24 novembre 2017, giornata di mobilitazione per il riscatto dell’università pubblica

(AGENPARL) - Roma,  -

A cura di FLC CGIL di Bologna e Rete dei Precari della docenza e della ricerca Unibo

La FLC CGIL di Bologna e la Rete dei Precari della docenza e della ricerca dell’Unibo, nell’ambito della giornata di mobilitazione promossa congiuntamente e a livello nazionale dall’Assemblea “Insieme per il riscatto dell’università pubblica” per il 24 novembre 2017, promuovono una serie di iniziative per rivendicare una reale inversione di tendenza per l’Università pubblica italiana, urgente e necessaria per fermarne il drammatico declino e rilanciarne il ruolo strategico per la democrazia, lo sviluppo e il futuro del Paese.
Le ricercatrici e i ricercatori della Rete dei Precari della docenza e della ricerca dell’Unibo parteciperanno al corteo cittadino “Contro lo sfruttamento” che partirà alle 9.00 da Piazza san Francesco, unendosi alle studentesse e agli studenti che chiedono la cancellazione dell’attuale modello di alternanza scuola-lavoro e concreti investimenti per garantire un reale diritto allo studio per la scuola e l’università, accessibile e universale.
A sostegno di questa mobilitazione la FLC CGIL di Bologna nel pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico che si terrà alle 16.30 presso l’Aula Magna di Santa Lucia, si farà portavoce, attraverso le parole della propria rappresentanza sindacale d’Ateneo, anche delle rivendicazioni e delle richieste del personale precario della ricerca e della didattica.
Servono provvedimenti urgenti, concreti e adeguati, sia a livello nazionale che di Ateneo.
Servono decisamente maggiori risorse di quelle attualmente previste dalla Legge di Stabilità in discussione al Senato, per garantire finanziamenti in linea con la media europea, implementare un piano di reclutamento straordinario di ricercatori universitari e superare gli attuali inaccettabili livelli di precarietà, rinnovare il CCNL e assicurare il recupero del potere di acquisto dei salari del personale tecnico-amministrativo e dei mancati aumenti stipendiali del personale docente, sostenere il diritto allo studio e uscire dalla logica della concorrenza tra atenei, dipartimenti e ricercatori, restituendo all’Università pubblica il ruolo di istituzione della Repubblica, con l’obiettivo e la finalità primaria di fornire al Paese un’adeguata e uniforme garanzia di esercizio del diritto allo studio e dell’attività di ricerca.
Anche a livello dell’Ateneo di Bologna, dove sono oltre 2.000 le figure precarie come assegnisti di ricerca, docenti a contratto, tutor e borsisti, si possono e si devono intraprendere misure concrete. In particolare garantire e ampliare a queste figure adeguate forme e canali di rappresentanza, dalla quale esse sono oggi completamente escluse, sia per quanto riguarda gli organi d’ateneo che rispetto alle forme di rappresentanza e confronto sindacale.
O ancora estendere a queste figure i benefit e le agevolazioni oggi previste per il personale strutturato dell’ateneo, e talvolta anche per gli studenti, ma dai quali queste “categorie precarie” restano, ancora una volta, escluse.
Istituire per gli assegnisti un apposito fondo per le pubblicazioni e la partecipazione ai convegni, spese che oggi gravano direttamente sul loro compenso.
Aumentare i compensi e gli incarichi orari riconosciuti ai docenti a contratto. Destinare, all’interno di una pianificazione del reclutamento, le risorse necessarie ad aumentare il numero di nuove posizioni da reclutare rispetto alla programmazione attuale, con un’attenzione prioritaria a quei 200 assegnisti che, dopo 6 anni passati a lavorare per l’Università, oggi vengono definiti “in scadenza” e ai quali viene preclusa qualsiasi possibilità di proseguire le proprie attività.

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