|
|
|
(AGENPARL) - Roma, 3 feb - - Il ddl sul legittimo impedimento prosegue verso l'approvazione finale prevista per oggi pomeriggio alle 17 alla Camera. Intanto l'Aula ha respinto, con 30 voti di scarto, un emendamento presentato da Pd e Idv per la soppressione del comma 3 dell'articolo 1 del testo, che estende la norma anche ai ministri. L'emendamento è stato sostenuto anche dall'Udc, che già nei giorni scorsi caldeggiava la limitazione dello scudo processuale al solo premier. Nella seduta di ieri sono state bocciate le pregiudiziali di costituzionalità, a prima firma di Dario Franceschini del Pd e Federico Palomba dell'Idv, ed è iniziato l'esame dei numerosi emendamenti presentati. L'Udc ha votato con la maggioranza, annunciando anche la sua astensione nella votazione finale di stasera e sollevando polemiche. Secondo le parole di Pier Ferdinando Casini il legittimo impedimento rappresenta infatti "il male minore" poiché nel rapporto tra potere legislativo e potere giudiziario è necesario "rimuovere un macigno". "C'è chi fa finta di niente, - ha continuato il leader dei centristi - chi insiste con il giustizialismo vecchio stile e chi decide come noi di affrontare il problema". Al suo ritorno dal viaggio in Israele il presidente del Consiglio potrebbe dunque trovare già approvata da un ramo del Parlamento la legge-ponte, che dovrebbe restare in vigore fino all'approvazione di un Lodo Alfano-bis costituzionale. Il testo, suggerito in una versione "ad personam" dal vicepresidente dei deputati Udc Michele Vietti e poi esteso dal relatore Enrico Costa anche ai ministri, è stato pensato per «consentire il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge». Secondo gli ultimi ritocchi che la maggioranza ha apportato al testo - da un lato per restringere il campo delle attività che costituiscono legittimo impedimento a comparire alle udienze per il premier, dall'altro per ampliare quello relativo ai ministri - viene considerata legittimo impedimento ogni attività "coessenziale" alle funzioni di governo, e il tempo massimodi rinvio dei procedimenti è stato ridotto a sei mesi, rispetto ai 18 inizialmente previsti. In queste fasi cruciali proseguono le polemiche tra maggioranza e opposizione. Massimo D'Alema, intervenendo in aula alla Camera, ha definito il legittimo impedimento "una leggina" e "una sfida alla Corte costituzionale" proseguendo "non c'è il minimo dubbio che stiamo riapprovando in un'altra forma, più furbesca, il lodo Alfano, in più con un'incomprensibile discriminazione verso le altre alte cariche dello Stato, che non capisco perché non debbano essere tutelate". Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, ha commentato il ddl sostenendo: "l'anomalia è che non stiamo facendo una norma per il futuro ma una norma per bloccare processi che sono già in corso". Gaetano Pecorella (Pdl) ha replicato alle accuse invocando una "regola certa sugli impedimenti del presidente del Consiglio" e stigmatizzando "l'interferenza della magistratura sull'attività dell'esecutivo».
glo
|
|
|