Conftrasporto: bene la riforma dei porti ma troppa burocrazia

(AGENPARL) – Cernobbio, 10 ott – I porti sono “le valvole cardiache del nostro sistema di trasporti” e la riforma avviata dal ministro Delrio “va nella direzione giusta”. Ma in Italia, nonostante le possibilità operative offerte dal nuova legge, c’è ancora troppa burocrazia, le diverse autorità portuali non sono operano ancora come potrebbero, e tutto ciò sta producendo un rallentamento complessivo nel traffico merci in Italia. Questa la denuncia portata a Cernobbio dal presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, e dal segretario generale dell’associazione, Pasquale Russo. “Le autorità portuali non colgono appieno le possibilità offerte dalla riforma. C’è ancora  – hanno detto – troppa burocrazia, un eccesso di regolamentazione, nonostante le nuove norme introdotte dal Delrio consentano ciò ora una semplificazione”. E questo vale non solo per i porti: un autotrasportatore alla guida di un carico eccezionale deve produrre “5 kg di carte” per attraversare le province della Lombardia, ha detto Uggè mostrando un ingombrante malloppo di documenti, al Forum. La quantità di certificazioni e permessi è dovuta ai vari documenti rilasciatin da ognuna delle diverse province della Regione, ha spiegato. Tornando ai porti bisogna accelerare sulla via della riforma, altrimenti l’Italia corre il rischio di perdere l’occasione della Via della Seta. “In dieci anni, dal 2005 al 2015, le quote di traffico complessivo in Italia sono passate dal 23% al 19%. E’ tempo – ha sottolineato Russo -.che tutti i porti italiani, intesi come sistema, se ne rendano conto”. Dei 25 principali porti italiani, solo sei hanno definito un Piano Regolatore Portuale, come prevedeva la legge di riforma del ’94: Genova, Trieste, La Spezia, Livorno, Civitavecchia e Cagliari. Di questi solo tre (Livorno, Trieste e Cagliari) hanno colto le opportunità di governance e semplificazione offerte dalla riforma Delrio. “Il problema in Italia è che ildi, stanziati dall’Europa, ci sono, ma non vengono spesi” ha detto Russo. “La riforma da sola non basta, sono le autorità di sistema che devono lavorare. Molte non lo fanno”. La maggioranza dei porti italiani hanno piani portuali vecchi di cinquant’anni. E il tempo medio di approvazione dei rispettivi piani è di 45,79 anni. “Se il sistema nel suo complesso non riesce ad ammodernarsi, l’Italia sarà tagliata fuori da ogni mercato”. “Un esempio – ha aggiunto Russo -: a Napoli il progetto per la nuova darsena di Levante è stato pprovato nel 2001. Non si è ancora riusciti a finire le procedure. Nel 2006 partiva la procedura per i dragaggi. La prima bennata, forse, sarà nel 2018”.

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