristov Malinov, Luigi Morgano, Momchil Nekov, Michaela Šojdrová, Helga Trüpel, Sabine Verheyen, Bogdan Brunon Wenta, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Krystyna Łybacka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxelà, Morten Løkkegaard, Michel Reimon, Remo Sernagiotto

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Lefteris Christoforou, Andrejs Mamikins, Jana Žitňanská

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

22

+

ALDE

María Teresa Giménez Barbat, Morten Løkkegaard

ECR

Angel Dzhambazki, Remo Sernagiotto, Jana Žitňanská

EFDD

Isabella Adinolfi

PPE

Lefteris Christoforou, Santiago Fisas Ayxelà, Svetoslav Hristov Malinov, Michaela Šojdrová, Sabine Verheyen, Bogdan Brunon Wenta, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver

S&D

Silvia Costa, Giorgos Grammatikakis, Krystyna Łybacka, Andrejs Mamikins, Luigi Morgano, Momchil Nekov

Verts/ALE

Michel Reimon, Helga Trüpel

1

S&D

Petra Kammerevert

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

–  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.

(2)

Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

PARERE della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (4.7.2017)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sull’attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile

(2015/2129(INI))

Relatore per parere: Clare Moody

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che le ricerche indicano che l’abuso sessuale infantile colpisce le bambine più dei bambini (i tassi di prevalenza sono del 13,4 % per le bambine e del 5,7 % per i bambini) ed è prevalentemente perpetrato da uomini; che nella prevenzione dell’abuso sessuale infantile e nella protezione dallo stesso occorre tenere conto degli aspetti di genere;

B.  considerando che l’esposizione alla pornografia può aumentare la vulnerabilità dei minori e dei giovani all’abuso e allo sfruttamento sessuale; che dati statistici rivelano che il 12 % dei siti web sono siti pornografici, nei quali, a volte, si possono nascondere anche video pedopornografici; che chiunque, senza limiti di età, può accedere liberamente a questi siti e caricare video a proprio piacimento;

C.  considerando che le vittime di abuso sessuale affrontano gravi rischi sia fisici che psicologici che possono influenzare la loro vita privata e sociale;

D.  considerando che le ragazze che fuggono dal conflitto e dalla persecuzione sono esposte a un rischio maggiore di stupro, violenza e sfruttamento sessuali e matrimoni forzati e che le ricerche indicano che, a causa delle barriere linguistiche, dei tabù culturali, della paura di non raggiungere la loro destinazione finale e di altri fattori, alcune vittime tra i minori rifugiati non denunciano tali casi alle autorità;

1.  esprime preoccupazione per il fatto che la distribuzione non consensuale di materiale erotico o pornografico, compresa quella online e attraverso i social media, come per esempio il fenomeno del cosiddetto “revenge porn” (pubblicazione di immagini intime per vendetta) – una forma di abuso e persecuzione in rapida crescita – colpisce in misura preponderante le donne e le ragazze, alcune delle quali al di sotto dell’età del consenso; chiede agli Stati membri di monitorare la rete per contrastare tempestivamente e fattivamente il “revenge porn” e di mettere in campo una serie di politiche legislative atte a prevenire e punire questa nuova forma di reato; chiede al settore di Internet di assumersi la propria parte di responsabilità per questo fenomeno; sottolinea la necessità di educare e sensibilizzare tutti, specialmente ragazze e ragazzi, riguardo alle conseguenze che può comportare registrare immagini intime, come fotografie e video di sé, e condividerle con altri; sottolinea la necessità di sensibilizzare e formare gli educatori, gli animatori giovanili, gli operatori di comunità e i volontari in merito alla questione, nonché di rafforzare la capacità delle autorità di contrasto di gestire tali rischi con modalità sensibili alla specificità di genere;

2.   incoraggia le autorità competenti degli Stati membri a includere nei loro programmi globali di educazione sessuale e relazionale l’educazione delle ragazze e dei ragazzi sui rapporti basati sul consenso, sul rispetto e sulla reciprocità, dal momento che le ricerche hanno mostrato che un’educazione sessuale e relazionale globale basata sui diritti è un modo appropriato ed efficace per proteggere i minori e i giovani dal rischio di abuso e di sfruttamento sessuale;

3.  chiede agli Stati membri che non prevedono un’educazione sessuale e relazionale obbligatoria (Bulgaria, Croazia, Ungheria, Italia, Lituania, Romania, Slovacchia e Spagna) di introdurla; chiede agli Stati membri di esigere un’attenzione particolare per il consenso sessuale e il rispetto nel quadro di tale educazione;

4.  sottolinea l’importanza, nelle scuole, dell’alfabetizzazione digitale e dei programmi di sicurezza online, che sono indispensabili per i minori ma anche per i genitori e per coloro che sono a stretto contatto con i minori; incoraggia gli Stati membri ad avviare campagne di informazione sulla sicurezza informatica e sui principi del comportamento etico su Internet in relazione alla vita privata propria e altrui; rileva che i programmi di educazione e i contenuti che trattano tali questioni devono inoltre concentrarsi sull’eliminazione tra gli uomini e i ragazzi degli stereotipi di genere, sulla lotta contro il sessismo e i comportamenti che conducono alle molestie online;

5.  invita gli Stati membri, in cooperazione con le autorità giudiziarie e di polizia, a migliorare il sistema di “parental control” mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie, comprese le app per smartphone, al fine di meglio garantire la tutela dei minori;

6.  sottolinea la necessità di sensibilizzare tempestivamente tutti i ragazzi e le ragazze sulla sicurezza online e sull’importanza del rispetto della dignità e della vita privata altrui nell’era digitale; incoraggia gli Stati membri a condividere le migliori pratiche in merito ai materiali educativi e ai programmi di formazione sulle pratiche di adescamento e altre forme di minacce alla sicurezza dei minori online, in particolare delle ragazze, fra tutte le parti coinvolte, compresi gli insegnanti, gli educatori e le autorità di contrasto; ricorda l’importanza che riveste, al pari della sensibilizzazione dei minori stessi, anche la sensibilizzazione di genitori e altri familiari;

7.  ritiene che la rimozione dei contenuti debba rimanere una priorità ma riconosce che possa essere una procedura lunga; ritiene, pertanto, che dovrebbero essere previsti meccanismi rapidi di eliminazione e che dovrebbero essere velocizzate le procedure di rimozione;

8.  chiede agli Stati membri di tenere conto della forte dimensione di genere dei tassi di denuncia, dal momento che i ragazzi e gli uomini denunciano abusi meno frequentemente delle ragazze e delle donne, e queste ultime, a loro volta, spesso lasciano passare del tempo prima di denunciare gli abusi subiti;

9.  raccomanda che, in fase di recepimento dell’articolo 15 o di modifica delle disposizioni legislative sul termine di prescrizione per la denuncia di reati sessuali commessi contro minori, il termine di prescrizione parta dalla data del raggiungimento della maggiore età anziché dalla data in cui è stato commesso il reato;

10.  esorta i nove Stati membri che non hanno ancora recepito l’articolo 15, paragrafo 4, sull’identificazione delle vittime a farlo al più presto e ad attuarlo istituendo, per esempio, squadre investigative speciali, investendo negli strumenti di indagine scientifica e partecipando a indagini transfrontaliere;

11.  invita gli Stati membri a rafforzare la cooperazione e a scambiarsi dati per identificare le vittime minorenni di abuso sessuale, compresi i minori scomparsi, e in particolare le ragazze, che sono particolarmente vulnerabili alla tratta e allo sfruttamento sessuale;

12.  invita la Commissione a investire in programmi permanenti transnazionali di identificazione delle vittime minorenni, fornendo assistenza agli Stati membri nelle loro capacità di polizia scientifica e collaborando in tale settore, ivi compreso nello sviluppo di risorse umane ed equipaggiamento specializzati;

13.  invita gli Stati membri a dedicare particolare attenzione, in sede di identificazione delle potenziali vittime, ai gruppi di minori vulnerabili, quali i bambini Rom, i bambini con disabilità mentali, i rifugiati minorenni, in particolare quelli non accompagnati, e i richiedenti asilo minorenni detenuti, che sono a rischio di abuso e sfruttamento sessuale negli istituti, nei campi profughi e altri luoghi destinati ai richiedenti asilo; sottolinea, pertanto, l’importanza di misure quali il controllo dei precedenti per il personale, gli assistenti sociali e i volontari a contatto con i rifugiati minorenni, l’istituzione di sistemi di denuncia e la fornitura di assistenza alle vittime; ribadisce, a tale riguardo, che le misure di sostegno per le vittime sono importanti non soltanto durante le indagini riguardanti l’abuso o lo sfruttamento sessuale, ma anche in una fase successiva, per aiutarle a superare lo stress post-traumatico e consentire loro di ricevere appropriata consulenza medica e psicologica e assistenza giuridica; invita gli Stati membri a migliorare la capacità di comunicazione di giudici, procuratori, membri della polizia nella fase delle indagini riguardanti l’abuso o lo sfruttamento sessuale dei minori, con particolare attenzione ai minori che presentano bisogni speciali, e a promuovere altre misure incentrate sulla prevenzione della vittimizzazione secondaria;

14.  invita gli Stati membri a rafforzare le misure di protezione delle vittime di abuso sessuale infantile e a migliorare il ruolo svolto dalle linee di assistenza nazionali, perseguendo un approccio sensibile alla specificità di genere;

15.  insiste sull’importanza di un adeguato recepimento dell’articolo 20, paragrafo 3, lettera a), ed esorta gli Stati membri a interpretare in modo conservativo l’espressione “ritardi ingiustificati” nella conduzione delle audizioni con le vittime minorenni; riconosce la buona prassi adottata in Svezia, dove il minore è sentito entro due settimane dalla denuncia del reato; chiede inoltre agli Stati membri di porre in essere le misure necessarie a recepire correttamente la disposizione che stabilisce le condizioni procedurali richieste per proteggere i minori dalla vittimizzazione secondaria;

16.  rileva con preoccupazione che la tratta di esseri umani e l’industria del turismo sessuale coinvolgono un numero significativo di ragazze minorenni; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per lottare contro il turismo sessuale e la tratta di esseri umani che coinvolgono l’infanzia e a concentrarsi sulle organizzazioni di viaggio e sulle autorità al fine di sensibilizzare i viaggiatori sulla gravità di tali reati;

17.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare provvedimenti legislativi che consentano la condanna dei viaggiatori giudicati colpevoli di essersi recati in un paese terzo per fini sessuali con il coinvolgimento di minori e di essere poi ritornati nell’UE;

18.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare provvedimenti legislativi che consentano la condanna degli operatori turistici giudicati colpevoli di promuovere il turismo sessuale con il coinvolgimento di minori;

19.  invita gli Stati membri ad aumentare le risorse messe a disposizione dell’educazione dei minori su come chiedere aiuto e riconoscere i predatori, educando al tempo stesso gli adulti su come individuare gli abusi e dare sostegno ai minori nei singoli servizi, nonché le risorse messe a disposizione degli esperti del settore investigativo, che dovrebbero essere a conoscenza del modo in cui le differenze di genere influiscono sulla reazione delle ragazze e dei ragazzi di fronte all’abuso sessuale; sottolinea inoltre la necessità di combattere i persistenti stereotipi di genere e la crescente sessualizzazione dei minori nei media;

20.  sottolinea che le azioni preventive sono deboli in tutta l’UE e chiede che gli Stati membri attuino l’articolo 22 della direttiva istituendo programmi d’intervento per coloro che temono di poter compiere un reato; esorta la Commissione a stabilire regolari scambi transfrontalieri di buone pratiche relative ai programmi preventivi; invita gli Stati membri, conformemente all’articolo 24, paragrafo 1, a istituire programmi di intervento obbligatori per tutte le persone che sono state condannate al fine di prevenire il rischio di recidiva;

21.  incoraggia lo scambio di opinioni tra i responsabili della tutela dei minori, i pediatri, gli istituti di istruzione e le organizzazioni per i giovani e i minori, nelle indagini sui casi di abuso su minori per consentire loro di svolgere un ruolo attivo nella sensibilizzazione sulla questione;

22.  riconosce i risultati conseguiti da INHOPE, una rete di collaborazione tra 46 linee di intervento, dedicata all’eliminazione da Internet dell’abuso sessuale su minori; chiede alla Commissione di aiutare gli Stati membri a garantire che vi sia una linea di intervento simile in ciascuno Stato membro e ad armonizzare i pertinenti protocolli;

23.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a utilizzare le ricerche sull’integrazione di genere e le statistiche sull’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori al fine di promuovere lo scambio di buone pratiche nell’elaborazione delle politiche e nell’attuazione dei programmi;

24.  osserva la mancanza di ricerche riguardanti l’abuso subito dai giovani LGBTI; sottolinea la necessità di effettuare ulteriori ricerche in tale settore, che tengano conto delle violenze e delle molestie di natura sessuale subite dalle persone LGBTI e della vulnerabilità dei giovani senza dimora, molti dei quali sono persone LGBTI fuggite di casa.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

26.6.2017

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

0

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Vilija Blinkevičiūtė, Mary Honeyball, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Florent Marcellesi, Maria Noichl, Marijana Petir, João Pimenta Lopes, Ernest Urtasun, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Catherine Bearder, Stefan Eck, Eleonora Forenza, Edouard Martin, Clare Moody, Mylène Troszczynski, Julie Ward, Marco Zullo

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

James Carver, Claudia Schmidt, Molly Scott Cato, Axel Voss, Branislav Škripek

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

13.11.2017

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Asim Ademov, Jan Philipp Albrecht, Monika Beňová, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Cornelia Ernst, Laura Ferrara, Lorenzo Fontana, Kinga Gál, Ana Gomes, Nathalie Griesbeck, Jussi Halla-aho, Monika Hohlmeier, Brice Hortefeux, Filiz Hyusmenova, Sophia in ‘t Veld, Dietmar Köster, Barbara Kudrycka, Cécile Kashetu Kyenge, Juan Fernando López Aguilar, Roberta Metsola, Claude Moraes, Soraya Post, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Sergei Stanishev, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Harald Vilimsky, Josef Weidenholzer, Kristina Winberg, Tomáš Zdechovský, Auke Zijlstra

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Miriam Dalli, Gérard Deprez, Maria Grapini, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Marek Jurek, Miltiadis Kyrkos, Jeroen Lenaers, Andrejs Mamikins, Emilian Pavel, Róża Gräfin von Thun und Hohenstein

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Othmar Karas, Iuliu Winkler

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

46

+

ALDE

Gérard Deprez, Nathalie Griesbeck, Filiz Hyusmenova, Sophia in ‘t Veld

ECR

Jussi Halla-aho, Marek Jurek, Helga Stevens

EFDD

Laura Ferrara, Kristina Winberg

ENF

Lorenzo Fontana, Harald Vilimsky

PPE

Asim Ahmedov Ademov, Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Kinga Gál, Monika Hohlmeier, Brice Hortefeux, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Othmar Karas, Barbara Kudrycka, Jeroen Lenaers, Roberta Metsola, Róża Gräfin von Thun und Hohenstein, Traian Ungureanu, Iuliu Winkler, Tomáš Zdechovský

S&D

Monika Beňová, Miriam Dalli, Ana Gomes, Maria Grapini, Dietmar Köster, Cécile Kashetu Kyenge, Miltiadis Kyrkos, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Claude Moraes, Emilian Pavel, Soraya Post, Birgit Sippel, Sergei Stanishev, Josef Weidenholzer

VERTS/ALE

Jan Philipp Albrecht, Judith Sargentini, Bodil Valero

1

ENF

Auke Zijlstra

1

0

GUE/NGL

Cornelia Ernst

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

–  :  contrari

0  :  astenuti

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