Azerbaigian, Intervista a S.E. Mammad Ahmadzada, Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia: importante una maggiore consapevolezza a livello internazionale di quanto successo a Khojaly

ambasciatore-mammad-ahmadzada-justice-for-khojaly

(AGENPARL) – Roma, 16 feb 2017 – Intervista a S.E. Mammad Ahmadzada, Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia per Agenparl.
1) Ambasciatore, sappiamo che il 26 febbraio l’Azerbaigian ricorda una delle date più significative della sua storia, il massacro di Khojaly. Che importanza ha per l’Azerbaigian oggi questo anniversario?
Il 26 febbraio ci ricorda una delle pagine più tristi della storia della civiltà contemporanea, il genocidio di Khojaly. Quest’anno poi ancora di più, perchè siamo giunti al XXV anniversario di questa terribile tragedia. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 1992 le forze armate dell’Armenia entrarono nella città di Khojaly, che si trova nella regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh. L’assedio fu condotto con particolare brutalità, e causò la morte di 613 civili, tra cui donne e bambini. Per un azerbaigiano, anche oggi, è estremamente doloroso ricordare questi avvenimenti, per una molteplicità di motivi. Il primo è proprio il fatto che a morire furono civili, persone la cui unica colpa era di essere azerbaigiani. Fu una pulizia etnica contro il mio popolo. Se leggiamo i ricordi dei pochi sopravvissuti, si resta increduli di fronte a quanta barbarie abbia investito le loro vite, quante sevizie abbiano dovuto sopportare. Un secondo motivo di sofferenza è che il genocidio di Khojaly purtroppo non ha rappresentato un episodio isolato, ma il momento di massimo dolore nell’ambito dell’aggressione militare dell’Armenia contro l’Azerbaigian. Tale aggressione continua ancora oggi. Le forze armate dell’Armenia occupano ancora militarmente la regione del Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti, pari a circa il 20% del territorio riconosciuto internazionalmente dell’Azerbaigian, più di 1 milione di rifugiati e profughi azerbaigiani- oggetto della politica di pulizia etnica dell’Armenia-sono privati della possibilità di far ritorno alle loro terre natali. Eventi come il genocidio di Kojaly non sono direzionati solo contro il popolo azerbaigiano, ma anche contro tutta l’umanità e dovrebbero ricevere una forte condanna politica e giuridica da parte della comunità internazionale. In caso contrario, i crimini impuniti aprono la strada a nuovi crimini. Una presa di posizione ferma della comunità internazionale rispetto a ciò è estremamente importante, per costringere l’Armenia ad abbandonare la posizione negazionista sul genocidio di Khojaly e l’aggressione militare contro l’Azerbaigian. Per questo, inanzitutto è molto importante una maggiore consapevolezza a livello internazionale di quello che successo a Khojaly. Quest’anno il XXV anniversario del genocidio viene ricordato in Italia con numerosi eventi organizzati nelle principali città. Qui a Roma il 20 febbraio ci sarà uno spettacolo in musica e parole dedicato a questa terribile tragedia con la participazione di musicisti e attori italiani.
2) L’Azerbaigian come vede la soluzione del conflitto del Nagorno Karabakh?
Il mio paese è vittima di un’aggressione miliatare. Il diritto internazionale è interamente dalla parte dell’Azerbaigian. Ci sono anche molti documenti di organismi internazionali, tra cui 4 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che sono completamente in linea con la posizione del mio paese e che purtroppo sono rimasti tutti disattesi da parte dell’Armenia. Ostacolo principale alla soluzione del conflitto e minaccia alla pace nella regione è la permanenza l’esercito dell’Armenia nei territori occupati dell’Azerbaigian. Lo status quo attuale deve essere cambiato, l’esercito dell’Armenia deve ritirarsi da tutti i territori occupati, l’integrità territoriale del mio paese deve essere ripristinata e tutti i rifugiati e i profughi azerbaigiani (che in Azerbaigian sono più di 1 milione), inclusi gli espulsi dal Nagorno Karabakh, devono ritornare alle loro abitazioni. Successivamente si più valutare per il Nagorno Karabakh uno status di autonomia più alta possibile, che grantisca la coesitenza delle comunità armena e azera in pace, ma sempre nel quadro dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Questa è l’unica soluzione accettabile del conflitto, in corrispondenza ai numerosi documenti delle organizzazioni internazionali, il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e l’Atto Finale di Helsinki. Anche se l’Azerbaigian si riserva da sempre il diritto di invocare l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite per ripristinare la sua integrità territoriale, il mio paese è a favore della soluzione pacifica del conflitto. E per questo che l’Azerbaigain per molti anni si è impegnato nei negoziati all’interno del Gruppo di Minsk dell’OSCE che non hanno ancora prodotto alcun risultato a causa del comportamento distruttivo dell’Armenia. L’Azerbaigian non si riconcilierà mai con l’occupazione dei suoi territori e farà tutto il possibile per recuperare la sua sovranità e l’integrità territoriale. L’Armenia deve rendersi conto che il passare del tempo non è a suo favore, perchè ogni giorno continua a perdere opportunità. L’abbandono da parte dell’Armenia della politica d’occupazione garantirà la pace nella regione ed aiuterà anche alla soluzione dei gravi problemi sociali ed economici che affronta questo paese.
3) Sappiamo che il gruppo di Minsk dell’OSCE si è impegnato fin dall’inizio nella soluzione del conflitto. Che cosa si aspetta dalla prossima presidenza italiana? L’Italia fu il primo presidente del gruppo e presentò il piano per il ritiro delle forze armate dell’Armenia dai territori occupati. Purtroppo sono passati molti anni e la situazione non è cambiata e le forze armate dell’Armenia rimangono nei territori occupati. I vertici italiani hanno più volte ribadito che l’Italia, come prossimo presidente dell’OSCE, non risparmierà energie per trovare una soluzione al conflitto. Detto questo, ci aspettiamo che la presidenza italiana contribuisca alla soluzione del conflitto attraverso il cambiamento dello status quo, che passa innanzi tutto dal ritiro delle forze armate dell’Armenia dai territori dell’Azerbaigian sotto occupazione militare.

Authors
Top