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(AGENPARL) - Roma, 1 feb - Il pasticcio seguito all'approvazione, il 27 gennaio scorso al Senato, dell'emendamento che ha posto un tetto agli stipendi dei manager delle società quotate sembra già in via di soluzione. Almeno stando a quanto ha fatto sapere il Ministro dell'Economia Tremonti, il quale ha assicurato che la norma - già definita incostituzionale - verrà cambiata alla Camera. Del resto, le reazioni a caldo all'approvazione dell'emendamento, lasciavano poco spazio a eventuali dubbi. E il brusco passaggio da una norma volta a pubblicizzare gli stipendi dei manager, nel nome della trasparenza, a un colpo di mano totalmente avulso dalle regole dell'economia di mercato aveva lasciato tutti stupefatti. Secondo Giovanni Legnini del Pd "la fissazione di un tetto agli stipendi dei manager di società, soprattutto se quotate in borsa, non può essere stabilita per legge". Sulla stessa linea anche la senatrice Pdl Cinzia Bonfrisco, secondo la quale la remunerazione dei dirigenti deve essere determinata dal mercato e dalla responsabilità delle aziende, che dovrebbero poter continuare a decidere se dare stock options o dividendi agli azionisti. Anche Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, rispettivamente capogruppo e vice del Pdl in Senato, hanno spiegato il voto favorevole del governo con "il diffuso sentimento popolare di porre un tetto a quei trattamenti economici che rappresentano un'oggettiva anomalia nel difficile clima di crisi finanziaria mondiale e che hanno rischiato di creare il divorzio tra norme etiche e mercato" riconoscendo, tuttavia, come tale principo debba integrare ma non contraddire le regole del mercato. Sulla scia delle polemiche anche la pubblicità degli stipendi dei manager ha attirato critiche da parte degli scettici. Claudio Ceper, senior partner di Egon Zehnder, ha biasimato la scelta di porre sotto i riflettori gli stipendi dei manager, sottolinenado come gli abusi di management compensation in Italia siano stati assai meno significativi che all'estero. Inoltre, ha proseguito Ceper, "i manager sono gente che paga le tasse fino all'ultima lira" e in un Paese dove un bar dichiara di guadagnare 17 mila euro l'anno sarebbe più utile puntare un faro sugli stipendi dei commercianti o dei professionisti.
Il tema degli
stipendi e dei bonus milionari, intanto, è stato dibattuto
anche al World Economic Forum di Davos. In questo caso, i
manager delle grandi banche internazionali hanno giocato in
difesa, cercando di spiegare come i bonus - 150 miliardi di
dollari distribuiti quest'anno dalle sole banche americane -
rappresentino una parte integrante del loro modello di
business: non un segno di avidità e disinteresse sociale ma
una vera e propria imposizione del mercato, che altrimenti
vedrebbe i migliori andarsene verso le imprese che pagano di
più.
Glo
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